E’ iniziata la Saint – Ours!

Eh sì, il mondo gira e io sono al lavoro, ma ho, naturalmente, le mie spie che mi informano su come sta andando la Fiera della Montagna più nota del nostro nord Ovest, che quest’anno è tornata nelle sue date tradizionali.

Intanto qui il video promozionale di quest’anno.

Mi dicono che c’è molta gente, probabilmente alcuni turisti sono riusciti a ritagliarsi il lunedì a ridosso del week end, e questo è, per i valdostani, un bene.

E poi, le giornate belle e fredde di questo periodo, se non siete adoratori del clima tropicale, sono perfette per un giro fuori porta

Come forse ho già detto, in questo tipo di fiere, mi piace osservare come vengono trasformati dal legno oggetti di uso comune ( piatti ciotole posate calamite decorazioni e contenitori). Avete ancora oggi dunque…

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Giusto per ricordarvelo

Già da domani iniziano gli eventi legati alla Fiera di Sant’Orso ad Aosta: la veillà, l’apertura dei padiglioni dedicati alle specialità gastronomiche del territorio, e il padiglione delle eccellenze artigiane in piazza Chanoux.

La città diventerà affollata e imbandierata, anche se la fiera, essendo in due giorni feriali dovrebbe essere più tranquilla e vivibile

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Arte

(E’ morto Juan Carrito, gnoccone di un orso. E abbiamo fallito anche questa volta)

In questo ultimo viaggio, e anche in una circostanza successiva, mi sono dedicata nuovamente ad esplorare mondi artistici sconosciuti. La Costa azzurra è stata da subito una musa per tanti pittori , non solo a Saint Paul de Vence, ma in tutta la costa da Marsiglia al confine. A Nizza ho scoperto il blue Klein, una rivelazione, e mi mancano ancora i musei Matisse e Chagall.

Ma per tornare a Matisse, non ero andata alla cappella del Rosario, che Matisse considerava uno dei suoi capolavori, per mancanza di tempo, la volta scorsa; questa volta, ho deciso di dedicare il pomeriggio solo a lei. E ci sono andata in auto, quando forse avrei potuto farmi una passeggiata da uno dei parcheggi in paese (il parcheggio davanti alla piccola chiesa nei momenti di maggior traffico turistico è impossibile, perché ci sono uno o due stalli, ma come ho detto, il bello del viaggiare fuori stagione è che non trovi folla e trovi parcheggio).

La cappella

Ah, scusate, a Vence. La cappella è alla periferia del paese, in una strada che poi si inoltra sulle colline (non provate a fare inversione a u, apposita rotonda ve lo lascia fare a circa un km dalla cappella, e non parcheggiate sulle strisce – vedete che il discorso del fuori stagione ci sta e lo sanno pure loro) Nella cappella non si possono fare foto, assolutamente. Come ad Assisi, vi ringhiano se ci provate, dato che un custode è sempre presente nella sala. E’ possibile, o almeno nessuno ha avuto niente da ridire, nelle sale del museo dove sono esposti i lavori preparatori fatti dal pittore, che secondo me sono ancora più interessanti del risultato finale. La cappella è un’opera totale, perché è stata concepita architettorincamente, negli interni e nell’arredamento, compresi i paramenti sacerdotali (altri si trovano al museo di Vence). Io ho trovato, nei disegni, fantastica la suggestione delle linee che suggeriscono le immagini della via Crucis.

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Nel caso…

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Secondo entr’act (gatti e sfiga)

Siccome già una volta ho notato che offro ai miei vicini di casa un notevole divertimento (se smettessi di pagare le spese di condominio sono certa che questa entente cordiale finirebbe subito), vi offro l’ultima puntata delle vicissitudini feline.

Questa volta con Fanny come protagonista, che è la più piccina e proprio per non sentirsi da meno compie gesti solitamente eclatanti (come chiudermi fuori il giorno di Santo Stefano, che è il modo con cui si è presentata al mondo. Il pompiere che accarezzandola ha detto “Sei pericolosissima” è stato facile profeta)

Sabato avevo un invito a cena, e siccome sto diventando paranoica (ed era un invito al buio) ho iniziato presto a prepararmi – al fatidico “come mi vesto?” mi è stato risposto “come vuoi”. Come faccio di solito ho fatto il giro dei gatti e lì per lì non ho visto Fanny. Mi sono vestita (e ho azzeccato la mise, tra l’altro) e sempre niente Fanny. Comincio a preoccuparmi, e come un lampo mi ricordo che sono andata in cantina – sì ho finalmente smontato le decorazioni natalizie. Mi butto fuori, e batto tutte le scale. Niente Fanny. Comincio a a tranquillizzarmi (va beh, si è nascosta/l’ho chiusa nell’armadio- anche questo è già successo, porastella).

