Meglio tardi che mai

Il 3 maggio, esattamente, avevo promesso che avrei dato un’aria nuova ai miei blog. Come vedete è stato un parto lento, molto lento. Però nel blogroll, a destra c’è una nuova pagina, un nuovo blog che si aggiunge agli altri; qui finiranno tutte quelle discussioni culturali, filosofiche, di bottega, e anche le nostre pecore cinematografiche  che erano carine ma non erano pertinenti completamente con lo scopo (se scrivo Mission fatemi pure causa) della casa madre, cioè questo. In realtà lo spazio esisteva già da un po’, ma era quasi una cosa privata, nata dal mio desiderio di scrivere un blog in italiano, uno in inglese, uno in francese. Quest’ultima idea, però l’ho abbandonata, e il resto è storia. Ora anche lui avrà il suo pubblico

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In ordine sparso

Potevo dire tante cose, avevo in effetti molte idee, ma alle corte, il tempo latita. Sono successe tante cose, ad esempio in dieci giorni scarsi ho sistemato una casa che attendeva soluzione da due anni, ho passato a scuola una quantità di tempo eccessiva in ragione di quel che si è effettivamente prodotto, ho dovuto negoziare con il preside il non dover trascorrere l’anno deportata al Liceo sociale, e sono riusita a limitare i danni ad una classe ( sono un bravo soldatino e avere otto classi anziché nove non è poi un danno, ma un anno solo eh, non mi fate far ricorso al solito avvocato del lavoro). E inoltre, in tutto questo, montagna zero. Zampetta sinistra va molto meglio, anche se le scarpe sportive sono sempre un problema…in ogni caso ho cominciato ad andare in palestra – lo so, se Francesco il mio martirio non avesse dovuto andarci io in una palestra non avrei mai messo piede. Invece, ora trasudo entusiasmo. Un entusiasmo necessario, visto che non ho potuto fare granché in montagna  – e granché significa pressoché zero. E senza la mia dose di sentimento rischio di perdere la testa. Unica alternativa, per ora il buon festival di Veruno che anche quest’anno non ci ha deluso. Abbiamo fatto un pasto luculliano al ristorante “L’Olimpia”, sentito i Magma, con Christian Vander in splendida forma vocale e non, cenato la sera dopo sotto il telone della società Filarmonica Verunese, dove ragazzi e bambini avevano la responsabilità di un tavolo e servivano con una cortesia e un entusiasmo encomiabile. La nostra cameriera aveva un sorriso che ancora lo ricordo, bellissimo. E poi ci sono stati Arabs in Aspic e Pineapple thief, prima e dopo di un entusiasmo contagioso, e tutti pubblico, fans, artisti sotto la luna di Veruno.

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2.0

Evviva, sono tornata – sia detto senza ironia. Perché, mentre gli scorsi anni ho fatto l’impossibile per restare connessa, quest’anno mi sono disconnessa, e armata di penna e taccuino, ho tutt’al più postato qualche foto sul mio profilo instagram,  Questo.

Ho scritto parecchio, mentre l’uomo della mia vita zompettava la mattina per le strade di Innsbruck e dormiva di pomeriggio, e io ne approfittavo per tornare a Stams, salire a Axamer Lizum in un giorno particolarmente infelice, e correre di malga in malga verso Rum (è quello che i cartelli indicatori suggeriscono di fare, ma con la fascite – proposito è sempre lì – era tanto se facevo del nordic walking ” a termine”, ossia sino a quando iniziavo ad avere male ). Insomma sfruttavo le potenzialità escursionistiche del posto, che sono enormi, e con la macchina non devi nemmeno aspettare l’autobus, che passa, peraltro, e spesso.

Dopo sei giorni casa è ancora un accampamento di zingari, ma ci stiamo lavorando. Incredibile come le cose che ti porti dietro debbano poi essere lavate stirate riposte. 

Ho fatto il bagno nell’Achensee. 

Sono partita con il caldo torrido, ho preso freddo, ma non come lo scorso anno, e sono tornata col caldo, facendo la strada statale  dal Brennero a Verona mentre sull’A 22 si dipanava un’unica coda. Ci ho messo un secolo, ma almeno ho viaggiato ad andatura costante godendomi un mucchio di paesaggi mentre l’uomo della mia vita come sempre dormiva

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Alessandria sull’Inn

Vai in vacanza sperando di andare al fresco e scopri che è caldo come a casa, con l’unica differenza che in albergo c’è l’aria condizionata. Come ovvio i locali sono felicissimi- hanno il lungo inverno da dimenticare. Ma a Pertisau ieri c’erano 31 gradi e la gente faceva il bagno nel lago. Di solito ci fa il windsurf, kitesurf , paddling, insomma il vento serve, ma ieri bagnanti bambini e cani. Comunque l’acqua era fredda , molto più che al nostro Mergozzo. Camminare cammino. Coi tacchi. Che se no poi ho i dolori. In montagna coi tacchi. Poi per forza ti attacchi all’Aperol spritz. 

