Escursioni e Foliage in Alto Adige

Sempre se riusciamo ad evitare alluvioni e altri malanni, l’autunno è una stagione meravigliosa per andare in giro in montagna, anche con le mie instabili caviglie, a vedere lo splendore dei boschi – o foliage se siete alla moda. Ho sperimentato anni fa quanto può essere bello l’autunno di Bressanone (purtroopo l’ultim volta è stato nel 2021, ma non demordo, chissà)

L’autunno nei dintorni di Bressanone è una stagione di meraviglie cromatiche e sensoriali. È un’esplosione di colori e attività che celebra la natura, la cultura e la tradizione del territorio. Questo periodo dell’anno offre una tavolozza di sfumature straordinarie, con i rossi vibranti e i gialli dorati degli alberi decidui che contrastano con il verde intenso dei pini e degli abeti. È il momento ideale per immergersi nella bellezza del paesaggio e vivere esperienze indimenticabili sia all’aperto sia al chiuso.

Magia dei colori e fotografia del paesaggio

Le foreste, le colline e le montagne di Bressanone si vestono di colori spettacolari in autunno, creando scenari perfetti per gli appassionati di fotografia. Gli alberi che cambiano colore e le vedute panoramiche offrono infinite opportunità per catturare immagini mozzafiato. Le escursioni al tramonto, come quelle organizzate da Bressanone Turismo, permettono di godere di paesaggi incantati sotto la luce dorata del sole calante.

Tradizioni e sapori d’autunno

L’autunno è anche la stagione del Törggelen, un’antica tradizione sudtirolese che celebra la fine della vendemmia. Durante questo periodo, le taverne locali offrono gustosi piatti altoatesini e il delizioso profumo delle caldarroste riempie l’aria. Partecipare a una delle escursioni del Törggelen, che si svolgono ogni martedì e giovedì dal 1º ottobre al 7 novembre, è un modo perfetto per vivere questa tradizione e gustare le specialità locali accompagnate da un bicchiere di vino novello, nonché scoprire come preparare i famosi canederli.

Escursioni e attività outdoor

Bressanone offre numerose opportunità per escursioni autunnali. Il mercoledì, dal 25 settembre al 16 ottobre, è possibile partecipare a un’escursione sulla Plose, la montagna di Bressanone, che offre panorami spettacolari delle cime delle Odle e del Sass de Putia. Il Sentiero dei masi di Caredo, lungo 5,3 chilometri, è un’altra opzione ideale per chi desidera esplorare la vita dei contadini di montagna e godere di viste panoramiche. Il percorso delle sette chiesette sul Monteponente offre un viaggio nella fede cristiana con una processione annuale organizzata dal Decanato di Bressanone. L’area di Spelonca, sopra Varna, è un altro luogo affascinante da esplorare, con un antico mulino, un vecchio forno e numerose piante medicinali.

Offerta ciclistica a Bressanone

Oltre alle escursioni, Bressanone è un vero paradiso per gli appassionati di ciclismo. Con una rete estesa di piste ciclabili ben segnalate, la zona offre percorsi adatti a tutti i livelli, dai principianti ai ciclisti più esperti. I percorsi si snodano attraverso paesaggi mozzafiato, attraversando vigneti, boschi e pittoreschi villaggi alpini.

Il Brixen Bikepark sulla Plose è un’attrazione particolare. Con i suoi diversi percorsi, offre una sfida perfetta sia ai principianti che ai biker più esperti. I percorsi variano per difficoltà e terreno, in modo che ogni ciclista abbia il suo tornaconto. Per chi preferisce qualcosa di meno impegnativo, la pista ciclabile della Valle Isarco è perfetta, offrendo un tragitto più dolce lungo il fiume, ideale per famiglie e ciclisti occasionali.

Per i più avventurosi, i tour guidati in mountain bike offrono l’opportunità di esplorare sentieri nascosti e imparare di più sulla flora e la fauna locali. Inoltre, numerosi noleggi di biciclette e punti di assistenza sono disponibili in città, rendendo facile e conveniente godersi una giornata sulle due ruote. Da non perdere il MOUNTAINBIKE TESTIVAL, appuntamento dal 19 al 22 settembre con i più rinomati produttori di bici e un ricco programma di tour, discussioni e percorsi per testare i nuovi modelli gratuitamente.

