Analogico / digitale

In questo periodo di regali (in cui il cazzeggio prevale sulla montagna – semplicemente perché non ci posso andare, in montagna, perché lavoro, perché a Natale hai sempre da fare, perché il pericolo valanghe sta a 5, perché qui piove sempre e lì nevica sempre fermatemi…) io e mio marito, come succede a chi sta insieme da tanto quanto AndyCapp e Flo siamo andati per regali. Il mio a lui, l’ho fatto a fine novembre. L’ho portato a Trivero da Ermenegildo Zegna e abbiamo passato un pomeriggio nel negozio, non c’era nessuno e la vendeuse, però, (in quei posti non osi dire commessa, una mia cara ex alunna che lavora da Dolce e Gabbana si chiama sales assistant, e avrei voluto avere lei quel mercoledì) la vendeuse, però, dicevo, era in un giorno di scazzo. In ogni caso, io invece volevo uno zoom per la reflex digitale, che secondo mio marito, è come comperare una katana del ‘500 per tagliare il lardo di Colonnata. Però la fotografia è il mio hobby, da quando a dieci anni, usavo la Ferrania, non reflex, che mio padre si portava dietro in montagna.  E quello, vi assicuto è un bell’allenamento per chiunque, perché in ogni caso era tutta manuale e bisognava indovinare l’esposizione, il diaframma, e la distanza per la messa a fuoco, e stare bene attenta a centrare l’inquadratura: è rimasta famosa, in famiglia, e un giorno o l’altro la passerò allo scanner, una foto, rigorosamente in bianco e nero, di mia madre in abito a fiori in piazza San Pietro ( viaggio di nozze classico), tagliata esattamente a metà, per il lungo, da un ragazzo con un enorme mazzo di fiori. Mio padre  era famoso per ghigliottinare la gente in fotografia, ma per il lungo… Dopo la Ferrania, e molte insistenze, i miei mi regalarono per Natale una Canon AT1, la mia prima reflex (che non si scorda mai, come il primo bacio), equipaggiata progressivamente con un 28mm, un 50mm, un 120mm (in montagna avevo uno zaino solo per l’armamentario) e finalmente con un 28-200, detto il cannone (tutto Canon), che ci sta ancora attaccato. Poi mio marito mi ha regalato una Canon Eos50 con un 28-80mm, molto più leggera e maneggevole. Poi, avendo comperato anche un computer più potente, mi sono fatta la prima digitale, una Minolta. Sì, ho tradito la Canon, qui, per tre ragioni: il prezzo, la compatibilità Apple, e le il fatto che le Canon di tre anni fa , quelle piccole erano troppo automatiche per i miei gusti. Sono molto affezionata alla mia Minolta DImage Z3 da 4 megapixel . E’ piccola, maneggevole, ha lo stesso menù delle mie Canon, e l’ho già sbattacchiata su e giù ben bene: nella mia galleria sono fatte con quella le foto della Valsesia; le altre invece vengono dalla mia ultima macchina, la Canon 350D, che ho comperato in un momento di follia da mediaworld perché era in offerta. Lo zoom era per lei, un Tamron 28-200.  Ho le mie foto ben ordinate, in computer e in album, di tanto in tanto me le guardo (e vedere come sono cambiate le montagne è abbastanza terrificante) Come funzionerà, lo saprò dopo Natale. Quale macchina fa le foto migliori? Ve lo lascio indovinare…A proposito, ho visto le foto di Tempesta (tempestapfx.blogspot.com) e credo anche lui abbia a che fare con la Mela…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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