Via via…

Come dice la canzone di Paolo Conte sono andata via… con me. Un po’ confidando nelle meteo della val d’Aosta (quelle della Stampa erano troppo belle per essere vere). Avevo un’idea in testa, e quando, arrivata a Courmayeur, ho visto che nevicava secco, ho deciso che tanto valeva andarci lo stesso. In val Veny. Ho mollato la macchina al supermercato, quello appena prima del bivio, e mi sono trascinata nella mota sino all’imbocco della Val Veny. E due squinzie dietro, di quelle che per fare due passi sembra che si muova un carrozzone da circo. Cinguettavano e si prendevano foto reciprocamente (prendevano foto della barriera che chiudeva la strada, inutile perché dietro c’erano almeno due metri di neve ) quando come Dio ha voluto si sono tolte dai piedi, ho messo su le racchette e sono sprofondata sino alle ginocchia: soffice, polverosa e non abbastanza assestata. Non ha fatto, cioè, abbastanza freddo e infatti, benché nevicasse, il termometro segnava solo un grado sotto zero. A fare quattrocento metri sino alla cava ci ho messo quaranta minuti. Poi ho desistito, mi sono girata, mi è scivolata la fettuccia della racchetta (e vuol dire davvero che devo darmi per vinta e cambiarla?) e sono finita col culo nella neve (soffice, polverosa ecc.) Tirar su la mia carcassa spiaggiata è stato molto divertente. Però , una volta uscita sulla strada, ho preso la vecchia strada di Entrelevie, con un palmo di neve per terra, e ho macinato un po’ di strada. Poi ho fatto la spesa al supermercato, ho lasciato il solito pacco di quattrini a Goio, menomale che ci vado due volte l’anno. e sono scappata: troppi milanesi, troppa neve, troppa gente che va in montagna e non sa tenere la macchina, troppo di tutto.

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A mo’ di augurio…

“Si scioglierà la neve, incontreremo l’alba dalle dita rosa, abbracceremo il sole e canteremo quel che scoppia in petto affinché i proprio desideri siano ascoltati ed io di cuore esprimo il mio augurio per ciò che è e sarà. Ci sia un pacco prezioso pronto per essere scartato e sia il tesoro di una vita”. Questo me lo hanno mandato oggi due cari amici e io ve lo giro.

Auguri !

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Poudreuse

Alla fine, non sono andata in montagna giovedì e neppure venerdì. E se tanto mi dà tanto, non ci andrò neanche prima di Natale. (Dopo, col gatto in vacanza in corso Borsalino, non si sa – un giorno o l’altro bisognerà spiegare al mondo perché ho due case, ma non due mariti, posto che al mondo importi qualcosa, ovviamente)
Però c’è la neve, e per due giorni ha fatto un freddo tale quale a New York, che è  un posto freddissimo – non come l’altopiano di Asiago, che è sicuramente il posto più freddo d’Italia, se si esclude forse la vetta del Monte Bianco e non è detto. In compenso sembra che con infallibile sfiga si scelga per andare a teatro le sere in cui su tutto il nord Italia babbo gelo ecc. Lo scorso anno ci è successo ben due volte. Una volta ho lasciato perdere io, salvo scoprire che aveva lasciato perdere anche la compagnia, e quindi lo spettacolo è stato rinviato con sollievo di tutti a marzo. Stavolta quando alle cinque cadevano larghi fiocchi io ero sul punto di lasciar perdere, perché ormai non si riesce a vedere prosa decente in città e ormai abbiamo dovuto arrenderci all’evidenza di dover andare nel teatrino di Valenza: ma andare aValenza con la neve vuol dire la Colla, su cui c’è l’obbligo di catene o pneumatici da neve, o la salita dei Pellizzari, e l’una cosa o l’altra non sono proprio gradevoli da fare. La collina è la collina e bisogna comunque scavallare (ma di tante opere pubbliche inutili, un tunnel sotto la Colla no?). Mio marito mi detto di chiamare il teatro per vedere se c’era la navetta, che bisogna comunque prenotare dieci dicasi dieci giorni prima. Impensabile. Invece no: in uno slancio di inaspettata razionalità, “per le particolari circostanze”, il teatro ha riaperto le prenotazioni. Qualcuno si vede che ha visto lo spettro del Natale passato presente e futuro. A parte che anche un pullman si può schiantare sulla Collaü, siamo andati e venuti lisci come l’olio e lo spettacolo era magnifico (io adoro Dürrenmat).
Ciliegina sulla torta: a Valenza abbiamo visto uno spazzaneve. Nel natio Mandrognistan, invece, nada.

Anziche la solita foto dal mio balcone, ecco piazza Matteotti giusto prima di andare.

piazza Genova magica

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Camminare in città.

