Pioggia pioggia pussa via

La pioggia è molto molto deprimente, e l’umore di mio marito anche più deprimente. In effetti anche il mio umore non è proprio ai massimi termini, il lavoro non mi aiuta e sto pregustando quando potrò finalmente andrò in montagna (la prossima settimana, se quei segaioli dei miei alunni si decidono a fare l’assemblea d’istituto – hanno cambiato data tre volte in due giorni). D’altro canto ho scoperto che la mia liquidazione sarà decurtata, la mia pensione è in via di scomparsa…ed è pure lunedì (un lunedì strano, ho pranzato senza il marito pensando di fare molte cose, ma in realtà non sono riuscita a fare nulla…)

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Val Formazza

Quindici giorni già, e non posso nemmeno dire che il tempo vola… Sono andata alle cascate del Toce perché era uno dei luoghi della mia lista, e devo dire che quest’anno sono riuscita a fare molto ma molto di più di quel che in altri anni avevo fatto. Com’era, lo vedete dalle foto del cellulare, perché ho portato la mia analogica Canon più nuova (avevo ancora un rullino estivo da finire)- a proposito, sono riuscita a trovare la pila per la AT1, il cannone, un vero sollievo.

 

La piana del Toce

La piana del Toce, e non scherzavo

 

Una giornata magnifica, e tempo tiepido (5°), considerato che c’erano almeno trenta centimetri di neve ben assestata per terra. Aver avuto le racchette, sarebbe stato perfetto. Alle cascate c’era una buona portata (merito anche della neve per terra), dei gitanti di città (infreddoliti) e dopo un po’ solo io a godermi la piana, il tramonto e la neve. Unico neo: il cellulare non prende (smette alle cascate, per me è è un sollievo, ma mio marito mi ha chiamato invano tre volte in mezz’ora); altri due nei: le cascate si fotografano dall’alto e non dal basso, perché la galleria impedisce la vista, a meno di non mollare la macchina da qualche parte e prendere il sentiero che risale il fianco delle cascate – già ben ben pieno di neve e la strada per arrivare sin lì è lunghissima – e non diversa da quella dell’Alpe Devero, appena un po’ migliore. In compenso le terme di Premia sembrano promettenti e poi c’è il solito Bettelmat.

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C’è del buono nel litigare:il dopo liti

C’è del buono nel litigare:il dopo litigio, per esempio. I pantaloni Cerruti non si sono trovati comunque – lo chiederò a Chi l’ha visto

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Tredici giorni?

Già il 13 di novembre e neanche un post…Ok, ho avuto un sacco da fare, e per la prima volta in vita mia, più o meno non riesco più a scrivere. E neanche ad andare in montagna. Ci sono riuscita sabato scorso, a fare un giro in val Formazza, e c’erano trenta centimetri di neve buona in terra. Sarà un inverno freddo freddo… e non avevo neanche le racchette.

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mitico

Il tempo è poco, ma giusto per farmi un po’ di pubblicità, ho partecipato ad un concorso della rivista ALP, con un racconto di montagna, e ho vinto… il nono premio (un libro, che è sempre una bella soddisfazione…). E poi lo pubblicheranno, il racconto, per cui… state in campana (sempre che ALP sopravviva qualche altro numero)

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Adesso…tutti a nanna: mammina, babbino

Adesso…tutti a nanna: mammina, babbino, piccina con coda

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Meugliano triste

Sono andata a vedere il foliage. In realtà avevo un pezzo di pomeriggio e come spesso mi capita in questi casi non sapevo cosa fare. Più o meno questa estate ormai passata avevo pensato di non ripetere cose già fatte, perché la vita è una sola e il mondo vasto e bellissimo, almeno così mi ripeto perché oggettivamente non c’è molto da stare allegri in questo periodo. Ma quando il tempo è poco finisce che mi paralizzo per l’incertezza e vado in qualche solito posto. E Meugliano non ha mai fallito ne tirarmi su il morale. invece. Il cielo era bello, limpido come accade in autunno. Le foglie stavano virando in giallo, l’acqua era limpida, c’erano castagne e funghi meravigliosi e velenosissimi, pescatori, oche e un gattino tale quale a Babette. Stavano lavorando a rifare la passeggiata lungo il lago, va bene ma il mio umore non è migliorato. Sono tornata a casa triste come prima, anche più triste. E’ triste la mia vita.

