Far la pace con Desenzano ( ma sì, pure con loro)

Sono parecchi i luoghi con cui devo far pace e Desenzano, almeno per un motivo, è uno di quelli. Intendiamoci, non mi è capitato nulla di particolarmente spiacevole: in realtà è capitato a tutti noi come famiglia , per così dire.

Sono stata a Desenzano per la prima volta nei primi anni settanta, per le vacanze di Pasqua. La mia esplorazione del lago di Garda è iniziata da quello che era il luogo più ovvio, perché raggiungibile in treno ( l’ho già detto, credo, che mio padre, pur essendo stato un motociclista per molti anni, e a dire di mia madre anche abbastanza spericolato, non aveva mai preso la patente e quindi quasi tutti i miei viaggi da bambina erano in luoghi raggiungibili in treno, o in pullman, come Courmayeur

A Desenzano eravamo in un albergo molto elegante ( che già era una cosa abbastanza strana, considerato il taglio di solito abbastanza spartano delle nostre ferie – spoiler, ci sto tornando, perché, cito “ io e te non siamo da albergo, amiamo troppo i nostri tempi”). L’albergo è ancora lì, il Park Hotel sul lungolago, ed è sempre, a vederlo, un posto elegante. Aveva un unico handicap considerevole, ma lo ha, tutto intero, il centro di Desenzano: le campane del Duomo. Pensavo fosse impossibile che dopo tanti anni le cose non fossero così cambiate, ma tant’è, siamo entrate in Duomo, che è una bellissima chiesa bianca, subito prima della messa e lo scampanio era talmente potente che impediva di parlare

Immagino che gli abitanti del posto nemmeno se ne accorgano.

E tuttavia mi ricordo molto bene, e come un incubo, quelle campane che suonavano ogni mezz’ora per ventiquattr’ore, e ora fortunatamente tacciono. Ma se tanto mi dà tanto il festoso scampanio che ci ha allietato quella notte di Pasqua ( mi ricordo che mio padre ormai sveglio si era alzato , vestito ed era uscito) nelle feste comandate è rimasto lo stesso. Almeno a giudicare da una normale messa prefestiva.

In ogni caso, l’atmosfera di Desenzano è davvero molto rilassante e la sera del 31 ottobre, con i bambini mascherati e truccati che andavano nei negozi a fare dolcetto o scherzetto si respirava serenità. Una parola che mi fa persino strano usare dopo questi due anni.

A titolo di curiosità ho trascinato Luisa a vedere il monumento al Reparto Alta Velocità, che aveva sede a Desenzano.

Agli aviatori del RAV

Questo perché il famoso avvocato Motta che veniva da noi a pranzo tutti i mercoledì era figlio del capitano Motta, vicecomandante della squadriglia, collaudatore, che aveva pilotato il Macchi M67, un idrovolante che aveva fatto il record di velocità omologato nella coppa Schneider (560 km all’ora), ed era morto in un incidente proprio a Desenzano nel 1929. Non dico che c’eravamo andati apposta ma quasi.

Eravamo stati anche a Gardone e Salò, in battello ( poi vi chiedete perché da grande ho fatto la storica) e al Vittoriale. Spoiler, non ci siamo andate nemmeno stavolta, ma almeno ci abbiamo provato, a prenotare, e niente, non c’erano più biglietti ( le visite alla casa di D’Annunzio sono guidate e contingentate, meglio prenotare sul sito)

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Halloween al sole

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Vi omaggio qualcosa che non si vede da un po’: la pioggia

Nel post lungo precedente vi mostravo la lavanda che ri – fiorisce in Oltrepo pavese: oggi ho visto una foto della val di Lanzo (grazie @Beppeley) dove si vedono rododendri belli freschi e fioriti. Io di questo sono abbastanza inorridita e sono ancora più arrabbiata quando agazzine di buoni studi e di buona famiglia che non vengono affatto da posti disagiati tirano cose contro i quadri – dimostrando scarsissima intelligenza e cultura e facendo un pessimo servizio all’ambiente, tra l’altro.

Comunque volevo andare su al Moncenisio, o anche solo a Bar Cenisio (perchè ci sono un paio di itinerari che ho visto, ma non ho mai sperimentato e questo prima che chiudano il passo per farci le piste da sci (vi ricordo che il versante francese delle Alpi riceve di solito le precipitazioni che non arrivano sino a noi, anche se la siccità ha picchiato duro anche lì). Comunque dieci giorni fa il tempo era strano anche qui – doveva esserlo anche in questo week end, ma ci ha tristemente ingannato- però siccome il Moncenisio mi piace anche con le nuvole, anzi soprattutto con le nuvole, sono partita lo stesso.

