Due donne un cane morto e meggie: fare pace con Domodossola

Sono stata a Domodossola quando ero all’università, con mia zia. A quei tempi, fine anni settanta, avevo ancora i parenti in Argentina (li ho ancora, in realtà, ma mancando i maggiori i rapporti si sono molto allentati). E in quel periodo l’Argentina attraversava uno dei soliti motivi di instabilità finanziaria, mia zia, che aiutava regolarmente la sorella, quando non andava direttamente da lei, andava in Svizzera per poter fare un vaglia internazionale bancario che potesse incassare in toto (senza le limitazioni che c’erano in Italia: noi ragazze degli anni Settanta abbiamo viaggiato mesi con una manciata di soldi o con banconote clandestine cucite nel reggiseno- avere dei roploplo importanti aiutava certamente). Così una volta ero andata con lei. Avevamo dormito in un hotel vicino alla stazione, molto moderno e se mi ricordo anche piuttosto brutto. Avevamo fatto un rapito giro in città e poi avevamo ripreso il treno per fare il Sempione. Per cui di Domodossola mi era rimasta una idea molto vaga; c’ero tornata, giusto per fare un giro in piazza Mercato, molti anni dopo; ho provato a tornarci, mentre girovagavo per la val Formazza, e passandoci in auto ho trovato tutto il mondo fuori. Ho lasciato perdere. Ci ho riprovato durante queste vacanze e, almeno con Domodossola, ho fatto pace.

Nonostante il tempo non buonissimo, come si vede dalle foto, mi sono fatto un bel giro in città. Era una cosa mia e in realtà ci sono andata da sola. In piazza Mercato, a fianco del Teatro, a Casa De Rodis, che è uno spazio espositivo in un palazzo ottocentesco, ho anche visitato una vostra: “Vertigine. Visioni contemporanee della montagna”: 21 artisti contemporanei leggono la montagna. Con anche un omaggio a Joseph Beuys. Gli artisti sono: Fabrizio Albertini, Salvatore Astore, Joseph Beuys, Enrica Borghi, Marta Dell’Angelo e Gohar Martirosyan, Frenzy, Daniele Galliano, Simone Geraci, Daniele Giunta, Marcovinicio, Irene Pessino, Federico Piccari, Laura Pugno, Pierluigi Pusole, Franco Rasma, Turi Rapisarda, Giovanni Rizzoli, Luigi Stoisa, Gosia Turzeniecka, Velasco Vitali.

Se sieti interessati, la mostra sarà visisbile sino al 5 settembre, ad ingresso gratuito, ma con Green pass obbligatorio. Unico neo della mostra, alcune illuminazioni non proprio felicissime, ma io amo molto l’arte contemporanea e il contrasto tra la visione della piazza con i palazzi del Cinquecento e del Seicento (la quinta foto da sinistra e dall’alto) era molto piacevole. Come avrete capito qui non c’è assolutamente la pretesa di dirvi cosa vedere a Domodossola, che non vuole essere una cittadina “turistica” – metà dei negozi erano chiusi per ferie esattamente come qui – ma darvi semplicemente l’idea di quale piacere da flaneuse solitaria io abbia provato. Io e meggie da sole in pratica.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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