I tumpi della Valpe

È vero che i tempi difficili fanno apprezzare di più la famiglia, e siccome la mia famiglia allargata si è arricchita di un nuovo membro ( benvenuta Matildina) proprio in piena emergenza Covid, non c’è da stupirsi se mia cugina Millina si sia trovata arruolata nel vasto e mai abbastanza ringraziato mondo dei nonni ( lo dice una che è stata praticamente allevata da nonna). Siccome Matildina e i suoi genitori hanno cercato rifugio dalla calura in Val Pellice, e nonna dal caldo Mandrognistan ( caldo come Calcutta) , si è sobbarcata viaggi della speranza o della disperazione su devastanti mezzi pubblici che praticano il distanziamento sociale boh – nel senso che i pendolari sono pigiati l’uno sull’altro esattamente come prima. Per cui zia acquisita si è offerta di venir su a prendere nonna e finalmente conoscere Matildina

Nonna ha subito detto, ci diamo alla pazza gioia, e poi mi ha mandato un link dove si descrivevano i tumpi di Bobbio Pellice. “ Ci diamo alla pazza gioia” non coincide probabilmente con la vostra idea di pazza gioia. Diciamo che sta a metà fra la pubblica idea di quello che abitualmente si identifica con “ alla pazza gioia”: sesso alcool e rock &roll, e l’ idea di Robert Antonioli : correre in cima al Gran Zebrù prima di colazione. Siccome l’itinerario non era chiarissimo, siamo andati abbastanza a caso, e abbiamo avuto ragione.

Premessa : la Grande Calura. Sono partita da Calcutta, pardon Mandrognistan Ville, ad un ora insolitamente presta per le mie abitudini e senza caffè perché me ne sono dimenticata per far presto, ho trovato il prevedibile traffico in tangenziale a Torino, dato che era un giorno da bollino nero, e sono arrivata in tempo per scoprire che dormivano tutti e mia cugina era andata a far la spesa. Una volta arrivata, posata la spesa, e recuperati i bagagli che abbiamo messo in macchina, siamo partiti alla volta della valle dei Carbonieri. I tumpi, caldaie formate dai salti del torrente Ghicciard, si trovano lungo la strada, asfaltata, ma molto stretta e con problemi di incrocio, che sale al rifugio Barbara Lowry. Lungo la strada ci sono vari posteggi per le auto, a pagamento, da quello che abbiamo capito, perché comunque noi l’auto l’abbiamo lasciata all’inizio della strada ( con altre persone), fidandoci di Google che dava un chilometro come distanza da percorrere. Alle 11 al sole.

L’anziana signora al parcheggio in basso a cui abbiamo chiesto spiegazioni, dopo aver stigmatizzato il fatto che nessuno faceva più due passi a piedi, aver lodato noi che impavide salivamo con zaino in spalla, ci ha detto che avremmo trovato acciughe a essicare . A piedi abbiamo camminato direi un’oretta prima di trovare il posto che faceva per noi. Le prima caldaie, vicino a quello che probabilmente era un mulino, erano veramente affollate, ma salendo lungo la strada e cercando un posto che non fosse difficilissimo da raggiungere – il torrente forma un canyon simile alle strette di Pertuso, ma geologicamente molto diverso- abbiamo trovato la nostra caletta , dove si trovavano altre persone, ma lo spazio era sufficiente per non darsi fastidio. Soprattutto nonostante bambini e un sentore di grigliate che veniva dall’area picnic soprastante, nessun vociare, musica troppo altra urla e schiamazzi. E c’erano ragazzini che giocavano, adulti che leggevano, treenni che costruivano dighe da rivaleggiare il Vajont. E che si è portata a casa i rifiuti ( c’erano cartelli un po’ ovunque, ma direi che l’antifona è stata capita, il che non si può dire di chi frequenta i torrenti da noi)

Ci siamo grigliati per bene anche noi, e abbiamo assaggiato l’acqua del torrente, un meraviglioso idromassaggio naturale; mia cugina si è buttata coraggiosamente, io sono scivolata su un masso scivoloso, ma nell’acqua fredda complici i quaranta gradi di Calcutta si stava benone . Alcune pozze sono abbastanza profonde da consentire tuffi e nuotate. Consiglio. Ci vogliono scarpe da escursionismo o trail per scendere, come dicevo, è un canyon, e sandali da torrentismo ( costano venti euro da Decathlon e anche in spiaggia vanno meglio delle infradito, e se volete spendere di più, e avere di più, cercatevi dei Teva). Costume da bagno e crema solare e cappello obbligatori.

Abbiamo incontrato nuovamente la signora del parcheggio, e strada facendo molti disperati che ci chiedevano se era ancora lunga, ed avevano appena parcheggiato. Insomma, una patente da veterani dopo un solo giorno. Il consiglio n. 2, più ovvio, è non andarci nei week end, perché c’era davvero molta gente, devastata dalla calura. Salire a piedi, passato lo strappo iniziale in cui la strada prende quota, è comodissimo, non faticoso, nemmeno alle 11 del mattino, e consente di aver sotto controllo tutti i laghetti.

Intanto Matildina si è svegliata, ha conosciuto una persona nuova, abbiamo fatto con lei una bella passeggiata tra le ville di Torre Pellice, e abbiamo terminato con una visita a Tempio, che lo scorso anno avevo trovato chiuso. Siamo poi tornate a Calcutta in tempo per la tromba d’aria che ha devastato mezza città.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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Una risposta a I tumpi della Valpe

  1. lepadelleperdirlo ha detto:

    Forte! Sì, comunque ci siamo STRAdivertite! In effetti la mia idea di “divertimento” è sempre stata molto particolare, un concetto di famiglia, fin dai tempi delle vacanze al mare a Framura (all’inizio delle Cinque Terre) con la mia mamma, dove la spiaggia eufemisticamente chiamata “l’arena”, forse gioco di parole fra “la rena” e “arena” era praticamente una sassaia semi-irraggiungibile dove il masso più piccolo misurava 15 cm. di diametro….

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