Torino da Turista

Lo ammetto, ormai era tantissimo tempo che non tornavo a Torino, mannaggia il maledetto Covid ( in realtà ci sono andata a giugno per lavoro, e anche se dopo abbiamo giustamente passato il nostro tempo in santa pace*, era lavoro). Però sono andata a trovare la mia meravigliosa pronipotina**, che tra una storia e l’altra non vedevo da un anno, dai tumpi della Val Pellice, per intenderci. Così sono andata a trovare Matildina per tener compagnia all’oberata mamma e alla nonna, ora che hanno traslocato in un nuovo alloggio ( a casa di Piero Gobetti, tra l’altro, in un delizioso edificio ottocentesca, con un ascensore, devo dire, abbastanza inquietante – molto Dario Argento prima maniera, di nuovo).

Vedere Torino con occhi di bambino è davvero strano, almeno per me che ho superato l’infanzia da un bel po’. Vedere Torino nel pieno dell’estate, completamente o quasi svuotata dei suoi abitanti, come nei meravigliosi anni sessanta dell’esodo Fiat, e con i parcheggi vuoti e gratuiti, tipo il giorno dei Triffidi, all’inizio è stato un filino inquietante.

Notine sparse: non sapevo che dietro il bastione dell’Arsenale ci fosse un giardinetto con i giochi per i bambini (ormai guardiamo il mondo con gli occhi dei bambini e devo dire che non è male), ma siccome erano al sole nel pomeriggio di un giorno caldo, abbiamo cercato un altro giardinetto all’ombra. Nel quartiere tutte le vie hanno nomi di militari, in ottemperanza al fatto che gli edifici ospitavano gli ufficiali e le loro famiglie ( e in parte succede ancora oggi pare). Dai giardini di via Bertolotti, quando Matildina si è stancata di giocare ci siamo spostati in piazza Solferino a guardare la fontana Angelica e le statue delle stagioni e dei mesi, così lei ha potuto giocare con l’acqua – spruzza spruzza nonna e nagna (io). Che intanto ci chiedevamo il perché di un monumento dedicato a un duca d’Aosta il cui cavallo è valorosamente morto a Novara. Ribadisco: il cavallo (commento: ma è il cavallo quello bravo, non il Savoia). Poi abbiamo trottato a passo di carica sino ai giardini Reali, di cui è stata recentemente restaurata e risistemata una parte consistente. Sono una meraviglia, non spostate le sedie che poi i guardiani si incazzano. Precedentemente all’ora di pranzo nonna e nagna si erano fatte un tour di shopping dal mercato di corso Palestro (il mio preferito), poi via Garibaldi, dove ho avuto il solito attacco di taccuinite da Mujii, poi in via Po (mangiamo un gelato?) a vedere le gigantografie nell’atrio di palazzo degli Stemmi (mettete le didascalie, la prossima volta, che Sandra Milo che fotografa Fellini l’abbiamo riconosciuta giusto noi vecchierrime, e forse qualche studente del DAMS) e poi da Luxembourg, insomma tutti i miei posti.

Tra una cosa e l’altra, il contachilometri ha segnato un trekking di media lunghezza

*leggi shopping (sofisticato: quello di oggi è stato shopping più boho -branché, siamo vicini alla Francia, e al mercato di corso Palestro fai ottimi affari anche con le firme)

** tecnicamente Matildina sarebbe una cuginetta di terzo grado. Capite che preferisco dire la mia pronipotina (quando crescerà preferirò farmi chiamare Nagna, anzichè Ciao, cara cugina di terzo grado). Tra l’altro, fila che è una scheggia: giri l’occhio e lei è già partita. In un posto come Torino centro, abbastanza da farsi venire un attacco d’ansia.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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