We are back

E’ ricominciato il podcast, con un nuovo episodio a settimana, tutti i lunedì. Ok è mercoledì, ma come potete capire ‘sta faccenda dei vaccini mi ha mandato veramente ai matti (e infatti ho perso la mia abituale compostezza). Troverete questo e tutti i link nella apposita pagina Podcast nel menu iniziale e qui: https://anchor.fm/alpslover/episodes/We-are-back-esoivc

We are back, e per restarci: tutti i lunedì, I promise, giurin giuretta

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Prepararsi alla primavera (#viaggimentali n.3)

Come ho già raccontato, con la città di Bressanone ho un rapporto speciale, perché dopo un burrascoso rapporto iniziale (io come sempre avrei voluto dare una seconda possibilità, ma mio marito non ne voleva sentire parlare), è diventato un luogo del cuore non appena ho avuto la possibilità di tornarci. Sono sempre informata sulle loro iniziative.

Mi scrive Erica Kircheis, della Brixen Tourismus Gen. / Bressanone Turismo Soc. Coop.:

“Probabilmente non è un caso che le Nazioni Unite abbiano istituito proprio per il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Giornata Internazionale delle Foreste per accrescere la consapevolezza dell’importanza di tutti gli alberi che compongono il polmone verde del pianeta Terra. Le foreste ci offrono sostentamento, riparo e puliscono l’aria che respiriamo. Questa giornata serve a incoraggiare le persone a proteggere boschi e foreste. E forse proprio a causa dell’attuale situazione che questi luoghi assumono un significato ancora più prezioso. Infatti, ora più che mai ogni momento trascorso nel bosco è un’esperienza liberatoria: escursionisti, sportivi e altre persone in cerca di svago qui possono fare il pieno di energia 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Con il risveglio della natura, l’aumento progressivo delle ore di luce, in primavera cresce il desiderio di trascorrere più tempo all’aria aperta. Le restrizioni provocano fame di aria, boschi e montagna. Mai come adesso si ha bisogno di nuove energie positive. Bressanone e dintorni promettono esperienze uniche a stretto contatto con la natura. Qui circondati da boschi e prati, laghi e montagne si ha lo scenario perfetto dove praticare attività per rigenerarsi e vivere momenti di piacere.

“Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa”, affermava Henry David Thoreau. La natura era per Thoreau fonte di benessere e soluzione esistenziale. Come allora, anche oggi camminare nel bosco fa bene. Oggi lo sostiene anche l’ONU, che ha recentemente riconosciuto i benefici della terapia forestale e la sensazione che tutti gli appassionati di montagna da sempre hanno.

Con oltre 400 chilometri di sentieri segnalati, molti dei quali all’ombra di cime di conifere e chiome di alberi decidui, Bressanone in Alto Adige offre numerose possibilità di scoprire la natura pura a piedi, in bici, da soli o con guide esperte. Per chi desidera ricaricare le proprie batterie, godersi il silenzio e assaggiare le prelibatezze della cucina dei boschi e dei prati l’escursione guidata “Luoghi segreti e tesori delle erbe” fa al caso giusto. Insieme ad una guida esperta si cammina da S. Andrea lungo sentieri poco frequentati in direzione della Malga Ochsenalm, un posto meraviglioso sopra il limite del bosco. Lì, dove la tranquillità domina ancora la giornata, ci si fortifica con uno spuntino prima di visitare il maso delle erbe Schmiedthof, dove si potrà scoprire qualcosa di più sulla coltivazione di diversi tipi di erbe aromatiche e officinali.

Bressanone è circondata da fitti boschi e vasti prati che nascondono meravigliosi luoghi di energia come ad esempio Colle Libero, dove in una radura in mezzo al bosco sorge un santuario. Quello che una volta era considerato il luogo delle streghe danzanti, è ora una meta di pellegrinaggio con una piccola cappella, un luogo di preghiera e di ringraziamento. Un posto all’aperto in uno spiazzo circondato da alte conifere, con vista sulle vette che si stagliano nel cielo, facilmente raggiungibile con una breve passeggiata da San Giorgio ad Eores, dove si fa il pieno di energia positiva.

