Cala sü dansi muròn

E’ il primo giorno, o quasi di una primavera che si annuncia ancora lontana. Marzo è stato pazzerello, nel senso che non siamo mai usciti con l’ombrello, e stando alle previsioni non lo faremo nemmeno nell’immediato futuro, e pure il sole non si è fatto vedere. Insomma, io ho ancora freddo, e pure i gatti che vorrebbero buttarsi in terrazzo, poi scappano di corsa dentro. Ricordate vero, la luminosa primavera del 2020, che prendevamo il sole in terrazzo in maglietta chiusi in casa?

Però, se volete iniziare a rifarvi un po’ di fiato, potete cominciare come me, nel vostro cortile, che per me sono i dintorni di Mandrognistan Ville. Dopo aver iniziato dal lato collina, un po’ di tempo fa, la scorsa settimana e del tutto per caso, ho fatto una camminata nella piana, che è, per così dire, la vera essenza del Mandrognistan (i mandrognistani doc stanno sotto il livello del mare). Del tutto per caso perché domenica io e il cugino piacione non sapevamo cosa fare, e io ho perso tempo perché non trovavo gli occhiali e il portafoglio. Così ci siamo trovati, o meglio io sono sbarcata a casa sua che era troppo tardi per fare alcunché (sto diventando una donna inaffidabile, e per fortuna). Così, stabilito che né io né lui avevamo voglia di vedere il milionesimo Batman, ha proposto di andare a camminare.

Ora, il cugino piacione è un uomo tanto caro, ma ci vede pochissimo, e il mio unico tentativo di portarlo fuori dall’asfalto non era stato propriamente un successo. Però, se ti dicono, andiamo a camminare, avendo vaghi sensi di colpa perché hai passato le ultime domeniche facendo di tutto anziché fargli compagnia, vai a camminare, con qualcuno appeso al tuo braccio.

Ora noi abbiamo fatto benissimo la nostra camminata ad anello dal cimitero alla fine del paese, e verso un’altra frazione, tagliando direttamente in mezzo ai campi, e senza infangarci, dato il clima secco. Ma certo, una maggiore inclusività degli itinerari escursionistici, nelle pianure e in fondovalle, di sicuro giova.

I muron

I muron, dalle mie parti, sono i gelsi, che sino agli anni Sessanta punteggiavano tutti i campi facendo da divisori tra una proprietà e l’altra, e che erano foraggio per i bachi da seta, oltre a dare grosse more molto gustose ( con cui era facilissimo sporcarsi).

La frase “ Cala sü dansi muròn” pare sia stata rivolta dal nonno di mio marito ad un militare di origine ignota ( poteva essere tanto un tedesco in ritirata, quanto un alleato brasiliano o canadese in arrivo – quelli sono arrivati dalle mie parti- ma per il nonno di mio marito non faceva molta differenza) che aveva appena scoperto la bontà delle more, sul finire della Seconda guerra mondiale. Il proseguo della frase, dato che il militare, chiunque fosse, non aveva comunque capito, è un filino più scurrile e ricorda una canzone adesso di moda “ con le mani con i piedi con il c… ( ciao ciao), basta cat cali sü

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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