Piove

No, non vi aspettate un ennesimo luogo comune. La domenica pomeriggio mi prendo un’ ora d’aria, nel mio quartiere deserto. Deserto, ribadisco: in un’ora, girando in tondo come un criceto a 200 metri di diametro da casa, ho incontrato nell’ordine, tre automobili, un uomo con il cane, due ragazze, una signora che attraversava la strada, due ragazzi che uscivano dal bancomat del quartiere Città nuova, che vedete in foto. De Chirico, scansate proprio.

Sono uscita con la pioggia, perché io adoro la pioggia. Anche in montagna. Anche qui , è una cosa ereditaria, mio padre amava in giro sotto la pioggia e io mi bagnavo con lui, e poi magari mi ammalavo, anche, ma in famiglia mio padre con gli ombrelli aveva un rapporto conflittuale (nel senso che li dimenticava in giro).

Delle mie esperienza ricordo un pomeriggio di pioggia alla Riserva naturale delle Aiguilles Rouges, al col des Montets, con mio marito chiuso in auto a leggere fumetti (“ma te tei fola”) e io che guardavo la pioggia cadere sui fiori nel prato. Per lui era pioggia era un insulto persolare , a lui e alle sue vacanze. Adesso, che viaggio con Lulù, se c’è il sole va bene, se piove va bene lo stesso

foto Donatella Gennaro

Ora vogliono riaprire. Lo so, morire di fame o di coronavirus non può essere considerata un’alternativa. E quest’estate? Ho letto diversi contributi in materia che riguardano la montagna (l’alternativa in spiaggia col plexiglas, grazie no, ti rosoli, prima da un lato, poi dall’altro e sei ben cotto). Non sono un’esperta, ma sinceramente ci sono elementi che non mi fanno pensare che il distanziamento sia possibile. I rifugi per esempio, e le loro camerate, o le funivie, i ristoranti, i bus e le valli affollate come la val Ferret, chiuse al traffico veicolare in alta stagione proprio per limitare il numero delgi accessi.

Sarebbe bello lasciare il mondo agli animali, ai cinghiali a spasso a Brignole (i cinghiali ormai non fanno più notizia, mi aspetto di vedermeli sotto casa), gli stambecchi in strada a Balme, i caprioli che scappano dalla Cittadella o vanno dal barbiere a Casale (lisciatina al palco?), il procione a Central Park. Apriamo un dibattito?

(Per un guaio informatico che ho combinato io il post precedente dello stesso titolo è stato cancellato – il guaio di scrivere su multipiattaforme, così ho riscritto…)

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La solita condivisione

Come sempre vi lascio qualcosa da guardare a metà settimana, visto che fuori splende il sole, che in realtà splende da prima di Pasqua…

Ecco qui, un film di Hervé Barmasse su You Tube : https://www.discoveryalps.it/herve-barmasse-film-gratis-linea-continua/

A presto (a fine settimana…)

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Al tempo del virus III – Quarantena

Mi ero ripromessa di rimanere il più possibile neutra in questo periodo

E di non raccontare i fatti miei, di non uscire dall’ambito di articoli che abitualmente scrivo, di non perdere tempo con il cazzeggio locale come avevo fatto negli anni passati. Ma dopo vent’otto giorni di quarantena, non è, semplicemente, possibile.

Dopo la prima settimana passata , come avevo già forse detto, a lavorare in presenza, in un ufficio, e in un edificio completamente deserto ( quindi con possibilità di contagio bassissima, avendo limitato le uscite all’andata e al ritorno, in auto, portandomi appresso cibo e bevande) e un’altra settimana a presenza ridotta (due giorni e mezza ) ci siamo fermati del tutto, e ci siamo messi a lavorare da casa. Lo dico con ( giusto ) orgoglio, ho controllato, e aggiornato le applicazioni necessarie per me e per i colleghi. Qui iniziano i problemi. Il digital divide è una cosa reale. Il mio direttore abita sulle colline nei dintorni di Cassine, in luogo bellissimo ma dove internet e pure la rete cellulare funziona a sprazzi (per cui magari riesce a telefonare ma non a entrare nella posta ; noi ci siamo arrangiati in vari modi, mescolando videoconferenze e chiamate whatsapp ma cerco di immaginarmi, per deformazione nata dal mio vecchio lavoro, studenti e docenti alle prese con problemi nuovi e strutture vecchie)