Ai Mountain Days Südtirol dal 21 maggio al 13 giugno non solo si possono vivere nuove sfide e momenti unici in montagna, ma anche ricaricare le batterie e sentire il vero atteggiamento altoatesino nei confronti della vita. Vivere la bellezza delle montagne, in vetta, nella foresta o a valle. HIKE | SUNSET | DINNER – Magia del tramonto è uno dei momenti emozionanti ed un’esperienza completa in programma. Insieme ad una guida escursionistica si sale prima di sera sul Monte del Bersaglio con la sua fantastica vista sul Gruppo delle Odle e su Bressanone, si ridiscende alla piattaforma panoramica di Spelonca per una cena all’aperto con prodotti regionali assistendo allo spettacolare tramonto.

La tendenza del “forest bathing” degli ultimi anni sottolinea il significato antico e nuovo della foresta come “luogo di nostalgia e di desiderio”. Nel “forest bathing”, infatti, è proprio questo effetto positivo sulla salute e sul benessere l’obiettivo dichiarato, e non l’azione per raggiungere obiettivi sportivi o per arrivare da qualche parte. Ritrovarsi nel bosco per allontanare lo stress e la fretta, favoriti da diversi esercizi di percezione e consapevolezza: rilassarsi – fermarsi – aprire i sensi – meravigliarsi – meditare – respirare – fare movimenti dolci – rilassare gli occhi – e dedicare del tempo per sé stessi. Così alberghi circondati da boschi e sospesi sui tronchi sopra Bressanone hanno sviluppato programmi benessere legati alla natura.”

In realtà mi è sempre piaciuto appoggiarmi agli alberi e passeggiare in un bosco è una di quelle attività per cui posso commettere un reato (ossia uscire dal comune di residenza). Ma guardate le date: maggio, giugno. Chissà che non abbiano aperto le gabbie per alllora: cioè che ci abbiano vaccinati un po’, per esempio. Certo quelli che si assembrano per prendere un aperitivo non sembrano in grado di cedere al fascino della natura… Per carità, mancano anche a me le sere in cui davanti ad un aperitivo chiacchieravi senza fretta della tua vita e dello stato del mondo (ho la fortuna di avere amici giovani che allo stato del mondo ci pensano) ed evito anche solo di menzionare, cinema, teatro, concerti.

Non vedo l’ora di tornare a Bressanone: anche se viste le circostanze, per ora non abbiamo più fatto salti in avanti (perché il Giulio è stato testé vaccinato, io anche, ma i cancellieri di tribunale ancora no).

Wandern am Meraner Höhenweg (foto courtesy Brixen Tourismus Gen. / Bressanone Turismo Soc. Coop.)
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Meta

Come Boris è una meta-serie (cioè una serie televisiva che parla di tipi che girano una serie televisiva _ questa è una tipica spiegazione da insegnante per boomers ma non solo che non hanno mai visto Boris e sì, ieri sera ho guardato #Propagandalive) questo è un meta-post, cioè un articolo che parla di un articolo. O meglio di un articolo che parla di una pagina di questo sito che parla di un’altra cosa. La pagina è questa e parla del Podcast e raccoglie tutti i link agli episodi.

Il podcast sta per tornare con una terza stagione speciale, visto che stiamo in zona rossa. Poiché, dati alla mano, la prima stagione è piaciuta di più di quella dedicata al Piemonte, direi che a quei temi tornerò (alla fine, il mio scopo non è educare, ma intrattenervi un po’ con le mie chiacchiere). Per cui, appuntamento tutti i lunedì, così la settimana è migliore (forse).

Inanto, questa è l’anteprima dell’immagine.

mentone

Immagine, che, come si diceva qualche post fa, ha a che fare con gli anniversari

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Le montagne degli altri (#viaggimentali n.2)

Il giorno del mio compleanno mi ha chiamato il mio amico Giuseppe, e la prima cosa che gli ho detto (prima ancora di sapere come va lui, la mamma, il fratello, il cane Alì babà e la scrittura) è stata << caccia le foto>>.

Ecco qui, l’Etna in tutto il suo splendore. Dalle sue finestre. Poi naturalmente a trovare Giuseppe un giorno o l’altro dovrò andare. È più vicino del Canada.

foto @raycanter

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Roots (#viaggimentali n.1)

Siamo arancioni (qualcuno, rinforzato). Dire rosso, pare brutto. Soprattutto pare brutto che dopo un anno esatto (come già detto un anno fa scappavo dalla Francia) siamo, come diceva mia nonna, nello stesso filare (anche qui, nella m…pare brutto).

