Prima neve

Dovevo pure provare se zompettando zompettando riuscivo a camminare…

La risposta è ni. Nel senso che. ieri sono riuscita a prendermi una ben meritata pausa (10 ottobre, dall’ultima volta) e sono andata sino a Chamonix, dove le previsioni, dicevano, freddo nuvoloso, ma senza precipitazioni. Bardata da freddo nuvoloso ma senza precipitazioni, ho parcheggiato vicino al cimitero, e ho provato a mettermi gli scarponi, con talloniera o senza talloniera? salomonicamente prima senza poi con. Risultato: senza male, con appena meglio. Però ho zompettato sulla pista stradone sentiero che porta al Montenvers (con il trenino a fianco che ancora funzionava). In un’ora sono arrivata alla curva dei Rochers des Mottets, quasi a metà strada. E ho incontrato due splendide quarantenni che correvano (in discesa) correvano. Ci pensate? grassa e pure zoppa.

In ogni caso meteo chamonix non ha toppato (a Courmayeur c’erano quasi dieci gradi in più…) di neve comincia a vedersene, anche se verso i 1500/1600 metri. Niente ancora racchette. Dall’alto della pista di Planards la città aveva proprio quell’aspetto anni Sessanta che evidenzia un buona quantità di horror urbano – montano (il centro Alpina, per dire). Nel bosco c’erano moltissimi corvi e molto molto silenzio, in città poca gente e quella adorabile quotidianità che in posti come quello si vede di rado ( e che i locali che conosco apprezzano molto).

Una nuova stagione è cominciata.

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Di tutto

Ho di tutto: nell’ordine di cura tallonite  (martedì non mi reggevo in piedi e ho dovuto fare ciò che cerco sempre di evitare- prendere degli antiinfiammatori) raffreddore, tosse, mal di gola, voce zero, sinusite. Ma non ho la febbre. Niente suini che volano, forse vola qualcos’altro, ma sinché questo non mi passa niente vaccino. A proposito, il mio medico a domanda precisa sul vaccino per la suina ha risposto testuali: “se lo faccia la Bresso”. Ne ho dedotto che anche lui non intende farsi vaccinare. Sarà un fatto politico?

Tanto per dire, lunedì alla presentazione della rivista c’era una ragazza che veniva alle riunioni della Sezione didattica dell’isral e che adesso lavora in una scuola di Londra. Parlando del più e del meno mi ha detto: all’estero, a quel che succede in Italia nessuno può credere. Appunto.

Auguri a Bersani, che non ho votato. (quelli che voto io perdono sempre, forse per quello sono tifosa dell’Inter) Auguri al segretario regionale, che non ho votato. In tutte le liste c’era qualcuno che non avrei votato manco sotto tortura – luminoso esempio di par condicio.

A proposito, signora Bresso, se qualcuno le chiede in questi mesi se preferisce fare politica o scrivere, le conviene rispondere fare politica (attualmente a domanda risponde scrivere e il commento medio delle persone cui lo ha detto domenica a Frassineto Po – ed erano per lo più compagni – è stato “ma vai a lavorare”: ci credo, chi me lo ha raccontato è, come si dice, fonte fide digna)

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Ordinaria domenica

Domenica di corricchiamento  ansl’ersü. Visti: la professoressa P dell’università di Torino che esibiva la sua cellulite in shorts (io ho smesso di esibire la mia da molto tempo), ex compagni di scuola che portavano fuori il cane (di quelli che ancora mi salutano) bambini che cadevano di bicicletta, anziani con la pancia, la mia vecchia amica Teresa che non vedevo da una vita e che è molto ma molto più in forma di me, la mia collega Panizza in bici da corsa, qualche vero atleta, ex alunne, bambini portati in braccio, un bel venticello autunnale (non il freddo polare dei giorni scorsi) Mi è venuta una vescica nel piede sinistro e il mio male al tallone si è accentuato ( e ho paura che sia tallonite) Sono tornata triste e zoppicante a casa….