(Foto Brixen Tourism)

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Fa tanto Costa Azzurra, invece no

Sperando che nel week end l’ennesima perturbazione sia passata (qui a Mandrognistan Ville e in tutto il Piemonte siamo alle porte di un anniversario “pesante”, quello dell’alluvione del 1994), vi suggerisco altri tre villaggi particolarmente pittoreschi e anche un po’ più turistici, che pare di essere in Costa Azzurra, ma no, si è ben al di qua del confine. Dolceacqua, Bussana Vecchia e Triora, andando verso est.

La più vicina al confine è Dolceacqua, nelle immediate vicinanze di Ventimiglia: già feudo dei Doria, con un ponte medievale ritratto da Monet (e da innumerevoli pittori molto meno bravi). Il villaggio al di là del ponte con i suoi negozietti e ristorantini restituisce un’atmosfera antica, e vi fa fare tanti scalini. noi abbiamo trovato un micio molto cordiale che dormiva in un vaso e ho faticato a non portarmelo via.

In realtà, anche la parte “moderna” ottocentesca lungo la strada è molto graziosa.

Il mio preferito è Bussana Vecchia, il sobborgo di Sanremo disabitato a causa di un terremoto che aveva devastato Diano Marina e tutti i dintorni. E’ una comunità di artisti, che hanno colonizzato le case rimaste abbandonate dando vita ad un esperimento che, anche se ormai molto diverso dalle idee libertarie dei suoi fondatori, rimane vivo e soprattutto mantiene in vita gli edifici che hanno resistito a ogni tentativo di abbattimento da parte delle autorità (più recentemente, dal demanio) E sono le rovine a dare al luogo un innegabile fascino.

Anche qui ci sono gatti dappertutto, e cartelli che invitano a lasciarli in pace, che sono amati e nutriti

Se volete sapere la storia, la trovate sul sito

L’ultimo borgo è Triora, il paese delle streghe, dove si ricorda che tra il 1587 -89 alcune donne del posto furono accusate di stregoneria e processate

Ma Triora non è solo un luogo di antiche mura e case addossate le une alle altre (e sì c’è anche la statua del gatto nero che campeggia un po’ ovunque): fa parte del parco delle Alpi liguri, l’area protetta più a ovest della regione, che arriva a lambire l’imperiese (il territorio di Borghetto d’Arroscia da dove siamo partite). Devo dire che è proprio quella parte ad avermi colpito particolarmente, specie per la presenza di grandi boschi – che ora in aututnno saranno particolarmente suggestivi.

Bussana, Triora, il parco, Dolceacqua
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È storia

Questa mattina mentre ero in pausa caffè è arrivata questa notizia che linko: http://buff.ly/4eCB0sU ( se non leggerete il National Geographic in Inglese, vi sintetizzo)

Il cineasta Jimmy Chin (è quello che ha filmato Free solo per capirci) stava lavorando nella parte inferiore del ghiacciaio di Rongbook, sul versante settentrionale dell’Everest, quello tibetano, quando ha notato alcuni resti che si sono rivelati elementi di vestiario con un’etichetta, A..D Irvine. Sandy Irvine è il compagno di strada di George Mallory, visto l’ultima volta dai compagni di spedizione Sommerville e Odell poco oltre il Second step. Prima di scomparire definitivamente.

Per un secolo questo è stato il mistero dell’alpinismo. Se Mallory e Irvine sono morti, sono caduti prima o dopo essere arrivati in cima ( non cambia in realtà nulla, per la storia, Hillary e Tenzing Norgay sono comunque i primi salitori che sono tornati per raccontarlo).

Nel 1999 Conrad Anker con una spedizione inglese aveva trovato il corpo di Mallory sulla parete nord e lo aveva seppellito sulla montagna come richiesto dalla famiglia. Ma alcuni particolari lasciavano aperto il mistero. Prima di tutto, Mallory aveva in tasca gli occhiali da ghiacciaio, segno che al momento della caduta la luce non era così forte. Poi nelle tasche non c’era la foto della moglie che aveva promesso di lasciare in cima, e soprattutto non c’era la macchina fotografica che aveva con sè. L’unica cosa che potrebbe davvero provare se sono arrivati in cima. La Kodak all’epoca aveva detto di essere in grado di sviluppare il film.

