Esci, cammina, ripeti

Una delle cose che preferisco, della montagna in generale, è la ripetizione. Tornare nei posti che amo di più significa scoprire ogni volta cose nuove e approfondire. La superficialità del turismo di massa non fa per me.

In questo week end di “ libera uscita”, mentre tutti si sono fiondati, anche nel natio Mandrognistan, nelle vie dello shopping, con quel meccanismo, un po’ provinciale, per cui dalla provincia sono venuti nel capoluogo, e i Mandrognistani, potendo, si sono riversati in altre più grandi città, io, seguendo felicemente la mia asocialità, me ne sono andata dove sapevo di non trovare nessuno, o quasi ( in tutto, otto persone in un’intera giornata, compresi un bambino e un cane)

Ero già stata sul Montorfano, un mio must del periodo natalizio, sino alle casermette della Linea Cadorna, per un sentiero che adesso, passando in macchina per andare a Mergozzo, ho trovato sbarrato: credo che siano le cave, presenti sul fianco della montagna, che si stiano mangiando sia quell’itinerario sia la palestra di roccia.

Comunque sia questa volta sono andata sino alla frazione denominata Montorfano, che si raggiunge proseguendo sulla statale per Verbania e svoltando prima della stazione ferroviaria. L’interesse per la frazione sta nella chiesa di San Giovanni Battista, una bella chiesa romanica costruita a sua volta sui resti di ben due basiliche paleocristiane, le fondamenta sono ben visibili, che sono una testimonianza dell’evangelizzazione della val d’Ossola nell’alto Medioevo.

Da lì, parte il sentiero che sale in vetta : ho in progetto di arrivarci alla prossima zona gialla, questa volta mi sono accontentata del primo belvedere, poi sono scesa perché volevo fare il sentiero del lungo lago, il sentiero Azzurro e non avevo voglia di fare il ritorno con l’eventuale buio (perché avevo scordato, tanto per cambiare, la frontale). In realtà il sentiero , panoramicissimo e molto remunerativo, si è rivelato nulla più che una piacevolissima passeggiata di meno di un’ora, rallentata soltanto dalla coperta di foglie di quercia e castagno, che in questa stagione sono scivolosissime: sotto, infatti, il sentiero lastricato era originariamento lo scivolo, o parte di esso, che serviva per trascinare il granito sino al trasporto, via fiume, lago, navigli, a Milano ( lo si vede nella seconda foto dall’alto). Si arriva nella parte alta di Mergozzo, da cui poi si scende in centro.

A tornare ci ho messo venti minuti in salita (perché in salita si scivola meno).

A Mergozzo non c’era praticamente nessuno, qualche bar aperto, ma non, o almeno così mi è parso, il mio locale preferito, cioè La Fugascina, sulla piazza. Così sono andata in panetteria a comperarmi la fugascina con la minuscola, che sono biscotti burrosissimi e sicuramente poco dietetici, ma chi se ne importa. E sono tornata a chiudermi in casa.

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Noi no

Come si vede, non ci sono assembramenti in vista. Perché come già avevo preannunciato, nella mia domenica di evasione legalizzata da DPCM, avevo tutta l’intenzione di approfittare della natura. Poi sabato mi ha telefonato Lulù e mi ha ingiunto di fare un salto da lei “ perché non ci vediamo da un sacco di tempo”. Vero, in effetti non ci siamo più viste da settembre ( vedersi non sono i dieci minuti a fine lavoro, ma passare un pomeriggio, una giornata). E poi, mi ha comperato gli agnolotti.

Dopo gli agnolotti e dopo aver adeguatamente controllato il Giulio, che in questi giorni ha qualche problemino di pressione, abbiamo preso auto e cani e siamo scesi a Viguzzolo, che è a tre km da dove sta lei ma è un altro comune, quindi off limits sino a oggi.

