Piazza Nevona

Alessandria, quando nevica, è sempre bella. Peccato che dopo poco tempo si trasforma in una putrida poltiglia… Anche così è l’unica possibilità, allo stato attuale di vedere della pudreuse

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Insolito e crudele

Sto mangiando troppo. Come sempre quando sono ansiosa. In effetti questo succede sempre quando mi manca l’aria. Ad esempio, e se togliamo come sempre il solito lavoro soldi scuola ecc. ho ancora tante di quelle grane che se avessi dieci euro per ogni grana sarei milionaria ( o che so, sarei il capo della Fratellanza Ariana). E intanto in montagna non si va. Qui ormai più che un blog sull’andare in montagna è un blog sul non andare in montagna. Neanche alla Fiera di Sant’Orso. Quest’anno sono in scrutini, come sempre o quasi. Quindi…Ho dovuto insegnare il computer al mio martirio, e i risultati sono buoni: nel tempo in cui arriva alla pagina del registro elettronico, il preside avrà finito gli scrutini. È partito dal grado zero e ora sta zampettando con un dito (uno!!) sulla tastiera Arrivarci da mac e da pc e a me nel frattempo è venuto un travaso di bile. Ma neanche lui sta tanto bene, per la verità. Per rilassarci tutti , vi consiglio il blog di un caro amico iridediluce. Ha delle musiche splendide.

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A ciascuno la sua montagna

Sto leggendo le note che Simone Moro manda dal Nanga Parbat e le immagini meravigliose che vengono postate sul sitopassione montagna e mi servono per rilassarmi ( lo so che Moro si diverte molto meno, a trenta sotto zero sulla parete più larga del mondo e almeno spero che questa volta riesca a salire la Rupal in inverno, mentre l’estate australiana è più che torrida) e poi mi sono messa a far cucina e mi è stato detto che c’erano troppe carote nel minestrone. Fate l’amore, non la guerra e non mettete carote nel minestrone. E il gatto oggi ha messo il suo culo peloso ovunque – e se le dicessi andiamo in montagna mi farebbe probabilmente una pernacchia…

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Inverno

Le vacanze sono finite, tutti si congratulano con me per l’aspetto strepitoso che ho, io sono andata a calzar le mie racchette una sola volta e dopo due giorni sono stressata esattamente quanto prima ( con le tasse che incombono, la pensione che scompare, l’inquilino che non paga, le fatture che si accumulano – e infatti avrete già notato che il blog ha ripreso ad uscire a singhiozzo) voi perdonerete me, e io forse perdonerò il mondo . La Fornero no, però.

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Novità

Se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno sarà dura, molto dura…

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Via tutto

Mentre oggi alle 5 un gruppo di sventurati ballava danze country in via Dante, mi domandavo dove andremo a finire se non a ramengo per cui, beccatevi le renne e tanti auguri

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Rieccola

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La pecora cinematografica, cioè. Risvegliata dal suo torpore (e negli ultimi tempi ha dormito un sacco) dall’ultimo film di Stephen Frears, Philomena, premio a Venezia per la sceneggiatura, che mostra come per fare un buon film occorra, in ogni caso, una buona sceneggiatura. E questo ce l’ha, ed è meravigliosamente girato , è recitato in una maniera superlativa, è divertente, commovente, riscaldante. Cinema narrativo, nella miglior accezione del termine, e come lo fanno gli inglesi, non lo fa nessuno. Zero pecore, un miracolo.(siamo stati in sonno rem per un mese e mezzo, dicevo) . Siamo andati con il cugino piacione, che si è mangiato la frittatina di antipasto (ricetta del nipotone che l’ha rubata a Gordon Ramsey, le cose che guardano i ragazzi in tv), il pollo al vino precedentemente cotto , gli zucchini al verde e i carciofi del gastronomo Mimmo, comperati mentre lui e il mio martirio davano la caccia alla piccola Stronza che alla vista dell’ospite, che per altro conosce benissimo, si è eclissata. Ricomparendo come se niente fosse al mio arrivo quando ormai il suo affranto papà aveva i nervi a pezzi. Una piccola Stronza appunto (ok , l’abbiamo viziata indegnamente, e siamo genitori totalmente privi di polso-io , cioè)

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A Christmas Carol

(Parte di questo ho cercato di inviarlo la sera di Natale, ma non so perché la nuova versione di wordpress non me lo lasciava fare. Ho dovuto lavorarci un po’ su. In ogni caso, qualcuno dei miei venti lettori si è giustamente lamentato. E’ colpa della scuola – e dei compiti e dell’avere ventimila studenti e del lavorare troppo – qui una volta tanto dò ragione al mio martirio, E’ colpa della scuola se ho avuto poco tempo per scrivere, e ancora meno per andare in montagna. Qui però se non mi dò una mossa rischio di sclerare, Ma Di Bruttto, come diceva il gendarme Huber . )
Dovendo sopportare mio marito e mia cognata a Natale e a S. Stefano ho preferito invitare la vigilia il cugino di mio marito, il cugino piacione, giusto per fare cucina in modo normale e aver qualcuno che mangiava senza protestare. Prova superata: merito del macellaio e del bue di Carrù. Di Natale, mia cognata ha fatto a mano gli agnolotti . E qui non ho nulla da dire: la dieta è morta tra l’antipasto e il panettone. Poi siamo tornati a casa presto a riposarci ma prima abbiamo cercato un automatico per le sigarette dietro casa. Come è successo nemmeno io lo so. A casa suona il tel. numero sconosciuto, ma al telefono in realtà c’è Marco Rena, un vecchio amico di cui ormai ho notizia per interposta consorte (lavoriamo insieme). Ha trovato il portafoglio di mio marito, documenti soldi tutto.
Mode Grinch, off.

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Grrr

Niente anche oggi, nonostante il sole. Rischio valanghe 5 un po’ dappertutto. Sempre più sclerante. Si rimanda a lunedì

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Entropia 2

Sempre per quel che dice la mia migliore amica, che se tuo marito non facesse certe cose in certe circostanze , dovresti preoccuparti. Infatti. Siamo sotto Natale e sta sclerando, il che negli ultimi anni si è tradotto con il prendersela con il mondo intero, vivi e morti. E vi assicuro che questa è una raffinata forma di understatement rispetto alle parole che gli escono di bocca, al mio indirizzo, in primis , ma temo ormai che un giorno o l’altro le stesse parole gli saliranno alle labbra presente qualcun altro.
Non che la depressione di Natale non colpisca anche me: oggi ho deciso di andare affare il mio solito minimo allenamento in un posto che amavo molto da bambina. Già questo ė patologico: come insegna il ragazzo della via Gluck, quando torni poi non riconosci il posto. Io sono andata sino all’ospedale Borsalino, e alla presa dell’acquedotto dove andavo a cogliere fiori con mia nonna ( e prendevamo il filobus, quando ad Alessandria eravamo autenticamente avanti) . A parte che oggi c’era una umidità praticamente solida, la stolida tristezza del luogo mi ha enormemente colpito. Niente, a parte la presa dell’acquedotto era simile al passato, persino il Borsalino, dopo l’ alluvione è stato restaurato alla perfezione, ad eccezione delle due palazzine razionaliste ai lati dell’ingresso. Ovviamente, non c’era nessuno, ovviamente ero sola con la mia tristezza, e tornare a casa non ha migliorato l’umore.

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