Oh e non più oh

Leggevo oggi sulla newsletter di Planetmountain.com che il presunto primato della coreana Miss Oh (la prima donna eccetera) è stato messo in discussione dal suo stesso club alpino (per spiegarla in parole povere). Quindi non più la coreana ma la basca …boh? ma ha senso? Comportarsi da uomo, voglio dire.
A proposito… c’è chi torna e chi riparte (noi…) e chissà che non vi faccia una sorpresa…

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il postone del nipotone

Io non ero mai stata in Lombardia prima d’ora, ma quello che ho visto delle Alpi Lombardi (le Orobie, le Grigne,) mi è anche piaciuto. Il posto più dimesso, paradossalmente è proprio Aprica, dove ci sono molte brutti casermoni che fanno tanto boom delle seconde case degli anni ’60. Il nostro bed &breakfast, il villino Brioschi, è probabilmente uno dei pochi edifici antichi rimasti, con la parrocchiale ed alcune case in pietra sulla via principale. E giovedì pioveva, quest’anno è decisamente una maledizione, così anziché farci una passeggiata nei boschi (la padrona ci aveva suggerito, sino ad un bacino artificiale, ma con il tempo che c’era non era proprio il caso)
Cosa avevamo fatto noi? Shopping (anche in quell’occasione – aggiungo) di bresaola e bitto e taleggio e vino della Valtellina (per il compleanno di mia cognata) e poi ce n’eravamo andati, meravigliandoci ai centri commerciali enormi con Davide Van de Sfroos su tutti i maxischermi (e io lo adoro, Davide, da quando potevi sentirlo solo sulla Radio Svizzera) e sull’intasamento anche feriale della statale della Valtellina, con le nuvole quasi sui tetti dei centri commerciali. E poi siamo andati sul lago di Como, sperando di incontrare lui la Eli e io George e invece abbiamo soltanto mangiato un gelato vistalago e grazie a Dio non pioveva più.

(Ho letto qualcuno dei post vecchi e mi sento piccola piccola, ma ribadisco, questa estate è stata una sana estate di merda, e la faccenda dell’autocoscienza matrimoniale non è ancora finita…)

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medico felino

Anche la gattoterapia ha fallito. E io sono ancora qui con la tosse. Sapere che mezzo festival di Salisburgo ( pure Bayreuth) ha avuto lo stesso problema non è che mi consoli più di tanto.
Però… Cosa ho imparato in queste sudate vacanze? Che forse è meglio che la smetta di far partecipare mio marito (per lo meno finirei per litigare dopo e non durante…)
Che, ma lo sapevo già, in Tirolo c’è gente molto più cordiale che da noi: Norbert, il proprietario del ristorante dove andiamo sempre, era pronto a tirar fuori il termomentro – A proposito, il ristorante si chiama Fischerhëusl, si trova in uno splendido cortile dietro al Dom, in Herrengasse e il Tagesmenu di mezzogiorno è buono e conveniente se siete in budget (mangiate con dieci euro circa).Norbert (e Andi e Mario) parlano benissimo inglese e se la cavano anche con l’italiano ( te lo dovevo Norbert) A Innsbruck qualunque commesso di negozio grande o piccolo parla almeno un po’ di inglese. Con i giovani non c’è problema. Per le signorine, il Thai Li Ba, che è il ristorante tailandese sotto alla Rathaus Galerie, ci sono i camerieri migliori della città (specie la sera, quando c’è quello alto, biondo, bello e con le braccia tutte tatuate, che è un figo, lo sa e agisce di conseguenza (tanto mio marito non verrà mai a saperlo…). E fra l’altro si mangia benissimo (anche qui business lunch a mezzogiorno e si mangia con dieci euro) – da non confondere con quello sul Markt graben che ha lo stesso nome, ma l’odore di fritto lo sentite, nelle belle giornate, sin quasi all’ufficio turistico, che è parecchio più in là.
Delle altre bellezze del Tirolo, cioè camminare – ma pioveva e allora che si fa? : mangiare e fare shopping ( e anche sesso, sempre secondo Norbert, che si è appena sposato)- la prossima volta

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stuck in Innsbruck

Allora sono riuscita a bipassare i controlli del computer della libreria di museumstrasse, da cui ufficialmente si potrebbero fare solo ricerche, ma siccome le si possono condividere su twitter facebook e google, magia dei social network, sono riuscita a raggiungere la mia posta e forse a mandare tutto ciò al blog. Ora , breve riassunto di quello che  accadde (tastiera tedesca: ci sono le dierei ma non gli accenti):

mercoledi da Vipiteno pioggia: devastante seduta di autocoscienza matrimoniale e ho creduto che il mio matrimonio finisse qui in Austria.
giovedi pure (umore di mio marito leggermente migliore, ma continua ad accusarmi di aver mentito sulle previsioni del tempo, che per altro erano molto più ottimistiche)
venerdi in Germania alla Basilica in der Wies, sotto la pioggia
sabato in Germania a Neuschwenstein – come a Disneyland – questo solo vale una dozzina di post per dopo
domenica sole e vento al lago di Achensee – mio marito si prende il raffreddore
lunedi in non luoghi locali (due centri commerciali)
ieri a Merano e in val Passiria – stesso tempo di qui, ma un filo piu di sole
oggi stesso tempo  e ho io il raffreddore e siccome sono quella che guida sara grigia.
Escursionni una e mezza, pioggia un casino, matrimonio pericolante, linea anche piu pericolante.
Hasta luego

