Piccola guida

Avendo ormai una certa dimestichezza con le Langhe, posso dire che essenzialmente rimane un problema di fondo, che condiziona, pesantemente la vita di chi ci abita , e non solo di chi ci va per turismo. La questione dei collegamenti resta prioritaria, e devo dire purtroppo. Mi è capitato anni fa, molto prima del boom del turismo, dell’attribuzione Unesco, delle auto con tarda straniera che percorrono queste strade ogni giorno dell’anno. Dovevamo andare a Cuneo per lavoro e trascorremmo un buona porzione di viaggio dietro a trattori e macchine agricole varie, di solito grandi come una casa a due piani. Non avevamo fretta, ma la domanda che aleggiava su di noi (non sul mio collega serenamente addormentato) era “ma come fanno questi tutto l’anno” Il luogo è davvero remoto.

Domenica scorsa, al mercato di Cherasco, la mia amica ha fatto esattamente la stessa osservazione, e noi avevamo fatto una coda per via di un incidente presso Pollenzo tra una moto e un ‘auto. “Come fanno con la scuola, il lavoro, l’Università?

E Cherasco è un luogo turisticamente interessante, pieno di gente, per il mercato dell’antiquariato. Ma tutti o quasi siamo venuti in auto (per rendersene conto, basta, su Google Maps, cercare l’itinerario e spuntare l’opzione “treno”: i tempi sono biblici).

In più, in mezzo alla campagna giace intonso un tronco di autostrada che finisce nel nulla tra Alba e Mondovi. Terminatela! A vedere i tronconi che sono ben visibili soprattutto dall’alto delle colline mi sembra più impressionante la cattedrale del deserto tagliata a metà senza nessun rispetto per la popolazione e i bisogni della stessa.

Sono come sapete sufficiente ambientalista per riconoscerei mutamenti climatici e l’effetto dell’antropizzazione ( se non lo riconosci sei Trump), ma allo stesso tempo l’atteggiamento degli ambientalisti radicali alla Greta mi convince poco. Non si può essere moralisti al punto da pensare che i nostri comportamenti da soli possano cambiare radicalmente le cose, sono una componente del problema e della soluzione. Dubito che potrebbe dire a due miliardi di cinesi ehi smettete di produrre e di arricchirvi… MA la scienza sta studiando sistemi per riconvertire l’anidride carbonica, il che è probabilmente la strategia di lungo termine vincente.

Ma per tornare a più lieti pensieri, togliere le auto dai meravigliosi paesini che costituiscono la Langa non è meglio? I centri storici sono ormai tutti pedonalizzati, in modo da poter ammirare i palazzi storici che sono l’eredità migliore del mondo sabaudo…

la piazza di La Morra
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Una voce da dentro

Mi permetto ancora una piccola interruzione alla mia guida del Piemonte Insolito, ancora per onorare il mese del Pride, rebloggando questo del mio amico Paolo

Mi permetto anche di rimproverarlo bonariamente: dovrebbe essere più costante, soprattutto nel condividere le belle poesie che scrive.

Perché un altro post sul Pride? Per varie ragioni, perché quest’anno ricorre l’anniversario dei moti di Stonewall (1969 – gli storici sono pedanti in ogni circostanza), e poi soprattutto, perché io posso dare sostegno, ma dal di fuori. Per capire, ci vuole una voce da dentro, una voce umana, e volutamente non politica (per altro, se vi interessa, hanno appena ripubblicato i saggi di Mario Mieli, il più importante teorico italiano dell’orgoglio omosessuale; Torino era avanti anche lì, giusto per ricordare l’esperienza del FUORI)

Quindi…enjoy

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#Piemonteinsolito – la serie

L’origine di tutto è in questo vecchio post ormai di due anni fa.  Poi è proseguito  qui

Il perché in quest’altro: Piemonteinsolito 

Perché in effetti ho davvero passato un po’ di tempo ad esplorare il vero Piemonte, quello che costituisce il centro e il cuore della nostra regione, il core  (di pancia e non solo in senso figurato).

