Dopo l’abbuffata

D’accordo, se Natale senza mia cognata (e capodanno e l’epifania) vuol dire stare così bene ci faccio la firma per gli anni a venire. Sono anche riuscita ad andare a camminare sino a Machaby (niente neve, come avete potuto vedere, un freddo cane e un tramonto mozzafiato) e ho fatto pure la spesa al Conad di Pont San Martin (dove hanno dei cappelletti e agnolotti più buoni di quelli di Adamo – dixit mio marito che nella stessa occasione ha misurato il diametro delle lenticchie dicendo che quelle di una volta erano più grandi (una simile belinata merita il giusto ludibrio informatico. Come sempre meditavo di fare un mucchio di cose e ho praticamente dormito tutto il tempo – quello concessoci dall’elettricista che deve aggiustarci un neon in piazza Matteotti ed è un pazzo (niente da dire). Ma ha ottant’anni forse è il caso di perdonarlo

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Just a song before I go

Tramonto al santuario di Machaby

Cosa fa una signora della mia età a quest’ora della sera? Cerca disperatamente di somigliare all’idea platonica che ha di se stessa. E per dimostrarvi quanta fiducia ha nel futuro forse è meglio che diate un’occhiata qui sopra ( sono andata ad Arnad ieri, non c’era nemmeno una goccia di neve, ma in compenso una solitudine perfetta – e un cinghiale, che per fortuna non mi ha fiutato)

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Ritardi

Quante volte, mi chiedo, ho detto di essere in ritardo? Quando verrà a prendermi la signora con la falce dovrà aspettarmi (d’altro canto…). In effetti sono andata in montagna, proprio due giorni dopo aver scritto quanto sopra. Con le scuse più varie…del tipo, ma perché non vai a Courmayeur a comperare una bottiglia di Whisky per il Robbo (ma Gojo il vecchio signore è andato in pensione?) Comunque, con la benedizione di mio marito, e con il consiglio ad una certa signora di tenere il cellulare acceso visto che non sta ami a casa, ho preso su le racchette e sono andata a Courmayeur (vai vai tanto c’è mia sorella). Almeno sono andata con il sole e con dieci centimetri di ghiaccio per terra – almeno ho portato l’auto sino in fondo al Villair, il piccolo parcheggio al di sopra della curva per Plan Gorret era ben sgombro ma pavimentato di ghiaccio: la macchina ci passava e poi io finivo all’ospedale. La Val Sapin è insostituibile d’inverno, l’ ho sempre detto. Un pezzo battuto un pezzo nella neve fresca, tutto nel bosco, con un eccellente panorama e con quel bel clima secco e freddo (qui faceva più freddo). Una volta tanto la neve era così ben assestata per il freddo che nemmeno incima alla valle, sotto ai Trou des Romains, c’erano scarichi di neve.
Poi giuro, a Courmayeur durante l vacanze di Natale mai più. Non c’era nessuno, neanche un milanese, ed era fiabesco. (oddio, tutti quegli americani c’è chi li detesta anche più dei milanesi). Certo però che qualche sacco di sale in più non li manderebbe in rovina

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Perché non ho mai voglia di fare l’albe

Perché non ho mai voglia di fare l’albero di Natale e poi quando è fatto e la casa addobbata mi sento così bene (post berlusconiano blues)

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E se dicessi che odio il Natale ?

E se dicessi che odio il Natale ?

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S. Lucia (senza lecabon)

Sono certa che quando potrò tornare in montagna nevicherà di nuovo a capofitto e io non potrò fare un bel niente. Questo un po’ mi intristisce… Ho già detto che odio il Natale? Senza contare che quest’anno la mia cara cognata (era il suo turno, in effetti) ha deciso di andare a mangiare al ristorante cinese (ché tanto noi al ristorante ci andiamo sempre…) Sans commentaire…Mio marito si è detto disposto a passare qualche giorno in montagna o da qualche parte, il che dà la misura di quanto sia incazzato. Per capodanno salta il consueto appuntamento varallovercellese (riunione di famiglia che anche qui non si sa mai…) e si profila il trio io – picci-papà che non è poi così male…

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Perdite

Sono andata a camminare un’oretta sopra Donnas e adesso non trovo più il mio cappello portafortuna di Innsbruck. L’ho perso?, mi è scivolato in macchina (che è notoriamente piena di anfratti?) è scappato nel parcheggio di Donnas (no, o almeno non c’era più quando sono tornata a controllare – ormai la mia paranoia ha raggiunto notevoli livelli) o al super di Pont St. Martin (non l’hanno trovato nemmeno lì – ho telefonato, e ve lo già detto che ormai la mia paranoia è galoppante). in ogni caso ho camminato due ore in mezzo alle vigne, mentre cominciava a nevicare, una vera nevicata, di neve bella farinosa. Aspetto di tirar via le racchette dal fondo della macchina. Ma neanche la montagna mi salva più dalla mia tristezza

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Cappello, ombrello e neve

Oddio, neve, forse è persino eccessivo chiamare neve i quattro fiocchi di stamattina. e tuttavia è bastato per vedere un tamponamento a catena davanti all’Esselunga e l’Esselunga medesimo affollato come per una catastrofe nucleare…

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Pioggia pioggia pussa via

La pioggia è molto molto deprimente, e l’umore di mio marito anche più deprimente. In effetti anche il mio umore non è proprio ai massimi termini, il lavoro non mi aiuta e sto pregustando quando potrò finalmente andrò in montagna (la prossima settimana, se quei segaioli dei miei alunni si decidono a fare l’assemblea d’istituto – hanno cambiato data tre volte in due giorni). D’altro canto ho scoperto che la mia liquidazione sarà decurtata, la mia pensione è in via di scomparsa…ed è pure lunedì (un lunedì strano, ho pranzato senza il marito pensando di fare molte cose, ma in realtà non sono riuscita a fare nulla…)

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Val Formazza

Quindici giorni già, e non posso nemmeno dire che il tempo vola… Sono andata alle cascate del Toce perché era uno dei luoghi della mia lista, e devo dire che quest’anno sono riuscita a fare molto ma molto di più di quel che in altri anni avevo fatto. Com’era, lo vedete dalle foto del cellulare, perché ho portato la mia analogica Canon più nuova (avevo ancora un rullino estivo da finire)- a proposito, sono riuscita a trovare la pila per la AT1, il cannone, un vero sollievo.

 

La piana del Toce

La piana del Toce, e non scherzavo

 

Una giornata magnifica, e tempo tiepido (5°), considerato che c’erano almeno trenta centimetri di neve ben assestata per terra. Aver avuto le racchette, sarebbe stato perfetto. Alle cascate c’era una buona portata (merito anche della neve per terra), dei gitanti di città (infreddoliti) e dopo un po’ solo io a godermi la piana, il tramonto e la neve. Unico neo: il cellulare non prende (smette alle cascate, per me è è un sollievo, ma mio marito mi ha chiamato invano tre volte in mezz’ora); altri due nei: le cascate si fotografano dall’alto e non dal basso, perché la galleria impedisce la vista, a meno di non mollare la macchina da qualche parte e prendere il sentiero che risale il fianco delle cascate – già ben ben pieno di neve e la strada per arrivare sin lì è lunghissima – e non diversa da quella dell’Alpe Devero, appena un po’ migliore. In compenso le terme di Premia sembrano promettenti e poi c’è il solito Bettelmat.

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