Finché ho potuto sono scappata, e così vi racconterò qualcosa. Altrimenti, dovremo viaggiare con la mente. Però la prossima settimana mi vaccinano (personale scolastico oblige, perché formalmente sono ancora un insegnante e in effetti dovrei anche lavorare nelle e con le scuole, che però sono chiuse. ecc.) Se sopravvivo ad Astrazeneca (siamo insegnanti, suvvia, è già tanto che non ci diano lo Sputnik non ancora testato) tirerò il fiato. Uscire tanto non potrò lo stesso, ma almeno dopo tre settimane dovrei avere qualche anticorpo (o sarò diventata un gatto, non si sa mai).

Partiamo dalle radici. Non dalle mie. Quelle del mio martirio (che non c’è più). La sua famiglia è originariamente, di Monteu Roero ( o meglio, originariamente, veniva dal Ferrarese – questo spiega sicuramento che fosse in generale molto più estroverso di me- e poi per lavoro si era trapiantata in Piemonte: il ramo più facoltoso stabilmente a Torino- intendenti, diplomatici, persino musicisti – e quello meno facoltoso, il suo, in Langa, e poi in Argentina e ritorno. In Piemonte, una storia comune: anche i miei, per dire).

Siccome io e il cugino piacione non eravamo stati mai nella culla della famiglia, una domenica in cui ancora si poteva siamo andati a farci un giro. Tutti e due avevamo ricordi, nemmeno troppo vaghi, di racconti in cui “i vecchi” andavano a fare visita a lontani cugini, in cui a forza di bûma na gota tornavano a casa ubriachi come cosacchi. Una volta aveva persino guidato mio marito, che non amava guidare ( per convincerlo, dovevo avere tutte e due le braccia rotte, in pratica): suo padre e suo zio, a quel punto, dovevano essere sull’orlo dello svenimento.

In effetti, nel Roero, ci si va eminentemente per questo: per bere. Barbera, Dolcetto, e soprattutto Roero Arneis, uno dei bianchi migliori del Piemonte e forse del mondo. Infatti cosa abbiamo fatto noi? Abbiamo comperato del vino. L’idea era di bere sul momento, ma nei locali che abbiamo trovato aperti c’era abbastanza assembramento da farci decidere che era meglio bere a casa. E credetemi, la tristezza di non poter concludere una bella passeggiata con una bella cena da, ad esempio, la Concordia di Magliano Alfieri, fa davvero …tristezza. Ribadisco, FA TRISTEZZA.

A Monteu c’è un bel castello, la cui castellana, a memoria del cugino, era amica di sua madre. Era chiuso (la castellana, in ogni caso, difficilmente era ancora tra noi). Siamo saliti sulla collina, e almeno, ci siamo goduti il panorama. Ai piedi c’era la confraternita dei penitenti bianchi (cappella di San Bernardino) , il cui portale settecentesco, diceva il cartello esplicatotivo, era degno di nota (mentre la parrocchiale ottocentesca invece no, pace). Il prodotto più tipico del luogo, come il cartello spiega, non è, come potremmo facilmente pensare (l’osteria si vede in ben due foto) il vino: ma il miele. Da fine settecento, grazie all’opera di un abate locale, la produzione di miele è diventata un’attività per cui il Roero si è particolarmente distinto. In ogni caso, il panorama è come sempre in Langa, è bellissimo, specie verso il Bric del Lungin e la Fossa dei cinghiali – la giornata era limpida e occhieggiavano le montagne, e non sembra più la landa della malora di Fenoglio, da cui la gente potendo scappava.

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Un leggero senso di deja vu

Gatti al sole

Più o meno un anno fa scrivevo cose ispirate (!!) da un certo traguardo anagrafico. Una settimana dopo, scappavo dalla Francia convinta di trovare le frontiere bloccate. Un eccesso di fiducia nelle capacità reattive del sistema, ma avrei dovuto imparare dalla storia che quando abbiamo cercato di invadere la Francia ci siamo bloccati a Mentone. Improbabile anche solo pensare a tanta alta efficienza.

