Come senza volerlo abbiamo provocato uno shitstorm

Mentre sono andata a lavorare nel bel mezzo della Pianura Padana, senza lo straccio di una collina intorno e scoprendo tuttavia che senza ripetitori internet non prende neppure lì (con qualche intermezzo comico e qualche patema per chi come me ha scritto “vai lì e fai bella figura!” nel DNA), ho lasciato indietro polemiche e rovine fumanti. E pensate, nemmeno le ho provvocate io.

L’ultimo giorno del nostro soggiorno caragliese lo abbiamo dedicato a Saluzzo e dintorni. Io a Saluzzo ho già passato del tempo (caldo: lo trovate qui l’articolo di un po’di tempo fa, gatto incluso, me inclusa con dieci chili in più e i capelli di un altro colore- so mimetizzarmi benissimo). Anche questa volta faceva caldo e dopo un pranzo decisamente poco estivo – almeno per me, ho mangiato una finanziera buonissima innaffiata di nebbiolo, appunto un pranzo prettamente estivo. Il ristorante era i Quat taulin e vi assicuro che merita tutte le recensioni osannanti su Trip Advisor – favoloso e a un prezzo decisamente onesto.

Comunque dopo, tra le varie possibilità che ci si presentavano per digerire il non leggerissimo pranzo (che, tra l’altro, ho perfettamente digerito), siamo andate all’Abbazia di Staffarda. Ora quello era uno dei posti che io e mia madre volevamo visitare (insieme a molti altri ben più lontani). Così io ero piena di aspettative e anche un po’ di nostalgia. Poi a Staffarda c’è una colonia di gatti (ci sono gatti un po’dappertutto), che sono persino menzionati nell’app con cui si segue la visita: quindi Luisa ha dovuto riportare indietro il cane, proprio nell’unico posto in cui poteva entrare in realtà – infatti c’erano altri cani che non facevano una piega né ai gatti, né alle persone.

Io ho trovato bellissima la chiesa, che è in effetti uno dei monumenti romanico -gotici più significativi del Piemonte, e contiene una crocifissione lignea, con San Giovanni e la Vergine, la grande macchina cinquecentesca (che se siete stati a Boscomarengo vi darà un’idea di come poteva essere la macchina del Vasari a Santa Croce, che è stata dispersa – sempre furbi noi). L’altro punto forte è il chiostro, anche se rimaneggiato come molta parte degli edifici intorno alla chiesa, che oggettivamente dovrebbero avere una manutenzione miglioreu8pò (è passata Fanny , ma è molto leggera).

Tornando Luisa ha continuato a dire che era brutta mal tenuta e cara (il biglietto costa 6 euro, ridotto per gli insegnanti e gli studenti, e fa parte del circuito Musei Piemonesi). Lo ha scritto sulla loro pagina fb, dicendo che la chiesa era bella, ma il resto andrebbe tenuto meglio. La seconda cosa è effettivamente vera e sarebbe necessaria molta più cura. Apriti cielo: è stata accusata di ignoranza e di non “capire la bellezza”. Commento mio: la gente è fuori. A me è piaciuta moltissimo, perché il gotico è la mia passione, pensavo a mamma e c’erano i gatti. Ma oggettivamente il nostro patrimonio andrebbe valorizzato meglio. Almeno, l’app con cui seguire la visita è interessanta e fatta bene (ma a Staffarda l’unico punto in cui puoi scaricarla è accanto alla porta della biglietteria, altrimenti sei in un buco nero; e quindi, avrei dovuto saperlo, che la pianura Padana è un grande gorgo).

Ah, se volete vedere una grande, bellissima Abbazia, tardogotica, con meravigliosi affreschi del ‘400 benissimo conservati, fate un salto di domenica a Rivalta Scrivia, dove i volontari vi faranno fare un viaggio nel tempo (la diocesi locale se ne disinteressa abbastanza, tra l’altro). Non la conosce quasi nessuno.

I gatti e il resto
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Secondo posto: il Filatoio di Caraglio

Impossibile mancarlo, Il Filatoio rosso di Caraglio, che in realtà era un setificio, è un edificio imponente che si trova ai margini del paese in direzione Dronero.