In realtà, questa esplorazione ha sia a che fare con la mia voglia di camminare, indipendentemente da come mi sento fisicamente ( e fare sforzi sollevando pesi di certo non aiuta, ma giuro che farò una grande festa online e fuori il giorno in cui avrò finalmente finito. Lo so ormai questo è un tormentone peggio di #markcaltagirone, dura oltretutto ormai da più tempo)

La prima esplorazione del nostro #Piemonteinsolito riguarda la Langa, quella recentemente diventata patrimonio dell’Unesco e non per caso. Basta passeggiare per i filari, e ci sono ormai molti itinerari che lo rendono possibile, per rendersi conto della cura , dell’attenzione con cui ogni singola vite – specie di Barolo e Barbaresco – viene tenuta. La prima passeggiata ci ha portati dritto nel cuore delle terre del Barolo, che è il vino migliore del mondo. Avevo letto sul nostro quotidiano sabaudo della risistemazione appena ultimata della piazza belvedere di LaMorra, dove avevano peraltro rubato la statua dedicata al vignaiolo ( e già, che ce ne facciamo di una statua di bronzo di grosse dimensioni…non è propriamente un nanetto da giardino). Comunque con o senza nanetto il panorama era splendido. Giudicate voi.

E quella era una domenica di tempo pessimo e di vento gelido…

Le vigne sono raggiungibili a piedi, in bicicletta – e nei dintorni, c’anche questo… la famosa superpanchina dell’amicizia, con vista sulle vigne, ordinate e pettinate. In ogni caso, lo spettacolo delle vigne ci ha imbambolato talmente che ci siamo dimenticati il mio telefono nel nostro amato ristorante di San Martino Alfieri, la Concordia (Via Alfieri, 11, 14010 San Martino Alfieri, AT,0141 978016 – endorment più che meritato, per i tagliolini, i ravioli dal plin di magro con asparagi e nocciole, il brasato di cinghiale, i dolci) Ho passato una settimana in isolamento audio video social e devo dire, lasciare a piedi la metà (i due terzi) del mondo che non ha il mio numero di emergenza è stato molto rilassante.

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Che non c’entra (apparentemente) niente.

Oggi nel natio Mandrognistan c’è stato il Gay pride. Il primo. E pure con il patrocinio di sua santità il nostro amato sindaco leghista. Potevo mancarlo?. Potevo barattare un pomeriggio di montagna per un’escursione in pianura con musica?. Potevo. Anzi dovevo: conosco la metà almeno degli organizzatori, una delle mie amiche faceva servizio d’ordine (il lavoro peggiore: bloccare la strada con la macchina e prendersi gli insulti degli automobilisti). In una città il cui motto ufficioso potrebbe benissimo essere “Esageruma Nen” (DEPRIMIT ELATOS LEVAT ALEXANDRIA STRATOS, oltre al fatto che non lo ricorda praticamente nessuno,  nessuno sa bene cosa significa), si poteva pensare ad una allegra parata piena di uomini incalze a rete e tacchi a spillo (“che schifo signora mia” grondava da tutte le testate locali)? Immaginavo di trovarci mezza città (alla domanda retorica di prima rispondo dopo), ma dato appunto che amica numero 1 era là a prendersi stoicamente gli insulti e amica numero due mi ha lasciato a piedi – stavo per dire come al solito – e amica numero tre era a un matrimonio ( e il cugino piacione va alle processioni, ossia alla versione religiosa della faccenda), come sempre in questi casi ho ripiegato sulla parrocchia, pardon, sul sindacato (l’istituzione rassicura protegge sostiene ecc. e poi sono delegato sindacale). Non mi sono spinta sino ad andare in Camera del Lavoro a prendere la maglietta – avevo scaricato scatoloni tutta la mattina- ma a cinque minuti alle quattro stavo marciando di buon passo verso il parco dove solitamente stazionano gli spacciatori di cui ha parlato Brumotti in tv. Sperando di incontrare persone, di trovare almeno il gruppo del mio sindacato, con un fondo di eccitazione e insieme di timore ( soprattutto che fosse un forno, ovvero che non ci fosse nessuno. ) Invece già in piazza Garibaldi ho incontrato persone che a gruppetti si avviavano, tiravano fuori camminando cartelli fai da te, avevano i capelli colorati e le ghirlande arcobaleno. Mi sono imbattuta in un’amica giovane con il figlio di due anni e mezzo ( l’ultima volta che lo avevo visto gattonava) che faceva le bolle di sapone con le sue amiche dell’asilo, tutte con unicorni e tutù multicolori. Le pile gli si sono scaricate verso le sette e mezza di sera, quando papà e mamma cominciavano a dare segni di cedimento. E questo è stato il motivo dominante del pomeriggio: le associazioni, i sindacati ( CGIL e UIL hanno fatto carro comune), l’Arcigay, l’Agedo, le associazioni locali ( che, non ci si smentisce mai, sono riuscite in sti due anni e mezzo a scindersi in due tronconi in mezzo a furiose polemiche – ho amici in tutti e due i tronconi ), tre Drag tre, un paio di giovanotti folcloristici e signorine scollate, e poi tante famiglie assolutamente e risolutamente “normali”, di quelle che piacciono tanto ai benpensanti di ogni colore, in cui i genitori sono di sesso diverso e spesso anche sposati e tanta tanta gente di mezza età e anche oltre, come la sottoscritta. E fortunatamente, l’istituzione che rassicura protegge ecc. si era assicurata il posto all’ombra, una fortuna visto che è scoppiata l’estate, così non siamo morti aspettando il nostro turno. Ho incontrato molta gente, mi sono divertita, ho ritrovato amica n.1 alla fine del corteo, che davvero si era presa gli insulti degli automobilisti inviperiti ( e li aveva dirottati prontamente sui vigili urbani). Gli organizzatori dicono 5000 la questura 3000, in ogni caso un bel risultato ( e i negozi che hanno aderito hanno fatto affari d’oro – pure la mia fioraia che ha il negozio in un luogo nemmeno sfiorato dalla manifestazione, e ha fatto una magnifica vetrina).

