Due donne, una Giulietta, per non parlar del cane, il ritorno: A caccia di marmotte

(Tranquilli, nessuna marmotta ha subito violenze durante la scrittura di questo post).

Camminare nei dintorni di Bormio è una meraviglia, c’è solo l’imbarazzo della scelta e delle valli da percorrere . In Valfurva, dopo Santa Caterina, lungo,la strada del Gavia (appena meno affollata dello Stelvio, abbiamo anche trovato un cagnolino nel trasportino della bici). Tobia non ci consentiva escursioni troppo pericolose – avete presente, il cane dà uno strattone e si precipita tutti e due nel dirupo?. Però la valle dell’Alpe ci ha fornito una bella e comoda passeggiata di un’oretta, che ci ha portato ad affacciarci sino al passo dell’Alpe e dalla parte opposta dove si scende fino a Frontale.

Il primo fischio di marmotta lo abbiamo sentito praticamente al ponte sulla strada del Gavia . Poi uno ogni cinquanta metri . Nel mentre Tobia passava da un orgasmo olfattivo all’altro. E cercava di infilarsi in ogni dannato buco di marmotta che vedeva. Come si vede dalla foto, lo abbiamo tirato fuori con fatica in due. Quasi al passo, si sono fatte vedere, dopo un ultimo fortissimo fischio che ci ha fatto sobbalzare.

Siamo tornate che si stava rannuvolando (una fortuna, perchè lì con il sole pieno si cuoce) e abbiamo fatto tutta la strada sino al passo . La pioggia ci ha sorpreso in auto che scendevamo al consigliabilissimo rifugio Berni per …rifocillarci, e la pioggia sulle tagliatelle al ragù di capriolo non è poi così male. Sulla stessa direzione, se preferite camminare un po’ più a lungo, oltre all’attraversamento sino a Frontale – dovete prevedere due auto- potete risalire sino al Rifugio Sunny Valley alla stazione della Funivia che anche in estate è in funzione a Santa Caterina.

Il Gavia è per fachiri ciclisti, e quelli che abbiamo visto non erano dopati.

Aggiornamento: avrò venti lettori, ma quelli forti commentano di persona, per così dire (bonariamente- è solo sui social che si prendono a male parole gli sconosciuti, io appartengo ad una generazione che ha ancora piacere a raccontare storie e a commentare). Il sunto della cosa è stato ma no, il capriolo no…in realtà c’è dietro una faccenda molto più complicata. Il rifugio era affollato , fuori pioveva a secchiate, e nei rifugi del CAI non ti cacciano anche se non hai prenotato (almeno non in tutti). Quindi tra le persone che erano in piedi a ripararsi dall’acqua, il sovraffollamento, il cameriere giovanissimo che ha biascicato qualcosa che io non ho capito, io volevo tutt’altro , e sono capitate le tagliatelle. La proprietaria voleva cambiarle ma mi è dispiaciuto fare casino date le circostanze… ok, erano anche buonissime, le torte fatte in casa di più. Cosa mangiare e cosa no ormai è una questione politica, se è come in val d’Aosta dove le regole sono rigorosissime e la selezione quasi chirurgica ( non come in altre regioni a statuto speciale dove vogliono sparare a orsi e lupi …) ci si può “rassegnare”…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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