L’ itinerario parte dalla Pieve romanica, che consiglio di visitare (è aperta grazie all’amore dei volontari locali, ovviamente non in questo periodo in cui i musei sono chiusi), in via Marconi. Si parte in direzione di Castellaro e poi si svolta subito a destra dove si trova l’edificio della Bocciofila (strada vicinale del Castelletto). Si prosegue e all’incrocio si va a sinistra sempre sulla stessa strada, asfaltata ma stretta. La strada è in lievissima salita e si inoltra nei campi. Svariate stradelle la intersecano ( conducono a cascine e stalle) ma si tiene sempre la destra.

Arrivati al quadrivio di Regione Valcarrara ( cartello ) si svolta a destra in strada vicinale di Berzano e si torna verso Viguzzolo. In questa zona ci sono alcune ville padronali interessanti. Ritornati in paese, si svolta in via Circonvallazione, si supera il Bar Milano, che a detta di Lulù fa le pizze migliori del circondario, e poi si gira di nuovo a destra in via Marconi. Da quelle parti una scritta ancora perfettamente leggibile ricorda che la cosa migliore da donare alla Patria è la figliolanza. Tra me lei non abbiamo donato alla patria alcunché.

In ogni caso, abbiamo incontrato una decina di persone tutte a distanza e ben mascherinate, e abbiamo camminato godendoci la vista su Monleale e le sue colline. Dopo il the, la cena di cani e gatti e la nostra, ho spalato ghiaccio dal cruscotto della Mégane per una decina di minuti, e sono tornata nel natio Mandrognistan in tempo per il coprifuoco contando gli alberi di Natale nei giardini. A San Giuliano ci sono persone che da anni prendono le decorazioni natalizie piuttosto sul serio, ma niente di paragonabile al proprietario della villa di Nazzano la cui cascata di luce si vedeva benissimo dal giardino di Luisa, dieci km in linea d’aria circa.

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Five years ago

Cinque anni fa… ieri era la giornata della montagna e non posso fare altro che postare una foto del mio amato Monte Bianco in una luce particolare. Io sono ancora qui, come molti, in una condizione di semi arresti domiciliari anche autoimposti, e non posso non temere ( e però anche guardare con un filo di speranza) il liberi tutti di domenica. Dove vorrei andare io, tuttavia, non ho mai trovato nessuno nemmeno in tempi normali…quindi forse…

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Throwback

Il Piemonte è davvero uno dei luoghi più bellli in cui vivere. Peccato non poterci andare. (Ovviamente chi ha scritto il DPCM ignora che in Piemonte c’è il comune più piccolo d’italia, Moncenisio – dove mi piacerebbe andare, perché sotto la neve è delizioso – ci sono stata anni fa e al ritorno ho avuto un incidente in autostrada).

Vorrei tornare su a Riale, anche se ora la cascata del Toce è chiusa, ma il pianoro innevato è bellissimo. Anche solo attraversarlo a piedi, a lato della pista di fondo, ti dà l’impressione di trovarsi in Norvegia, in Siberia, a Shangri La

Eh sì, qui non c’era la neve

Ma anche quando avevo trovato la neve e il Toce era un rivolo e i ghiaccioli si attaccavano alla balaustra panoramica, e il vento ti portava via, era stato una favola (otto anni fa, per la precisione.

Ero scesa a Domodossola che era quasi sera, o forse erano solo le quattro e mezza, ma eravamo già precipitati nel buio dell’ora solare e la piazza Mercato, che è lunga e stretta, e seguendo le istruzioni del navigatore a momenti mi perdevo.

E non sembra nemmeno una piazza. Ma venivo da due o tre ore di strada, perché avevo lasciato l’auto alla cascata e poi ero andata piedi sino alla piana e alla chiesetta, su e giù, e poi sino alla fine della zona pianeggiante che poi si arrampicava sino al primo bacino artificiale, dove non ero arrivata quella volta, ma in estate , come si vede dalla galleria.