Chin ha recuperato una parte del corpo di Irvine (dove esattamente non lo ha specificato per evitare gli sciacalli) e l’ha consegnato alle autorità competenti cinesi. Ma grazie al consolato è stato anche prelevato un campione di DNA, per avere la certezza dell’identificazione grazie ai suoi discendenti. Irvine era l’ingegnere, lo specialista dell’ossigeno, un bellissimo giovane atleta, anche se forse meno esperto dei suoi più famosi compagni.

Dopo un secolo forse riusciremo a chiarire il mistero ( o meglio ci riuscirà Chin che è uno scalatore formidabile, tra l’altro).

È una storia che mi appassiona tantissimo, e quindi sto aspettando ( e sì, ho sempre sperato che siano arrivati in cima, dopo tutto)

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Il mare d’autunno

Che poi, rispetto all’articolo di un po’ di tempo fa (questo), ho semplicemente scambiato due elementi. In realtà ho finito di andare al mare, e non solo perché il meteo non è stato clemente in questo settembre 2024- ricordate lo scorso anno avevo fatto il bagno in Liguria la seconda settimana di ottobre, ecco quest’anno credo di no. In ogni caso l’entroterra ligure è godibilissimo anche e solo per star lì a contemplare le foglie, che è un’attività che mi vede particolarmente d’accordo. Se volete dedicarvi davvero alla contemplazione, l’entroterra imperiese e di Albenga offre panorami e sentieri (e ora probabilmente anche castagne)

Esempio n. 1 Ubaghetta Costa, che fa parte del Comune di Borghetto d’Arroscia, in provincia di Imperia. Da cui potete esplorare un entroterra che fa da spartiacque tra Piemonte e Liguria, oppure andare a Imperia al mercato del sabato, o a comprare olio. Vi assicuro, non c’è nessuno (gli abitanti sono una decina e molte case come capita purtroppo nell’Appennino sono ormai in rovina. Stellate meravigliose, però.

Appunto (foto di Irene Martini)

Secondo suggerimento, Toirano, che si trova dietro uno dei tratti più brutti della Liguria, Loano. Ci sono le grotte, naturalmente (la visita dura circa un’ora) , ma il paese stesso che ha un piccolo cuore medievale è piuttosto grazioso (l’ingresso alle grotte costa 16€ e sono aperte tutto l’anno)

Pittoresco

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The bare minimum

Sono sempre un’anatra zoppa (certificata) e da come si mettono le cose ci vorranno forse più delle trenta sedute di fisioterapia che hanno rimesso in piedi il mio pres. lo scorso anno. Ma io rispetto a lui ho il vantaggio di essere (oddio, forse “stata”) una sportiva che al di là del tirarsela per questo con le amiche ha imparato ad ascoltare il suo fisico. Ora per alcuni versi mi trovo spiazzata ( e devo dire lo è anche in parte il mio fisioterapista dott. Massa che di solito tratta gente ben più e diversamente sportiva di me- cioè atleti professionisti, gente da Tor per dire). Nel senso che sto oggettivamente meglio rispetto alla tarda primavera ma non sto bene. Soprattutto i dolori non sono scomparsi e passo da giorni in cui tutto sommato si va a giorni in cui il dolore è lancinante, come domenica scorsa, in cui i 500m da casa mia a casa di cugina sono stati un tormento. Il giorno prima tutto bene, lieve fastidio, nuotatina e passeggiata per comprare la focaccia (non puoi andartene da Finale senza focaccia, lo dice anche la mia dietista). Boh le stiamo provando tutte e niente di quel tutte è particolarmente piacevole. Non vi dico cosa faccio perché ciascuno è un caso a sé.

In ogni caso sto seguendo le prescrizioni del mio fisioterapista di iniziare con tratti in falso piano-leggera salita per vedere l’effetto che fa. Così ho sperimentato il mio bare minimum: come chiunque vada in montagna sa c’è una soglia che ci colloca tra l’essere ok e l’essere proprio fuori forma, quale che siano le ragioni.

