La polvere sotto il tappeto

Nel mio lungo periodo lavorativo sulle Alpi, ho trovato il tempo e il modo di fare un salto a Innsbruck, il primo dalla pandemia (ormai dovrò dire durante la pandemia).

Trascorrere un giorno festivo a Innsbruck, in un periodo di bassa affluenza turistica, e subito prima delle restrizioni minacciate e poi attuate per il continuo aumento dei contagi, è stato ragazzi, come trascorrerlo a Mandrognistan Ville: il deserto. Non casualmente i pochi ristoranti aperti erano presi d’assalto (ho poi cenato all’Ottoburg, dove essendo da sola, il tavolo si è liberato dopo appena venti minuti di attesa e previa esibizione del mio Green pass)

Tra l’altro, era il 31 ottobre, la sera di Halloween, quando ti aspetteresti un po’ di movimento. Almeno, persino nel natio Mandrognistan prima del Covid c’era un po’ di movimento. Per carità, qualcosa c’era, per lo più bambini vestiti da fantasmi o da fatine, graziosissimi. Non potrei dire se la città fosse più animata prima, non essendoci mai stata esattamente nello stesso periodo, ma sempre prima o dopo (per l’Alpinmesse, che è saltata anche quest’anno). E adesso non ho potuto vederla durante l’avvento – a proposito, avete fatto i bravi o il Krampus vi si è portati via?

In città nei giardini c’erano già le luminarie che li avrebbero resi magici per l’Avvento, ma i colori delle foglie erano sufficienti a rendere meravigliosi i colori dell’autunno, e per camminare sono andata come sempre all’Achensee, sotto un vento più forte del consueto, ma nel giorno festivo erano in molti a camminare, o a fare nordic come me.

La sera, dopo la cena, la passeggiata, il bagno caldo, mi sono messa a cercare. E non ho trovato. E non avevo tempo di battere il quartiere palmo a palmo, ma naturalmente mi sono ripromessa, che , una volta tornata con un po’ più di tempo, ci avrei messo il tempo che ci voleva e naturalmente una visita allo Stadtarchiv. L’ho trovato con una ricerca più approfondita a casa, perché su un sito tedesco erano specificate la longitudine la latitudine e caricate queste sul solito Google Maps è saltato fuori come per magia.

Era in effetti dove supponevo potesse trovarsi, grazie alle indicazioni del prof.DeMichele, in una zona industriale a due passi da un deposito: il memoriale del lager di Innsbruck, nei quartiere di Reichenau, periferia sud est della città, dove si trova anche l’Ikea, per dire. E’ il campo di transito in cui furono trasferiti gli ebrei rastrellati a Bolzano e a Merano, che passarono prima dal lager di Bolzano e poi furono trasferiti oltre Brennero e per la maggior parte morirono a Innsbruck a qualche chilometro dalla loro casa. Quello che resta è, in effetti, una lapide, che si può con un po’ di fortuna e allargando bene l’immagine , trovare sulle mappe.

Ho passato quindici anni della mia vita a Innsbruck e ho avuto la riprova di quanto ci diceva davanti a un grappino il nostro amico ristoratore: siamo specializzati a nascondere i problemi come la polvere sotto il tappeto. Decisamente livello pro.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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