Dalla terrazza

Siccome per natura sono una persona abbastanza rispettosa delle regole, dopo la mia scappata francese sono rimasta sempre in casa – e devo dire che uscire mi dà sempre più fastidio, non solo perché di tanto in tanto incontro dementi che fanno jogging stretti stretti mentre io mi dedico alla corsa indoor, allo yoga, al pilates, a quello che vi viene in mente, ma a casa, con i gatti felicissimi che facevano gli agguati alle mie caviglie – i primi giorni mi guardavano straniti, perché per loro se sto a casa sono malata. Adesso si sono abituati. Vedremo cosa succederà quando ritorneremo alla normalità. Ma ci torneremo, poi? E no, non credo che siamo diventati migliori: ci sono più multati che contagiati, e in giro i vecchietti con la sportina e senza mascherina (il cognato novantenne di un nostro amico genovese va a fare la spesa tutti i giorni)

La situazione nel natio Mandrognistan non è delle migliori. Probabilmente avremmo dovuto diventare anche noi una zona rossa, visto che una parte cospicua del territorio fa ormai parte dell’ Hinterland milanese, e infatti proprio lì si sono concentrati i contagi, partendo da una nota discoteca. Il problema è che qui ci si ammala, ma non si guarisce, e ancora nessuno, gentilmente, è venuto a spiegarci il perché. E sì, dopo un mese, e svariate persone che conosco contagiate, tra cui un cugino farmacista molto più giovane di me che ha fatto le sue tre settimane in terapia intensiva, comincio sentitamente a incazzarmi, perché io, sì, faccio parte di quell’area a rischio in cui è facile essere contagiati.

In compenso ho fatto amicizia con i miei vicini di casa – dopo due anni passati ad ignorarci. Merito probabilmente di Cinorosino e Fanny che frequentano la terrazza messa in sicurezza e si stravaccano al sole con l’allure degli ex gatti di strada che sono – ho scoperto che di gatti nel palazzo ce ne sono diversi altri. Ho visto la faccia nascosta di molte mie conoscenze che hanno cominciato a spargere di tutto, dalla negatività genere moriremo tutti, alle fake news più strampalate, alle catene di sant’Antonio con il crocifisso portato in processione virtuale. Capisco che stiamo sclerando un po’ tutti, ma alcuni hanno sclerato prima e peggio. Io mi sono salvata smettendo di seguire i telegiornali e leggendo soltanto la newsletter del Post ( che ha una pagina dedicata al COvid 19) – Non mi pagano loro, li pagherò io alla fine di questa buriana. E adesso scusate, ho la lezione di yoga in diretta

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Suggerimento di metà settimana

Un suggerimento facile facile per un viaggio virtuale : Il sito del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Specificamente, un viaggio virtuale nella sua foto teca divisa per argomenti, storia, paesaggi e sopratutto animali. Una meraviglia per i bambini e per chi è rimasto giovane dentro. C’ è la foto di una volpe che fa l’occhiolino buffissima. Ci si può passare la serata molto meglio che con la tv

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E allora il lupo

Ci sono incontri inaspettati, che proprio per la loro natura difficilmente riescono ad avere una memoria fisica. I miei migliori incontri con gli animali, di solito , a meno che non fossero marmotte messe lì in posa – loro lo fanno – si sono consumati nello spazio di un attimo, troppo veloce per tirar fuori la macchina fotografica. Tutti quelli che conosco e che fotografano gli animali, o hanno delle foto trappole, o stanno ore in paziente appostamento. E in entrambi i casi hanno molto tempo, o sono professionisti

O e forse ho già raccontato, ho passato un inverno, una decina di anni fa ( già…) a seguire le tracce di una volpe , in Val d’Ayas, un poco sopra Bruzzone. Che ci fosse, me lo aveva confermato anche un maestro di sci

Lui invece aveva seguito le mie orme, di racchette, curioso di vedere chi fosse il misterioso racchettatore. Le orme di volpe erano sempre lì, fresche, ma mai che la misteriosa volpe sia fatta vedere. Scommetto che ci prendeva per i fondelli.