  

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Al mare in montagna

Ho deciso che il mio mare è il lago . Sarà la fascite plantare o non so cosa, ma passare   un pomeriggio sulle rive del lago di Mergozzo, e nuotare in mezzo alle anatre o vedere le triglie e i salmorelli ( la società dei pescatori dilettanti ha le vasche di allevamento) mi riconcilia per poco con il mondo , specie con quello che lascio a casa.

 
(Foto di Lia Giachero dalla Grecia, perché? Perché aveva lo spirito giusto e questa versione del programma non funziona più con il programma di foto per cui dovrete aspettare)

Il mio lido preferito è la gradinata del Municipio, un posto dove è facile trovare la gente del posto. Gli adolescenti si tuffano dal ponte della ferrovia, sotto il Mont’ Orfano, le famiglie sulla spiaggia poco oltre la passeggiata. Gli stranieri, che sono tanti, specie francesi vanno un po’ dappertutto. Mi faccio un bel bagno – mercoledì ho praticamente attraversato il lago, mi asciugo, vado a prendermi un bel caffè freddo alla Fugascina sulla piazza; mercoledì c’erano il sindaco di Mergozzo, io e due signore anzianissime che si bevevano il loro spritz.

Ho già in programma due escursioni per quando il tempo sarà fresco e la fascite passata: l’itinerario nel bosco che comincia dal centro storico, e tornare sul Mont’Orfano in un giorno che finalmente mi permetta di vedere il panorama senza nebbia. 

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Sfiga 2.0

Lo so, di questi tempi il post sulla sfiga è quasi obbligatorio e ne avete avuto già un saggio nel post precedente. Questo naturalmente non tiene conto di tutto quello che si è rotto frantumato usurato nel frattempo: il tubo del bagno, la tazza del …, il frigo che sta esalando faticosamente gli ultimi (lo so è in agonia da un anno, ma come certi vegliardi è attaccato ostinatamente al suo ghiaccio – sì è preistoria del no frost), il condizionatore che produce non condensa ma un vero e proprio rivolo (commento dell’istallatore: boh), la sparizione del tapparellista (che dirlo pubblicamente non allevierà le sofferenze del mio inquilino) i conti sbagliati che ho fatto e quindi lo stipendio che si è praticamente dissolto dopo due settimane dal suo arrivo, e dulcis in fundo un maledetto autovelox di cui non mi sono accorta: cinque punti in meno sulla patente (chissenefrega) e una multa stroboscopica (sigh). Tanto per accumulare sfiga a sfiga, la mia amica Lulù è stata tamponata sull’auto nuova da uno stronzo che è scappato. Mio marito sta facendo una nuova cura che dà spiacevoli effetti collaterali  e il caldo gli dà alla testa, come a tutti. Cari i miei villeggianti, ci vediamo al vostro ritorno.

gatto a Pontboset

gatto a Pontboset

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Diario di un’estate zoppetta

Ormai alla fine di questo caldissimo luglio, dove piove solo in montagna, bisogna che la verità venga a galla ( la metafora, al di là del luogo comune, ha una ragion d’essere): non ho fatto nulla, ad eccezione della passeggiata a l’Ecot – solo perché volevo vedere Bonneval, e anche quello è stato una delusione. Ho la fascite plantare, come Valeria Straneo ( e infatti lei, povera, non fa gli Europei di atletica). Al piede sinistro , dopo aver avuto la spina calcaneale a quello destro. Lei però ha fatto il laser mentre io ho fatto una serie di onde d’urto. Poi a fine agosto quando Massa riapre lo studio si riprende, ma mi ha lasciato gli esercizi da fare.

Intanto, poiché da queste parti si aggira l’anticristo – non il povero Friedrich- proprio quello vero, nell’ ordine, è esplosa la batteria del computer più vecchio, e non è una battuta; l’altro computer è rimasto vittima di un incidente  umano felino ( costo della riparazione 249€) ; l’auto vecchia, che abbiamo deciso comunque di tenere, ha un ennesimo guasto esoterico alla parte elettrica. Niente revisione, auto ferma, e per fortuna è arrivata Auto Nuova Italiana ( dieci anni di debiti prossimi venturi). 

Siamo soffocati dalle impalcature ( e fanno un rumore insopportabile: non ho più scritto una riga , escluse queste)

In più, Stefano Bollani ha suonato nell’universo mondo, ma dovendo venire a Tortona ha dato forfait ( avevamo i biglietti in prima fila già pagati); stasera a Stresa, oltre alla pizza indigesta, Ginger Baker, che aveva un meraviglioso percussionista ghanese, ha dato l’impressione di poter defungere sul palco da un momento all’altro e infatti ha suonato un’oretta e poi è scomparso (Eric Clapton è messo molto meglio, tanto per citare l’altro pezzo ancora vivo dei Cream- d’accordo Jack Bruce è morto, ma qui stiamo parlando di vite spericolate, mica la fuffa dei Beatles ). A me è molto piaciuto, ma i concerti di Stresa a quanto pare piacciono solo a me. 

