Under construction

Vi dò una notizia nuovissima…nevica. Volete sapere se sono andata in montagna? La risposta è no. Sabato perché ho dovuto preparare una festicciola domestica ( e sbaraccare velocemente presepio e albero di natale…mi vergogno un po’) domenica perché dopo la festicciola venuta benissimo mi è saltato addosso qualunque germe, che stavolta la solita dose da cavallo di Actifed/Zerinol non è riuscita ad abbattere – di solito ci riesce, ma un paio di volte l’anno non c’è verso, e l’unica cura è stare a letto, che non è proprio malaccio se uno riesce ad abbattere i vari sensi di colpa (lavoro, doppio lavoro, articolo da scrivere – è sul computer grande- commissioni e pagamenti che devono essere fatti se no sono guai ecc. ecc. eccì). Così, fortificata dal successo di Apple che ha surclassato Bill – vai così Steve – magari le mie due azioni due – sono applemaniaca sino a questo punto – aumentano di valore, ho messo in cantiere una nuova page, che vedrete prossimamente.

Ah, bambino con mamma snaturata che mia hai tossito addosso all’esselunga venerdì, se ti rivedo ti dò in pasto al Yorkshire Terrier del mio vicino, disgraziato!

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Passato e presente

Come prevedevo, niente montagna, questo week end, ma tutto sommato la cosa non mi ha pesato troppo: non quando ci sono amici cari, vecchi e nuovi, con cui condividere un po’ di tempo.

Di fatto, la cosa più simile all’essere stata in montagna è stata , giovedì, la lezione inaugurale della Scuola per la Buona Politica. A Torino c’erano ben sei gradi, ossia la giornata più calda da un mese almmeno, forse più e mentre  cercavo l’ingresso del comodo ma orrido parcheggione di piazzale Valdo Fusi cercavo di ricordarmi quando era stata l’ultima volta che ero andata a Torino. e continuavano a tornarmi alla mente le Olimpiadi. E’ possibile, per carità, che siano ben due anni, in realtà quasi tre, che non metto più piede in quella che è la mia seconda città. Mi sembra strano, ma è possibilissimo, vista la piega di questi ultimi due anni. Una delle ultime volte ero andata a vedere gli allenamenti di hockey con mia madre, giusto per essere là, e senza sapere nulla dell’hockey né io né lei (era facile entrare,  intorno al palasport si poteva persino parcheggiare, ed era quasi gratis).

Bene, ho visto un po’ di vecchie facce, non tutte quelle che pensavo di vedere, Michelangelo Bovero mi ha chiamato la sua ragazza (neanche più mio marito…), sono felicissima di essermi iscritta, mi sono fatta la mia passeggiata preferita, via Bogino, via Po, piazza Castello, via Lagrange, via Cesare Battisti, via Roma, piazza San Carlo (pedonalizzata e con i lampioni colorati, bella), via Giolitti. Ho visto che gran parte dei miei ricordi è ancora lì  (il turnover con cui le cose cambiano dalle mie parti è simile solo a New York, non certo alla solidità sabauda – ma noi siamo avanti), compreso il fatto che al di là di via Roma e di qualche via centrale, è come sempre buio pesto e molto inquietante. Quel che non ricordavo è il traffico delirante dell’ora di punta: quaranta minuti solo per raggiungere la tangenziale.

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Niente pesce in barile

Niente pesce in barile: ho fatto il mio mini trasloco (qualche mobile, molti tappeti, un’iradidio di bicchieri, argenteria, cristalli, ninnoli, varie): un’eternità a impacchettare il tutto, un’eternità a spacchettare e non ho ancora finito. Niente montagna, niente fiera di St. Orso a Donnas domenica, niente fiera di St.Orso ad Aosta la prossima settimana, temo,  e ho di nuovo l’ansia.

Sabato da Fazio c’era Bonatti, e ho interrotto la cena per sentirlo un po’ (mi rifiuto di avere la tv dove mangio). E ancora mi piace, e mi piace soprattutto perchè non ha paura a dire che quello che cerca in montagna è la solitudine. Anch’io.  E mi sento fierissima di aver questo in comune con lui. (mio padre ci ha parlato diverse volte, con Bonatti, quando ero piccola e lui stava in val Ferret – lui Bonatti).

Domenica di nuovo la montagna assassina. E’ un incidente. E mi sembra strano. Ma è così la montagna assassina la domenica, e il lunedì nessuno dice più niente. Arrivederci, ragazzi ( da qualche parte poi ci si vede).

Martedì Obama (ma io tifavo per Hillary).

