E per finire

Poi, veramente, smetto di dare consigli non richiesti.

Ci sono cose che bisognerebbe portare sempre (e che finiamo di dimenticare)

  • un cappello anche se siete di quelle persone che pensano di stare malissimo con il cappello, ma sovente, come molte cose, è soggettivo. A mio marito piacevo con un baseball cap a visiera (degli X Files, che avevamo comperato insieme a Londra). Io adoravo quel cappello, ma per ragioni che non coinvolgevano il fatto di doverlo portare. Ne ho due Lafuma che sono pure impermeabili, beh, diciamo abbastanza impermeabili, quanto impermeabili non l’ho ancora sperimentato, ma quello che per varie ragioni finisce sempre nello zaino, me lo portò dall’India mia zia un milione di anni fa, di cotone. Tutti e tre sono bucket hat, o cloche, se siete molto molto boomer. Se vi scottate sul collo ci sono quelli con la falda posteriore, che esteticamente non saranno il massimo, ma fanno egregiamente il loro lavoro, se tendete a scottarvi nel coppino.
  • e a proposito di scottature, la crema solare. Lo so che non si dovrebbe mai dimenticarla, ma la mia generazione si è spesso allegramente ustionata, me compresa, e il fatto di aver evitato sinora melanomi è in parte un colpo di fortuna e sicuramente dovuto al fatto che dopo un po’, diciamo intorno ai 25 anni, ho iniziato a spalarmi religiosamente di crema solare. Cionondimeno, riesco ancora ad arrossarmi anche con la protezione 50.
  • L’acqua sempre, non fate i finti eroici, che ci sono sentieri assolutamente privi di ruscelli e sorgenti, e tra l’altro, questo è stato uno degli inverni più siccitosi degli ultimi trent’anni e questa estate ci sarà poco da ridere. Sempre naturalmente se ci arriviamo. Quanto al cibo, mi sono portata dietro, in realtà lo faceva mio padre, pane e bistecca impanata per secoli (la colazione dell’escursionista). Mio padre, che apparteneva ad un’altra generazione, si portava dietro anche il suo quartino, in una bottiglia di vetro, che mai si è rotta sulle pietre della Val d’Aosta e sta ancora come una reliquia nella mia credenza. Sento già gli sportivi professionisti che squittiscono nel buio, perché tenere acceso il computer è una spesa. In ogni caso le due cose per il mio stomaco attuale sarebbero improponibili. Però i tramezzini con formaggio e verdure ancora me li preparo. O uso le barrette proteiche.
  • Una cosa che si dovrebbe sempre portare è un kit di primo soccorso. Lo ammetto, ce l’ho, ma resta sempre in auto. Nessuno è perfetto. I cerotti antivesciche, invece, li ho sempre: le vesciche non fanno sconti, e quando passo dalle scarpe chiuse ai sandali, mi becco sempre le vesciche, sempre. Anche con scarpe più che usate. Mi dicono che in farmacia vendono i punti adesivi che “saldano” le ferite. Non li ho mai provati. Qui gli unici che mi feriscono sono i gatti, mannaggia.
  • In inverno, Artva pala e sonda. Ora è OBBLIGATORIO averli. Andando io sempre da sola, non è chiaro a cosa mi possano servire (dovrei essere in grado di accendere l’Artva, e sperare che qualcun altro mi venga a salvare. Aspettate che rido.) Però, se siete in gruppo, ci vogliono, e si impara a usarli abbastanza facilmente (ho imparato io; poi per carità, un conto è un workshop in cui cerchi palline di plastica nella sabbia, un conto è cercare un disperso su un fronte di caduta che può essere anche di centinaia di metri. Spero non mi capiti). Una cosa che invece è obbligatorio fare è leggere il bolletino metereologico e quello del pericolo valanghe, e non uscire oltre il livello 2. O tornare indietro.
  • E, dulcis in fundo, la cartina. Cartacea. Eh sì, perché capita che non ci sia campo. ma come, se si può telefonare dalla cima dell’Everest (Lo so che avete letto Aria sottile). Vero, l’Everest è coperto dai satellitari. Capanne di Marcarolo, Alessandria, dove c’è il Sacrario della Benedicta, no. Quando sarà finito il Centro rete forse sì. Forse. Cartina cartacea, o mappe escursionistiche scaricate e utilizzabili anche in assenza di segnale e copertura internet. E per amor del cielo non usate Google Maps, non perché ce l’ho con i navigatori. Ma perché lì non ci sono i sentieri.
I muròn (anticipazione)

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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