Il mio minimo è il primo tratto dell’itinerario che sale al rifugio Elena dall’Arnouva in fondo alla val Ferret, seguendo la vecchia strada poderale e non il nuovo tracciato più corto che permette di vedere la cascata. L’ho fatto sia in salita sia in discesa ed è abbastanza scivoloso. Ho fatto il mio bare minimum e sono sopravvissuta. Al dolore, non alla strada anche se dopo mesi di inattività avevo all’inizio un po’ di fiatone, ma ciò che sta al di sotto mi ha consentito di non fare accelerare troppo il ritmo cardiaco. Poi mi sono fermata per testimoniare al mondo che il mio lo avevo fatto ho alzato la testa e ops la solita nuvoletta che stava scendendo dal mont Dolent. Sono tornata più velocemente possibile date le mie condizioni, ma come sempre non è stato sufficiente- nemmeno ad Amica Giovane che è venuta giù dall’Elena di corsa (letteralmente) .

È finita con un classicone: in mutande all’Arnouva a cambiarci io i pantaloni e Amica giovane praticamente quasi tutto. Davanti alla roulotte del pastore che era sceso subito dopo di noi ma signorilmente con l’ombrello.

Contate un’oretta dall’Arnouva al rifugio Elena e due ore e mezza sino al col Ferret. Dopo la neve dei giorni scorsi , almeno ramponcini assolutamente necessari a meno che nelle prossime settimane le temperature non si alzino drasticamente. All’Elena è aperto il dortoir per chi fa il TMB, altrimenti in valle non potete prendere nemmeno il caffè. Bonatti ancora aperto oggi, nei prossimi giorni occorre informarsi.

Il minimo prima del diluvio
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Una gita a Reggio Emilia

Durante gli ultimi tre anni ho assiduamente frequentato Reggio Emilia. No, non avevo un fidanzato, avevo una dentista. In realtà c’è l’ho ancora , ma ormai siamo alla fase dei controlli annuali.

Sono finita in clinica a Reggio consigliata da parenti, perché avevo un problema serio alla mascella superiore, che il mio pur bravissimo dentista avrebbe affrontato un dente alla volta, e sarei ancora lì. Affrontandoli tutti insieme ci ho messo “solo” quasi tre anni, un’operazione alla mascella in sedazione profonda e molti controlli, impianti ecc. Non roba divertente (una volta mi è caduto l’occhio su quel che la dott.ssa Ianni Lucio – massima stima a lei – stava facendo alla mia mascella, e vi assicuro avrei preferito non vedere), nemmeno a buon mercato, ma i denti non lo sono mai, ma senza lividi o dolori di sorta ( e tanto Toradol alla bisogna, anche).

Così mi sono abituata a frequentare la città, dapprima la periferia, che come tutte le periferie (la clinica ovviamente non è in centro) non è proprio affascinante, poi la città, se appena le condizioni generali me lo consentivano.

Reggio è una piacevole città di provincia, che per prima ha sventolato il tricolore, conservato nell’omonimo museo che è parte dei Musei civici di Reggio Emilia. O meglio, ha costruito il tricolore in un periodo che va dalla Repubblica Cisalpina alla fine del dominio napoleonico (1814) e poi noi lo si è sventolato in Cittadella nel 1821. Così, per mettere fine al campanilismo. Il museo in particolare è dietro al palazzo del Municipio. Oltre ai musei civici che ospitano diverse collezioni in varie sedi, Reggio ha un duomo molto interessante (la Cattedrale dedicata all’Assunta) e un centro storico con ampie tracce della storia medievale della città, e un’altrettanta ampia zona di passeggio lungo la via Emilia. Rigorosamente pedonale.

Molto bella è anche la sinagoga ottocentesca cui si riferisce l’ultima foto, che è gestita dai colleghi di Istoreco, a cui bisogna rivolgersi.

In Emilia si va anche per mangiare (bene). I miei tre consigli, cioè i tre luoghi che ho frequentato di più, se si esclude il bar a fianco della clinica, sono il ristorante Oltre, in Corso Garibaldi, la più tradizionale Osteria Sipario a fianco del teatro (Reggio è anche la patria di Romolo Valli, il grande attore di teatro e cinema) e l’Antica salumeria Pancaldi, in via del Carbone che ha anche tavoli sotto i portici della piazza dove si trova la bella chiesa di San Prospero.

Il mio bar, perché ormai ho anche il “il mio bar”, è il caffè Deseo, in via Panciroli, a due passi da Piazza Fiume dove di solito lascio l’auto, altrimenti al parcheggio della caserma Zucchi, all’università. In centro si va tranquillamente a piedi, a guardare belle vetrine di gran gusto , non solo quelle dei marchi globalizzati. Ah, come si diceva, siamo in Emilia, tra le 13 e le 16, in inverno immagino prima, è tutto chiuso, pure quasi tutti i marchi globalizzati, perché la pausa pranzo è una cosa seria. Come dicevo, siamo in Emilia.