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Promemoria

Controllare le pagine, o miei venti lettori – e sto abbondando per eccesso – c’è un aggiornamento delle pagine sul Mandrognistan…

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Libidine…

Oggi con il mio diesel 1600 ho fatto su una Ferrari Testarossa. C’è da dire che stavo volando ai centosettanta (se lo sapesse mio marito), per tornare a casa in fretta, scrivere questo, correre a cena, andare al cinema (speriamo bene). Quaranta minuti da Gravellona casello ad Alessandria Ovest (sono andata al lago di Mergozzo). Come direbbe Jerry Calà, LIBIDINE…

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Errata Corrige

Era la Val Sermenza, quella di due post fa, non la Val Mastallone. Io mi sono confusa, ma voi o miei venti lettori non sapete la geografia?

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Bar Sport Paradiso

Ho ancora un residuo di influenzina, e stamattina, guardando il quotidiano sabaudo nelle pagine dedicate al nostro Mandrognistan, (ecco l\’indirizzo, se riuscite a trovare le pagine locali complimenti) ho visto un trafiletto piccolo piccolo che annunciava la scomparsa della nonnina di Alessandria Jolanda Bocchio vedova Zaccone. Ecco, io, la signora Jolanda, la conoscevo bene, anche se da qualche mese non avevo più sue notizie. Però sapevo che era ancora viva. La “signora Jolanda” era la moglie di Zaccone, il mitico proprietario del bar all’inizio di corso Roma, autore del mitico cocktail bibi (c’era dentro dell’aperol e del campari, ma credo che la ricetta, Pietro se la sia portata nella tomba): diciamo, la Jolanda e sua sorella (o era la cognata?) Adriana erano quelle che lavoravano davvero, mentre Zaccone “creava” e cazzeggiava con i clienti. La signora Jolanda se n’è andata alla meravigliosa età di 104 anni portati benissimo e adesso starà prendendosi un paradisiaco caffè con mamma e papà.

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Escursionismo pop

Uno degli ultimi numeri di Alp (che potete sempre trovare nel blogroll) conteneva una lunga sezione intitolata Alpinismo pop ossia popolare, di massa, se si può usare un tale ossimoro per qualcosa che di massa non è mai stato. Mi chiedevo, in questi giorni di riposo per influenza non di stagione (ma niente suini che volano) se non esistesse anche un escursionismo pop ossia un escursionismo di massa, di grandi numeri, su certi itinerari. (L’articolo ha toccato, come si dice, una corda in me proprio perché, in questo alpinismo pop mi ci sono trovata, durante la mia gita al Passo dei Salati e oltre – poco oltre. Io mi ero sentita felicissima di essere parte, anche se per poco, della più nobile categoria degli alpinisti, una sorta di salto di qualità, ma come sempre è tutta una questione di prospettiva).

Mi chiedevo, dicevo, se esiste un escursionismo pop, perché abitualmente quello in cui mi imbatto io è precisamente il contrario, ossia il deserto assoluto.  Certo ci sono quasi sicuramente delle eccezioni, probabilmente più nell’emisfero orientale (delle Alpi, ossia Trentino e Sud Tirolo) che qui da noi. Ad esempio, ma sono veramente i primi che mi vengono in mente, gli itinerari che conducono ai vari Rifugi nel gruppo del Catinaccio (c’ero stata però al 15 d’agosto e in funivia a Campitello c’era veramente tutto il mondo) e la processione ininterrotta verso il Piz Boè (e dal Piz Boè) che creava degli ingorghi nei due o tre punti in cui occorre procedere lungo i cavi (la cosa a mio marito aveva dato più fastidio che non la corda fissa o il sentiero scivoloso – per tutti gli scarponi che lo avevano calpestato, ma c’era gente se non proprio in sandali, in scarpe da ginnastica di sicuro). E sto parlando di escursioni, non di quei luoghi come che so il Rifugio Auronzo o la Punta Helbronner dove la maggior parte dei visitatori va a vedere il Dente del Gigante o le Tre Cime e può andarci anche nei proverbiali sandaletti (salvo nel primo caso patire un mucchio di freddo – ma ricordo di aver preso il sole in bikini alla Aiguille du Midi, senza patire il freddo più di tanto)