Un anno dopo, il mio terrazzo è sempre senza tende, i gatti pretendono già di passarci sopra i pomeriggi, e a Nizza e Mentone come qui c’è ancora il lockdown, solo che adesso qui si chiama zona arancione, che si differenzia da quella rossa perchè ci sono i negozi aperti, e lì si chiama zona blu di attenzione ( in quest’anno mi sono abbonata alle notizie mattutine di France- info, che è un po’ come l’Ansa, ma con meno refusi, quindi so chi sta peggio tra qui e là)

In quest’anno ho imparato un sacco di cose, proprio nel momento in cui pensavi più o meno di avere già dato. Come dice giustamente una mia amica, per altro più giovane di me, non è che pensavamo a mettere i remi in barca, ma insomma, una serie di cose le davi per assodate. Invece no, abbiamo rivoluzionato, più o meno la nostra vita, io ho speso 90 euro per un abbonamento a una palestra di yoga online, e mi alleno religiosamente tre volte a settimana, ho imparato ad affrontare i cyber fascisti ( sì…) e ringrazio il cielo e i vertici dell’Istituto nazionale “Parri” se non mi sono toccati i banchi a rotelle, Ho imparato a far funzionare il mio computer a distanza, a lavorare da casa, ho scoperto che a casa lavoro molto di più di quello che faccio in ufficio, ma in ufficio non mi vengono i crampi causati dalla gatta che pretende di starmi in braccio, mentre mangio dormo e lavoro. Cinorosino è più discreto: stramazza davanti al computer e si addormenta, mentre Pipisita ha avuto un congruo numero di momenti di celebrità (mai come la signora che stirava durante la Summer School).

Ho imparato a calcolare su Maps me dove passano i confini regionali, quando mi tocca fare 90 km, perché potrei andare molto più vicino, ma sarei fuori regione, e nell’anno in cui c’era neve praticamente ovunque ho messo le racchette ai piedi una sola volta, perché il retro pensiero che ti si avvinghia è “se cado e mi faccio male con che coraggio vado al pronto soccorso?” ( e se ben ricordate, mi è accaduto di cadere nei momenti e nei modi più improbabili). Così, vi avverto, esauriti i racconti delle mie fughe pregresse, vi toccherà, come me, viaggiare con la mente. Oggi era l’ultimo sabato, poi di nuovo chiusi in gabbia (sono cambiati due governi, ma l’andazzo è sempre quello. Ovviamente sono andata in montagna, ovviamente mi sono assembrata con me stessa.)

Post scriptum serio. Dopo ottanta mila morti non abbiamo imparato niente. Il COVID ha colpito tantissime persone di mia conoscenza e parecchi in modo abbastanza grave, altri per fortuna meno. Nessuno (beh uno forse) è stato imprudente, tanti lavoravano nella scuola…io mi vaccinerei anche subito, potendo, invece i sessantenni sono in un limbo. Aprite le gabbie, per favore (anche se la mascherina mi sa che me la tengo anche dopo, così non mi prendo il raffreddore).

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Un anno già

un anno di foto

Un anno fa, più o meno, ero ad Arenzano e sentivo parlare la gente, quasi per la prima volta si può dire di questa malattia dei cinesi o qualcosa del genere. Sarei voluta tornare ad Arenzano, ma naturalmente non si può. Sono andata in giro, naturalmente, dato che, ancora per poco, siano in giallo, almeno qui.

Perciò, l’unica cosa che mi sento di fare è mettere qualche foto, di quest’anno (non ho messo altre foto di parenti e affini, perché non mi sento di esporli, mentre invece con Lulu e i gatti non c’è problema).

Foto da sinistra a destra e dall’alto in basso:

  1. Valle Angrogna, ieri
  2. Colli Tortonesi, gennaio 2021
  3. Autoritratto (altrimenti detto selfie)
  4. Pipisita in lavoro agile, dicembre 2020
  5. Mergozzo, gennaio 2021
  6. Arenzano, febbraio 2020 (quel giorno là)
  7. Genova, ponte Morandi, in autunno 2020
  8. Fanny ieri sera
  9. Mandrognistan Ville a fuoco, autunno 2020
  10. La mia finestra, settembre 2020
  11. Lavori da lockdown: il pane, Pasqua 2020
  12. Appennino ligure, ottobre 2020
  13. Chiavari, settembre 2020
  14. Lavori con mascherina (Tavolo Migranti di Casale) in autunno (courtesy “Il Monferrato”)
  15. Cinorosino con orecchie a deltaplano
  16. San Michele di Pagana, settembre 2020
  17. Bere, ubiquitous
  18. Tramonto dalla mia cucina, primavera 2020
  19. Courmayeur, giugno 2020
  20. Gran San Bernardo, settembre 2020
  21. Riordino
  22. Luna piena dalla mia cucina, estate 2020
  23. Noi solo noi, agosto 2020 (a Tremosine sul Garda)
  24. Riordino due (i libri)
  25. Gardone, agosto 2020
  26. Le Serre, Valle Angrogna, luglio 2020
  27. Lago del Moncenisio, giugno 2020
  28. Mentone, marzo 2020, subito prima di scappare
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Bassa (Valsesia)