Ed è un innamoramento tutto mio, perché Lulu non è riuscita, non ha voluto/potuto venire causa cane, ma lei è stata benissimo a leggere in terrazza e io sono stata immersa in un orgasmo storico e senza bisogno di Barbero (che ho pure rischiato di investire con la macchina in via Cavour , ora che ci penso – sì perché onora con la sua presenza pure Mandrognistan Ville, o meglio l’UPO)

Si può visitare solo con le visite guidate, nei week end e nei giorni festivi, informazioni qui : https://www.filatoiocaraglio.it/ .Le visite sono a cura della cooperativa Emozionalp, a cui ho promesso di dare un (piccolo) contributo alla conoscenza del luogo, che è un vero tesoro architettonico della seconda metà del Seicento, quando per iniziativa di un commerciante di seta la zona si è specializzata nella produzione di filo di seta, diventando un polo tessile durato sino agli anni Sessanta del secolo scorso (la storia è molto divertente, il fondatore Giovanni Girolamo Galleani , rubò un telaio ai concorrenti bolognesi, lo fece smontare pezzo per pezzo, e poi qualcuno lo rubò a lui).

Nel museo ci sono tutte le macchine, ricostruite sulla base delle fonti e dei disegni, alcuni anche di Leonardo, e funzionanti : il cugino piacione viene da una famiglia di proprietari di Filande, e qui gli ho mandato le foto in diretta, praticamente. Quindi ero felice come un gatto: diciamo, gli storici sono felici con poco, dateci una fonte un rudere un libro e siamo soddisfatti.

Il filatoio

Andateci, è molto bello, e i bambini si divertiranno a vedere le macchine, specialmente il torcitoio, in azione. E non lo conosce nessuno, maledizione, alla mia visita alle 10,30 eravamo in tre, due simpatici signori di Nizza, e la vostra umile amanuense.

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Mentre sono via

Quando leggerete questo e il prossimo post, io sarò a sudarmi lo stipendio su scala nazionale, sperando, dopo essere tornata dalla montagna in tempo per ritrovarmi seduta sulla bocca dell’inferno, che la suddetta bocca non si sia spostata un filo più a sud, un pochino più a est. Io però, per completare il giro della Val Grana, vi lascio due luoghi da visitare e poi parleremo ancora di qualche percorso.

Il primo luogo da visitare è sicuramente Sancto Lucio di Coumboscuro, che si trova in un vallone laterale rispetto a Monterosso Grana, e che è la culla della riscoperta della civiltà Occitana in Piemonte, con la Fonazione del Centro di Cultura Occitana (trovate tutte le informazioni qui ). Sancto Lucio, in provenzale, è Santa Lucia, che trovate raffigurata nella piccola chiesa della frazione. Il paese e la chiesa costituiscono una sorta di Museo a cielo aperto.

Sculture dentro e fuori la chiesa

Volevamo da Sancto Lucio, fare un giro nelle frazioni, ma ci siamo prese l’unico temporale di tutte le vacanze , un acquazzone di calore che ha lavato le strade, ma che ci ha lasciato con una sensazione di incompiuto..

Rifugiate in chiesa

Inoltre, se non conoscete la musica Occitana, vi condivido una playlist di Spotify, con la musica del gruppo più famoso, i Lou Dalfin di Sergio Berardo. Li ho sentiti innumerevoli volti , specie dal vivo, che è la modalità migliore, e trascinano sempre.

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Mi sono venduta al capitale (ossia consigli di lettura sponsorizzati)

Carissimi tutti, annunciazione: mi sono venduta a Jeff Bezos, ma credo che per andare in giro con uno yacht come il suo questa vita non basterà e probabilmente nemmeno la prossima. In altre parole se vi verrà la curiosità di leggere il libro di cui parlo, potrete farlo tramite il link e io guadagnerò qualche centesimo (di questo si parla , neh). Le scatolette dei due disgraziati che si godono l’aria condizionata costano (e pure l’aria condizionata).

