L’estate degli acciacchi

Sabato sera, pascolando in quel di Asti, alla ricerca di uno spettacolo che a saperlo era davanti ai nostri occhi ho realizzato che sono vecchia. Mi direte, ma lo hai già detto in questo blog- questo ovviamente se mi leggete con regolarità, per gli altri sarà una novità neanche troppo pop. Questo perché mi sono ricordata di quando avevamo esami la mattina e Astiteatro la sera tutte le sere e come il nostro amico bibliotecario Eugenio Carena facevamo le due senza fare un plissé. Ora non è cosa. Nel senso che posso sopportare un paio di levatacce ma non di più e con un litro di caffeina. Diciamo due più una proiezione privata all’UCI che mi lascio per dopo. A parte la qualità, quest’anno altissima , degli spettacoli , due note. 1. Spiacente il mondo non sarà -temo- salvato dai ragazzini ma dai grandi vecchi, vedi il duo Orsini Marini (lei tremolante nelle gambe e nella voce) che preso introiettato risputato La ballata del carcere di Reading di Oscar Wild. Anche l’introvabile Bloom’s day non fosse altro per il courage di prendere di petto l’Ulisse di Joyce aveva un suo fascino con una Molly Bloom/Ofelia pretaffaelliana giacente in scena. Fine serata con Alfieri e le sue avventure londinesi ( a rileggere l’episodio di Penelope Pitt e del duello nel parco pare di essere nel don Giovanni di Mozart convertito in pochade): peccato che palazzo Alfieri fosse poco meno di un forno. Anche gli attori, come Alfieri nei suoi sforzi matti e disperatissimi, erano alquanto provati , specie lui, essendo lei ricoperta in pratica da un quadrato di stoffa.

Solito problema (quanti direttori artistici in questi anni?): segnalare i luoghi degli spettacoli con chiarezza per i foresti ( che sono anche quest’anno almeno la metà), basta anche un foglio A4 e un pennarello con una freccia a costo quasi zero; e per favore per favore non fateci morire strada facendo. La risposta si chiama condizionatore. Il pubblico del teatro è mediamente maturo.

L’acciacco è generico: certo che se continuo a cadere dalla bici bene non mi faccio, e neppure al caro vecchio cancello. In effetti il dolore da botta se n’è andato in una settimana, gli ematomi giallo viola sono ancora lì. Allenarsi è dura.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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