Dalle nostre parti il posto più frequentato è il Giro del Monte Bianco e non tutti gli itinerari. Ad esempio, il col Ferret è più frequentato del col de la Seigne e la variante del Col Checrouit anche meno, se non c’è la funivia. A Chamonix, il Balcone Plan des Aiguilles – Montenvers quando l’ho fatto io brulicava di gente (al punto che ho deviato, con un gruppetto di gente, verso Blaitière, scendendo così a piedi sino a Chamonix anziché prendere la funivia, perché non c’era modo di nascondersi un attimo e fare pipì). I Conoscitori, ho scoperto, la fanno, come avevo fatto io, in senso inverso cioè da Montenvers al Plan, perché è meno faticoso salire subito al Signal, che è una bella botta, ma almeno sei fresco e hai le Jorasses davanti, piuttosto che arrivarci dopo aver fatto tutta la strada ( e l’altro versante è molto più ripido). Io non avevo scelto consapevolmente, semplicemente, per prendere la funivia c’era un’ora di coda, mentre per il trenino del Montenvers avevo poi aspettato dieci minuti…

Un’altro posto frequentatissimo è il Lac Blanc, un paio di orette di strada, negli ultimi anni assai maltenuta (troppa gente?) E poi…il Rifugio Pastore sopra Alagna, il Lago Miage – che è tornato ad essere una vera escursione perché bisogna trascinarsi sino al Combal…

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Il solito tempo del cavolo

Val Mastellone

Val Mastellone

Bello vero? tempo para autunnale come solo la Valsesia, anzi la val Mastellone riesce a essere. Questa è presa da Rima, il paese dei maestri del marmo trompe l’oeil, abitanti residenti in inverno sette (non il sindaco)…

Prima ero troppo avanti, adesso sono rimasta indietro ( molto indietro, questo tempo autunnalmente incerto risale a dieci giorni fa. Oggi nel Mandrognistan in piena follia bancarellara (Gagliaudo tra i mercanti, facevano 25 gradi abbondanti e un caldo belluino. Quindi sempre tempo del cavolo è.  Dieci giorni fa ho fatto un bel giro naturalistico intorno alla frazione (abitanti 7 residenti in pieno inverno – senza il sindaco) e ho contemplato da sotto una piacevole umidissima cascatella un faraonico albergo in costruzione (a Rima c’è giusto un gite d’etape) tutto legno tutto montano. Bello anche, ma c’è da domandarsi quanto sarà frequentato. Io adoro la Val Mastellone, ma credo ci voglia veramente un grande amore per la solitudine, che è quello che ho io, ma vedo che è scarsamente condiviso.

Bene prometto che mi porterò avanti con il lavoro .. ci saranno tanti bei pomeriggi in cui quel che potrò fare sarà ricordare…

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Per stare sulla notizia (Afghanistan)

Mi sono seduta davanti al computer e mi sono detta, di che scrivo? In realtà potrei scrivere di un sacco di cose, dalla mia minivacanza sul lago Maggiore, a Innsbruck, alla mia incipiente menopausa a un po’ di altre cose (anche della Gelmini, visto che la scuola è cominciata). Ma la guerra in Afghanistan è una cosa troppo importante. Ho il massimo rispetto per le persone che scelgono quel tipo di carriera (che di solito la scelgono perché non sono ricche e famose) e oltre ai pericoli oggettivi devono probabilmente aver a che fare anche con le disfunzioni che ogni struttura di ampie dimensioni in Italia ha ( e probabilmente si incazzano a morte – le due persone che conosco e che hanno fatto carriera nell’esercito, uno negli alpini e uno nei carabinieri, di tanto in tanto si incazzavano a morte e probabilmente ancora lo fanno). Non dico nulla di nuovo (anche perché lo hanno detto in tanti) scrivendo che l’immagine che diamo all’estero è troppo Papi e troppo poco gente così (soldati nel peace keeping, medici senza frontiere di emergency o d’università, insegnanti, artisti, professionisti). Peccato.

Quanto al nostro essere in Afghanistan, solo le anime belle si illudono che una missione di peace keeping o di “democratizzazione” sia una passeggiata dove tutti ti lanciano fiori, e solo le stesse anime belle che credono che far finta che il mondo non esista e ritirarci da tutti gli scenari di impegno migliori la nostra politica estera (ma ce l’abbiamo, una politica estera?)

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