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Prati di Cervarolo, Valsesia. La Valsesia è l’ultimo posto dove sono stata “prima”. Ovvio che ci sia tornata

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Dal bel mezzo di un gelido inverno ad una luminosa primavera (qui nel Mandrognistan) – con tante scuse

Al Grande Bardo di Stratford on Avon, le scuse, ovvio. In realtà volevo parlare di tutt’ altro ma poi la reunion dei Peggio Punk ha finito per dominare i miei pensieri e anche la mia serata.
Reunion, che poi non vuol dire che abbiano smesso di parlarsi. Il cantante, per dire, lo vedo sempre dal Robbo. E dire che era il più dubbioso di tutti, mi dicono. Sarà, ma sabato era in tiro pazzesco. Bel concerto. Per cominciare subito dalle cose serie. Hanno suonato bene e c’è chi dice anche meglio rispetto ai tempi migliori. In ogni caso, il punk non è morto. Creste di ogni colore se ne vedevano, per lo più in testa a giovanissimi. I “vecchi” erano ormai venuti parzialmente a patti con il mondo. Nel senso che si può essere punk “dentro”. C’era persino un pullman di gente di Udine, già ubriachi come alpini. Però non mi sentivo particolarmente a disagio, anzi, anche se la loro presenza e quella di un mio ex alunno non meno “carico” ha fatto letteralmente scappare Alberto Ballerino del Piccolo. Quindi, addio, establishment, preferisco un sabato sera in un centro sociale alle cene del Rotary. E poi non voglio parlare di Dalla, né del suo coming out passato o postumo: ha scritto canzoni carine e anche molto belle, ma non trasformiamolo in Beethoven (e neanche in Miles Davies, và!)

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Paura dei 50 (2)

Il nostro preside non lo sa, ma ha creato un mostro. Ha fatto il corso obbligatorio sulla sicurezza e adesso mi sta facendo una testa così. Chiudi il gas, sposta il phon, metti via i coltelli, attenta alla presa, chiudi tutti gli armadietti…
Ieri mi ha fatto una testa così perché aveva caldo, d’altra parte bisognerà pure che qualcuno in famiglia abbia le benedette caldane, visto che io non le ho.
Oggi ho tirato fuori le fettine di lonza e apriti cielo. Venerdì scorso ho fatto un polpettone e apriti cielo . E questo cos’è.Un porridge? A Wuppertal lo usano come fertilizzante perché uccide anche i tafani, li stende con le zampine in avanti. I servizi segreti israeliani lo usano come siero della verità( mangia il polpettone… No no il polpettone no , pietà dirò tutto) cose così. Domenica che era il mio compleanno e io ho fatto le lasagne al forno che erano buonissime però lui preferisce gli agnolotti che sono più piemontesi. E notare che era il mio cavolo di compleanno. E mai che faccia una millefoglie con la crema, perché il semifreddo al cioccolato era appunto al cioccolato ( e va bene, era buono ma pesantissimo) e i fagiolini…d’accordo, non c’è molto da fare per rendere i fagiolini più commestibili…poi ha mangiato le bistecche di lonza impanate, senza capire che lo erano. Però che fatica…che stanchezza dover discutere tutte le volte…

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Mai dire mai…..

Ok, mi pare di aver detto che lo Stream era finito… Mi sbagliavo, sto aspettando l’ idraulico, il mitico signor S. dal parrucchino scomposto, colui che non ha mai visto una ricevuta fiscale nemmeno in fotografia, perché nel momento in cui ho deciso di lavarmi i capelli ho provocato una cascata d’acqua sotto il lavello in piazza genova. Non è ancora finita. E francamente ho così voglia di andare in montagna che solo la micia riesce a calmarmi. Decisamente non sono un tipo casalingo.

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La fine della storia

Chi mi segue su fb già come è andata a finire. Per gli altri: il mio (ex) veterinario ha più o meno preso una cantonata. La micia è stata operata d’ urgenza mercoledì e si è ripresa benissimo. Ha una cernierina di punti sulla panchina rasata, e non li lecca nemmeno. Siamo persino riusciti a darle gli antibiotici per tre giorni di fila: ora ha per così dire mangiato la foglia e il cibo con pastiglia è ancora lì. Vedremo. È venuto il caldaista – non lo stesso giorno fortunatamente – e ha cambiato la caldaia. Evviva. Se questo vuol dire che il giro di sfiga è finalmente finito ( oddio, veramente ci sarebbero alcuni problemi minori, ma non si può andar troppo per il sottile)…

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Stream of sfiga (con tante scuse)