Se devo dire la verità, a me Amazon ha salvato in numerose circostanze, anche al lavoro. In molti casi, se ti serve un libro per il giorno dopo e il tuo libraio di fiducia non ce l’ha, santa consegna il giorno dopo ha sistemato le cose; inoltre, dato che leggo molto – quasi tutto in realtà- in lingua, non ho molte alternative: non ne ho proprio. E sì, dato che i testi di filosofia che mi interessano non li traducono proprio, non ho alternative, again: Amazon è l’unico modo per averli, talvolta anche con lo sconto.

Fine del pippone e passiamo alle cose serie: a Caraglio si leggeva benissimo, sulla terrazza, e quindi ho letto.

Primo libro, La felicità del lupo di Cognetti. Mi autodenuncio: quando vi ho parlato di <a href=”http://senza mai arrivare in cima“> non mi sono resa conto che ve ne avevo già parlato durante il lockdown. Vuol dire che l’arterio avanza. Resta il fatto che è un libro che mi è piaciuto molto allora e ora – sì io rileggo. La felicità del lupo mi è piaciuto persino più de Le otto montagne: è più asciutto, come se le vite dei personaggi bastassero da sole. Un uomo, Fausto, e una ragazza, Silvia, che provano a ricostruire le loro esistenze in montagna (a cercare la loro felicità, come il lupo, che forse alla fine ritorna nella valle)

Secondo libro. Dato che qui si parla anche di gatti, mi sono portata dietro un libro che parla di gatti, L’istinto del gatto mediterraneo di Paolo Ganz: un libretto tenerissimo che parla di viaggi -l’autore è un filosofo e viaggiatore, e di gatti. Se non ne avete uno, di gatti voglio dire, vi verrà sicuramente la voglia (non non si parla dei peli dappertutto e delle camicie da notte con i buchini da gommini, quando si sta vicini vicini – Fanny vorrebbe anche adesso, immaginatevi.)

Terzo libro, snob che più snob non si può: New York sans New York di Philippe Delerm, che nessuno ha tradotto, quindi se lo volete, e non siete nei pressi della libreria di Antibes dove l’ho comperato quest’inverno, non avete scuse. Ho un amore alternante per Delerm, alcuni libri sono più riusciti, altri insopportabilmente melensi, ma questo mi sembra particolarmente riuscito: si parla di New York come di un luogo – non luogo, di Parigi, della sua vita (chissà perché tutti hanno compagni di scuola fighissimi che diventano famosi / milionari/salvano il mondo, quando nessuno dei miei compagni è mai arrivato a tanto – e spero per voi, che vi ho perso di vista per lo più quarant’anni fa, che stiate facendo una buona vita, qualche maledetto è già in pensione, mannaggia). L’idea di fondo è che New York è un concetto, un’idea e come tale può servire anche se non ci siete mai andati. A me soprattutto piace la forma del piccolo saggio/bozzetti ecc. Una cosa tipo i Pensieri di Pascal o lo Zibaldone di Leopardi, ma tranquilli, molto più leggero nel tono e nel racconto

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Due vecchie signore un vecchio cane e una vecchia auto: Lou Sarvanot

Della Val Grana il luogo che ci ha colpito di più, d’accordo forse più Lulu di me, è stato Monterosso Grana (l’altro che mi è piaciuto è sicuramente Pradleves). Soprattutto perché abbiamo esplorato i suoi boschi in lungo e in largo..

C’è un itinerario ad anello, consigliabilissimo anche a chi viaggia con i bambini, che è l’anello del Lou Servanot, un folletto (siamo nell’ambito della cultura occitana) bruttino, dispettoso, ma non cattivo, lontano parente , forse , dei lepricani irlandesi, ma senza tesori nascosti. Ho scoperto dopo che si tiene lontano con dei sassolini bianchi, che si trovano vicino al cimitero, da dove l’ itinerario inizia. Ma naturalmente non siamo partite dall’inizio, se no sarebbe troppo facile.