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La zia di Carlo

Bernina Pass

Non credevo che andare in giro con mio nipote fosse così divertente…certo che appena mi farà i 18 scapperà a gambe levate (come ovvio). Adesso che siamo tornati (ieri) posso dire che ho contrabbandato con successo mio nipote in Svizzera, nonostante la sua carta d’identità non sia valida per l’espatrio (i genitori avrebbero dovuto mettersi d’accordo, ma non si parlano da anni, meglio lasciar perdere). Alla frontiera di Tirano ci hanno smontato la macchina (e giuro che il poliziotto svizzero parlava come il gendarme Huber di Aldo Giovanni e Giacomo), controllato i documenti, e lasciati andare con un sorriso. Ripartiti, Carlo mi ha detto” ma è cieco?”, riferendosi al timbro. Non ho potuto allargare le braccia perché mi servivano tutte e due. Si vede che cercavano qualcosa in particolare – fermavano solo auto blu e una volta visto che la foto corrispondeva alla faccia non sono andati più in là. Comunque la strada del Bernina ha messo a dura prova i freni della mia megane e poi i nostri garretti, ma ne valeva la pena. Purtroppo a Pontresina ci siamo solo passati. Ma Poschiavo è bellissima, a Tirano c’è una basilica curiosa e tanto tanto barocca (la Madonna è comparsa anche lì ) e il tempo è stato dalla nostra parte. Ci siamo fermati ai laghi, e abbiamo fatto il giro del Lago Lej passando sullo spartiacque dei due laghi più piccoli. C’erano le mucche – la Svizzera senza mucche è come Berlusconi senza escort. Abbiamo finito mangiando la fonduta a Poschiavo (mio nipote mangia come un carrettiere). Il trenino del Bernina, che passa con la frequenza di un tram vale la pena anche solo da guardare (non ho idea dei prezzi, ma la Svizzera è diventata decisamente meno cara che in passato – gli svizzeri sono simpatici !

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ancora in viaggio

Io e il mio nipotone siamo ancora in giro. Dopo il mordi e fuggi della scorsa settimana (con la pioggia del giovedì di cui non ho ancora parlato), domani ce ne andiamo a vedere il pizzo Bernina ( e ci aspetta ancora la pioggia, pare, ma speriamo di no) Perché io della Lombardia, montanamente parlando, conosco solo il Pizzo badile – ho anche scritto una cosa, nei begli anni in cui lavoravo per Alp. Bisogna tirarsela di tanto in tanto, come certe vecchie rockstar che piacciono a mio marito…
Spero di avere ancora un computer – sembra che io vada in giro sull’Himalaya, ma da mio marito non ho internet e così, città o campagna, ciccia. Se vi sembro demente, o mie care lettrici, pensate che è la menopausa e preparatevi. (cari cugini, vi ho barattato con il nipotone, ma pensate che mi serve un bastone per la vecchiaia)

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Dunque

Allora, sono in ritardo, che pare essere una caratteristica della mia vita. In realtà, una settimana è passata in caldo e menate varie (tasse, matrimonio che non va tanto, comperare un letto per farlo andare meglio – a raccontarvi la storia del mio matrimonio ci vorrebbe la penna di Manzoni, di certo di qualcuno con la psicologia più bravo/a di me, per cui lascio perdere – inquilino che non paga le spese di condominio eccetera) Insomma, una settimana e tutto quello che sono riuscita a fare, è stata una camminata sopra Masone, domenica, prima di correre a Calamandrana al Festival Teatro e colline a vedere Elio Germano (lo so ci sono delle volte che faccio chilometrate da commesso viaggiatore, per questo ogni cinque anni devo cambiare la macchina, di solito ai 100000,150000 km). Era una giornata splendida, ventosa calda e non afosa, al punto che sono andata un bel pezzo su per l’itinerario del passo della Frua. Dal casello, si gira subito per Masone Paese, dopo la rotonda al ponticello si segue la strada sotto al parco del castello che passa sotto l’autostrada e si inerpica sino ai resti di un molino, dove se si è fortunati si può parcheggiare. Il sentiero è tutto nel parco naturale del Monte Beigua, in un bel bosco fresco. La soddisfazione maggiore, una volta arrivati in cima, è ricongiungersi con l’Alta Via dei Monti Liguri, e affacciarsi sul mare dai monti. Dalla strada del passo del Faiallo, dopo il passo del Turchino, ma sulla provinciale, ogni piazzola è buona per parcheggiare, infilarsi sul sentiero che va in saliscendo e godersi il panorama (e il sole, e il vento, specie in inverno).
Domani vado in Francia con mio nipote, che in montagna non viene mai, e questo vi avviso, provocherà catastrofi galattiche (della serie, la fine del mondo mi fa un baffo. A proposito di fine del mondo, per dirvi come vanno le cose nel mio nativo Mandrognistan, a settembre cominceranno i lavori per ricostruire il ponte più importante della città – quello vecchio, ottocentesco, è stato abbattuto ufficialmente causa alluvione -Il sindaco ha detto che i lavori finiranno TASSATIVAMENTE il 31 dicembre 2012, questo sì che vuol dire aver fiducia nel futuro…)