Domodossola era viva, attiva, piena di gente , e io avevo passato un’oretta nella libreria all’angolo della piazza (cosa hai fatto a Domodossola,? Ho comperato libri e cartine – non solo a Domodossola, in realtà). La particolarità della piazza, che non si vede benissimo dalle foto fatte con il mio vecchio cellulare, sono gli edifici dipinti , come le case della città vecchia di Innsbruck.

Ricordiamoci di queste belle cose, perché torneremo a muoverci – force questo regalo sarà nella calza della Befana.

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Plenilunio postatomico

Comincio a sentire quella spiacevole ansia che chi è malato di montagna come me inizia a percepire quando è da troppo tempo separato dal suo bene. Per l’esattezza dal…rapido check nell’archivo fotografico…ops 1 novembre scorso. 29 giorni. Nemmeno un mese.

Aver cambiato colore da oggi, e aver visto diminuire abbastanza consistentemente il numero di contagi nel natio Mandrognistan (ma non il numero di persone di mia conoscenza contagiate, in quarantena, e in almeno quattro casi purtroppo morte) non serve a nulla. Siamo sempre confinati nel nostro comune sotto il livello del mare. Tecnicamente, non posso andare nemmeno al cimitero (ai cimiteri) che sono tutti ben al di là del comune.

Sul mio solito pranzo di Natale ho già fatto una croce , perché sono i miei ospiti a venire da fuori solitamente, e io non potrei andare da loro in ogni caso. Qui potrei forzare un po’ la mano ai congiunti, anche perché continuano a invitarmi a pranzo, e in questo sono fuorilegge da un po’: considerate che mi tolgo la mascherina praticamente davanti alla loro porta, dopo tre piani di scale. Uno dei congiunti mi ha aiutato con la cantina sabato mattina e sia io sia lui avevamo la mascherina, che poi in casa non ci mettiamo. Va beh.

Sulla Messa di mezzanotte, l’unico veramente fissato da queste parti è monsignor vescovo. E’ la messa dei Vip (sindaco prefetto questore e quelli che vogliono farsi vedere): c’eravamo andati con mio marito e il cugino Alberto il primo anno del suo insediamente, a sentire il pontificale cantato anche da mia cugina. Poi ne abbiamo fatto a meno: eravamo andati a letto, tra una cosa e l’altra, alle tre. Mia cugina e il coro continuano a cantare stoicamente il pontificale, ma io sono stata dispensata da anni. Gli altri partono tra le 21 e le 22. Monsignor vescovo sta guarendo dal covid e chissà che quest’anno rinunci alla messa fiume. Il coro, dal canto suo, assai responsabilmente da mesi evita di schizzare droplets sui fedeli contingentati.

Oggi avevo intenzione di comperare qualche regalo di Natale, e sono passata in auto all’esterno della via principale, della vasca, dello struscio, così ci capiamo. Ho dato un’occhiata e ho lasciato perdere, e mi sono rifugiata, a comperare la lettiera dei gatti ma non i regali di Natale, in un anonimo supermercato di periferia, dove c’era molta meno gente (quello che vedete in foto è il parcheggio).

Prometto, però, che dopo Santa Lucia, quand la giornà as longa al pas dla furmia, scappo. Evado

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Digitale, digitale.

Come ho detto la scorsa settimana, quasi tutti gli eventi che potevano svolgersi nell’orbe terracqueo sono finiti online (non solo Amazon si sta fregando le mani, ma anche tutti quelli che hanno sviluppato software di comunicazione). Anche i gatti si fregano le zampe (ma come fate a sopravvivere se non avete gatti ?)perché si prendono un supplemento di compagnia con tutto quello che segue.

Comunque, anche la montagna è finita online: non solo sui profili instagram di questo e di quello (gli allenamenti di tamara quest’inverno mi hanno ammazzata), ma anche situazioni consolidate come l’Alpinmesse di Innsbruck è finita online: non la mostra dei materiali, ovviamente, ma gli eventi dell’Alpinforum, a cui l’ufficio stampa mi ha gentilmente invitato. Io ho partecipato, il sabato, a un panel sulla sicurezza alpinistica, e alla sera a una presentazione dello sciatore estremo Vivian Bruchez.

