Winter is coming

Lo so , è un titolo facile e un po’ fighetto, ma per la prima volta in questa lunga estate di San Martino, ho sentito l’aria cambiare. Avevo voglia di camminata lenta e di montagna vera, e così mi sono trascinata sino a Chamonix. L’intenzione era di fare un pezzo del petit balcon nord, che per varie ragioni, estate o inverno, mi è sempre sfuggito. Invece sono arrivata a Les Tines oltre mezzogiorno e mi sono resa conto che non riconoscevo più il posto: troppe case, troppa edilizia nuova finto montana, scomparsi un paio di vecchi mazot che ricordavo benissimo, persino la mia vecchia casa in fondo, quella che ogni primavera rigurgitava letteralmente di gerani – e come facessero a essere così rigogliosi la proprietaria che aveva fatto anche la gestrice del rifugio Lechaux – non me lo aveva saputo dire . O più probabilmente non ha rivelato il suo segreto ad una turista di passaggio. In ogni caso, sulla terrazza di legno che pareva nuovissiva c’era una russa impellicciata che parlava al telefono. Praticamente delle solite case c’è rimasta la ferme de Pépé, quella che si trova sullo slargo. Dopo aver visto una che scendeva da un suv Maserati con una sacca da golf (lo confesso, io odio il golf, mi sembra una cosa così poco italiana…come il cricket. Io adoro il cricket, conosco tutte le regole perché a Cambridge uno dei miei prof giocava, un po’ come i nostri mariti che vanno a calcetto. Uno dei miei compagni, di una accozzaglia molto mediterranea di studenti, includendo una giapponese di Okinawa e un polacco di Lodz, aveva scoperto dove giocavano – non un grosso mistero, in Parker’s Pieces – ed eravamo andati a fare il tifo calcistico che siamo abituati a fare e la giapponese si era felicemente adeguata anche se a quell’epoca il calcio in Giappone era semisconosciuto ai più. John ci aveva redarguiti severamente perché facevamo casino nei momenti sbagliati, e il lunedì anziché Shelley che era l’argomento del suo corso ci aveva svelato tutti i misteri del cricket. Ma non ce li vedo gli italiani a giocare a cricket, perché è un gioco troppo rituale e ordinato) Dopo aver visto il suv e le mazze da golf, dunque, sono partita di filato per il petit balcon sud, che passa di lì a cinquanta metri,  ho contornato un’altra casa in costruzione, e dopo aver visto una torma di ciclisti roteare volteggiando sulla pista ho preso il sentiero pedonale al bordo dell’Arveyron. Che però dopo poco risale e si ricongiunge con la pista principale. Volevo camminare senza fretta per godermi il vento di tramontana e così sono rimasta sul sentiero in basso. Non era immune da ciclisti ma alla fine si può stare tutti benissimo insieme (magari facendovi sentire quando arrivate alle spalle, ad un certo momento ho fatto praticamente un salto mentre una specie di zorro nerovestito mi filava via a fianco a una velocità supersonica – in discesa).

Tips. Nella valle di Chamonix ci sono due sentieri balcone principali, il balcon sud e il balcon nord. In entrambi i casi ci sono tratti in fondovalle, e tratti più in quota. I due tratti più famosi sono in realtà in quota. Il Grand balcon nord è sotto le più belle guglie di Chamonix e va da Montenvers a Plan de l’Aiguilles, o viceversa, ma il senso che vi ho citato è in un certo senso più comodo. E’ facilmente raggiungibile anche nelle giornate di pienone, quando la coda alla funivia dell’Aiguille du Midi è chilometrica, è ripido all’inizio, con la salita a tornanti stretti sino al Signal Forbes, ma una volta arrivati la vista è mozzafiato, ci si riposa, e poi è tutta discesa, e se ci si stanca ci sono diverse possibilità per scendere direttamente a Chamonix. Il Grand balcon Sud va dall’Index – ci si arriva da Flegère in seggiovia – al Lac Blanc, che è in assoluto uno dei posti più belli della valle, e da lì si può scendere dai laghi di Chesérys sino al col des Montets. Il tutto nella Riserva Naturale delle Aiguilles Rouges. Però ci sono anche i sentieri balcone di fondovalle. Il Petit balcon nord va da Argentière a Chamonix risalendo la costa di Levancher, e il petit balcon sud, a bordo del torrente che sempre da Argentiè arriva sino a Les Gaillards dove c’è la palestra di roccia. Io ho fatto il tratto da Le Tines sino ad Argentières che è quello che preferisco perché offre magnifici scorci sul Monte bianco , i Drus, tutta la catena. I cartelli indicatori sono molti e chiari

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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