Perché parlo di tutto ciò? Perché al netto degli haters che odiano e si scandalizzano, uno dei settori in cui è difficile essere se stessi è lo sport. Qualunque tipo di sport. Le eccezioni sono pochissime, Greg Louganis il tuffatore, il decatleta Bruce Jenner transessuale, forse un rugbista o due ( difficile bullizzare un armadio che può stenderti con una manata). Il grande alpinista francese Marc Batard scrive nella autobiografia ( tradotta in Italia nel 2007 con il titolo La via d’uscita) proprio del senso di isolamento che provava prima della decisione di lasciare tutto e andare a vivere con il suo compagno. Non mi risulta che altri abbiamo seguito il suo esempio.

 

 

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Rivoluzione sul Monte Bianco –

L’eventuale declino dell’alpinismo si misura soprattutto con le restrizioni alla libertà.
— Leggi su www.gognablog.com/rivoluzione-sul-monte-bianco/

Come dicevo ieri, la questione del sovraffollamento riguarda un po’ tutti. E infatti Alessandro Gogna ne parla da par suo

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Arrampicarsi più in alto

Scrivo un post “di passaggio”, dopo una settimana di lavoro piuttosto intenso e prima di impostare una serie di altri commenti su questioni più stringenti (e anche per non guardare troppo in faccia i risultati elettorali di casa, che i risultati definitivi anche per il Piemonte non sono molto allegri ). E che non sembri una cosa futile, soprattutto per quel che riguarda noi normali, rispetto ai marziani.

Allora: a salire sull’Everest c’è la ressa. Ovviamente non sulla parete nord – est, dove anche i pochi sono lì dal 2016 per cercare una nuova via, ma niente, e nemmeno in nessuna delle grandi via impegnative ( parete nord ovest, creste, couloirs, quel che volete) . No no, sula via normale nepalese, quella che con una buona guida, un po’ di ossigeno, un certo allenamento e soprattutto una montagna di soldi ( letteralmente) può fare chiunque. Pure io, volendo potrei investirci i soldi di un appartamento, lasciar perdere i risparmi per la pensione, che tanto potrebbe mangiarseli la politica di Salvini e soci, e andar su . Che ci sono le corde fisse e con 100.000$ uno sherpa che mi tira su dall’Hillary Step lo trovo.

Questo discorso se lo devono essere fatto in molti. Più di 300. Troppi. Per stare tutti insieme ad aspettare a 8000 m su una cresta larga un metro a dir tanto, con venti gradi sotto zero e l’ossigeno che scarseggia. Risultato. Ad oggi, una decina di morti per sfinimento, mal di montagna o edema. Senza contare i rifiuti, l’inquinamento, gli escrementi. Chiunque non sia “dentro” fa benissimo a pensare, ma questi sono matti. E lo sono, magari. E incapaci di calcolare le loro proprie forze, se i professionisti, gli atleti, che salgono senza ossigeno, hanno rinunciato proprio per la gente in coda. La gente. In coda. Come al supermercato. Va beh.

