Cosa ho imparato dal Portogallo (parte 1)

Ho passato un po’ di tempo, una parte cospicua, se vogliamo, in Portogallo, ed ecco che cosa ho imparato.

1- I sanpietrini, che hanno un nome particolare: calçada portuguesa. Sono bianchi e neri (quelli neri sono di basalto, quelli bianchi sono di calcare appunto bianco). Si trovano a Lisbona e ovunque in Portogallo e in generale sono malmessi: a Coimbra, una signora che camminava davanti a noi è rovinata per terra e si è fatta molto male e la verduriera ha detto in portoghese, e abbiamo capito benissimo anche a noi: la pavimentazione fa schifo, è una vergogna. Giuro non mi lamenterò più dei sanpietrini di via Guasco. Oltre a essere in generale sconnessi sono scivolosissimi. Sempre. Sono contenta di non averli sperimentati con la pioggia, data la mia propensione alla caduta facciale. Corollario: se siete ragazze, sconsiglio i tacchi, ma pure le espadrillas flip flop infradito. Ci vogliono scarpe strutturate.

2- Sempre in tema di scarpe, le scarpe strutturate serviranno comunque per andare in spiaggia: ci è capitato di guadare lagune, attraversare caverne, scalare dune, arrampicarci su e giù da calanchi che nemmeno in val Borbera per arrivare alla agognata sabbia. Salvata dalle scarpe da scoglio Cressi più di una volta (hanno un ottimo grip). Tenete conto che la sabbia brucia, e che ve la ritroverete ovunque comunque (alla nostra padrona di casa di Coimbra abbiamo chiesto una scopa). Ah, il clima è sufficientemente umido per cui non si asciugava quasi nulla: andavamo in spiaggia con l’asciugamano bagnato del giorno prima che si asciugava in un secondo mentre noi ci buttavamo nell’oceano.

3- Attenzione all’oceano. La temperatura dell’acqua era in generale decisamente più fredda che in Bretagna e in generale in Algarve è più fredda che in Alentejo e più a nord. La spiaggetta di Carvanhae, quella delle grotte, era deliziosa, ma l’acqua era gelida. Mi sono buttata per tigna. La mia preferita resta la spiaggia di Galè, quella dei calanchi. Anche se all’inizio mi è mancato un po’ il coraggio, poi mi sono detta che forse era l’unica occasione che avevo, quindi ho fatto tutti gli scalini e poi mi sono calata (e al ritorno arrampicata) giù dai calanchi medesimi. Però pensate km e km di spiaggia senza nessuno o quasi, con il bagnino che andava su e giù in pickup. La mia seconda preferita , Bordeira, la spiaggia dei surfisti, con una grossa risacca. Anche qui, nuotare nell’oceano richiede molta abilità, attenzione alle correnti risacca (o rift) che possono trascinare al largo in pochissimo tempo. Date retta ai bagnini e ai locals. A Peniche, un signore ha fatto di tutto per farmi spostare da dove stavo nuotando, e quando ho sentito ho ottemperato. Non ho capito un accidente, ma in questi casi una bel sorriso va molto lontano: Poi ho visto un cartello che segnalava caduta massi dalla scogliera sovrastante. Grazie sciuro.

4- Very unpopular opinion: le località dell’Algarve non valgono l’hype. Si sono sviluppate turisticamente negli anni Sessanta, come la Liguria dei geometri. Stessa cosa. Stesso risultato. In compenso ci sono molti altri posti meno famosi, ma molto più carini: Peniche, ad esempio. Cittadina fortificata con bellissime spiagge (quella dove siamo capitate, che era in una zona industriale davanti a una fabbrica dismessa di sardine, era molto bella, frequentata da locals amichevoli (lo sciuro di prima), con i chioschetti per bersi qualcosa, e una squadra di calcio che si allenava che ha offerto uno spettacolo esteticamente competitivo per metà pomeriggio. Lo stesso vale per Odeceixe, Vila do Bispo, Vilanova de Milfontes, Sagres.

5- Il tramonto a Cabo São Vicente è uno spettacolo giustamente famoso che vale la pena di vedere. Il vento ti porta via, e non è un modo di dire, i cartelli raccomandano di stare lontani dal bordo della scogliera: quindi è l’unico posto in cui felpa e giacca a vento sono de rigueur. Noi avevamo comperato la cena al Lidl di Vila do Bispo, ma vicino al faro il chiosco der Letzte Bratwurst vor Amerika, vende appunto, birrette e bratwurst, il vicino, fish and chips. Preparatevi che c’è un mucchio di gente, quindi arrivate presto. Tra l’altro è l’unico posto oltre a Lisbona in cui abbiamo trovato italiani. Siccome però si tratta di uno spettacolo di tipo contemplativo, attira folle contemplative. Tutt’al più qualcuno vi chiederà di scattare una foto di coppia. (to be continued…)

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camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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