Ecco forse non tanto andare a Lourdes, in questo la mia alunna Agnese ha ragione, perché insegno – tra un po’ mi toccherà dire insegnavo – filosofia, ma la tentazione di vedere in tutto ciò che succede un unico Stream, appunto, è forte. Al punto che ho creato una nuova categoria. Questa è la ragione per cui, dopo un periodo di post più o meno regolari, c’è stato uno stop. Come saprete lo scorso week end abbiamo avuto la tormenta, il blizzard, i ghiaccioli sui balconi, il giasòn come si diceva qui. Io avevo già parlato con il caldaista e avevo lasciato acceso la caldaia anche la notte in corso Borsalino….non è bastato. E mentre io arrancavo alle otto del mattino verso l’ ospedale con meno quattordici per fare la fisioterapia (commento medio degli amici: che culo!!) i miei tubi si congelavano felicemente, e mercoledì con il “rialzo” della temperatura a zero gradi, esplodevano. Il mio vicino del piano di sotto, che sia detto senza offesa, è un pezzo di merda, voleva buttar giù la porta. Mentre io mi facevo stiracchiare la spalla, mio marito veniva svegliato nell’ ora mattutina più dolce, quella in cui è così bello sonnecchiare, mandava di corsa mia cognata a chiudere l’ acqua e a trattare con gli astanti (che volesse buttar giù la porta me lo ha detto la vicepreside, perché hanno chiamato pure scuola). Nel pomeriggio è venuto il caldaista, che probabilmente si sta sfregando le mani per tutto il lavoro che ha e la diagnosi è stata infausta: la paziente è deceduta, d’ altro canto non era stata costruita per resistere a quelle temperature. E va bene, dopo i denti, altre lacrime e sangue. Andando avanti e indietro, ho capito che cosa significa vivere al freddo. Questa settimana però le cose dovrebbero aggiustarsi.
Nel week end è stato poco bene mio marito e questa è una catastrofe, considerato che gli uomini o minimizzano o credono di morire al primo starnuto e mio marito appartiene alla seconda categoria, difatti mi accusa di essere insensibile e fredda…In ogni caso siamo usciti domenica, come avevamo programmato, perché nella notte non ero rimasta vedova, dopo tutto, e lunedì è stato a casa dal lavoro.
La gatta è stata male. Ho scoperto che aveva avuto delle perdite non specificate, che però avevano sporcato il suo giaciglio e di converso il nostro letto e così alle nove uscita felice dall’ ospedale ho chiamato il nostro veterinario, che è stato possibilista, ma non incoraggiante: per sintetizzare, dovremo farla operare.
Ora mi aspetto che il veterinario e il caldaista mi telefonino allo stesso momento e sono a posto.
Meno male che non lavoro. Ah la spalla ha i suoi giorni buoni e i suoi giorni meno buoni. Oggi era un giorno buono, ma è meglio non dirlo troppo forte.

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Sotto la neve

https://www.evernote.com/shard/s125/sh/dfbcb65b-8f4f-4163-ad56-5848872788e1/b77c0ba8527486d8425beb983f429554

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I primi della lista

Certo che a sfidare una temperatura di – 17 per andare al Macallé vuol dire aver molta passione . Eppure c’era la sala piena. Quattro a zero per noi, sindaco Alemanno. Che pure, l’ultima volta che qui si è visto un freddo del genere era l’ inverno dell’ 84/85 e io che ero arrivata in facoltà dopo un viaggio da tregenda del tutto simile a quelli di cui si è letto nei giornali avevo scoperto che il mio relatore non si era mosso da Chivasso. Mi aveva pure telefonato per dirmelo ma io alle otto ero bell’ e partita.

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Farsene una ragione

Oggi ho deciso che dovrò farmene una ragione: quando ne sarò fuori, almeno in teoria, ci saranno le viole nei giardini. Strano ma vero, questo è il primo anno da molti in cui non avrò le racchette ai piedi. Sono andata in montagna sempre, persino un mese dopo la morte di mia madre, per affondare il dolore nella neve (ho ancora gli schizzi di quel pomeriggio a Chamonix). Invece no. Sto accettando la mia forzata immobilità. In effetti non ho ancora spinto i miei muscoli al di là della soglia del dolore. Sono diventata più saggia, o solo semplicemente più vecchia? O più realistica, semplicemente? Le tre cose, probabilmente: più saggia, perché cerco di valutare onestamente le mie forze, che non sono molte, e questo perché sono oggettivamente più vecchia e ci metto molto più tempo a recuperare, fisicamente e mentalmente. Perché, impegnata come sono sono stata nell’ ordinario e nello straordinario, il mio stress post traumatico si è manifestato nell’apatia. Certo meno dieci e i candelotti alle finestre non aiutano a uscire di casa. Però è vero, niente ansia, niente affanno da mancanza d’aria fresca… Mi starò trasformando in un gatto, visto che la mia dorme praticamente tre quarti della giornata…

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Candelotti

I candelotti non sono dinamite, ma ghiaccio, ed era da un po’ che non ne vedevo in giro nel natio Mandrognistan. Tutta questa neve e questo ghiaccio fanno tanto montagna, il lastrone di ghiaccio su cui scivoliamo no. E non ditemi che i due spartineve due (li ha visti tutti il mio alunno La Piana) hanno fatto tutto il lavoro. Certo che dopo novanta giorni di calore quasi primaverile e polveri sottili alle stelle, la neve nel nord Italia è diventata una notizia da apertura dei tgg.
Io ho sfidato la gelata, e la visita fiscale, ma queste cose rientrano in ciò che si può giustificare, per passare un’altra istruttiva mattinata in Questura. Primo, regalategli un sacco di sale: nel cortile c’era una lastra tale, che oltre ad essere pochi, se qualcuno nel frattempo si rompe una gamba stiamo freschi. Secondo, sono un testimone inattendibile; nel senso che non ho riconosciuto il riconoscibile, o forse il sospetto non è quello che ha rapinato me. Terzo, perché se ti rompono una spalla o qualche altro arto, se è per questo, deve essere ancora classificato come furto? Ho cercato di farlo capire al gentile – e con me, devo riconoscerlo, sono stati tutti gentilissimi- sovrintendente che mi assicurava che il mio cellulare sarebbe stato ritrovato: chissenefrega del telefonino. Il telefonino è un oggetto e di molti oggetti, presto o tardi, si può fare a meno, di un arto, se non torna come prima, no. E tu sei un invalido (in piccolo, rispetto a quelle vere, ma sempre un invalido). È di quello che il tipo dovrebbe rispondere. A proposito, mi telefoni, signora Abbiati, non intendevo scappare, mi sistemi anche la spalla, la prego ( in tanto che il mio fisiatra n.2 se ne va a Zanzibar….)

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