Di silenzio, pioggia e cani (per non parlar dei cinghiali)

Avevo delle intenzioni, ma si sa come vanno a finire. Ho cercato un luogo  ameno e sono finita a Masone praticamente sotto un temporale (brevissimo, ma tale, e non mi vengano a dire che il microclima di Masone è cambiato perché ho preso più pioggia lì che in ogni altra parte d’Italia, si può dire). In paese ho deviato seguendo le indicazioni per la Valle del latte  (e i Piani di Praglia). A dir la verità sono andata seguendo la strada, senza una meta precisa. Ho passato un paio di cascine abitate, con mucche, galline, gente che tagliava la legna e poi ho mollato la macchina in uno slargo, vicino ad una cascina dove pascolavano dei bei cavalli scuri ( e i cani hanno subito cominciato ad abbaiare). C’era un sentiero che tagliava sulla sinistra e l’ho preso, trovandomi sul crinale della montagna. Sono andata assolutamente a caso e non saprei dire dove fossi. Il sentiero ad un certo punto ritornava sulla strada e io ho continauto sull’asfalto molto corroso (niente più neve, ma direi,  dalle buche, che ce n’era un bel po’). Sono passata accanto a quella che sembrava una stalla disabitata e puntuale è saltato fuori il solito cane (era legato alla catena) che mi ha fatto sussultare. Lui faceva il suo lavoro, io ho cercato di non guardare lui e lui dopo la curva ha lasciato perdere me. Mi sono inoltrata un po’ nel bosco, sotto un cartello che avvertiva minacciosamente che in zona si effettuavano battute di caccia al cinghiale ( quand’è stagione di caccia al cinghiale in provincia di Genova, mi chiedo? Per quanto, incontrarne uno anche non in stagione di caccia non mi farebbe molto piacere. Mi è già capitato, nella foresta del casentino, in un’epoca in cui ignoravo felicemente che i cinghiali stavano tornando numerosi in molte parte d’Italia. Una femmina con i piccoli, per di più. Graziosissimi, per quanto li abbia osservati i trenta secondi necessari per battere il record sui 100 metri. Confido che mamma in realtà non ci abbia fiutato, la mia ormai ex amica e me, se no non potrei dire come saremmo tornate a Camaldoli.) In ogni caso si è messo a piovere  e dopo un po’ che  mi bagnavo ho deciso che ne avevo abbastanza. Mentre scendevo alla macchina, mi ha superato un cane, un vecchio pastore tedesco che correva dietro un’altrettanto vecchia panda. Mi ha superato praticamente senza vedermi e io invece non ho  potuto che dispiacermi per lui.

In ogni caso, ho scoperto un posto nuovo.

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Ancora Acqua

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Questo è il lago d’Orta, teatro di un memorabile ferragosto da sposini con mio marito. Ci sono tornata il due di maggio con il nostro amico di Vercelli, l’illustre prof. Villata, con l’idea di fermarci ad Orta San Giulio e farci un giro lungo il lago. Pessima idea. Saimo scappati prima ancora di provare a cercare parcheggio. Meno male che Edoardo ci ha indirizzato su Omegna, dove noi non eravamo mai stati: il parcheggio è stato trovato facilmente, e abbiamo fatto una lunga camminata lungo il lago, in mezzo a ciclisti per lo più stranieri, scoprendo che il lago d’Orta, anche lì, era uscito dai suoi argini (e si vede anche dalla foto-da-telefonino) Non è una vera e propria escursione – dalla piazzetta di Omegna, verso destra e verso sud, piuttosto un flaner che una giornata di attonita bellezza (e le montagne lì a due passi) hanno reso perfetta.

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L’uomo del K2

Ho incontrato una sola volta in vita mia Achille Compagnoni, l’uomo del K2, a Cervinia, che ero poco più che un’adolescente, già in piena crisi di rifuto (quella che viene, almeno una volta nella vita, per quello che i tuoi genitori ti fan fare) Per la verità me lo aveva segnalato l’amico di mio padre, l’avvocato Motta, pace all’anima sua come si dice, che passava da cinquant’anni tutte le sua vacanze a Cervinia prima e a Valtournenche poi quando le sue finanze si erano molto assottigliate ( si era giocato in vari casinò l’equivalente di parecchi milioni. Di euro). Non mi aveva fatto molta impressione. Stava  seduto senza parlar con nessuno, ma eravamo già negli anni ’70 e la gloria del K2, per noi che eravamo giovani, era già lontana. Senza sapere molto della storia, il mio idolo, quello di famiglia quanto meno, era Bonatti, che a Courmayeur vedevamo spesso.

Non lo avevo fotografato, né gli avevo chiesto l’autografo. La prima cosa allora non era contemplata dalle buone maniere ( e pare preistoria), per la seconda ero troppo timida io.

In ogni caso, Buon viaggio Achille…

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Cazzeggio felino

Ok, questa è una settimana discretamente delirante, anche se con un’ eccezione che vi racconterò (forse), quindi la pace felina è perfetta – in realtà  quel che non si vede è Mano (la famiglia Addams, ricordate?) che massaggia il pancino. Quando si dice la fortuna…