Oggi un delirio di commissioni.

Domani a Torino alla Scuola per la Buona Politica.

VOGLIO ANDARE IN MONTAGNA ( è uno yodel – o un mantra, vedete voi).

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Sono scappata

Sono scappata. Domenica scalpitando non poco, sono riuscita a liberarmi di tutto e sono scappata in Val Borbera. Non so se ci fossero i proverbiali due metri di neve, ma certo anche lì ne è venuta un bel po’. E se si esclude la provinciale, è ancora tutta lì. Volevo salire per il Monte Barillaro, subito dopo la casa cantoniera, e ho praticamente lasciato l’auto in mezzo alla strada. Era tardissimo, e alla fine ho camminato (racchettato?) nemmeno un’oretta. Sono scesa che era già buio orientandomi con la pila che tengo sempre in auto. La neve o la brina che fosse disegnava meravigliosi arabeschi sugli alberi, specie lungo la riva sinistra del torrente, alle Strette, e non faceva nemmeno così freddo: -1 quando qui la sera precipita a -13 (lo so lo il tempo non è equivalente al clima…ma erano anni che non faceva così freddo). C’era anche la luna. Non so che cosa mi ha preso, di fare la statale per tornare a casa. Credevo ingenuamente che a quell’ora all’outlet di Serravalle non ci fosse più il solito traffico pazzesco. Mi sbagliavo, naturalmente. Ci ho messo più di un’ora a fare trenta chilometri.

Ah, sono in fase di mezzo trasloco, e sto già sclerando: non so che cosa potrebbe capitarmi se dovessi fare un vero trasloco…In ogni caso se non mi vedete per qualche giorno, sono qui che sto impacchettando un Richard Ginori da 24 datato 1931…e poi dovrò spacchettarlo e rimetterlo a posto da capo.

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Trittico

“in questa notte di prodigi”

incresparsi d’arpe
per questa primavera di sonagli

e storie più antiche
di estenuanti miraggi
ormai sfocati

come i lampi improvvisi
e cadenzati
d’una tua caduta

e niente più cembali o tirsi
fragranti
ad incendiare le tue
notti ritmate,
ma piuttosto l’indefinito e sabbioso
girondolare verso
il portico severo

verso l’altro bordo della voce
nella tua ultima
silenziosa
stagione.

9-1-2007

“Mandrognistan”
(scortesie per gli ospiti)

questo è per quando
sosti girondolando di sole in sole

nel giorno del leone,
con lo scudo trafitto da insinuanti magie;

per quando non s’arrende al solstizio immemore
la neve perpetua dell’anima.

Questo è il transumanar
lindo e febbrile sull’orlo incenerito
d’una promessa;
quando la tua casa s’accende d’attese
enigmatiche e lievi
e dal vetro corinzio filtrano le ombre
d’una cavernosa dimenticanza.
13-1-2008

“passavolante”

sarebbe bastato con la neve caduta
questo mio rincorrerti
in un silenzioso momento di vuoto

troppo lontano dal seggiolino della giostra
che girando solleva i nostri corpi
quando non accedevo quello strano pensare
quando occorrevano rincorse spinte giochi
senza il pianto

quando volare non portava il peso dei
corridoi spenti
degli occhi chiusi
delle promesse disattese
scivolare di cielo in cielo come un albatross
sbiadito in un impetuoso novembre
ma olmento senza rete
senza la gravitas
di un’altra bugia

sarebbe bastata un’altra lacrima nascosta
dalla protezione fiorita
di un dolcissimo svanire
sarebbe bastato il ritrovare la forma di un gioco
per salutarti un’ultima volta
ancora prima dell’addio.
21-12-2008

(non sono mie, le poesie, ma di mio marito Francesco Roggeri. Un omaggio, perché, se pur sovente a denti stretti, ancora sopporta la mia passione per la montagna)

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Le solite novità…

Il nord Italia è di nuovo sotto la neve, le scuole sono chiuse per due giorni, ma anziché propinarvi la solita astronave di ET, cioè il lampione di piazzale Ambrosoli, vi offro  Vercelli, grazie al mio amico Edoardo Villata (dott. prof. Gran Storico dell’Arte, veramente – è lo specialista, in Italia, per ciò che concerne Gaudenzio Ferrari e la pittura lombarda del Seicento).