Il Nepal è un paese poverissimo, devastato pochi anni fa da un terribile terremoto, e i permessi rilasciati dalle spedizioni commerciali sono una parte consistente del Pil. Che fare? Come fare a spiegare che il pianeta e quindi anche l’Everest è la casa di tutti, e l’inquinamento sta diventando il primo problema del mondo, anche in oriente ( chi vorrebbe andare a visitare Pechino, sapendo che una boccata d’aria ti accorcia di dieci anni la vita? Per questo basta uscire di casa qui). Tutti dicono che basterebbe mettere il numero chiuso, come vogliono già fare con il Monte Bianco qui da noi, e come la Cina sostanzialmente sta facendo con il versante tibetano, magari per ragioni politiche più che ambientali. Non so se questa soluzione, posto che il Nepal la voglia o possa adottare, sia quella ideale, sembra troppo una soluzione semplice a una questione complicata… quindi, vi lascio un link per farvi un’idea ( altrimenti potete andare su fb e discutere con Hervé Barmasse e Alex Txikon)

Sull’affollamento dell’Everest

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A bocce (o titoli) fermi (post di sole parole)

Ora che il Salone del libro è finito e le polemiche sono state digerite, due parole sul suo svolgimento e gli annessi e connessi. Per la prima volta, sono venuta più per lavoro che per guardare i libri che mi interessavano (anche per questo poi, ovviamente, non sono certo tornata a casa a mani vuote). Quindi ho gironzolato all’interno degli stand istituzionali degli Istituti culturali piemontesi, partecipato ad un evento, e solo dopo mi sono data ad un moderato caccialibro.

Come sempre, le polemiche giovano al business. Sabato c’era la folla, domenica lo stesso, lunedì anche. C’erano vips, da Civati a Michele Serra, la dottoressa Pais senza il cane Palla e altri che non ho nemmeno riconosciuto, fatto salvo per quel sottile sentimento di familiarità che ti prende nella folla.

La questione: librai fascisti al salone. Ci sono sempre stati. Ricordo, anni fa, che stavo cercando un libro di mitologia bretone, e il mio libraio di fiducia (stiamo parlando di un tempo in cui Amazon non esisteva ancora, e nemmeno internet), mi disse che chi lo pubblicava era un editore di estrema destra. Che io trovai prontamente al salone, seminascosto in un bugigattolo non particolarmente visibile – insomma come il venditore di attrezzi cucina miracolosi alle fiere popolari – che non aveva più il libro che era ormai fuori catalogo pure per lui, ma in compenso aveva un sacco di croci celtiche in giro. Poi per carità, Mimesis pubblica i libri di Fusaro, che di Marx capisce quanto io di fisica nucleare, ma oltre ad essere un perfetto misogino cretino, è molto mediatico (se mi fa causa per diffamazione mi toccherà finir di leggere quel libro su Marx che ho abbandonato tra il riso e la stizza, giusto per tenere il punto)

Ma indipendentemente da questo, i tempi sono cambiati (sai che novità): il capitone è l’uomo più desiderato dalle italiane (ora il mio martirio era notoriamente piuttosto stazzuto, ma vorrei vedere il capitone, se è così – diciamo – performante come era lui), ma soprattutto, i signori con le croci celtiche che prima erano quasi vergognosi della loro esistenza, consapevoli comunque di rivolgersi ad una parte di noi che esisteva in condizioni di semiclandestinità, soprattutto non cercavano quella visibilità, e quella legittimazione che i movimenti di estrema destra, che con il fascismo condividono l’aspetto eversivo e il folclore, ma non l’ideologia del profondo ( sono d’accordo con Gentile, se non si è capito, e con De Bernardi, se continuiamo ad alimentare la nostalgia non ci rendiamo conto di quanto questi movimenti siano pericolosi adesso)

In ogni caso, se il Salone non fosse stato il successo di pubblico che è stato, grazie ai vari sottosegretari leghisti, cercherebbero di fare saltare tutti i vertici, che magari non avranno agito nel modo migliore, ma pur sempre sono al comando di un formidabile vascello che fa denaro – poi come lo si spenda…

In tutto questo, di editoria di montagna ne ho trovata pochissima, meno del solito – o forse nel caos generale, specie all’Oval, me li sono persi… in ogni caso, questo ho comperato (il resto sono medicine per la salute declinante)

Picnic sul ghiaccio è geniale
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