Foto Comune di Monterosso Grana

Noi abbiamo fatto la zona 2, quella che in gran parte si percorre su strada asfaltata, e passa a fianco del torrente . Siamo partite, cioè , dal centro del paese. Ci sono comunque varie indicazioni, tra cui quelle per Paraloup, perché questo è un itinerario alternativo rispetto a quello principale che sale da Rittana. Questa parte di percorso è legato al bosco e agli alberi, di cui vengono raccontate le proprietà e le caratteristiche. Passata la borgata Quagna, abbiamo proseguito sino al gruppo di case successivo, Tetti Armandi, poi si è messo a piovigginare.

Siamo tornate sui nostri passi , abbiamo preso la deviazione “giusta” per il Vio dei Mort, ma abbiamo poi preferito ritornare dalla strada asfaltata. E poi rientrare in paese per fare un giro più preve intorno alle rovine del Castello (anche quello fa parte del Lou Servanot).

Il castello
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Due vecchie signore un vecchio cane e una vecchia auto: la Val Grana non è affatto meh, è un incanto

Non si può dire che l’abbiamo girata in lungo e in largo, ma abbiamo fatto qualche giro (remember, signore vecchiette con cane vecchietto)

Siamo partite dall’alto, ossia dal paese più noto, forse, della valle, che poi un vero paese in senso classico non è, ossia Castelmagno, che è un insieme di piccoli nuclei, che culmina a 1600 e rotti metri con il santuario di San Magno che è anche meta di un itinerario che copre due Valli, a riprova di una devozione molto forte nella zona. Meritoriamente il consorzio ( ma non so se è davvero così) ha creato un vero e proprio itinerario gastronomico che collega tutte le località della valle. Dovrebbe andare oltre e vendere la non larghissima strada che percorre la valle dopo Pradleves come Gorge, ruote panoramique come fanno i cugini francesi dato che nel limitrofo Mercantour ho percorso strade simili e pure peggiori vantate come attrattive turistiche.

Lì tra l’altro la mia vecchia Meggie ha cominciato a battere i coperchi bis e sono andata a tanto così dalla crisi isterica ( c’ è un lungo restringimento di carreggiata subito sotto il santuario e tanta stima a chi lavora sotto il sole cocente facendo passare le auto e spostando la benna , in salita). Poi San Magno ci ha messo una pezza e siamo arrivati tutti senza incidenti al santuario.

Il santuario

L’impianto è gotico, è stato barocchizzato come tutto o quasi in Italia e anche fuori, ha ancora un rettore, e come vedete in giro non c’era moltissima gente. Dal santuario partono diversi sentieri che conducono ad alcuni punti panoramici e noi abbiamo fatto un lungo giro per avere una bella panoramica sul fondo valle. Se avete cani, attenzione che ci sono le mandrie e i cani da guardia: il Castelmagno formaggio non si fa da solo.

Poi per trovare un filo di sollievo dopo la giornata piena di emozioni guidatorie ci siamo fermate a Pradleves al caseificio Poiana, che ha non solo il negozio ma anche un giardino, dove puoi assaggiare di tutto, e berci insieme quello che vuoi, a prezzi davvero interessanti (di tutto vuol dire i formaggi e i salumi): seguitemi per proposte estive di qualità e a prezzi interessanti.

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Buon Ferragosto

Buona festa più inutile dell’anno (sì, un po’ ce l’ho con Pio nono). Che sia così:

Val Maira

O così

Con vista condizionatore, che ha acceso lui, per altro

oppure così

Petit cros, foto di Irene Martini

Le alternative che si vedono sui giornali non mi competono (e pure ai miei amici, come si vede)

Aggiornamento: mi autodenuncio, sto passando ferragosto in una piscina piuttosto affollata (in un luogo bellissimo, tra l’altro e adults only). Peccato abbiano messo musica da discoteca a palla

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Due vecchie signore, un vecchio cane e una vecchia auto: cioè un branco

Per quanto Tobia sia più un cane da caccia ( la mamma era una bassethound, e infatti lui ha le gambe corte, e il padre un cane da caccia di genere ignoto), nella sua testa siamo un branco. Per cui a intervalli regolari controlla che siamo tutti nel suo campo visivo..

