Se due ore al Salone

Se due ore al Salone del libro di Torino mi riducono allo straccio che sono, sono messa molto ma molto male. E dire che ero partita, come suol dirsi, con le migliori intenzioni. L’ultimo giorno, non troppo tardi, non troppo affaticata da lavoro n.1, non troppo caldo il tempo, così che l’interno non si tramutava nel solito invivibile forno ( tranne i bagni: da rischiare lo svenimento immediato). I problemi del salone c’erano tutti e i soliti. I parcheggi lontanissimi : ho provato quello a fianco di Eataly, ma è egualmente scomodo, c’è da dire che arrivando dal lato di via Nizza interna, non devi scavallare il Lingotto per arrivare all’ingresso. Lo devi scavallare comunque in uscita. Questa cosa che entri qui esci là è veramente maniacale. Il rumore. L’impatto sonoro all’ingresso dei professionali sul padiglione dedicato ai ragazzi stordisce. Anche oggi che nei padiglioni principali il boato era sopportabile, ma era l’ultimo giorno. Lo scorso anno non ci si poteva praticamente parlare. Gente, sono trent’anni che ve lo si dice in tutti i modi, il rumore era insopportabile già a Torino Esposizioni alla prima edizione un milione di anni fa, figuriamoci adesso.

Ho visto visitatori piegati dal peso delle valigie e dei libri (da Mimesis, tra l’altro ) Top la ragazza giovane e carina che nello stand di e/o ha preso un libro intitolato Sposami dall’espositore – confesso che ho pensato “adesso se lo ruba” , e niente, i ladri di libri mi sono sempre stati simpatici – invece lo ha sbattuto davanti al ragazzo che la accompagnava , letteralmente, e poi lo ha rimesso accuratamente a suo posto. Direi che il suo compagno deve aver capito l’antifona. La signora che come me stava compulsando libri mi ha guardato e ha commentato “Sottile allusione”. Il Second best me lo ha fatto scoprire un tweet dello scrittore Paolo Zardi ( nel senso che quando sono passata non c’era più): a qualcuno hanno sequestrato un frullatore al controllo di sicurezza all’ingresso. Un frullatore. Posso capire la Fanta, i succhi di frutta, le bombolette di deodorante – tante. Pure la bottiglia di vino. Almeno questo è quel che c’era quando sono entrata. Un frullatore! Che ci fai con un frullatore. Che pesa, soprattutto.

Stato dell’editoria di montagna. Ovvio che al salone non vado per vedere Mondadori ed Einaudi, ma quelli di difficilissima reperibilità altrove. Comunque, stato dell’editoria di montagna, triste e negletto. Inesistente. Capisco l’entusiasmo con cui il responsabile dello stand delle edizioni il Capricorno ha accolto il fatto che abbia acquistato un libro sulla Linea Cadorna ( deve essere stata l’unica copia venduta) . E lo stand era comunque affollato. All’IGC c’erano due persone oltre me, e mi hanno riempito di gadget – anche dalle edizioni il Capricorno…” non abbiamo ancora una borsa di stoffa per la signora, ha comperato un libro pesante” …che infatti si è trascinata l’intero pomeriggio, però in una comoda borsa di stoffa. E ora scusate, io e Cinorosino dobbiamo goderci un capitolo di Odio la Juve – un post di Culicchia su fb, ma da Mimesis oltre al resto facevano il tre per due…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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