Lo confesso, non è stata un’ideona.

Non perché si è messo a piovicchiare, alla fine poche cose sono più belle che camminare nella pioviggine, ma perché più salivo e più la pioviggine diventava acquazzone (con molto vento), sinché alle scale sotto la diga si è trasformata in nevischio. e lì ho cominciato a domandarmi, che ci vado a fare?

Che strapiove si capisce

Così alla fine, consapevole che la mia giornata stava prendendo un giro inaspettato sono tornata a Susa, senza sapere bene cosa fare (come si vede dalla foto a valle il tempo non era così brutto). Susa è una di quelle città di frontiera (e di fondovalle) che hanno un aspetto un po’…transitorio, e a Susa si ha l’impressione che sia stata lasciata a se stessa, trascurata e un filo negletta. Ed è un peccato, perché, oltre alla splendida cattedrale romanico gotica di San Giusto, c’è un bel parco archeologico, con un arco e tracce di mura, nonché una statua di Augusto: sono tornata lì, dove oltre ai rari turisti, per lo più stranieri, c’erano i giovani del luogo che amoreggiavano, e avere un luogo del genere dove amoreggiare è sicuramente meglio che finire tra i litigi degli spacciatori (a riqualificare i giardini di Mandrognistan Ville non c’è riuscito nessuno, sinora). Susa era una città romana, luogo di passaggio e di traffici sin dall’antichità e anche adesso è in mezzo a tre valichi di una certa importanza, Moncenisio Monginevro e Frejus.

In questi casi, dopo aver ri- visitato la cattedrale, un filo meno buia del solito, sono andata a comperare la focaccia dolce da Favro ( a Susa si mangia bene in ogni caso), ho fatto il giro dal tribunale e dal Comune e poi me ne sono tornata (tristemente a casa).

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Una domenica pigra

Una domenica talmente pigra, con la casa che si ribella alle mie assenze, che ho finalmente postato un nuovo videino sul canale YouTube: https://youtu.be/eqKsIsfB4Qw

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Se è autunno, si va in giro sugli Appennini e in collina- 2 l’Oltrepo

Sempre intenzionata a visitare nuovi posti e con la recondita convinzione che a parte Mandrognistan Ville, Vercelli, Battipaglia (con Battipaglia ho un vecchio conto in sospeso, sorry) e non molti altri, in Italia sia difficile trovare dei brutti posti, domenica ho giocherellato con l’idea di fare un salto in val Formazza o a Santa Maria Maggiore (c’era il week end delle Zucche che vi avevo a suo tempo segnalato). Poi mentre facevo il mio brunch mi ha chiamato Luisa…

Sì, avete letto bene, un luogo che nemmeno sapevo esistesse, nell’Oltrepo pavese. In realtà Luisa ricordava un posto da qualche parte sopra Casteggio dove era stata una volta e che era bellissimo. Il posto è appunto Borgoratto Mormorolo, sulle colline dopo Borgo Priolo, non molto lontano da Casteggio, a due passi da casa sua e una cinquantina di minuti mal contati da Mandrognistan Ville, ma in un’altra provincia e in un’altra regione. Avvicinandoci al luogo, veniamo informati da minacciosi cartelli che in paese è in corso di svolgimento la Festa d’autunno, di cui nessuno ovviamente era al corrente, e quindi abbandoniamo l’auto (la Cinquecento) nel primo campo disponibile – e poi l’abbiamo recuperata senza finire nel fosso, ma sorvegliate da graziosi canetti similpointer dietro un cancello.

E risaliamo la collina (così i canonici cinque km andata e ritorno sono assicurati). La fiera era la classica fiera con le bancarelle artigianali e le prelibatezze locali sulla piazza del paese, da dove si gode una splendida vista sulle colline dell’Oltrepo (è la terza foto in altro a destra). Luisa in realtà voleva comperare della lavanda da un ‘azienda del territorio, l’Azienda Agricola Impoggio, che produce miele e lavanda. C’era anche un arnia didattica e l’apicoltore che parlava con entusiasmo delle sue apine, dicendo che lui le tocca a mani nude – a me che sono allergica fanno timore anche da dietro il vetro. Lo so bene che sono preziosissime per l’ecosistema ma io in ospedale ci sono finita per molto meno, anche se immagino che dopo un po’ ci si possa immunizzare come Mitridate (ho fatto il classico, che ci volete fare) Comunque abbiamo portato a casa olio di lavanda e formaggio (io) , acqua di lavanda e fiori di carciofo ornamentali Luisa. E poi, dietro a un bellissimo fienile, ci siamo fatte una scorpacciata di caldarroste, molto buone (a differenza dello scorso anno in cui anche i nostri marroni erano abbastanza insapori, quelle di quest’anno sono davvero saporite). Per sapere delle loro attività, hanno una pagina Facebook, dove raccolgono i loro appuntamenti – così ci sono occasioni per esplorare un altro territorio sconosciuto, e c’è anche un video del 18 ottobre che vi linko che mostra la lavanda rifiorita. A ottobre. Non va bene.

