Questioni

Di solito non parlo di questioni di bottega in questo blog, per varie ragioni, la prima delle quali è che sostanzialmente la cosa mi deprimerebbe troppo, ma ormai le cose vanno talmente a catafascio che qualcosa bisogna dire. Partiamo dalla cosiddetta “buona scuola” di Renzi. E’talmente buona che non si sogna nemmeno di dire che la cosiddetta riforma Gelmini che abbiamo sul groppone è la morte della cultura e delle conoscenze (ricordare che senza le conoscenze non ci sono le competenze). L’unica cosa decente sono le ore di disciplina in una lingua diversa dall’italiano . Lì, dopo aver richiesto competenze che talvolta nemmeno gli insegnanti di lingue hanno, ha lasciato un po’ di gente in mezzo al guado (come me, per altro, perché a Torino la seconda parte del corso l’hanno aperta un po’ a casaccio lasciando fuori gente di livello advanced come me, e come qualcuno dei colleghi che ha fatto il corso con me). Ah adesso tutto parte dai presidi. Infatti ne hanno già beccati due che hanno assunto la moglie e qualche altro parente …Perché in Italia questo tipo di clientelismo in molte parti del paese c’è già da un po’(dovrei dire c’è sempre stato) – e sennò perché avrei tanti colleghi calabresi siciliani campani che si sobbarcano migliaia di chilometri per un lavoro…perché non hanno santi in paradiso. Far finta di non saperlo è solo malafede. Quanto all’essere giudicata per il mio lavoro, a me va benissimo, paradossalmente mi andrebbe meglio essere giudicata dagli studenti che da certi genitori: sarebbe come, per un medico, essere valutato da un idraulico. Io ho scioperato. Lasciando il mio preside a bocca aperta e qualche collega indignato. Siamo stati in due (l’altra è una collega che opera sul sostegno), su settanta persone malcontate. Già, c’è il Plana che è notoriamente una scuola di codini (oppure di dopolavoristi che spesso hanno un’altra attività e/o un marito/moglie ricco), ci sono molti colleghi precari che hanno paura di perdere il lavoro (e li capisco). Quella che capisco un po’ meno è la generale passività, per non dire pavidità. Poi non lamentiamoci del governo, delle riforme, degli stipendi: abbiamo quello che ci meritiamo. No, un momento : io non me lo merito.

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(rivolgersi direttamente alla santa degli impossibili)

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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