Arrivo a pianterreno e c’è un foglio a quadretti attaccato all’ascensore: “trovata oggi gattina bianca rossa e nera…” firmato M.V. la nuova inquilina del primo piano. Divisa tra lo sconcerto l’incazzatura e il sollievo, suono e mi lancio in varie scuse spiegando come avevo fatto a perderla di vista (per ipotesi)

“Oooh ma è bellissima, era qui , si è fatta accarezzare”. Si gira. Atrio deserto. Giriamo per casa (la signora ha appena traslocato e ci sono ancora scatoloni in giro che figurati (il gatto in scatola, un must).

E’ finita che ci siamo sdraiate tutte e due a fianco del frigorifero (un altro must) per convincerla a uscire.

E’ uscita piena di polvere (non oso spostare il mio di frigo, che dietro può esserci qualsiasi cosa). Io l’ho presa in braccio e l’ho ricacciata dentro casa. Poi sono andata a cena togliendomi la polvere di dosso strada facendo. Alla fine conoscevo tutti, di una persona ho anche un quadro (Greta Penacca) e ho lavorato con la mamma di suo marito negli anni Novanta quando lui era bambino. Siamo scesi dai colli tortonesi con un livello alcolico da ritiro della patente (era una festa di compleanno, alla fin fine), ma senza incontrare cinghiali – stranamente.

Ragazze che si guardano
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Da qualche parte bisogna cominciare

Ricordate che a settembre avevo comperato una guida ai sentieri di Mentone e dintorni all’ufficio Turistico di Mentone? Bene sono riuscita a non dimenticarmela a casa. E poi una volta a Mentone, ho studiato.

Lo ammetto, sono partita facile: a differenza del mio medico, che parte dal bombardamento di farmaci per uccidere il mio colesterolo e poi abbassare, io preferisco il percorso graduale. Poi avevo voglia di vedere un panorama.

Così la prima escursione che ho scelto è stata quella alla Tête de Chien a La Turbie. La Turbie è piacevolmente vicina a Mentone, la giornata era fresca (quest’anno fa fatto decisamente più fresco rispetto allo scorso anno), la descrizione chiara, e io ho mollato l’auto nel primo stallo gratuito che ho trovato, salvo scoprire che in quel periodo tutti i parcheggi erano gratuiti.

L’itinerario inizia nella piazza del Municipio, da cui si scende, a sinistra, in una via a doppio senso di circolazione (attenzione) piuttosto stretta, sino a incontrare le indicazioni per la Tête de Chien (la via si chiama, assai opportunamente, rue de la Tête de Chien). La via sale regolarmente ma piacevolmente e passa accanto a diversi impianti sportivi, tra cui una piscina dedicata alla principessa Charlene di Monaco ( personalmente troppo un po’ inquietante dedicare cose ai vivi, e pure un po’ jettatorio, ma fate voi).

Quando la strada asfaltata finisce si entra nella riserva naturale della Tête de Chien, dove si trova una flora e fauna mediterranea che non si trova altrove ( se siete proprio degli sfaticati accanto alla piscina e subito prima ci sono diversi parcheggi, che riducono l’escursione a una passeggiatina) Al di sopra della strada si comincia a vedere un edificio con una cupola rotonda e bianca.

La cupola

Dalla media corniche, più in basso, si vede benissimo, e io ho sempre creduto che fosse l’ osservatorio astronomico di Monaco ( ci sono tante cose, a Monaco…). E invece no. Tutto il complesso è un forte ora dismesso ( quindi nella cupola ci stavano, a occhio e croce dei cannoni…)

Davanti al forte c’è il primo punto panoramico, che è proprio sopra agli yacht di Montecarlo. Sulla destra, un sentiero gradinato porta alla testa vera e propria dov’è si vede sino al golfo di Nizza, e dove la luce faceva strani giochi sull’acqua.

No non sono gli alieni

Per il ritorno, si può scegliere l’aereo sentiero che parte dal belvedere della Tête, oppure, come ho fatto io, tornare sulla strada dell’andata, prendere il sentiero 608 e ritrovarsi dopo qualche metro di salita sulla cresta del monte. Tutti e due i sentieri si ricongiungono e direttamente entrano nella parte vecchia di La Turbie a fianco del Monumento.