Quindi, una domenica super rilassante, e ci vuole, vi garantisco. Abbiamo avuto anche il foliage. Di vigna. Ma mica siamo nel New Hampshire.

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Se è autunno, si va in giro sugli Appennini e in collina- 1

Anche perché con quello che costano il gasolio e l’autostrada (e le bollette, le tasse, le spese condominiali ecc ecc) il camminatore povero deve adeguarsi. Facilmente, tra l’altro, dato che la temperatura è ancora più o meno dolce (non sto facendo riflessioni sul clima – non sappiamo ancora che tipo di inverno sarà – ma qui siamo più o meno nella media degli ultimi anni – freddino la mattina, caldo a mezzogiorno con i gatti che si fiondano in terrazzo , freddino la sera di nuovo. Poi saprò dirvi se ai Santi come era uso metterò il cappottino leggero o il giaccone, o se rimarrò in maglietta come lo scorso anno a Bolzano)*

Comunque ho scoperto Moncalvo. No, non perché non ci sia mai andata, al contrario c’ero stata con mio marito da fidanzati, ma appunto, stiamo parlando degli anni Novanta. E la domenica che ci sono stata c’erano alcune particolarità interessanti. Il mercato dell’antiquariato, sui bastioni di piazza Carlo Alberto, per incominciare. La partita di pallapugno -di serie C, ho sentito dire da una signora al bar – mentre guardava i perdenti che allo stesso bar stavano bevendo. Se non avete mai visto una partita di pallapugno, che è una cosa molto piemontese, ve lo consiglio caldamente. Dai bastioni, oltre alla vista panoramica sulle colline, la partita si vedeva benissimo. Le chiese aperte, con l’Associazione Caccia che faceva le visite guidate alle opere del “Moncalvo” – Guglielmo Caccia, appunto, nella chiesa di Sant’Antonio e in quella più grande di San Francesco in cima a un altro belvedere. Nelle due chiese si ha praticamente una panoramica dei vari periodi della produzione dell’artista dalle prime opere a quella lasciata incompiuta è terminata per sua volontà dalla figlia Orsola, anche lei pittrice – una delle poche dell’epoca della Controriforma.

In più, sempre sulla piazza principale si può ancora ammirare la facciata della sinagoga, ultima testimonianza di un rito piemontese diverso da ogni altro.

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Solo cose belle

Se non sapete cosa fare nel week end e avete voglia di restare al livello del mare oppure sotto, c’è una splendida occasione di vedere cose belle a Mercanteinfiera alle Fiere di Parma. Non dovete nemmeno arrivarci, a Parma, perché lo spazio di Fiere di Parma è a casa del diavolo rispetto alla città, ma a due passi dal casello autostradale sulla A1, e lì ci sono cartelli indicatori ovunque.

Mercanteinfiera è la fiera dell’antiquariato e modernariato, dove espongono i maggiori antiquari italiani. C’erano bellissime cose e le poche foto che ho messo non rendono assolutamente l’idea (lo spazio delle Fiere di Parma è grande e caotico e ci si perde molto molto facilmente, ci sono andata due volte e per due volte non riuscivamo a ritrovare l’uscita). Naturalmente alcune cose avevano prezzi fuori serie (un quadro di Baj a 40000 euro, per dire, o un biliardo inglese per 12000 e non ho idea – non sono assolutamente esperta nella cosa – di quanto potessero costare alcuni modelli di Rolex particolarmente rari) ma molte erano assolutamente abbordabili (una lampada di Versace per 150 euro, tutto lo Sheffield che vi può venire in mente – e pure le decorazioni di Natale di vetro, bellissime, ma ho evitato a causa degli elementi da sbarco che mi infestano casa)

Oggettivamente, la cosa più bella erano i gioielli antichi, molti dei quali erano espressione di un artigianato altissimo, e i tavoli napoletani di marmo intarsiato (quelli se li metto in casa mi sprofonda il pavimento)

C’era esposta anche una ruota da mulino, che mi piacerebbe sapere chi l’ha comperata (e sopratutto dove ha intenzione di metterla).

