Due donne, un cane morto e meggie: far pace con il Devero

Sono andata all’Alpe Devero, per la prima volta, nel 2010. (se vi va di ricordare, lo racconto qui )

Come prima esperienza, non era stata granché: ricordavo che c’era troppa gente e ragazzini vocianti, e il tempo basso. Ricordavo un temporale, ma ricordavo male. Comprendete, ci ho messo undici anni e un bel po’ di peripezie prima di tornarci.

E dunque , ritornarci durante la settimana di ferragosto non è stata una buonissima idea. Se a luglio del 2010 c’era troppa gente, figuratevi la seconda estate del Covid: c’era praticamente tutto il mondo. Se nel 2010 ero riuscita a parcheggiare al parcheggio dell’alpe, stavolta, pur partendo decisamente presto per i nostri standard (comincio ad apprezzare il piglio militaresco dei miei cugini), ho potuto lasciare meggie (sì quest’anno di tempo incerto ho portato meggie che va dappertutto,e al Devero infatti c’era già stata) solo nel parcheggio più in basso vicino alla sbarra, praticamente subito dopo il tratto in galleria.

Ah il parcheggio adesso costa 2 euro l’ora .

Non tre euro tutto il giorno, e c’è un complicato sistema di lettura targa per cui una volta che hai pagato il sistema alla sbarra ti riconosce. Però prima dell’ultima galleria c’era ancora l’omino, probabilmente un omino diverso rispetto a undici anni fa, che rispediva indietro tutti.

Così, ci abbiamo messo quarantacinque minuti a salire a piedi all’alpe, smadonnando (Luisa). Io avevo letto il cartello indicatore alla galleria che diceva quarantacinque minuti e sono stata zitta, temendo fossero di più . Invece no, erano proprio quarantacinque minuti, finalmente un cartello preciso. Siamo saliti fra altri smadonnanti di ogni età, italiani e stranieri, con cani e non. Anche il cane d’agosto è un luogo comune, ma o Tobia con gli anni è divenuto un po’ (più) tollerante, o in giro c’erano solo cani buonissimi, insomma non ha litigato con nessuno e ha fatto le feste a bambini e belle ragazze.

Però era tardi per un’escursione posto che i miei sodali ne avessero voglia, abbastanza presto per pranzare e così dopo uno sguardo in giro, per toglierci dagli assembramenti di turisti (quelli che vanno in montagna erano già tutti a non assembrarsi), siamo andati a pranzo dall’Albergo Alpino, dove io su una deliziosa terrazza sono stata soddisfattissima e Luisa no. (Ma dei gusti culinari della mia amica parleremo un’altra volta, in fondo io ho vissuto quasi trent’anni con uno non solo ossessionato dai suoni ma anche dai sapori).

In ogni caso, anche il giro esplorativo dell’alpe Devero, che è un percorso circolare in mezzo alle baite permette di di avere una conoscenza del luogo, e a noi ha consentino, con deviazioni varie, di farci i nostri abituali sei km., prendere un altro caffè al rifugio Castiglioni, chiacchierare con bambini simpaticissimi, e incontrare molta meno gente. Al Lago torneremo un’altra volta.

Pace col Devero? eh… insomma.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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