Entrac’t ( dovevamo fermarci prima)

Obbiettivamente, dovrei proseguire a raccontare di itinerari lombardi, invece, mi prendo una piccola pausa per narrare di una piccola gita invernale e dare un suggerimento…per il prossimo anno, casomai io non sia più qui a raccontarvela. O non ci siate più voi a sentirvela raccontare – così adesso abbiamo fatto tutti i debiti scongiuri e possiamo passare avanti

Volevo andare a fare un giro in montagna per la Befana, giorno come si sa assai propizio alle viaggiatrici invernali, invece Lulù mi ha indotto ad andare con lei a Mondovì a vedere il raduno internazionale delle mongolfiere. Confesso. Delle mongolfiere non mi importa granché, ma in effetti su internet si vedevano bellissime foto di mongolfiere vista Monviso e alla peggio avrei fatto qualche bella fotografia. Ho anche coinvolto il cugino piacione, che ho un po’ colpevolmente trascurato in queste vacanze, e siamo partiti. Non di buon mattino, ovviamente, ci riesco a malapena se devo fare un’esclusione o partire per un lungo viaggio, ma comunque adeguatamente per arrivare e fare con tutta calma.

Primo problema “ Ah ma dovevi prendere di lì e non di là perché ci sono le curve, bisogna scalare la collina, poi mi viene la nausea” Ora, con un’autostrada cosiddetta che finisce in mezzo al nulla dopo Alba, scapicollarsi in mezzo ad una collina patrimonio Unesco forse è il meno. Tanto ci perdiamo sempre.

Secondo problema. Tutti i ristoranti in giro (almeno quelli che non sembrassero troppo una bettola) erano o chiusi (il giorno dell’epifania!) o con le macchine parcheggiate sin in cucina. Prima di Mondovi. A Mondovi bassa. A Mondovi piazza. Così siamo stati leggeri. Molto leggeri. Almeno, devo dire, che la funicolare che sale nella parte alta del paese, dove era auspicabile vedere lo spettacolo dall’alto e senza la folla supposta al parco da dove partivano, aveva un piacevole aspetto liberty, e l’intera cittadina mostrava quello charme piemontese che da un anno andiamo a cercare. Bei palazzi barocchi, portici, negozi eleganti e ristoranti ( va beh, lì non potevamo sapere, alla fine siamo giusto riusciti a prendere un caffé al banco)

Qui però si innesta il terzo problema. Saimo partiti con la nebbia bella spessa e qualche dubbio. Dopo alba la nebbia è diventata foschia, ma è rimasta ostinatamente piantata nella pianura e davanti alle montagne. In più il bel parco del Belvedere era comunque, alle tre del pomeriggio, controsole. Tutta la città lo era. Quindi la differenza tra tempo limpido e foschiaccia, era anche quella tra uno spettacolo magnifico e uno…insomma.

Il dirigibile è stato l’unico a sorvolare a bassa quota e in modo circolare il Belvedere e la torre civica dove con gran sprezzo del pericolo è salito il cugino, mentre io battagliavo con i capelli ingombranti della dignora che avevo davanti. Poi fortunatamente i bambini hanno cominciato a fare i capricci e ci siamo accaparrate il parapetto, ma con la foschia le cose non sono cambiate granché. Il grande pallone olandese che riproduceva il volto di Van Gogh con il cappello era a malapena visibile e il rinoceronte ci ha ostinatamente mostrato il didietro

In conclusione, la manifestazione è sicuramente una attrattiva turistica notevole, almeno a giudicare dalla massa di gente che abbiamo incontrato, ma o c’è il tempo adatto, o finirete per rimediare un torcicollo. Prenotare un ristorante, a meno di non portarvi da casa il picnic, è assolutamente necessario (se volete fare il picnic, vi ricordo che a Mondovì è anche possibile che nevichi, o abbia nevicato).

Non essendoci fermate prima, ci siamo fermate dopo. Ma ormai lo scazzo era subentrato e il coeur n’y était plus. Ad Alba, mentre gli altri nicchiavano con vari pretesti, io ho fatto quel che faccio di solito quando subentra lo scazzo: ho bevuto. Arneis. Responsabilmente.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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