Nei primi periodi di zona gialla, quando il tempo era incerto (ora è pure peggio, fa bello quando lavoro ed è terribile nel week end), non sapendo cosa fare e non volendo andare troppo lontano sono andata nel parco del monte Fenera, una di quelle cose elusive, piena di indicazioni che finiscono regolarmente nel nulla. In ogni caso, sono rimasta alle sue propaggini, andando ad esplorare il Castello, o meglio il rudere di un Torrione che si vede oltre Prato Sesia.

Lo avevo visto innumerevoli volte, andando in Valsesia, e alla fine , avendo poco tempo, ho deciso che, una volta tanto, potevo fermarmi. Avrei detto che per la sua vicinanza a cavallo di due paesi sarebbe stato un luogo frequentato da joggersi e sportivi; invece oltre a me, solo il vento, in un pomeriggio di tempo bello e freddo solo un po’ brumoso, come si vede dalle foto.

Guardando su Maps.me avevo visto che si poteva salire lasciando l’auto vicino alla parrocchia di Prato Sesia, e così ho fatto; la via principale interna lastricata non presentava indicazioni su come salire alla chiesa che è proprio al di sopra. Così ho preso la prima strada che andava in salita ( casomai). Infatti dopo un po’ c’era un’indicazione e la strada diventava un sentiero. una breve salita , una svolta a sinistra e il panorama si apriva subito sopra le casa e poi verso il monte Rosa. il sentiero, che fa già parte della riserva naturale del Monte Fenera, prosegue in falso piano sino a Romagnano, oppure si può aggirare il costone e riscendere su Prato Sesia, dietro la Parrocchiale. I castelli del Sopramonte erano orginariamente due; il torrione è ciò che rimane del Castello dei Torrielli, a pochi passi dalla chiesetta dedicata alla natività della Vergine, dopo la quale c’è un belvedere da cui si vede tutta la valle.

Se si consulta il sito http://www.pratosesia.com/Itinerari/Itinerario4/Itinerario4.html I quattro passi per il Sopramonte è l’itinerario n. 4 (persino a Prato Sesia hanno un’informazione turistica migliore di Mandrognistan Ville) Si sale davvero in un quarto d’ora, poi si può camminare a piacere. I locali erano nei due bar del paese a bere, e come dar loro torto?

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Esistono

Primo episodio della zona gialla che fu. Il 7 gennaio, avendo preso adeguatamente ferie ( ho ancora due settimane di ferie arretrate del 2020, che non è chiaro quando prenderò e soprattutto per farci che cosa) io e Luisa abbiamo deciso di dedicarci al nostro Piemonte insolito.

La zona gialla ha significato, quanto meno, che siamo riusciti a mangiare qualcosa a Verbania al chiuso, e tranquillamente, dato che la temperatura, nel pomeriggio, è scivolata fatalmente sotto lo zero. Avevamo l’idea di una esplorazione della Val Cannobina, che però abbiamo rimandato ad una temperatura più propizia: abbiamo riconosciuto che nonostante fossimo entrambe adeguatamente coperte non siamo più abituate all’inverno. Questo significa che anche i nostri comportamenti e i nostri corpi hanno perso una naturale capacità di termoregolazione. O forse siamo più vecchie e amen.

