Adventures in gatteenyland

Siccome ho ancora bisogno di leggerezza, di molta leggerezza, vi racconto una storia di gatteeny con la morale, anche se non è Natale. Soprattutto perché ieri se ne sono andati di botto dieci anni di vita, e questo, come è ovvio, potrebbe avere pesanti ripercussioni su questo blog.

La scorsa settimana ho portato Pipisita aka “La Belva” secondo la veterinaria, a una visita. Pareva avesse preso una zecca ( maledetti piccioni), io per buona misura avevo agguantato i due rimanenti gatti e li avevo innaffiati di antiparassitari, ma non me l’ero sentita di procedere da sola alla rimozione della zecca (ossia di affrontare La Belva in combattimento ravvicinato) e avevo demandato il tutto, appunto, alla veterinaria. La visita, a parte qualche soffiata, si era svolta sorprendentemente bene: non si trattava, tra l’altro, di una zecca, ma di una specie di neo, molto infiammato, per cui eravamo tornate a casa con uno spray disinfettante e una visita di controllo prenotata di là a otto giorno (Al massimo facciamo un istologico).

Dare il disinfettante era stato quasi facile, a spruzzo e di profumo gradevole per gatti e umani, non aveva richiesto particolari combattimenti, al punto che avevo iniziato a pensare che le sue condizioni fossero in realtà più serie del previsto. Così mercoledì, un po’ unticcia per il disinfettante, ma tutto sommato senza troppa fatica, si era lasciata mettere nel trasportino. Come avevo chiuso la porta un lungo, lento e abbastante inquietante miagolio era rimbombato lungo la tromba delle scale, ed era iniziato il solito balletto di dai va tutto bene, è solo un controllo, coraggio,ecc. Una volta in strada, mentre tenevo le chiavi dell’auto in una mano e il trasportino nell’altra, improvvisamente, come una bomba, lo sportello del trasportino è esploso e una massa di pelo furente è schizzata fuori facendo anche un bel salto e si è buttata sotto la mia macchina parcheggiata. Da dove ha continuato a ruggire. Mi è preso un colpo, al pensiero di essere da sola e di dover cercare di recuperare un gatto arrabbiato e spaventato (forse), da sotto una macchina, gatto che poteva impazzire, scappare, finire sotto un’auto e altri più foschi scenari.

Mi sdraio davanti all’auto (sì), intanto chiamo nell’ordine la mia amica Silvia e mia cugina e nessuna delle due risponde. Il signore seduto a far colazione nell’auto parcheggiata davanti alla mia segue il tutto dallo specchietto retrovisore. Io continuo a parlare alla gatta, sinché, forse infreddolita e/o spaventata, esce cautamente fuori dalla parte opposta a dove sto io. La stronza.

Io mi giro (ricordo all’inclito pubblico di lettori che stavo seduta sull’asfalto), lei si butta verso il cancello del cortile di fronte a casa, che fortunatamente non offre ulteriori spazi di fuga, e io con scatto atletico che Tom Brady* scansate proprio la placco, riesco a mettermi in ginocchio tenendola e mi rialzo con la gatta saldamente in braccio. Rificco La Belva nel trasportino, scopro che in realtà la plastica è rotta (l’ha rotta lei? è pure possibile) e finalmente facciamo rotta verso la veterinaria dove arriviamo, miracolo nel miracolo, con soli due minuti due di ritardo sull’orario previsto. Poi ne aspettiamo altri venti, io tenendo chiuso il trasportino con la mano.

Esce la veterinaria e io le racconto tutto quanto. Lei impallidisce. “Un miracolo, se scappava qui non la prendeva più”. Ah certo perché scappare nella Pista è il massimo. Comunque, passata l’adrenalina della fuga si è fatta visitare senza troppe storie, e la prognosi è positiva. Poi, rimessa nel trasportino, si è ricordata di essere La Belva e ci ha preso a zampate con equanimità. La veterinaria le ha detto “sei una disgraziata” e ci ha fatto uscire di corsa dalla porta secondaria senza farci pagare nulla, probabilmente grata di aver salvato la pelle e di non doverle fare un’altra visita. Mi ha detto di continuare a usare lo spray disinfettante, quindi sarà unticcia ancora per un po’ e pazienza.

Sembra quasi un gatto normale…

Mi sono trascinata a casa e come ho fatto a fare il resto del lavoro non so. Lei è come la Regina Elisabetta, indistruttibile. Il trasportino invece è stato buttato. Dovrò comprarne uno di ferro.

+Tom Brady è un celeberrimo giocatore di football americano, marito di Gisèle Bundchen, che ha vinto tutto, e guadagnato un pacco.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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