Potete benissimo domandarvi perché io che nemmeno scio mi sia interessata ad uno sciatore estremo…Beh, in realtà volevo tornare, per qualche momento a Chamonix, dove Bruchez vive e lavora. E infatti era collegato dall’ENSA (dove insegna) perché a casa sua internet funziona male. Ooook: non che all’ENSA il collegamento fosse granché. Ragazzi, un’istituzione nazionale che è l’Oxford dell’alpinismo, e ha la stessa puzza al naso, e il collegamento funziona a scatti? In un posto dove ci sono hotel a sei stelle ? voglio vedere se lì internet non funziona. Tra l’altro Kay Rush che da due settimane ha un posticino a Propagandalive ha detto di essere a Chamonix a passare la sua quarantena e si vedeva benissimo.

Amen: l’idea era vedere un po’ la Verte, i Drus, il monte Bianco anche dal nostro lato, perché il signore ha fatto il colle della Brenva con gli sci… e poi ci fa vedere l’Himalaya e il tentativo abortito di scendere dall’Everest con gli sci: troppi i pericoli oggettivi e le condizioni della montagna. Eh sì, la persona mi piace (lo ammetto prima dell’incontro era giusto un nome su qualche fotografia, ma mi sono documentata), come mi piacciono quelli che non antepongono la loro sicurezza al rischio a tutti i costi, all’impresa, alla bella linea. E alla domanda”Quando stai per affrontare una discesa segui la tua intuizione” , lui ha guardato l’intervistatore un po’ stupito, e ha risposto, “No controllo le condizioni della montagna”. E ha aggiunto che una delle poche volte in cui si è trovato nei guai, ma è riuscito a evitare la valanga , è stato proprio perché non si era adeguatamente preparato, e non stava parlando dei materiali.

E poi mi ha portato via l’idea di portare la tecnica dello sci al pubblico simulando i movimenti su una pedana (il prototipo se lo è costruito in cortile).

Se invece siete interessati agli altri laboratori, su sicurezza valanghe e materiali, i video sono sul canale You Tube dell’Alpinforum 2020:

https://www.youtube.com/channel/UCAw5BrnSFKxrdZwJEOiM-jQ

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Zona rossa (musica – Coro dell’Armata Rossa)

<<Questo>> per intenderci. Non che io voglia, ovviamente passare per una nostalgica di Stalin, e ce ne sono in giro, ma siccome, zona rossa qui significa che non puoi fare altro che passeggiare (con mascherina) o correre (senza) in zone che sembrano colpite da una crisi postatomica (vedi le foto di domenica sul mio profilo Instagram), rosico. Capita anche alle migliori.

In particolare, in questo periodo sarei (o meglio avrei dovuto essere) a Innsbruck, alla Alpinmesse, che come tutto è stata rimandata al prossimo anno. L’Alpinforum, che si teneva contestualmente invece no, ovviamente, è emigrato come tutto su Zoom, e mi hanno mandato l’invito (in questo momento sto ascoltando una questione sulla sicurezza e sul rapporto corde/ peso – è una dotta faccenda in tedesco e capisco a molto grandi linee ma stasera è in inglese e andrà tutto molto meglio . Ve lo racconto una prossima volta)

E comunque, Innsbruck mi manca (mi mancano anche molti altri posti fuori dall’Italia, ma Innsbruck mi manca particolarmente)