In ogni caso, abbiamo camminato lungo il lago e su una pista ciclabile oltre il paese, godendoci gli scorci sul lago. Poi siamo tornate in paese per vedere il santuario e prenderci un caffè. Lì mentre in piazza stavamo godendoci il nostro asporto si sono avvicinati due signori, che ci hanno fatto vedere due palazzi interessanti, un palla di cannone residuo credo, delle guerre di indipendenza quando c’erano gli austriaci al di là del lago ( che in quel punto è vicinissimo). Poi ci hanno chiesto da dove venivano ( tutti a parole conoscono Mandrognistan Ville ), e alla fine, uno dei due ci ha detto che il COVID era tutto un complotto e ha continuato sciorinando pari pari le teorie complottiste di Qanon ( se non le conoscete vi consiglio un giretto sul sito del collettivo WuMing, digitando Qanon nel motore di ricerca: loro ci tengono alla loro privacy, per cui non mi lascia incollare il link qui, fate un po’ di fatica da soli) Mentre parlava pensavo “ Oddio ma allora esistono”, dato che avevo ancora davanti la vista di quello con le corna che assaltava il Campidoglio. Quelli con le corna ci sono anche qui, complotto internazionale di pedofili compreso: però non erano così pittoreschi, erano coppie piemontesi ben vestite di mezza età, prossime alla pensione, probabilmente benestanti. E tant’è molto inquietanti, a posteriori.

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Salvate il soldato Phil

Domenica, zona non ancora gialla, ma precompleanno del Giulio, sono andata da Lulu, e poi, complice l’eccelsa giornata, ci siamo scapicollate su per la collina seguendo stradine secondarie asfaltate, tra paesaggi che sarebbero piaciuti a Pellizza che infatti andava ne plein air a dipingerli.

C’era fango dappertutto, e le rogge erano gonfie d’acqua dopo la pioggia di sabato notte. Stare sull’asfalto era più o meno una necessità, ma anche così non soltanto si possono macinare chilometri, ma soprattutto si gode di una bellezza straordinaria, a due passi o quasi da casa ( irraggiungibile, tuttavia, se confinati in zona arancione)

Lunedì il tempo era bruttino, martedì pure, era la Candelora, dell’inverno semo fora, ma se piove o tira vento, quaranta dì siamo ancora dentro. Mentre mi chiedevo come sarebbe andata, e prima di mettermi a lavorare, mi sono fatta un’occhiata a Twitter come faccio sempre la mattina dopo il giornale e il caffè. L’Associated Press, di tutti, ricordava Grounghog Day, e il fatto che quest’anno si sarebbe tenuto in streaming e senza pubblico, causa COVID. Lo ammetto, sino ad oggi, di Phil e della sua ombra non mi importava più di tanto e il film in sé, che avevo visto ai tempi, non aveva lasciato quel ricordo imperituro. Ma in streaming… vado sulla notizia dell’AP, dice che cominciano alle sei e mezza di mattina EST, vado a controllare a che corrisponde del vecchio mondo ( la mezza ora di Roma).

Lascio lì il sito, faccio le mie cose e poi alla mezza vado a vedere cosa succede, lasciandolo in background. Capisco perché farlo senza pubblico è una notizia: perché gli altri anni, nonostante l’ora mattutina, c’era proprio la folla, che ballava e si agitava e poi ballava e cantava ( e soprattutto beveva, a giudicare dalle riprese) per tutto il giorno e la notte. In tutto questo il povero Phil la marmotta ( addomesticata) veniva lasciato in bella vista sotto i riflettori e con la gente che lo fotografava a tutto spiano – a proposito, c’era tanta gente con le corna anche lì, è proprio una mania. Non credo che Phil c’entri qualcosa con il prevedere il tempo che fa, e così parevano pensare i commenti su You Tube: secondo qualcuno dei 28 mila settecento e rotti connessi ( in America, ricordo, erano le sette del mattino) sono quelli dell’Inner Circle ( la pro loco della Marmotta) che probabilmente tirano a sorte, il che spiega perché due anni fa hanno assicurato l’arrivo della primavera sotto una tormenta di neve che gli portava via la tuba

Anche quest’anno nevicava, ma Phil, portato trionfalmente in giro, ha annunciato “Six more weeks“, accodandosi alle previsioni che parlavano della più brutta tempesta invernale che stava imperversando in tutto il nord est degli Stati Uniti, e quindi anche a Punxutawney, Pennsylvania, patria della tradizione che risale al 1887. A dirla tutta, Punxutawney Phil ha una media del 40% di risultati positivi, non granché per essere il Pronosticatore straordinario di cui si vantano i suoi concittadini. Ma soprattutto, ha senso maltrattare così una marmotta? ( che è un animale timido e non ama stare troppo sotto le luci violente del varietà)

( dal web)

Se tornassimo là dove tutto è iniziato? E cioè Imbolc, la festa celtica di mezzo inverno, quando le luci ricominciano lentamente ad allungarsi? Se per bere, si beveva anche lì…

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