Ho ucciso una seggiovia

Non paga di pietrificare le piante con lo sguardo, ho allargato il mio raggio d’azione. Ieri mattina, mentre i miei cugini salivano a La Suche, ho deciso di fare un salto oltreconfine per fare qualcosa che ancora che ancora non ho fatto ( c’è n’è). L’idea era lo chalet des Pyramides che è un belvedere sul ghiacciaio di Bossons. La Montagne della Côte è un affare bello ripido, e però la seggiovia rende la prima parte del percorso meno ginocchio lesiva. Così sono arrivata alla base a Les Houches, ho parcheggiata la macchina al sole e sono arrivata alla cassa. Nessuno. Dopo un po’, notando i seggiolini che ondeggiavano pericolosamente per aria, mi riaffaccio allo sportello della biglietteria e questa volta il tipo mi dice che no, stanno avendo problemi meccanici, che tra una mezz’ora faranno un comunicato ufficiale.

Ora, siccome me l’era presa comoda, troppo comoda, ho dato un’occhiata alla mappa, e la cosa più vicina è possibile era la télecabine Prarion Bellevue e il vasto plateau del col de Voza tra le due, saliscendi con vista. Arrivo, non capisco dove si trova il parcheggio ( capita…) trovo un bel piazzale dopo l’ennesima rotonda, trovo pure un pezzetto d’ombra, prendo il biglietto, e intanto che la cassiera manovra la mia carta di credito, le racconto della seggiovia e la cassiera girandosi chiede alla collega se ha notizie di Bossons e quella risponde che hanno un guasto all’impianto elettrico…

Oblitero, e la manovratrice mi informa che hanno un allarme meteo dipartimentale che prevede temporali violenti dalle 14 ( tra un giro e l’altro è mezzogiorno) e che in caso di temporali loro ovviamente chiudono tutto sinché non passa. E va beh. Su, a parte il vento dei 2000, il monte Bianco è bello sgombro e se mai qualche nuvola c’è sul versante di Saint Gervais. Per non aver grane di sorta, decido di abbreviare la faccenda e salgo alla tête du Prarion, che è affare di 45 minuti stando ai cartelli ( vulgo un’oretta, che i cartelli vanno sempre presi con le molle. ) Faccio molte belle foto e arrivata alla seconda anticima ( o almeno credo sia la seconda, perché comincio a intravedere una cosa che potrebbe essere una placca d’Orientamento) le nuvole le ho davanti. E il Monte Bianco si è coperto. Penso “accidenti” e torno indietro. Un po’ di gente deve aver pensato lo stesso, e la manovratrice ha adeguatamente sparso la voce, perché a scendere siamo una ventina. Vado a riprendere la macchina e mi accorgo che l’ho lasciata nel piazzale antistante il lac des Chavants. Il laghetto è deserto a parte le folaghe e due coppie di giovani che pranzano ai tavoli da picnic, e nel silenzio più assoluto mi mangio i miei panini che è l’unica cosa non proibita dal cartello ( cani al guinzaglio, divieto di balneazione, non dare cibo alle anatre, non camminare sul ghiaccio).

Alle 15,30 non piove ancora e vado a prendere il caffè a Chamonix. Gocciola, ma trovo parcheggio subito e gratis e praticamente in centro, quindi può venire pure la tempesta. Alle 16 c’è il sole e le strade sono piene di gente pittoresca e per niente fighetta che ha dato retta giustamente all’allerta meteo. Torno a casa facendomi un’oretta di coda al traforo e per l’ora di cena si scatena l’inferno su tutto il nord Italia.

Prima (Les Houches)

Durante. Le Prarion

Dopo. L’Aiguille du Midi dalla coda

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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