Markus Mair -photography

La foto che ho scelto, che è tratta dal sito ufficiale di Innsbruck e dalla sua pagina Facebook, mostra una delle cose che ami di più, la città che è a due passi dalla montagna, dai sentieri e anche dalle pareti se è il vostro trip. Ho visto Innsbruck in tutte le stagioni (mi mancano proprio i mercatini di Natale, ma non ci saranno nemmeno quelli da noi, forse lì sì, perché il conto dei contagi è più favorevole, ma tanto saremo tutti chiusi in casa da queste parti, e anche potendo, non credo che gli amici austrici sarebbero tanto contenti di vederci arrivare) e ogni volta c’era una scoperta, un sentiero che non avevo ancora percorso o una natura che si trasformava, il tutto essendo in un luogo che offriva molti altri vantaggi. In ogni caso, trovavo bellissimo il fitness walking lungo l’Inn, che nella parte centrale, quella che costeggia la Altstadt, è fiancheggiata da giardini che in questa stagione hanno uno splendido colore rossiccio.

e in primavera, tutto è di quel tenerissimo verde “che spacca la scorza” diceva una poesia di Salvatore Quasimodo (Specchio), che ho sempre associato alla montagna, veramente.

Verranno tempi migliori.

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A volte ritornano

https://anchor.fm/alpslover/episodes/Seconda-stagione–We-are-back-eln0nq

È tornato il podcast ( in realtà inizia veramente domenica prossima): in previsione di un lockdown più che probabile, ci si attrezza.

Abbiamo anche una nuova immagine copertina che dovrebbe suggerire qualcosa del contenuto.

Di seguito metterò i link a tutti gli episodi:

Primo episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/Zona-rossa-em6tfe

Secondo episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/Un-bel-posto-per-seppellire-degli-scarponi-emfs1o

Terzo episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/Scusate-il-ritardo–Al-Sestriere-en0b86

Quarto episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/Piemonte-Sabaudo-enfq88

Quinto episodio : https://anchor.fm/alpslover/episodes/Torino—la-mia-citt-ent81n

Sesto episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/I-nostri-animali-eokjr0

Settimo episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/A-farsi-benedire-ep35oh

Ottavo episodio: https://anchor.fm/alpslover/episodes/Elusivo-epdm5f

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Il nostro foliage -2

Prima che ci rinchiudano tutti di nuovo, un modo per onorare il nostro autunno è proprio quello di fare un giro nel nostro Piemonte. Un consiglio, artistico -escursionistico per così dire è fare un salto al castello di Roddi, dove sino al 29 novembre c’è una mostra di Enzo Ferraris (non siamo parenti, ma parenti di parenti , in un certo senso), di dipinti e sculture materiche (fatte di elementi della terra, radici di vecchie viti, verderame, vinaccioli e persino tartufi), con in più l’aggiunta di profumi (la parte elettrica è opera del cugino Fulvio, che ha “imprigionato” il profumo del tartufo – e si sente, ve lo posso assicurare). Il tutto si trova nel castello di Roddi, che io non conoscevo assolutamente, nel senso che da Roddi ero sempre passata sotto, nei nostri giri esplorativi, mentre ora abbiamo risalito la collina – in senso proprio, perché abbiamo trovato lavori in corso, e abbiamo lasciato l’auto in basso, così abbiamo risalito la collina, perché la strada compie cerchi concentrici e il panorama si apre sempre di più sino alla terrazza sulla piazza del castello. Il castello in sé è anche molto interessante, di origine trecentesca, poi trasformato in residenza signorile: avrebbe bisogno di qualche restauro, ma non del tipo che hanno già fatto (scusate): ci sono affreschi del Tre e Quattrocento che meritano una maggiore valorizzazionee sicuramente altri sono da fare emergere dall’intonacatura. Un esempio lo vedete in alto a destra (cavalli arabi). Così in un unico luogo, si possono macinare un po’ di km a piedi, godersi l’arte e il panorama, e non solo quelli: siamo in una zona di grandi vini, e lasciarli lì non ha proprio senso (considerato come siamo messi, non ci resta che bere). In ogni caso, sino a fine ottobre il castello di Roddi è aperto il sabato e la domenica per le visite guidate su prenotazione ( qui trovate le informazioni ) , solo la domenica dalla seconda metà di novembre. La visita si svolge in assoluta sicurezza, e anche a camminare, naturalmente, non si incontrano le folle.