Nel complesso piacevolissimo, molto frequentato dai locali che portano a spasso il cane ( e a giudicare dai graffiti, direi che vanno anche in camporella o a fare altro). Ero proprio in forma e ho superato e lasciato indietro due sgarzoncelle che potevano essere le mie nipoti. (nota di costume. ma le cose non si dedicano ai morti? perché scomodare la povera Charlene che ha i suoi a quanto pare – a meno che non ci abbia messo i quattrini, nel qual caso, tout se tient)

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Entr’acte

Ora che, pare, è finalmente arrivato l’inverno, mi permetto di ricordare che domenica ci sarà la Fiera invernale di Sant’Orso a Donnas, la fiera dell’artigianato nella Bassa Valle d’Aosta: trovate tutte le informazioni qui. Come sapete, io preferisco questa e quella di Aosta (quest’anno il 30 e il 31 sono due giorni feriali e non se ne parla), ma si tratta di gusti personali. Io probabilmente starò disfacendo il presepe e l’albero di Natale (forse) , o forse andrò (come è più probabile) da amici che non vedo da tanto, troppo tempo.

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Nissa

Comunque, avendo approfittato della giornata, del bus e della buona sorte, ho passato una giornata a Nizza, ex Italia, partendo proprio dalla piazza Garibaldi ( che come già detto più di una volta era di Nizza e con Vittorio e Camillo Benso che glie l’hanno ceduta ai francesi si arrabbiò moltissimo. Tra l’altro, se c’è una piazza di Nizza che trasuda piemontesità è proprio piazza Garibaldi e non solo per la statua dell’eroe dei due mondi con il classico piccione appollaiato sulla testa ( Nizza riconoscente…di che, considerato che oltre a esserci nato l’eroe suddetto ha sparso eroismo in tutto il mondo ma non in patria)

Ad ogni modo… subito alle spalle della piazza, per chi è interessato ci sono molti negozi di antiquariato e brocantage. In particolare, le Village Ségurane, un insieme di diversi negozi su due piani, e lungo la darsena del porto vecchio, vicino alla pasticceria Florian, Les Puces de Nice, un vero mercato delle pulci simile a quello di Clignancourt, ma ovviamente molto più piccolo. Io ho trovato un paio di orecchini che mi piacevano e per portarmeli via ho dovuto risvegliare il proprietario dalla sua meditazione zen…quasi quasi facevo prima a scappare via senza pagare.

Ho fatto un giro per la città vecchia, ma essendo l’ora di pranzo era quasi tutto chiuso, e quelli che non erano chiusi erano in ferie, perché il periodo subito dopo capodanno in Costa Azzurra è bassa stagione, per rianimarsi, anche per i prezzi, con l’arrivo del Carnevale dal 10 febbraio.

Anche il molto turistico mercato del course Saleya era terminato e così mi sono dedicata…allo shopping, perché signora mia, che si fa a Nizza se non un po’ di shopping ? (in effetti ho ancora un museo da vedere, a Cimiez, ma sono stata pigra e non so con che autobus andarci, ehm). In realtà la buona ragione era comperarmi un paio di stivaletti alle Galéries Lafayette. Che non ho comperato, dopo averne provati un po’. Ho comperato un altro paio di scarpe che devono la loro giustificazione al loro prezzo ragionevole (grazie alle ventes privées) e al fatto che cercavo da mesi un paio di scarpe di quel colore

Le fatidiche scarpe

Dal centro mi sono spostata sulla Promenade. In questi giorni ho scoperto che l’aperitivo /il soggiorno al Negresco, prezzi a parte, è il sogno più o meno proibito dei nostalgici di Caccia al ladro come me. mi sento meno sola.

Però questa volta, dato che dovevo tornare al Porto Vecchio a caccia della fermata, ho fatto a piedi l’altra parte della promenade, quella verso est, che contorna la collina del Castello e alcuni monumenti memoriali di varie guerre, molto simili ai nostri (ossia monumenti memoriali similfascisti senza avere avuto mai il fascismo, se non di straforo)

Ho avuto persino il tempo di farmi un selfie davanti all’insegna I❤️Nice come una turista qualsiasi (e no il selfie è troppo orrendo perché lo possa pubblicare qui o altrove – basti pensare che il ritratto migliore che ho è anche quello in cui ho indosso una vecchia t-shirt grigia a righini, ma tant’è, spero che si guardi la mia faccia è non la t shirt)

La scritta senza di me
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Spostapovery ( da ricchi)

Sono andata a Nizza in bus pensando speranzosa di non dovermi cercare un costoso parcheggio a pagamento ( e qui ho fatto bene, i posti in centro si contavano su mani e piedi, Massena completo ecc). Ma alla Gare Routière di Mentone sono saltate fuori alcune novità e non del tutto piacevoli

Prima di tutto il biglietto che costava un euro e mezzo ne costa ormai (dal 4 gennaio) 2,5 – fate i conti della percentuale. Il biglietto urbano subirà un piccolo ritocco di 20 centesimi . L’autista consigliava tutti di caricare le proprie tessere prima che arrivassero gli aumenti.

