Arrampicarsi più in alto

Scrivo un post “di passaggio”, dopo una settimana di lavoro piuttosto intenso e prima di impostare una serie di altri commenti su questioni più stringenti (e anche per non guardare troppo in faccia i risultati elettorali di casa, che i risultati definitivi anche per il Piemonte non sono molto allegri ). E che non sembri una cosa futile, soprattutto per quel che riguarda noi normali, rispetto ai marziani.

Allora: a salire sull’Everest c’è la ressa. Ovviamente non sulla parete nord – est, dove anche i pochi sono lì dal 2016 per cercare una nuova via, ma niente, e nemmeno in nessuna delle grandi via impegnative ( parete nord ovest, creste, couloirs, quel che volete) . No no, sula via normale nepalese, quella che con una buona guida, un po’ di ossigeno, un certo allenamento e soprattutto una montagna di soldi ( letteralmente) può fare chiunque. Pure io, volendo potrei investirci i soldi di un appartamento, lasciar perdere i risparmi per la pensione, che tanto potrebbe mangiarseli la politica di Salvini e soci, e andar su . Che ci sono le corde fisse e con 100.000$ uno sherpa che mi tira su dall’Hillary Step lo trovo.

Questo discorso se lo devono essere fatto in molti. Più di 300. Troppi. Per stare tutti insieme ad aspettare a 8000 m su una cresta larga un metro a dir tanto, con venti gradi sotto zero e l’ossigeno che scarseggia. Risultato. Ad oggi, una decina di morti per sfinimento, mal di montagna o edema. Senza contare i rifiuti, l’inquinamento, gli escrementi. Chiunque non sia “dentro” fa benissimo a pensare, ma questi sono matti. E lo sono, magari. E incapaci di calcolare le loro proprie forze, se i professionisti, gli atleti, che salgono senza ossigeno, hanno rinunciato proprio per la gente in coda. La gente. In coda. Come al supermercato. Va beh.

Il Nepal è un paese poverissimo, devastato pochi anni fa da un terribile terremoto, e i permessi rilasciati dalle spedizioni commerciali sono una parte consistente del Pil. Che fare? Come fare a spiegare che il pianeta e quindi anche l’Everest è la casa di tutti, e l’inquinamento sta diventando il primo problema del mondo, anche in oriente ( chi vorrebbe andare a visitare Pechino, sapendo che una boccata d’aria ti accorcia di dieci anni la vita? Per questo basta uscire di casa qui). Tutti dicono che basterebbe mettere il numero chiuso, come vogliono già fare con il Monte Bianco qui da noi, e come la Cina sostanzialmente sta facendo con il versante tibetano, magari per ragioni politiche più che ambientali. Non so se questa soluzione, posto che il Nepal la voglia o possa adottare, sia quella ideale, sembra troppo una soluzione semplice a una questione complicata… quindi, vi lascio un link per farvi un’idea ( altrimenti potete andare su fb e discutere con Hervé Barmasse e Alex Txikon)

Sull’affollamento dell’Everest

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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