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se è giovedì…

In realtà è giovedì, perché mercoledì avevo dimenticato, cioè rimosso, il dentista, l’uomo che ultimamente vedo più spesso. Ma all’Alpe Devero ci sono andata lo stesso ieri, armata di antiinfiammatori, sali minerali, antibiotici e una vera farmacia. L’intenzione di quest’anno, che coincide con il mio …compleanno è di scegliere, almeno sulle Alpi Occidentali, luoghi il più possibile nuovi. All’Alpe Devero, di cui avevo letto su vari siti e riviste, volevo andarci da gennaio, con le racchette da neve, ma a Goglio la strada mi era sembrata troppo ghiacciata persino per i miei quattro pneumatici da neve. E dopo aver attraversato le due gallerie a vivo e con un fondo bello sterrato prima di arrivare al parcheggio dell’Alpe (che si paga tre euro al giorno, e hanno ragione) sono stata contenta del giro sulle frazioni di Goglio che ho fatto quest’inverno. Quella è stata una giornata splendida, questa, a conti fatti, non tanto.
Prima di tutto, c’era troppa gente. Non che sia sbagliato, per anni ho camminato da sola in mezzo al nulla anche su itinerari in teoria battuti come il Giro del monte Bianco e a volte avevo l’impressione di essere l’unico sopravvissuto ad una catastrofe nucleare, però non avendo purtroppo figli nei confronti dei ragazzini vocianti oscillo tra due atteggiamenti contrapposti o struggente nostalgia o deciso fastidio. Giovedì era deciso fastidio. In più il tempo sulla piana era decissamente basso, come un accenno di temporale imminente (da calore) che poi non c’è stato; però ha rovinato in parte la giornata perché non mi sono azzardata a fare un giro troppo lungo. Dal parcheggio ho preso la pista bassa, sono risalita tranquillissimamente sino a Crampiolo e da lì alla diga, e ho costeggiato per un po’ l’invaso. Non si potrebbe nemmeno definire un’escursione, ma sapendo che giù il calore era rovente, va benissimo così. Al ritorno i pupi di varie età stavano salendo sul pulmino e mi sono ricordata di quando avevo l’età degli educatori – accompagnatori – boyscout e facevo le stesse cose…come ho potuto (farle allora? mah…forse avrei fatto meglio a non far troppo la brava ragazza). Ho trovato l’auto circondata da un gruppetto di pecore. Non si sono fatte accarezzare e non ho capito che ci facevano nel parcheggio. Dovrò dare all’Alpe Devero una seconda possibilità.

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Neve

Simplon Pass

Dato che viviamo nella città più calda del Piemonte e d’Italia (e Palermo? ), tanto vale cercar un po’ di refrigerio. Veduta dal passo del Sempione verso ovest. Non ho la cartina sotto mano così non ho idea. Era metà maggio e c’era ancora un sacco di neve , specie al passo. Adesso, sarà tutto un rododendro. Nel pezzo di Alpenweg che ho fatto, me lo sto facendo pezzetto per pezzetto, ogni volta un po’, c’erano tantissimi cespugli.  Vederli ora sarà una meraviglia. C’erano anche taglialegna che sentivano canzoncine tanto simili a quelle tirolesi che per un momento ho pensato di aver sbagliato confine. Però c’era il sole: da allora, non sono riuscita ad andare in montagna senza prendermi dell’acqua (anche giovedì, mannaggia, sono bianca come un formaggino)

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E’ fatta

E’ fatta, e domani mi premiano, al concorso le storie del Novecento. Terzo posto, quest’anno è l’anno dei terzi posti. Però… una grande soddisfazione… Il racconto si intitola La partenza e per leggerlo dovrete aspettare il prossimo anno, quando uscirà l’antologia.

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