Per lo più controlla che ci sia io, che sto alla larga dal suo guinzaglio lungo per quella invincibile attitudine alla caduta repentina. Perché lui, per parte sua, non ha mai imparato a procedere in linea retta a fianco del suo umano ( o meglio non gli è stato adeguatamente insegnato), e se con l’età ha per fortuna smesso di tirare come un forsennato, non ha mai smesso di procedere a zig zag seguendo gli odori. E intorcinarsi in un guinzaglio è facilissimo, almeno per me.

Il povero Tobia, suo malgrado , è un vero cane da montagna, e non protesta troppo quando lo portiamo in giro, dato che poi si spiaggia sul primo divano che vede ( sorry signora Michela, ma abbiamo rivestito tutto quanto il suo divano e non troverà neanche un peletto, perché più che un cane da montagna, questo è un cane da sofà, che occupa con la strategia del “fatti più in là”: cioè ti spinge).

Comunque, come dicevo abbiamo fatto base in una frazione di Caraglio, dove la signora Michela ci ha affittato un alloggio spazioso e con una grande terrazza, che è esattamente equidistante dalla Val Grana e dalla Val Maira – è un caso, perché per quanto io sia notoriamente una control freak non arrivo a tanto.

Forse

Comunque abbiamo cominciato dalla Val Maira è finito più o meno subito. Acceglio ci è piaciuta e abbiamo fatto una bella camminata lungo il torrente sin quasi a Ponte Maira ( dal parcheggio, si attraversa il torrente si passa dietro la palestra di roccia e l’imbocco è subito lì, e la prima parte del sentiero è anche didattica). Una volta riattraversato il torrente o potete risalire dalla strada asfaltata alla provinciale e al paese, oppure potete passare a fianco del campo sportivo e continuare lungo il fiume con belle vedute sul medesimo e molta vegetazione

Appunto, molta vegetazione

Posto che Meggie comincia a perdere colpi ( il che è abbastanza terrorizzante se ti capita in salita) e che quindi la strada di Elva e molte altre sono decisamente off limits abbiamo trovato la Val Maira piuttosto opprimente. Ovviamente quando lo abbiamo detto ad amici e conoscenti siamo state giustamente blastate.

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Due vecchie signore, un vecchio cane e una vecchia auto

Sembrano le Maldive, ma è Caraglio

Il tramonto

Perché quest’anno, forte dell’ aver letto il libro Faggiani ho portato la mia controparte ( e il cane) nelle valli piemontesi non ancora esplorate. Proprio perché prima di andare alle Maldive, che poi non mi interessa più di tanto, forse è meglio conoscere casa nostra.

E infatti già a febbraio abbiamo prenotato questo delizioso e molto grande appartamento a Caraglio, in una frazione, veramente; per sentirmi poi dire “ma è in pianura”: peccato che alla sera ci siano tredici gradi e la coperta vada benissimo ( dovevamo venire in luglio, forse). È in pianura, ma ai margini della Val Grana, in un punto perfetto per fruttare le temperature più miti dei Monti.

E così possiamo sfruttare la possibilità di vedere piccoli tesori piemontesi che altrimenti non avremmo mai visto – e sì andremo anche a Cuneo perché Lulù e Tobia non ci sono mai stati.

Quali sono i piccoli tesori nascosti? In primo luogo, Fossano, che come Pinerolo è stata un città militare importante. Si può passeggiare sotto i portici, che sono un must in tutto il saluzzese ( qui c’ erano appunto i Saluzzo e i principi di Acaja , che i Savoia li vedevano più o meno come il fumo negli occhi. A Fossano degli Acaja c’è ancora un castello a pianta quadrata con quattro torrioni angolari, che ora è sede della biblioteca e un duomo barocco molto imponente . E poi dato che questo è il Piemonte dei piaceri gastronomici, abbiamo cenato alla Vineria della Piazzetta, nei pressi della Fondazione Fossano Musica ( sì perché eravamo anche andate a un concerto)

