Siamo partiti in quattro e in quattro siamo tornati, con fatica.

Ho fatto il mio primo cammino, e quasi per caso. Ho notato ultimamente che quello che noi chiamavamo trekking /se di più giorni, o escursione / se da farsi in giornata, adesso viene spesso chiamato cammino, in omaggio al Camino de Santiago, e ad altre forme di pellegrinaggio similari. In realtà nessuno ha mai detto esplicitamente che un trek per essere tale doveva avere un cospicuo dislivello, ma essendo ormai anziana certe sottigliezze mi sono sconosciute. In ogni caso, Lulu ha incastrato me, e il suo giovane e sportivo collega Matteo, e io ho incastrato la mia amica canadese Marisa.

L’escursione, chiamata Camminata della Merla, era organizzata dall’Associazione Cammini divini – Nordic Walking Val Cerrina ( hanno una pagina Facebook dove sono indicate tutte le loro attività)

Siamo partiti da Brusasco, più sul limitare di Torino che in Val Cerrina, e già arrivare lì è stata un’impresa. Il natio Mandrognistan infatti soffocava nella nebbia, ma a Brusasco abbiamo trovato un bel sole caldo. Molto caldo. Mentre eravamo in coda per pagare la nostra quota, oltre a pensare che la merla era andata a svernare alle Maldive per trovare un po’ di fresco, mi sono resa conto che forse avrei dovuto mettermi la crema solare.

Siamo partiti e dopo trenta metri avevo già caldo. A parte che detesto chi parte a razzo ( e tutti partono sempre a razzo, dannazione), però ho deciso che preferivo fermarmi e perdermi il gruppo, piuttosto che rischiare il micidiale mischione colpo di calore / botta di freddo da sudore. Intanto sulla mail che Luisa mi aveva girato c’era l’itinerario, quindi non potevo perdermi nemmeno volendo. Comunque, uno degli istruttori si è fermato, dicendo no no figurati fai bene ( ho poi visto che praticamente tutti avevano fatto vari livelli di spogliarello), mi ha dato saggi consigli su cosa mettere e su cosa levare, e anche come sfruttare diversamente i bastoni da nordic in salita ( ancora grazie, dunque, perché i consigli sulla tecnica sono molto ben accetti, essendo io praticamente un’autodidatta)

Comunque, ben alleggerita ho tenuto il passo dell’istruttrice su per via Temlino, sino all’incrocio con via Garibaldi, dove noi invece abbiamo preso lo sterrato che ci ha portato direttamente alla chiesa di Marcorengo, San Pietro, dove ho fatto in tempo a godermi la spiegazione e la visita alla chiesa fatta dalla locale pro loco ( la chiesa è davvero un gioiellino barocco). Da Marcorengo, tra l’altro ho visto che ci sono diversi itinerari, per cui credo che tornerò ad esplorarli. E c’era una vista spettacolare, che sarebbe stata anche migliore se non ci fosse stata ancora della foschia ristagnante sulla pianura

Dopo siamo rimasti sul crinale della collina per percorrere un lungo traverso che ci ha portato sino al castello di Brusasco, che era ben visibile dinanzi a noi e sembrava lontanissimo, invece ci siamo arrivati in un’oretta di strada piacevole e non faticosa. Al castello c’è stato anche Garibaldi, svariati Savoia, e ora c’è un agriturismo dove dopo la foto collettiva di rito (eravamo duecento!) abbiamo fatto una piacevole e abbondante merenda, con torte varie, bugie e frittelle e varie bevande. Generale aaah di sollievo alla vista di tavoli e panche e assalto al buffet.

Al tramonto abbiamo iniziato a scendere la strada a serpentine che ci avrebbe riportato all’attacco della salita di via Temlino. Siamo tutti insieme, Luisa scherza sul fatto che è già inciampata due volte, alla terza fila lunga distesa per terra. Ci siamo tutti spaventati moltissimo, fermati , fatto controlli vari, appurato che non c’era niente di rotto, e abbiamo proseguito. ( in realtà ha fatto un salto al pronto soccorso il giorno dopo, e si è tenuta lividi un po’ ovunque sino ad oggi)

La pianura da Marcorengo

Giudizio finale ( al netto del fatto che un allenamento di nordic non equivale ad una escursione): bene tutto, istruzioni e itinerario dati in anticipo e chiari, organizzazione e istruttori amichevoli e accurati. Non si è perso nessuno, nessuno è rimasto indietro, nemmeno la sottoscritta, e ciascuno ha potuto andare al suo passo, chiacchierando , guardando il panorama, facendo fotografie.

I bastoncini non sono obbligatori, io li ho usati per tutto il cammino per darmi la cadenza, molti avevano quelli da escursionismo ( che non sono la stessa cosa), molti non avevano niente, molti avevano il cane. In parole povere, va bene tutto, e come dicevo io ho ricavato alcune interessanti indicazioni.

Il prezzo è davvero adeguato, otto euro compresa la colazione e i bastoncini sino ad esaurimento, se li vuoi. Quindi consigliabilissimo. Sulla loro pagina facebook “Cammini divini “ sono pubblicizzate tutte le iniziative, date prezzi, contatti.

Consigli vecchia zia. Non lo consiglierei ai bambini piccoli, diciamo inferiori ai dieci anni. Non è difficile o pericoloso ( per lo più sono strade asfaltate), ma sono pur sempre una decina di chilometri e tre ore di strada. Idem se è la vostra prima uscita, se non avete un po’ di strada nelle gambe: consiglierei un po’ di stretching all’arrivo ( e un bel rilassante bagno caldo…). E per tutto quel sole io mi sono presa un’aspirina che male non fa.

Occhio alle scarpe. La ragione principale per cui Luisa ha assaggiato lo sterrato, ritengo, erano le scarpe non adattissime, pesanti e con poco grip , e il posto migliore per scivolare sono proprio le foglie secche che fanno bel tappeto per terra. Io avevo le mie vecchie Salomon XT low, che hanno un bel po’ di chilometri addosso e a parte la solita vescica sono andata benissimo e senza mal di schiena, che è ormai una costante delle lunghe uscite ( quel meraviglioso misto di scoliosi ed età). Quindi, scarpe da escursionismo leggero o se siete giovani e pimpanti scarpe da trail running ( come aveva il suo giovane e pimpante collega, appunto). Morale: da ripetere.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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