vista sulla valchiusella dal crinale di meugliano

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Veleno

Impossibile andare in giro, colpa di questo mondo crudele, e altro, in particolare, dopo aver partecipato come blogger a tre uomini in barca di radio popolare (www.barca.radiopopolare.it), una doverosa riflessione sul fatto che in questo periodo, parlare di montagna, come di ogni altra passione, sembra pleonastico, se non peggio. Non so. Urge riflessione.
Oggi sono andata al lago di Meugliano a vedere il foliage, ed è stato un gran risultato, perché per altre due settimane o forse più, niente.
(La prossima settimana devo andar via per lavoro, dopo ci sono i morti ecc.) Intanto chi sapete voi sta facendo il taco nel letto nuovo, e anche questo è un suggerimento.

amanita velenosissima

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Perversioni

Come dicevo, sono andata a prendermi dell’acqua sul Lago Maggiore, sulle colline sopra Arona, tra Dagnente e le sue frazioni. In una giornata umida dove l’autunno sembrava vicinissimo. Lo so ciascuni ha le sue perversioni e una delle mie è camminare sotto la pioggia. Vistalago è anche meglio, nelle mezze stagioni, quando la tristezza già ti prende di suo, sempre meglio. Come dicevo, è una perversione. La gita era quella descritta sul quotidiano sabaudo, ma il monumento a Felice Cavallotti non l’ho trovato. Neanche la tomba di Mike, ma in fin dei conti chissenefrega.

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Prima di essere risucchiata nella triste realtà della scuola, ritorniamo ad un piovoso pomeriggio di metà agosto (certo che se domani piovesse un po’ non sarebbe male), quando presi da varia disperazione siamo patiti per la Baviera, che da Innsbruck è veramente un tiro di schioppo, armati di navigatore per andare a Neuschwanstein. Allora, il navigatore non lo porta (non lo sapevo, ma il comune è quello di Hohenschwangau), così andiamo a Füssen, e mi fa fare una strada abbastanza singolare (al ritorno, semplicemente seguendo il buonsenso, ci abbiamo messo di meno). Anche lì…ok, devo smettere di usare il navigatore. Füssen non è male, ma niente rispetto ad altri posti della Baviera come Lindau, sul lago di Costanza, che è meravigliosa. In ogni caso abbiamo fatto un giro per il centro (che è pedonale), perché era l’ora di pranzo – siamo gente di mezza età, non è che ci svegliamo all’alba – e abbiamo pranzato. Chissà per quale ragione, visto che c’era gente ma non una folla strabocchevole, in tre ristoranti volevano farci mangiare fuori. E non faceva poi così caldo. L’unico posto che non ci ha fatto problemi era un ristorante dal nome italiano, ma i proprietari secondo me erano armeni, turchi, greci, tutto, ma non italiani. Si mangiava decentemente, però. La folla vera era ai castelli, che sono in effetti uno di fronte all’altro, Hohenschwangau più in basso, ma ha una vista sul lago molto migliore, e Neuschwanstein, più in alto nella foresta (in realtà siamo stati li lì per lasciar perdere tutto per andare al mercatino dell’artigianato giù in paese). Dal parcheggio più in alto, secondo il parcheggiatore ci voleva una mezz’oretta a salire. I cartelli su dicevano 40 minuti a scendere e noi ci abbiamo messo un’ora di buon passo (ma a salire abbiamo preso il bus navetta). Dalla fermata al castello c’è un buon quarto d’ora di strada, oppure si può salire al ponte panoramico. La folla, devo dire, si è divisa equamente, nel senso che c’era una montagna di gente in entrambi i posti, e di tutte le nazionalità, con una netta prevalenza di italiani e giapponesi, e questa, devo dire, è stata una delle volte in cui ho cercato di non sembrare italiana (Vienna è stata l’altra), perché non puoi fare una visita individuale, ma solo le visite guidate e non si può fotografare. Se Hohenschwangau è un onesto castello ottocentesco, Neuschwanstein è veramente il castello della Bella Addormentata e forse Ludwig, che era un omosessuale pieno di sensi di colpa, pensava di essere la Bella Addormentata. Se fuori è già vagamente camp, dentro basta fermarsi alla grotta di Lohengrin… Però a me i bavaresi continuano a stare simpatici: chiunque in grado di accettare senza batter ciglio dei castelli così, senza contare Bayreuth deve avere un senso della vita molto alto ( e un senso del ridicolo molto basso, anche).
Siamo a settembre, sono già andata una volta a prendermi l’acqua sul lago Maggiore, ma questo un’altra volta

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