“in questa notte di prodigi”
incresparsi d’arpe
per questa primavera di sonagli
e storie più antiche
di estenuanti miraggi
ormai sfocati
come i lampi improvvisi
e cadenzati
d’una tua caduta
e niente più cembali o tirsi
fragranti
ad incendiare le tue
notti ritmate,
ma piuttosto l’indefinito e sabbioso
girondolare verso
il portico severo
verso l’altro bordo della voce
nella tua ultima
silenziosa
stagione.
9-1-2007
“Mandrognistan”
(scortesie per gli ospiti)
questo è per quando
sosti girondolando di sole in sole
nel giorno del leone,
con lo scudo trafitto da insinuanti magie;
per quando non s’arrende al solstizio immemore
la neve perpetua dell’anima.
Questo è il transumanar
lindo e febbrile sull’orlo incenerito
d’una promessa;
quando la tua casa s’accende d’attese
enigmatiche e lievi
e dal vetro corinzio filtrano le ombre
d’una cavernosa dimenticanza.
13-1-2008
“passavolante”
sarebbe bastato con la neve caduta
questo mio rincorrerti
in un silenzioso momento di vuoto
troppo lontano dal seggiolino della giostra
che girando solleva i nostri corpi
quando non accedevo quello strano pensare
quando occorrevano rincorse spinte giochi
senza il pianto
quando volare non portava il peso dei
corridoi spenti
degli occhi chiusi
delle promesse disattese
scivolare di cielo in cielo come un albatross
sbiadito in un impetuoso novembre
ma olmento senza rete
senza la gravitas
di un’altra bugia
sarebbe bastata un’altra lacrima nascosta
dalla protezione fiorita
di un dolcissimo svanire
sarebbe bastato il ritrovare la forma di un gioco
per salutarti un’ultima volta
ancora prima dell’addio.
21-12-2008
(non sono mie, le poesie, ma di mio marito Francesco Roggeri. Un omaggio, perché, se pur sovente a denti stretti, ancora sopporta la mia passione per la montagna)