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Bonus

Sempre per la nostra settembrata, vi lascio un suggerimento bonus, da fare rigorosamente nel week end e qui in Mandrognistan. Presso Palazzo Monferrato, già sede della Camera di Commercio, e ora anche sede del Museo Alessandria Città delle biciclette, è stata allestita una mostra temporanea, che sarà aperta sino al 6 ottobre, intitolata Alessandria Preziosa. Un laboratorio internazionale al tramonto del Cinquecento.

Siamo in epoca Controriformistica, Alessandria sta al centro di un triangolo politico e culturale complesso, tra la Repubblica di Genova ( che possiede tutto l’entroterra sino a Novi, Il Milanese, che comprende Pavia e Alessandria, i Gonzaga che dominano Casale (cosa che quasi nessuno ricorda, ma è proprio la successione francese dei Gonzaga Nevers, che introdurrebbe una enclave di Luigi XIV in Italia in mezzo a Piemontesi e spagnoli, a scatenare l’episodio italiano della guerra dei trent’anni, con l’assedio di Casale ( una delle molte, ma non la sola, ragione per cui casalesi e alessandrini non si prendono tanto, un po’ come tra Pisa e Livorno, insomma, e tra l’altro, se non vi ricordate la storia , rileggete Manzoni, che male non fa). In più, la seconda metà del Cinquecento produce l’unico Papa che questa terra di ladri e miscredenti abbia mai prodotto in tutta la sua storia, San Pio V . Questa commistione di circostanze ha fatto sì che nel nostro territorio passassero artisti, come Vasari che progetta la macchina di Bosco Marengo ( Santa Croce), ma anche come molti artisti artigiani che producono oggetti di lusso, soprattutto di ambito militare e religioso , che in epoca di controriformistica crociata sono molto vicini. Ed è anche l’ultimo momento in cui la guerra più simboleggiata che guerreggiata, nelle armi e nelle corazze sfoggiate nelle occasioni pubbliche di avvicina all’arte. La guerra ormai è quella moderna dei cannoni e delle armi da fuoco, molto più letale, ma molto più anonima.

Nella mostra ci sono circa 80 pezzi in sette sale

Dai ritratti realizzati in pietre dure – la mostra ha come partner l’Opificio delle pietre dure di Firenze, ai reliquiari ( quella in foto appartiene a San Baudolino), ad alcuni quadri come questa meravigliosa Madonna del Moncalvo in cui sembra che il bambino esca fuori dalla sua tasca.

Anche se non siete amanti o esperti del Cinquecento la bellezza intrinseca di questi oggetti vi farà trascorrere un paio d’ore di assoluta serenità. Tra la curatela di Franco Cervini e la progettazione curata dal direttore di Palazzo Monferrato Roberto Livraghi ci restituiscono – e stavo per dire finalmente dopo almeno tre mostre in cui le opere parevano messe un po’ a casaccio – un percorso coerente nello spazio e nel tempo si esce soddisfatti e arricchiti.

Se vi pare che il panegirico sia eccessivo, io l’ho visitata in una domenica di pioggia con la mia amica Lia, che è una storica dell’arte ( quella cui telefono quando mi dimentico chi ha dipinto che cosa) e con Rebecca Forster, che è una scultrice, ed erano più entusiaste di me.

Se salite ancora un piano il museo ACdB è interessantissimo anche se non siete appassionate di ciclismo, giusto per non dimenticare che il ciclismo in Italia è nato qui, e qui sono nati tre tra i più grandi corridori della storia (Gerbi, Girardengo e Coppi, nel caso ve lo stiate chiedendo).

La bici di Coppi

Per le informazioni, c’è tutto sul sito di Palazzo del Monferrato

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Nel frattempo

Nel frattempo, stamattina è arrivato François D’Haene, come al solito ad un’ora in cui stavo ancora dormendo. Il primo francese dopo quattrordici o quindici anni. E stasera Erwee Tian. E così siamo in gran parte a posto.