nevicata a Vercelli

nevicata a Vercelli

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Auguri, ancora

Questa volta sono auguri che rivolgo non solo a me, o a chi mi sta a cuore, anche se solo via etere, per così dire. Gli auguri vanno a Riccardo Cassin e ai suoi cento anni (benissimo portati, per usare un luogo comune). Finalmente i media ne hanno parlato in modo non sensazionalistico, come questa estate: eppure, la constatazione è, se guardiamo ai media generalisti, che o si va a fare del catastrofismo ( la montagna assassina, le valanghe killer) o si pesca nelle leggende le passato. (A proposito, io ho letto la notizia sulla carta stampata, ma non ne ho visto traccia in televisione – è perché la guardo troppo poco o perché è passata solo nei Tg regionali? o non è passata proprio?) Giustissima, questa leggenda, in ogni caso e a me personalmente cara, perchè su Cassin e la scalata al pizzo Badile verteva il primo pezzo commissionatomi da Alp anni fa.

Cassin rappresenta un modo di fare alpinismo in cui mi riconosco ( e non per età), ma perché è rigoroso e guarda la montagna a viso aperto.  E poi, gli eroi come lui non vanno mai in pensione…

Consigli di lettura : l’autobiografia Capocordata. La mia vita di alpinista per Vivalda, e il numero speciale di Alp Ritratti a lui dedicato ( e che con un edicolante in gamba si può anora reperire).

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Auguri

Auguri a me…perché non si sa mai (conosco gente che per Capodanno fa complicati rituali di protezione).

Auguri a chi mi sta intorno, umani e animali, anche qui, perchè non si sa mai.

Auguri a Elisabetta, GianMarco ed Ennio, con cui vado in montagna, meno spesso di quanto vorrei.

Auguri a Luisa, che quando riusciamo ad andare in montagna insieme è un avvenimento.

Auguri a Paola, perché con lei sono andata in montagna un sacco di volte (anche se non si ricorda mai come si fa a connettersi ad internet).

Auguri a mes chérs disparus: i miei genitori, che mi hanno portato in montagna, mia zia Ester che andava a sciare,  Davide e Mina di Courmayeur…questo percorso è orami troppo lungo.

Auguri a Franco che adesso ha l’influenza.

Auguri ad Adriana ed Edoardo, loro  sanno perché.

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Sommario

Quest’anno non mi posso lamentare, in quanto a frequentazione con la montagna. Ci sono stati anni peggiori. Certo è cominciato con una brutta influenza, ( e speriamo che non finisca allo stesso modo) e il dané mi ha costretto a qualche ripensamento della mia attività escursionistica, ma statistiche alla mano, ho fatto sei escursioni con le racchette da neve,  diciotto escursioni di una giornata (contando anche le vacanze), quattordici escursioni da mezza giornata e tre o quattro volte sono andata a correre al mare, una sola sul lago maggiore. Parrebbero poche, ma vi assicuro che per poterle fare mi sono dedicata a veri equilibrismi. E ora c’è anche il blog.

Bene, auguri a tutti, tenete bambini e animali lontani dai botti etutti voi alla larga dagli incidenti stradali ( così cominciamo su una nota di ottimismo…)

BUON ANNO

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S.Stefano all’outlet

Perché andare a S.Stefano all’outlet? Per fare una cosa risolutamente all’americana. Perché ho l’invito per l’anteprima dei saldi ( mi arriva via e-mail). Perché a Vicolungo il 26 faceva un freddo cane, ma c’era una vista sulla catena del Rosa assolutamente impareggiabile. Specie al tramonto: il Monte Rosa rosa/rosso. Non so se la marea di gente che passeggiava lo sapeva, o se ne accorgeva. E questa è la sorpresa: avrei detto che il 26, quando tutti sono lì a digerire il cappone o il capitone, quel posto, che è proprio molto all’americana e molto una cattedrale in mezzo al nulla della piana vercellese ( Serravalle almeno ha la pretesa di somigliare all’ architettura ligure), sarebbe stato deserto. E così avrei visto i miei saldi non ancora saldi in santa pace. Invece no. Il parcheggio era strapieno, i negozi anche: Think Pink era inavvicinabile, per dire, e così molti negozi di articoli sportivi, per non parlare dei bar. Da Lindt, per prendere la cioccolata o il varesino, c’era la coda fuori.  E le commesse erano persino gentili e cordiali (una giusta e doverosa segnalazione, visto che lavoravano quando tutti gli altri stavano ancora digerendo). A Serravalle, l’ultima domenica prima di Natale, ho letto sulla Stampa, c’erano diecimila persone ( forse  ho letto male, ma immaginate tutta la popolazione di Serravalle che si è spostata qualche chilometro più in là).

Però la vista sul Rosa era davvero impagabile ( anche i miei acquisti, però)

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