Speravo oggi di potervi parlare di una bella gita in montagna…
Ma stanotte è nevicato, imbiancando un poco la piana e lasciandomi perplessa. Cosa sarà successo in montagna? meno male che ieri, ultimo giorno utile, pare,  ho portato l’auto dal gommista per montare le gomme da neve e poi mi sono fatta una lunga camminata sino a casa ( e avanti e indietro sono cinque chilometri buoni)
Il mio gommista sta a’ riva Tani, in via Righi, e così sono passata da via Righi, via Lumelli, piazzetta Bini, di fronte a case vecchie e cortili antichi e attività per lo più chiuse Mac Döner, tappezziere, ferramenta, la panetteria Sandroni, quella “storica”, via Alessandro III, dove ci sono negozi in chiusura, altri già belli e chiusi e altri di cui non ho mai sentito parlare. E poi il corso, in cui non passo ormai più…
Chissà quando anche in Alessandria c’erano le ciminiere… è il titolo di un libro cercatelo su www.isral.it. Non ci sono più, ma non c’è più neanche il lavoro.

prima neva sul parcheggio

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Povero Camillo

povero Camillo

Il signore stortignaccolo nella foto è Cavour, che nel monumento che gli hanno fatto a Vercelli sembra più basso e sproporzionato ancora ( e potrebbero pure averlo fatto apposta). Cento cinquanta anni di unità italiana e non solo non ci sono ancora gli italiani, ma pure quelli che l’hanno fatta non dovevano essere così convinti, visto quello che hanno fatto al padre della patria.
Camminare a Vercelli può essere anche deprimente, o raffreddante, anche, ma non così buio come da noi (anche se S. Andrea, che comunque è un capolavoro, potrebbero illuminarla meglio…) e pur essendo bassa piana, fa meno freddo che nel natio Mandrognistan.

Se volete altro : http://www.vercellink.com/vercelli/turismo-sport-001.php

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Questo è il centesimo post…

Stasera, mentre parcheggiavo, il conduttore di Condor, credo (mi pareva che la voce fosse quella di Luca Sofri) stava dicendo che OLD MAN di Neal Young era una canzone capolavoro di un disco capolavoro.  Cos’ una volta in casa, ho preso il cd di Harvest, l’ho messo nel lettore cd a volume Ibiza, tanto ormai non ho più vicini, e ho cantato a squarciagola per quattro minuti ( e di quella canzone ce ne vorrebbero altri venti) (lo so fa molto facebook, ma mica posso perdere la faccia davanti ai miei alunni…)

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Prima della neve

In ogni caso, la neve ancora non c’è.  O almeno non c’era ancora lo scorso week end (adesso, con la nuova perturbazione qualcosa dovrebbe essere cambiato…). Neve nemmeno l’ombra, pozze ghiacciate molte, foliage giallo rosso un po’ ovunque. Il livello della neve è in effette verso i duemila metri. E io sono tornata al col di Joux,  pensando che forse Francesco ha ragione quando dice che è un brutto posto. In realtà non sarei così radicale. La valle è molto bella, o almeno piacevole, con il sole e d’estate; è piacevolissima con la neve (persino gaia la foresta di Extrepiéraz), ma adesso è assolutamente triste e scura: per la cappa di foglie che d’estate sono piacevole frescura e adesso umidità, per il fatto che è proprio la parte in ombra della valle. Però ho fatto un altro pezzo del sentiero del Ru Cortot (o Courtaud), e ora mi manca solo un piccolo tratto tra Extrepiraz e Antagnod, anche se non so se quella parte di sentiero è già stata recuperata (grazie ai soliti fondi europei)

Brusson era deserto ( e altrettanto buio), a differenza del nostro natio Mandrognistan rumoroso: e giustamente, il natale arriva a Natale

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Al mare (quello vero)

Venerdì il tempo era così deprimente che sono scappata, letteralmente. ho preso la macchina senza dir niente a nessuno e me ne sono andata ad Arenzano. C’erano 18 gradi… la gente seduta sulla passeggiata a mare, giovani che correvano andavano in bici, o semplicemente se ne stavano a leggere il giornale seduti sulle panchine. tutti non solo i vecchietti (perchè si sa Arenzano è la nostra Florida). Mi sono fatta tutto il tragitto della passeggiata a mare leggendo le poesie di un writer particolarmente fantasioso – perchè la passeggiata, verso Cogoleto, segue il tracciato della vecchia ferrovia che adesso passa più a monte, gallerie comprese (adesso che la mia spina ossea è al sicuro riparata da apposita soletta vado come un treno…).

In ogni caso mi è passata la depressione da Novembre (bisogna dire che il tempo più di m.. ce lo abbiamo proprio solo noi)

La passeggiata a mare al tramonto

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Prescritto dal dottore

Certe cose dovrebbero essere prescritte dal dottore…Non sono particolarmente amamnte dei vini novelli, ma ho visto in una vetrina un novello di Teroldego Coste della Luna e ho deciso  di fare una prova. Una meraviglia… fruttato, vellutato, con un retrogusto di fragola, ha reso un capolavoro anche il bob roll con i funghi. Alla faccia del dietologo. Dopo si può andare al lavoro in pace

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Ma l’Everest ha il copyright?

Benché, come diceva qualcuno, non si dovrebbe pretendere troppo dalla fine del mondo, ho visto 2012 di Emmerich rischiando di addormentarmi. Tuttavia  e lo so che è una delle mie fisime perché -dico- perché se la neo arca non di Noè deve schiantarsi contro la parete nord dell’ Everest, quel che si vede non è la parete nord dell’ Everest ma una una montagna bianca che non ha nulla di riconoscibile ( e la nord dell’Everest è riconoscibile)? scaricare una foto da internet e passarci sopra autocad? o qualche programma simile se usate mac vivaddio? O i cinesi ci hanno messo su il copyright? (maledetti cinesi…)

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