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Corpi non conformi

Ok, vi ho fregato, anche questo è un post serissimo, e anche questo è il frutto delle mie letture estive. Come ho detto, quest’estate ho letto alcuni libri che mi hanno colpito particolarmente, e che sono legati, in qualche modo, da una curiosa catena. Ho “conosciuto” Costanza Rizzacasa d’Orsogna (@CostanzaRdO) su Twitter, per un twit piaciuto o ritwittato da qualcuno che seguo (in realtà non ricordo nemmeno da chi). Il twit rimandava alla sua rubrica sul “Corriere della Sera” (Any -body), in cui diceva cose giustissime in tema di corpi e di body shaming. Nel frattempo ho scoperto che aveva un gatto nero, Milo, cui ha dedicato una favola per bambini (aspetto il bambino giusto a cui regalarla per Natale) e che aveva un libro in uscita. Di solito non compero libri di letteratura italiana, di solito non leggo romanzi italiani (questa estate ne ho letti tre, mettendoci dentro anche Mia sconosciuta): questo l’ho comperato pochi giorni dopo la sua uscita. E ho fatto bene (spero che lo comprino in tanti, e che lei faccia un sacco di soldi). Ribadisco, come sempre, che non mi paga nessuno (ancora!), e ribadisco anche che il libro è molto bello, e ha a che fare con l’ossessione del corpo nel mondo attuale e di come il nostro rapporto con il cibo sia un complesso sovrapporsi di cose diverse: tutte sulle spalle di una bambina, poi donna, che è Costanza, che sono io, ma non è Costanza e non sono io. “Madame Bovary c’est moi”, diceva Flaubert, perché c’è un po’ di sé in ogni cosa che si scrive, e che il lettore fa proprio: ma il giornalista medio in Italia non vuole proprio capire che non si tratta di un’autobiografia. Di flaubertiano c’è che Costanza è una donna curvy, e che il grasso (e lo scrivo volutamente in corsivo), è il grande rimosso, l’orrore, il tabù, ma un tabù che tutti si sentono in dovere di stigmatizzare, criticare, svergognare (lo hanno fatto con Vanessa Incontrada, nuda su una rivista patinata, che è da qualsiasi standard la si prenda una bellissima donna, come, per dire, Kate Winslett; lo hanno fatto con la cantante Billie Eilish, che non mi dice poi granché come musicista, ma mi è sembrata un’adolescente normalissima, alle prese con rotondità che sono ancora, appunto, quelle dell’adolescenza). Costanza in un’intervista televisiva ha detto , tra l’altro, che su quella copertina doveva starci lei. E ha ragione. Sulle copertine devono stare i corpi non conformi : quelli grassi, quelli vecchi (altro grande tabù – a proposito, in rete comincia a circolare uno spot di Jorgos Lanthimos per Tena, che va, proprio, al punto). Su quella copertina devo starci io, che sono grassa (purtroppo, perchè è il risultato di una malattia autoimmune) e pure vecchia ( anche se dal collo in giù, la testa ancora non ci crede, che ho un’età).

Io non sono sempre stata oltre la 50, ma sono sempre stata, come una volta si diceva, una ragazzona, o tanta, se preferite. Metà della mia famiglia è così (tendente alla dea madre Ittita), l’altra metà è fatta da statuine di Tanagra pesanti 40 chili con i vestiti invernali indosso: lo sguardo di commiserazione della mia bellissima zia Ester ancora me lo ricordo adesso. Sono dimagrita veramente, e lo sono rimasta sino alla menopausa, quando durante una vacanza a Bardonecchia mi sono resa conto che faticavo a star dietro a un’amica dei miei che sfiorava i settanta (anni) ed era stata resa zoppa (altro tabù) da un incidente automobilistico.