Arrivi Foto: Zzam Agency – Alessandro Zambianchi (dalla pag. Facebook del TorX)

Se volete vedere una sintesi del “viaggio” è qui – come vedete dalla foto ci sono i suoi bambini (l’ho già detto che il Tor 330, e nemmeno il 450 che è appena finito, ma è arrivato solo Tian, sono roba da ragazzini. Se volete cimentarvi con qualcosa di più corto, c’è il Tot dret, che è difficilissimo e da quest’anno il Cervino Monte Bianco (da Cervinia a Courmayeur) che è solo 100 km. Guardavo D’Haene arrivare e pensavo che per stargli dietro mi ci sarebbe voluta una bicicletta.

D’Haene è uno “sconosciuto” per il Tor, ma è un corridore espertissimo che ha vinto il vincibile prima e nell’intervista dice che il corpo si può adattare a qualunque circostanza, questo durante un momento di difficoltà. Questo è stato un Tor meno lineare del solito con atleti, D’Haene, Calais e Marmissolle, e poi Perrier e Macchi che si sono alternati e uno dei top runner, Corneliu Buliga, squalificato per aver ricevuto i rifornimenti dal suo team al di fuori della base vita – le regole sono stringenti e le polemiche stanno a zero. Marmissolle è stato sul punto di ritirarsi (gastroenterite) e poi ha macinato km in maniera impressionante.

Mentre invece tra le donne c’è una vera queen, Katharina Hartmuth, settima assoluta che ha polverizzato il record precedente.

E’ notte e gli altri corrono, e noi andiamo a dormire (l’estate è finita gente, i gatti sono tornati a dormire insieme a me e si lamentano se mi rigiro nel letto)

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Panorami nelle Langhe

(speravate che l’elenco fosse già ordinato? ma mica sono al lavoro)

Settembre, tempo di vendemmia (differito, non tutti i vini si vendemmiano allo stesso momento – il cortese, mi dicono, dalle mie parti si raccoglie questa settimana, altre uve hanno raccolto ecc.). Quindi parliamo di posti dove è facile vedere bei panorami, e bere, naturalmente, perché nelle Langhe che ci andate a fare, se no? (bere responsabilmente, perché l’alcool è cancerogeno e nella vita non c’è mai una gioia).

Io amo molto La Morra e ne avevo già parlato. Ci sono tornata in primavera e senza le nuvole il panorama era anche più bello (con o senza panchine)

Amo anche Roddi, che ha un bel castello visitabile, e sulla piazza, di fronte al panorama delle montagne e delle vigne diversi locali molto piacevoli.

Il mio ultimo preferito è Benevagienna, dove il panorama non è forse così ovvio, ma appena giri l’angolo intorno al centro storico ti trovi davanti a tutta la pianura.

(Il palo non si può eliminare…)

Per dirvi in che stato sono (per una serie di cose, compresi i miei tendini) oggi è partito il Tor e manco me ne sono accorta, e venerdì quelli del Tor des Glaciers che ora sono in giro sotto il diluvio o peggio.

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Autunno

Lo so, scrivere di autunno quando ci sono fuori trenta gradi almeno, sembra oggettivamente una fola (o uno scherzo, a piacere). Però è vero, con l’arrivo di settembre arriva anche l’autunno metereologico, anche se non ci siamo ancora distaccati dall’estate e non so nemmeno se saremo così fortunati, qui nel nord ovest, da avere finalmente un po’ di tregua (nel frattempo le previsioni sono impazzite).

In ogni caso, e nella speranza che il tempo sia bello ma fresco, vi lascio una bullett list di cose da fare e ne parliamo:

Le stelle di fine agosto
  • Il mare di settembre (e l’entroterra) che per andare al mare è il momento migliore
  • Una città d’arte del nostro settentrione, per quando la pianura padana smetterà finalmente di essere una camera a gas
  • Un tuffo in un lago di montagna
  • Panorami nelle Langhe (in fin dei conti sta iniziando la vendemmia)
  • Una bella escursione in montagna quando si comincerà a vedere il foliage

Stay tuned, ah, se volete una lettura adeguata al periodo, mentre ero a Chiavari ho letto un delizioso libro di Dario Vergassola, Liguria terra di mugugni e di bellezza (Mondadori, 2024), trovato dalle amiche della libreria Namaste di Tortona, firmato dall’autore tra l’altro, che vi consiglio caldamente- anche di passare dalle ragazze se siete in zona, per prendervi un aperitivo (perché si legge, si beve, si mangia)

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