Non c’è Val Formazza senza le centrali di Portaluppi – di altri, come quella di Ponte, degli anni Quaranta o di quella di Morasco, che già ho citato, del ‘57, e posta interamente in galleria. Non c’è Val Formazza, senza la Toce.
Eh già, la Toce. Percorrendo il sentiero dalla centrale di Sottofrua ora brulicante di giovani , e risalendo verso il ponticello sotto la cascata, si incontrano diversi cartelli con citazioni di scrittori che in passato, specie durante il grand tour, si sono imbattuti nelle cascate della Toce: Horace Bénedicte de Saussure che fa un lungo pistolotto concludendo che sono panorami come quello che fanno venire in uggia al viaggiatore la pianura ( ma va, Horace? E neppure vivevi a Calcutta on the Tanaro); Ruskin che fa il romantico, stelle, chiaro di luna e acqua che scorre; Wagner che ricorda di aver mangiato arrosto di marmotta (vabbè…); Rigoni Stern e le notti nella neve prima della campagna di Russia. Tutti parlano della Toce, e qui mi domando: quando ha cambiato sesso?
Per carità, è la solita questione di lana caprina per cui abbiamo la Bormida e il Bormida, la Bormida tradizionalmente, il Bormida se diamo per scontato che nel mezzo ci sta il fiume ( conosco grammar nazi che fanno le pulci per molto meno). Però noi Mandrognistani dicendo a Bourmia intendiamo alla Bormida. Qui in giro ho sentito dire, e trovato scritto, sempre il Toce
Quindi la Toce è un fiume transgender? ussignur pensate se lo vengono a sapere Adinolfi e Pillon, che già saranno incazzati per la valanga di medaglie che abbiamo preso alle Olimpiadi ( devo ripeterlo, che il sito non è la cronaca della mia vita minuto per minuto come i Vangeli non sono il racconto della vita di Gesù minuto per minuto ? E questo lo dicono i teologi)
In ogni caso quello che colpisce davvero, dai dipinti che raffigurano le cascate, è la portata d’acqua incommensurabile con quella attuale molto ridotta per lo sfruttamento idrico, ma anche per la sparizione dei ghiacciai in quota, come quello del Gries, che ormai si è ritirato tanto da permettere nuovamente il passaggio al passo del Gries, rimasto impercorribile per tutta la cosiddetta piccola glaciazione.
Dall’alto o dal basso le cascate sono comunque l’attrazione più interessante ( e per salire più su, temo dovrò tornare da sola e ammazzarmi di fatica più avanti)