Ieri sera abbiamo zampettato su e giù per la città vecchia di Acqui per sentire i tre che abbiamo perso l’anno scorso: Marcotulli, Danielson, Erskine. Bellissimo, molto tecnico , gratis, grazie al mio ex alunno diventato musicista (chapeau!). Acqui era piena di gente, da noi giravano gli zombi come al solito, anche a Stresa, ma almeno lì c’è il lago.

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Poetico 

  

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Caaldo

Capisco i miei villeggianti, e un po’ condivido: questo è il luglio più caldo di quanti secoli, millenni e altro?  Uno vorrebbe essere altrove, ma non può: un po’ il mio martirio è ancora in fase di aggiustamento ( e sarà ancora lunga, temo, ) e sta facendo i capricci come al solito, peggio del solito; un po’ anch’io sono in rodaggio. La maledetta tallonite o fascite ( anche qui, se la chiamassimo tutti con un solo nome, tanto per cambiare?) mi ha fatto star di male in peggio da maggio. Almeno ora sappiamo che non ho un’altra spina calcaneale ( e quindi la combinazione ghiaccio + plantare che aveva funzionato l’altra volta adesso ovviamente non va più bene) perché ho fatto la lastra , e anche per fare la lastra: prima il medico ha sbagliato l’impegnativa, poi nessuno conosceva la mia assicurazione (!?!!), poi ho detto ok, per favore, fatemi questa cavolo di lastra come volete e io la pago, e alla fine erano 18 €. Aagh!!! Caldo, ricordate? Dà alla testa. Comunque ora il mio tallone è nelle capaci mani del dottor Massa e delle sue onde d’urto ( e magari l’assicurazione pagherà, chissà). Insomma siamo in due con due gambe funzionanti. Il point of no return è stato il ritorno da Bonneval: sono andata sino ai casolari dell’Ecot, dove c’è un agriturismo, dal sentiero, un’oretta e qualcosa di sentiero comodissimo con fischi di marmotte dappertutto, e fiori, tempo caldo ma non afoso e sole velato eccellente per togliere il color mozzarella senza scottare. Tornata a casa felice, il giorno dopo , letteralmente, non potevo toccare terra. Vai di antinfiammatori, che in casa ne abbiamo a bizzeffe dallo scorso anno.  E da lì tutto il resto, camminare però è ancora problematico. Anche nuotare. Sono andata a Mergozzo lo scorso sabato (ormai per un minimo di buongusto estetico rifuggo dalle spiagge) e ho trovato un piacevole angolo di lago seminascosto dalla folla, ho letto un intero Nero Wolfe in santa pace ( cioè senza bambini ululanti, al lago grazie a Dio ci son più stranieri che italiani) e mi sono fatta una piacevolissima nuotata, quindi senza poggiare i piedi per terra, ma niente, male di nuovo . Capisco mio marito,  e tuttavia, lui ha versato sangue, e io no, e non gli ho comperato una moto. Perché ho cambiato cavallo, signori e per i prossimi dieci anni sarò impegnata a pagarlo, e no non ho rottamato la mia cara vecchia megane, che in teoria (haha) dovrebbe guidare lui. Forse dovevo comperargliela, così  diventavo una vedova allegra…Cari lettori, vi propongo un sondaggio: quante volte ci minacceremo di separazione definitiva prima dell’inizio della scuola (10/09/2015) da metà giugno ad ora , già quattro. Vi lascio con un’immagine poetica – no, non il gatto, che due sere fa passeggiava sulle impalcature….

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“Vengono qui perché fa fino e non impegna “

Lo ha appena detto il signore seduto dietro di me, anzianotto ma non domo, dopo una dotta discussione sull’ultimo lavoro di Paolo Fresu che stiamo aspettando mentre canta Alessia Ramusino, una simil Cristina Donà con meno carisma. Secondo lui c’è poca gente e quella poca nemmeno dovrebbe essere lì, visto che jazz o bottone x loro va bene lo stesso. Ma siccome è passato un refolo di vento lieve come ali d’angelo e il mio cervello ha ripreso a funzionare posso scrivere qualcosa finché c’è luce (anche io in fondo sono qui perché fa fino e non impegna). Almeno il Mio Martirio come competenza non lo batte nessuno  

 
Ecco la vita in tempo reale mentre questo caldo che manda il mio cervello i risparmio energetico per una metà della giornata dovrebbe almeno insegnare l’arte dell’andare piano (iawash iawash in farsi, come ha appena detto l’artista

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