felicità felina

felicità felina

l’occhietto semichiuso è perché ha anche il sole in viso…

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L’ultima neve di primavera

Dato che ormai qui nella piana comincia a farsi strada l’umidità che sempre anticipa l’estate, mi sembra giusto terminare il mio racconto invernale di racchette da neve ed altro, perché ormai sarà il caso che le racchette siano ripulite e riposte. Ormai la mia escursione a Chamonix risale a prima di Pasqua e tecnicamente non sarebbe proprio l’ultima neve, l’ultimissima, dato che mi dicono si sia sciato sino al 25 aprile. L’ultima per me, che  per di più ripete, io della ripetizione ho fatto un’opera d’arte, un sentiero che mi piace particolarmente,  il balcone che segue la riva destra dell’Arve, il Petit Balcon Sud, da Le Tines ad Argentière, in salita. I sentieri balcone a Chamonix sono molto belli, quelli “piccoli” che corrono quasi (quasi) sul fondovalle sono davvero adatti a tutte le età e sono battuti, per le racchette, la camminata e anche gli slittini, anche d’inverno. Molti degli itineri che salgono dal basso verso l’alto, verso la Floria o la Flegère, no, molto probabilmente i pendii terminali a ridosso delle piste non devono essere molto stabili. Il sentiero si prende sulla piazzetta di Tines, attraversato il sottopassaggio della ferrovia a scartamento ridotto e il ponte sull’Arve. Da lì si potevano già calzare le racchette. A sinistra si prosegue per le Praz e Chamonix, a destra si sale subito un bel pendio tagliagambe per prendere quota e portarsi bene in alto sulla ferrovia. Si lascia a destra la deviazione che scende sulla strada (poi si può risalire verso Le Levancher e il balcon Nord) e si prosegue in saliscendi (più a salire, per la verità, con begli scorci sulla catena, il Bianco, i Dru. Io sono tornata indietro all’altezza della Funivia dei Grands Montets e non sono arrivata sino ad Argentière ed ho fatto una bella sudata (tre persone, un gadano brianzolo con un  braccio al collo – quel tipo lì lo becco sempre – un padre esausto con slittino e bambino, un cane).PICT0079PICT0078

Ecco qui nell’ordine, a sinistra i Drus, a destra i miei piedi, con racchette Tubbs e Infurno

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evviva

E’ tornato il Grossglockner, di cui cominciavo a sentire la mancanza…

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A mollo (ma forse non è il modo migliore per dirlo)

la piena del tanaroEccola qui la piena del Tanaro, il giorno dopo, quando il peggio dovrebbe essere passato (o almeno me lo auguro) Dopo l’alluvione del 1994, il ponte Cittadella, pregevole manufatto militare dell’epoca di Carlo Alberto, è ancora lì, con le sue fondamenta sempre più erose dall’acqua, non più un baluardo ma un reale pericolo. Io sono conservatrice, e questa città ha pochissima memoria storica e ha allegramente demolito cose anche pregevoli senza un sospiro di ripensamento, però… Se, ma si deve tenere, si deve lasciare, ci sono progetti faraonici, fatti da grandi architetti, insomma, anche noi abbiamo il nostro ponte sullo Stretto. O meglio un ponte troppo stretto, troppo basso, e che ci fa paura. (anche  a me, che non ci abito nelle vicinanze)

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Verso la Liberazione

“…[…]il termine “liberazione” ha un ben preciso significato “attivo”, ed esprime non tanto la raccolta d’ un non immeritato frutto, quanto piuttosto la combattuta e cruenta conquista d’un obiettivo militare e politico. […] Dietro questa vittoria c’eran file di morti che non tornano più, c’eran mesi e mesi d’una “naja” di nuovo tipo, ma sempre “naja”, c’era un’infinità di rinunce e di fatiche tremende, di azioni disperate e di pene; ma c’era soprattutto lo spirito dei veri partigiani…”

Dante Livio Bianco, Guerra Partigiana, Torino, Einaudi, 1954, pag.144

Dante Livio Bianco, nato nel 1908,  scomparso nel 1953 in un incidente alpinistico, avvocato, comandante delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà nella zona di Cuneo.

In questo week end e nel prossimo andiamo a camminare sui Sentieri della Libertà  clicca qui per i sentieri in provincia di Alessandria

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Numero Uno

Ovvero un nuovo inizio: da ferris60 a alpslover; cambia la foto (ma forse ritornerò al Grossglockner, chissà), ma sono sempre io e i contenuti sono gli stessi (li ho persino esportati – e mi faccio i complimenti da sola, considerata la pera che sono)

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Alien Nation (Buona Pasqua)

Dove Alien sta non solo per alieno, ma sopratutto per alienato. Niente come i giorni di vacanza, quando questa città è vuota come un incubo bergmaniano, ti fa notare quanto il mondo che rimane si sia allontanato da se stesso e quanto tu stesso sia vicino o già caduto in questa situazione. Che si manifesta in tanti piccole cose, dal dentifricio che deve essere perfettamente simmetrico allo spazzolino, al fiocchetto che si mette al ciuffetto del cane. O peggio. Mi è capitato di iniziare l’anno andando a trovare un amico che lavora all’ex manicomio (ora reparto di igiene mentale…) e che essendo single di tanto in tanto lavora alle feste comandate (poi conosco anche persone “sane” e sposate e con ottimi lavori che preferiscono lavorare alle feste comandate per non passarle in famiglia).  I tre quarti del gruppo avrebbero avuto la patente ritirata in blocco, un caro amico a momenti tagliava i pantaloni di mio marito con un fendente (avevamo portato salumi e champagne) e a me capitò di pensare che in fin dei conti ciò che ci divideva dai ricoverati che dormivano era solo una porta bloccata. ho scoperto dopo, che ciò che ci divide da via Venezia (dalle nostre parti “andare in via Venezia” vuol dire essere matto – ecco l’ho detto – perché lì appunto sta il “reparto di Igiene mentale” – che non è Psichiatria vera e propria che è nel Monoblocco dell’ospedale) è molto più labile di una porta bloccata.  E con questo, buona Pasqua a tutti

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