Salvate il soldato Phil

Domenica, zona non ancora gialla, ma precompleanno del Giulio, sono andata da Lulu, e poi, complice l’eccelsa giornata, ci siamo scapicollate su per la collina seguendo stradine secondarie asfaltate, tra paesaggi che sarebbero piaciuti a Pellizza che infatti andava ne plein air a dipingerli.

C’era fango dappertutto, e le rogge erano gonfie d’acqua dopo la pioggia di sabato notte. Stare sull’asfalto era più o meno una necessità, ma anche così non soltanto si possono macinare chilometri, ma soprattutto si gode di una bellezza straordinaria, a due passi o quasi da casa ( irraggiungibile, tuttavia, se confinati in zona arancione)

Lunedì il tempo era bruttino, martedì pure, era la Candelora, dell’inverno semo fora, ma se piove o tira vento, quaranta dì siamo ancora dentro. Mentre mi chiedevo come sarebbe andata, e prima di mettermi a lavorare, mi sono fatta un’occhiata a Twitter come faccio sempre la mattina dopo il giornale e il caffè. L’Associated Press, di tutti, ricordava Grounghog Day, e il fatto che quest’anno si sarebbe tenuto in streaming e senza pubblico, causa COVID. Lo ammetto, sino ad oggi, di Phil e della sua ombra non mi importava più di tanto e il film in sé, che avevo visto ai tempi, non aveva lasciato quel ricordo imperituro. Ma in streaming… vado sulla notizia dell’AP, dice che cominciano alle sei e mezza di mattina EST, vado a controllare a che corrisponde del vecchio mondo ( la mezza ora di Roma).

Lascio lì il sito, faccio le mie cose e poi alla mezza vado a vedere cosa succede, lasciandolo in background. Capisco perché farlo senza pubblico è una notizia: perché gli altri anni, nonostante l’ora mattutina, c’era proprio la folla, che ballava e si agitava e poi ballava e cantava ( e soprattutto beveva, a giudicare dalle riprese) per tutto il giorno e la notte. In tutto questo il povero Phil la marmotta ( addomesticata) veniva lasciato in bella vista sotto i riflettori e con la gente che lo fotografava a tutto spiano – a proposito, c’era tanta gente con le corna anche lì, è proprio una mania. Non credo che Phil c’entri qualcosa con il prevedere il tempo che fa, e così parevano pensare i commenti su You Tube: secondo qualcuno dei 28 mila settecento e rotti connessi ( in America, ricordo, erano le sette del mattino) sono quelli dell’Inner Circle ( la pro loco della Marmotta) che probabilmente tirano a sorte, il che spiega perché due anni fa hanno assicurato l’arrivo della primavera sotto una tormenta di neve che gli portava via la tuba

Anche quest’anno nevicava, ma Phil, portato trionfalmente in giro, ha annunciato “Six more weeks“, accodandosi alle previsioni che parlavano della più brutta tempesta invernale che stava imperversando in tutto il nord est degli Stati Uniti, e quindi anche a Punxutawney, Pennsylvania, patria della tradizione che risale al 1887. A dirla tutta, Punxutawney Phil ha una media del 40% di risultati positivi, non granché per essere il Pronosticatore straordinario di cui si vantano i suoi concittadini. Ma soprattutto, ha senso maltrattare così una marmotta? ( che è un animale timido e non ama stare troppo sotto le luci violente del varietà)

( dal web)

Se tornassimo là dove tutto è iniziato? E cioè Imbolc, la festa celtica di mezzo inverno, quando le luci ricominciano lentamente ad allungarsi? Se per bere, si beveva anche lì…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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