Il fatto è che menopausa e tiroidite dopo, io vado ancora in montagna. Ma in montagna non vedo tanto corpi non conformi come il mio (e tra l’altro, questo causa qualche problema quando devo procurarmi attrezzature adeguate – in realtà, con quel che ho in casa posso durare per questa e per un pezzo della prossima vita). Al di là del fatto che ho due volte la sua età, Tamara Lunger è svelta e sottile e seguirla nei suoi allenamenti Covid su Instagram , devastante – ma come dicevo, credo che l’età dal collo in giù qui c’entri per qualcosa. Il fatto è comunque , che anche il mondo dello sport non è fatto per le persone robuste (aka grasse ). Non so se lo avete notato, ma andare in un qualsiasi negozio, almeno qui alla periferia dell’Impero e di tutto può essere abbastanza frustrante: il meno che ti può capitare è sentirsi dire che il tale articolo la ditta non lo fa oltre la M e dovergli mostrare il sito della ditta – Patagonia, diciamolo- dove le taglie arrivano alla XL. e aggiungere, pazienza, lo compro online , cosa che ho fatto, e naturalmente nel tal negozio – Arcosport, diciamolo -non ho più messo piede. Adesso, che a sessant’anni ho ampiamente guadagnato il diritto ad essere stronza, sarei stata molto molto più sgradevole.

E non so se ci avete fatto caso, ma non è facile trovare linee sportive per “corpi non conformi”: o meglio, Adidas, Reebok e Nike, giusto per menzionare i tre colossi principali dell’abbigliamento sportivo, hanno tutti una linea di abbigliamento sportivo plus size, e sono belle, con bei colori. L’avessi mai vista dal vivo. Ho conosciuto la loro esistenza da internet, sui grandi siti di e-commerce come Zalando e Asos ( facciamo nomi dai). Così come nomi noti come Tommy Hilfiger o Ralph Lauren hanno tutti abiti e apparel plus (bella forza direte, sono americani). Di cui ho scoperto l’esistenza grazie a internet (autocit.) Armani? Poi voglio vedere se da re Giorgio arriva Lizzo e lui non la riveste da capo a piedi. Bene, io sono Lizzo. Pensaci Giorgio…Perché anche da vecchia devi essere magra e non importa se poi ti riduci ad avere la faccia come quella di Clint Eastwood, perché non c’è chirurgia estetica che tenga. Il mass market non fa eccezione. H&M ha una della linee plus più tristi che abbia mai visto, e non la trovi dappertutto, e sicuramente non in corso Vittorio Emanuele a Milano, Zara non pervenuta, Violeta by Mango solo online.

E comunque, mi sento “fuori di me”, perché non mi riconosco nella vecchiaia, e nemmeno in un corpo che non ha più la tartaruga, soprattutto dopo aver combattuto una vita per tenerla e tonificarla. E per me si pone un’altra autolimitazione: la paura di non essere all’altezza, di non farcela a tenere l’andatura in un gruppo, perché, vadetto, non sempre trovi l’accompagnatore che tiene raccolto il gruppo, che imposta il passo sul più lento… Lo scorso gennaio, quando mi sono attardata per spogliarmi, durante il mio primo cammino, uno degli accompagnatori si è fermato per aspettarmi (dovevo staccare l’imbottito interno, toglierlo, riporlo nello zaino , non una cosa che puoi fare camminando, ma se non lo facevo, mi sarei presa una botta di freddo eccessiva alla fine per il troppo sudore – e per altro è stato lui a suggerirmi cosa mettere e cosa togliere); una delle ragioni pr cui sono sospettosa del CAi di Alessandria – diciamolo- sono i troppi racconti relativi a questo tipo di scarsa attenzione.

Un post lungo, come vedete, che avrete tempo di leggere, visto che da domani ci si sposta solo per gravi ragioni. Quindi oggi, se siete in giro, tra le varie cose che potete fare c’è andare a vedere la mostra di Enzo Ferraris, al castello di Roddi, 5€, la visita guidata .SI tratta di arte natura, fatta con laterra, letteralmente delle Langhe. Ve ne parlerò in un prossimo post, intanto ci prepariamo ad un altro bell’inverno insieme ai gatti…

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