Appennino

Io ho sempre amato i lupi . E come ho già detto, non mi fanno nessuna paura. Qui sui nostri Appennini si sente parlare continuamente di lupi, ma io non li avevo mai visti. Fino ad ora ( ora vuol dire fine gennaio 2020, molto prima della quarantena che ci tiene ora giustamente chiusi in casa, o quasi). È capitato in uno di quei pomeriggi in cui mi assaliva la voglia di muovermi ( capita, anche adesso, ma cerco di farmela passare, di solito facendo qualche forma di atletica indoor, perché ho troppo rispetto delle regole giuste, dei medici che danno l’anima negli ospedali, del cugino molto più giovane di me che ne sta uscendo faticosamente e del fatto, soprattutto, che ormai ho raggiunto l’età a rischio e non me ne capacito). In quei pomeriggi lì, dicevo, mi capitava di prendere la macchina e andare a zonzo nell’Appennino, senza una meta precisa, ma solo per restare a contatto con la natura.

Non vi do un preciso indirizzo, ma ero sull’alta Via dei Monti Liguri, tra Genova e Savona, nel bosco, quasi al tramonto e non era successo niente ma proprio niente degno di nota. Stavo anzi per tornarmene a casa quando ho sentito un rumore di rami spezzati e davanti a me è davanti a me quel che sembrava una specie di cane, ma girandosi verso di me , beh era chiaro che non lo era. Grosso, grigio, ha trotterellato per un po’ all’interno del sentiero e poi è risaltato all’interno della boscaglia. Quello che mi ha colpito, col senno di poi, è il silenzio. Non l’ho praticamente sentito arrivare, e dopo è ugualmente scomparso in silenzio.

Quelli a cui l’ho raccontato non hanno minimamente messo in dubbio il racconto; ho poi scoperto che tra la Val Borbera e il savonese gli avvistamenti sono stati numerosi. A domanda fatta più volte no, non ho avuto paura. Lui , o lei, non era palesemente interessato a me, ero in una zona di ripopolamento, quindi prede ne aveva sufficientemente senza fermarsi a considerare se potevo essere una buona merenda.

Avvistamento nelle Alpi Marittime

Non ho più trovato l’autore della foto- quindi se qualcuno legge e vede si faccia vivo. Era in un feed di Twitter, quindi pubblico, ma di solito come sapete io menziono gli autori, se li conosco.

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Suggerimenti

In questo periodo di quarantena forzata vi lascio qualche suggerimento di lettura (lo so ci vorrebbe l’equivalente della Treccani)

In realtà, giusto un paio di suggerimenti . Il primo (metateoria, un elenco di libri in un elenco se non di libri , almeno di cose da leggere) : http://www.mountcity.it/index.php/2020/03/17/librerie-chiuse-libri-di-montagna-aperti/ il sito di Mountcity è uno dei più interessanti in Italia.

Il secondo: poteva mancare la polemica? Qui Simone Moro e Denis Urubko…a riprova che la madre della stupidità è sempre incinta. Sulla Gazza: http://alpinistiemontagne.gazzetta.it/2020/03/23/moro-urubko-dovrebbe-essere-grato-e-stare-zitto/?fbclid=IwAR3jqKtAvN87QZ9oVi9EWaxx4iAJkbnTFNDPyWYYFBzEtZ62EeoXO35Dgfo&refresh_ce-cp

Il terzo, una cosa più sera, il blog “Camosci bianchi”, che mi piace moltissimo e a differenza del mio non è un one woman show, un articolo che ci riporta ad una montagna più lenta, quella che mi piace molto https://camoscibianchi.wordpress.com/2020/03/12/olio-di-noci/#more-32857

Tramonto sull Appennino

In ogni post , ci sarà un’immagine, per ricordarmi (ci, dove vogliamo andare dopo questa tragedia)

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Divulgare al mondo

Allora, oggi è andato in onda, per così dire il secondo episodio del podcast. Come ho detto, ce ne saranno dieci. Non avete scuse, ci sono possibilità per tutti i gusti, e per ogni supporto:

Apple: https://podcasts.apple.com/it/podcast/alpslover/id1503248441 o dall’app Podcast sul telefono, basta scrivere Alpslover dove c’è la lente d’ingrandimento

Pocket casts https://pca.st/gmst1jej 

Breaker https://www.breaker.audio/alpslover

https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xNWVkZWUwNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D  – Google podcast (per Android – anche qui c’è l’app da telefono

Radio republic https://radiopublic.com/alpslover-G3OQjv

https://open.spotify.com/show/4228Nu0PSDjBpC2MczSWPT e last but not least Spotify, per chi ha l’app.

Ah l’applicazione madre è sempre Anchor http://anchor.fm/alpslover

Divulghiamo il verbo

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