Seconda cosa, stanno rifacendo la rete dell’acquedotto, per razionalizzare la distribuzione dell’acqua, quindi ci sono lavori un po’ dappertutto ( a dir la verità, rifacendo in auto la stessa strada non ho trovato tutto questo disastro, ma un autobus doppio è ovviamente un’altra cosa). Così, da ottobre, io ovviamente non avevo sentore della cosa, il 100 si sdoppia in due tratte, il 608 da Mentone a Monaco, poi si cambia e si prende il 607 sino a Nizza, che arriva sino al Porto vecchio. All’andata si cambia a St. Roman, al ritorno a Place d’Armes, dove per fortuna qualcuno ha gentilmente pensato a mettere un cartello che avverte che bisogna spostarsi alla fermata più avanti. E meno male.

La fermata

In più- e per una persona come me vuol dire un supplemento d’ansia ( sì sì ho detto ansia, anche se faccio finta di cavarmela sempre poi mi viene la gastrite) – bisogna cercare il capolinea per il ritorno, che ovviamente non è dall’altra parte della strada – non vorremo rendere le cose troppo facili al povero pendolare turista viaggiatore occasionale… no è dietro. Ma non subito dietro, bensì due vie dietro a novanta gradi. E per fortuna autista numero due a cui ho chiesto ha dato una spiegazione abbastanza chiara, non del tutto chiara, perché c’era un un bel gruppo di gente che vagava come anime del purgatorio alla ricerca della fermata, ma abbastanza perché alla fine ci siamo ritrovati tutti dalla parte giusta.

W la solidarietà tra pendolari. Ho fatto la pendolare per un congruo numero di anni e lo so. Se vi chiedete perché il bus anziché il treno posso dirvi che il costo degli abbonamenti ferroviari non lo so, ma il singolo biglietto costa molto molto più caro, il bus è più lento ma è il mezzo più conveniente, specie se si abita in uno dei molti centri abitati lungo la strada.

E l’autobus permette di osservare da vicino molti spicchi di vita ( compreso l’autista del ritorno che pareva una comparsa del Trono di spade con tanto di barba bianca vichinga e anelli con il teschio alle dita.)

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Perdersi (consapevolmente)

Fuori di casa quasi fuori stagione/ fuori vacanza aggiunge un tocco anche più piacevole alle cose. Non che noi non si sia ancora nel pieno periodo periodo natalizio, ma in Francia, dove le vacanze natalizie sono molto più brevi, ma quelle invernali a febbraio sono molto più lunghe, l’atmosfera natalizia è già sulla via del dimenticatoio, via le decorazioni, via le casette dei mercatini dedicati, via le luminarie natalizie sulla passeggiata…

La conseguenza più evidente è ovviamente che è pieno di italiani ( ma per fortuna riesco come sempre a mimetizzarmi nell’ambiente circostante)

In più, oh miracolo, ci ho messo, dal natio Mandrognistan, due ore e dieci minuti di autostrada deserta e senza restringimenti per lavori. Ossia il tempo che ci mettevo quando viaggiare non era un calvario ( per molti aspetti) e potevo andare e venire in giornata, se avevo voglia di Francia. Naturalmente non durerà perché i cantieri riprenderanno appena finite le feste, ma pazienza.

La mia idea è approfondire la conoscenza della città uscendo da tutti i circuiti turistici. Oggi infatti volevo andare a vedere una delle molte riserve naturali di Mentone ( sono tutte a pagamento tranne i giardini di Carnolès) e naturalmente mi sono persa. O meglio ero soprappensiero e ho imboccato la strada precedente al Boulevard Ibanez, me ne sono accorta subito e poi ho deciso di perdermi.

Consapevolmente.

Prendendo come guida la cappella ortodossa che è in cima al cimitero sulla collina ( dove ci sono anche i ruderi del castello – o meglio l’indizio che lì nel medioevo, prima che la comprassero i Grimaldi, c’era un castello) , dopo il palazzo che ospita la succursale locale di Sciences Po c’è un arco che con ogni probabilità era una vecchia porta della città vecchia e che porta direttamente per la rue Longue, sotto la scalinata che porta alla Chiesa di San Michele ( panoramicissima e a prova di selfie, tra l’altro) . Nella via confluiscono diversi passaggi coperti, come quelli che ho trovato a Villefranche a settembre.

Poi mi sono fatta tutta la passeggiata a mare, e i miei chilometri lentamente si sono accumulati…

La scalinata

E non sentire suonare il telefono di solito è il regalo più bello ( non fa tacere il senso di colpa per i gatti, che mi hanno guardato ovviamente malissimo e che distruggeranno casa o staranno male o tutte e due le cose insieme – pensate se avessi dovuto preoccuparmi per dei figli, se mi faccio tutte queste paranoie per i micioni)

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