Fossano in collage

Il secondo piccolo tesoro è Dronero, la porta della Val Maira . Lo so Dronero anziché Gallipoli, ma pure anziché Cortina o Courmayeur: cammino, mi abbronzo lo stesso e c’è molta meno gente, e lo sapete io sono asociale da tempi non sospetti. Ci sono i portici, alcuni bei palazzi restaurati con gusto , qualche mostro ( una scuola – fatelo, quel giochino di scovare l’edificio più brutto del posto in cui siete, che sia Gallipoli o Santa Teresa di Gallura*. Tra l’altro, se volete, potete rivendervi la citazione letteraria: ne La donna della domenica di Fruttero e Lucentini c’è tutta una disquisizione sullo squallore di Torino e dove trovarlo)

A Dronero c’è un ponte del diavolo, costruito dai marchesi di Saluzzo in realtà per unire le due sponde del torrente. In Piemonte il diavolo doveva avere una laurea in ingegneria perché ha costruito ponti dalle valli di Lanzo a Cuneo, e nessuno di questi ha particolare odore di zolfo. C’è anche un Mulino, ben conservato e c’è anche (spoiler : qui parla l’operatore culturale) un museo diffuso che racconta la storia di una città in guerra. Cercate le lapidi sui muri di tutta la città, dall’archeologia industriale all’edificio del teatro, dove ora sotto i portici c’è un panoramico caffè . Solo in centro ne ho contate almeno cinque. E a pochi chilometri, e qualche ora di strada a piedi, c’è la borgata Paraloup, dove Nuto Revelli aveva la sua sede di brigata.

Il mulino , il ponte e il diavoletto

* Ho messo posti assolutamente a caso, che qui ormai si incazzano pure le bisce per qualsiasi cosa

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Agosto…com’era poi?

Sebbene nel natio Mandrognistan non stia ancora avanzando il deserto – me ne rendo conto perché il parcheggio intorno a casa mia è ancora quello normale, ossia non trovi un buco nemmeno morire dopo le nove . Siamo in agosto e l’italico pueblo va al mare. Cosa che non faccio di solito nemmeno sotto tortura, ma siccome so che tra i miei lettori ci sono molti amnti del mare, ecco a voi…il mare della Toscana.

Caveat: io adoro il mare, essendo nata sotto il segno dei pesci: datemi una pozza e se non è proprio a temperatura “due minuti di sopravvivenza e poi schiatti” cercherò di buttarmici dentro. Quindi al mare ci vado, cercando posti e tempi in cui è deserto. Specie adesso che posso (posso perché se chiedo un giorno di ferie, a meno che non sia proprio in un’emergenza assoluta la direttrice non dice mai di no – d’altro canto io non chiederei mai ferie in un momento di emergenza assoluta, essendo figlia e vedova di persone che avevavo un senso del dovere molto molto sviluppato)

Prima di capitare sull’Argentario, conoscevo soltanto Viareggio e tutti i miei amici amanti della Toscana (e nel mio piccolo giro ho scoperto sono parecchi, al punto che qualcuno sta pensando di passarci la pensione, se riusciamo ad arrivarci vivi alla pensione) di solito inorridivano: <<ma quello non è il vero mare della Toscana>> Ok adesso sono andata nel vero mare della Toscana e in effetti è vero, anche se keep in mind che io ci sono stata fuori stagione, e ho visto i bellissimi dintorni della laguna di Orbetello praticamente deserti

Una distesa ininterrotta di lingue di sabbia e pini marittimi, in una giornata talmente tersa che verso sera da Grosseto l’isola d’Elba pareva davvero a portata di mano.

Per contro Porto Santo Stefano non mi ha impressionata più di tanto. Se cercate qualcosa di pittoresco , la Liguria tanto bistrattata ha scorci molto più belli. Naturalmente ciò non si applica alle ville sul promontorio…Però abbiamo trovato una deliziosa caletta vicino alla capitaneria di porto, piena di bambini che si tuffavano, con un’a qua cristallina e quindi la mia voglia di mare è stata soddisfatta e quella di Amica Giovane pure di più ( e no quest’anno niente carnaio di Arenzano, almeno per ora)

La laguna
Caletta e bagnante…

Lo so, è un post molle poco divertente ecc. ma voi sarete in vacanza e io sto qui rilassata a scrivere al sole e al vento ( che di tanto in tanto una scemenza domenicale ci sta- la vedete nelle stories di Instagram, se interessa)

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