Natale preso sul serio (ossia con una serie di disavventure varie, e gatti)

Quest’anno, in maniera più o meno consapevole, ho deciso di andare a esplorare il Natale nel triangolo industriale, o in quello che ne resta, e domenica, sempre con la scusa dei mercati antiquari ( ho amici che sono seriamente collezionisti) sono andata a Genova. In realtà la mia amica si è fiondata al mercato natalizio dei giardini di Brignole (poi sì, abbiamo fatto in tempo ad arrivare pure al mercato antiquario nel cortile di palazzo Ducale – il prossimo sarà a febbraio ) e ha comprato un tot di cose, e anch’io, ma io in realtà avevo già dato al mercato di Brignole, e anche in un negozio che mi piace molto che si chiama dMail, dove ho trovato finalmente le lucine per l’albero che cercavo.

E qui mi casca il Cinorosino (perché questo post non parla della Genova natalizia, ma delle sue conseguenza a medio termine)

Le conseguenze a medio termine

Allora, caro signor Bizzotto, che cosa mettete nelle vostre decorazioni natalizie? Afrodisiaco per gatti? Questo l’ho comperato due anni fa in un emporio di Casale, mentre aspettavo Luisa, e da allora Cinorosino cerca pervicacemente di mangiarselo. Con le paillettes. Poi mi fa la pupù con le paillettes. È di plastica. Le lucine le ho messe io, mangia anche quelle o almeno ci prova. È un gatto deficiente. Io lo tolgo, gli dò uno scappellotto, lui miagola contrariato fa le fusa io lo metto giù e lui ci salta di nuovo sopra e così via per una intera mattinata.

E poi fa così

Intanto io cercavo di districare le altre lucine, quelle nuove che ho trovato a Genova e che si sono trasformate in un ammasso inestricabile non appena tolte dalla confezione ( hanno persino il telecomando ma devo scaricare il manuale d’uso – ripeto : il manuale d’uso). Ho tirato giù qualche Angelo e Arcangelo dal Paradiso, ma giustamente incazzati per essere stati evocati per una questione così triviale come le lucine dell’albero di Natale non mi hanno aiutato. Così saltavo da una parte all’altra con le lucine che si attorcigliavano e Cinorosino che si mangiava le altre. Lavorare è meno faticoso e infatti in ufficio è stato quasi divertente. In più è arrivata una bolletta della luce ragionevole, e questo è un bel sollievo.

Non paga, ho deciso di fare anche il presepio (vedi alla voce: cercarsele proprio). Così sono tornata in cantina, ho cercato in quale scatolone ci fosse il presepe nuovo (spiegazione: il presepe vecchio è quello con la capanna realizzata all’inizio degli anni Venti da un amico di mio nonno, che ormai è un pezzo di antiquariato, con ancora molte statue di gesso, ma non più la Madonna e tutto lo scorso anno è partita la caccia alla madonna spaiata, poi c’è il presepe con musica che mio marito aveva comprato a sua madre ai tempi, che io e un paio di generazioni di gatti detestavamo talmente che l’ho volentieri lasciato a mia cognata. Ignoro quale sia stato il suo destino; ignoro anche il destino di mia cognata, e vi assicuro che va benissimo così. Il presepe nuovo è quello che ho iniziato ad allestire quando mi sono sposata e che poi ho trasferito a casa sua quando ci siamo trasferiti, e adesso è tornato con me qui, capanna più piccola animaletti e tutto quanto), ho preso lo scatolone che ovviamente è meno pesante dell’altro (la capanna vecchia pesa un botto) e ieri sera, in un’oretta, ho costruito il presepe in un angolo della credenza, che sembra nata apposta per quello.

Stranamente, Cinorosino non ha manifestato nessun interesse a trasformarsi in Gesù gattino, in compenso Fanny è stata acchiappata a mezz’aria prima che facesse una strage di pecore.

Adesso lo scatolone è ancora sul tappeto, perché riaprire la porta chiusa a chiave della sala da pranzo vuol dire invasione di campo, pardon di gatto. Va beh, ho tempo.

Il prodotto finito

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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