Soprattutto, tutti gli espositori erano più che disposti a raccontare spiegare dare consigli (sabato e domenica che saranno i giorni di maggiore affluenza non garantisco) – ad esempio una signora che aveva orecchini vintage mi ha spiegato come distinguere la bella bigiotteria dalla paccottiglia ( e ho scoperto di averne molta e bella, dato che ormai è diventata vintage insieme a me – ed è invecchiata anche meglio). Poi ho comperato una collana americana degli anni Cinquanta. Molto bella, originale e non mi ha svuotato il portafoglio.

Consigli: il biglietto online ha uno sconto (12 euro, ridotto per gli studenti), più otto per il parcheggio, comodissimo se lo paghi in anticipo. Volendo, si mangia anche.

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Tornare bambini

L’ho scritto già più volte, che finalmente mi metto a fare i conti con il passato. In realtà, non si tratta di nostalgia per una qualche fantomatica golden age; nemmeno per ciò che è bello e dolce della vita. Solo, venire a capo di esperienzze del passato, per andare avanti.

Però certe volte bisogna ritornare bambini.

Sono andata per la prima volta al Museo Oceanografico di Monaco, che ero, appunto, una bambina. L’anno in cui Ungaretti declamava i versi dell’Odissea (prima dello sceneggiato in cui la divina Irene Papas e uno sconosciuto attore albanese recitavano nei panni di Ulisse e Penelope). E io avevo paura delle murene. Ora le due cose non sono veramente collegate, o meglio si tratta di due programmi televisivi diversi: i viaggi di Cousteau, l’Odissea. E in uno dei documentari, era saltata fuori da un buco, la murena. E io mi ero presa uno spavento. Ora io con i pesci ho avuto problemi, da piccola. Non li mangiavo, perché avevo ingoiato la classica lisca. Non li ho mangiati sino all’adolescenza, quando durante una gita scolastica a Chioggia, di cui non ricordo praticamente nient’altro, ci portarono del fritto di pesce. E il resto è storia, per così dire.

Poi la balena/pescecane/capodoglio o che sia di Pinocchio (l’illustrazione sul mio libro era decisamente uno squaloà_§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§è (Pipisita passò e scrisse, e chi sono io per cancellare?) mi faceva anche più paura eccetera.

Nota sociologica: nella mia infanzia io trascorrevo le vacanze estive un mese in montagna e un mese al mare, e le vacanze invernali di solito da qualche altra parte. Per anni siamo andati a Sanremo, per questo con il ponente più ponente ho avuto sempre un certo feeling. Adesso (a parte le differenti condizioni di allineamento ferie) sarebbe improponibile.

Er murena

Così, ben sicura dell’autobus che mi ci avrebbe portato, sono sbarcata in place d’Armes e mi sono arrampicata sulla Rocca in una domenica insolitamente calda anche per settembre . 18 euro assolutamente ben spesi (ma niente riduzioni per noi over tutto, diamine?).

Ricordavo vagamente che l’acquario era nel sottosuolo, ma questo non esaurisce il museo- da questo punto di vista l’acquario di Genova è superiore. Il resto del museo è dedicato alle esplorazioni di uno dei Grimaldi, che si dedicò agli oceani, all’antartide e al mondo sottomarino ( uno dei curatori del museo è stato proprio Cousteau, infatti c’è anche il suo sommergibile e un’esperienza tridimensionale di quello che si prova a scendere con un batiscafo e c’è ancora lo scheletro della balena.)

E c’è anche l’educazione ambientale con l’ologramma del princioe Alberto che spiega come salvare gli oceani ( lui è un filo creepy – almeno io mi aspettavo che da un momento all’altro saltasse su a dire, ti prego Obi wan sei la nostra unica speranza, ma ho visto troppi film di Guerre stellari – quelli veri)

In ogni caso i molti bambini erano felicissimi di essere lì (in terrazza ci sono anche le tartarughe)

Quindi se siete in Costa Azzurra con i bambini sapete dove andare- poi non dite che amo Erode

(mi sono resa conto dopo – ho lo scoppio ritardato in tutto, che questo è il millesimo articolo del blog)

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Buttiamola in politica

Facciamo che ero in silenzio elettorale, che stavo preparando nuovi e mirabolanti cammini – e questo è pure vero e ci è saltato sopra un impegno di lavoro che avevo felicemente rimosso, ops

In realtà, ovviamente, le cose stanno in modo molto più prosaico, ho scritto per lavoro, non ho ancora finito, e dovrei pure stirare – come vedete preferisco ancora scrivere questo blog che stirare, almeno sinchè la pila della roba nella cesta non comincerà a oscillare come la torre di Pisa. E in più è autunno. E in più ci sono state le elezioni, e siamo stati trombati (per di più, per molti aspetti, giustamente trombati). E in più sono arrivate un paio di bollette abbastanza cringe. Insomma, nulla di molto diverso da quello che succede pure a voi.

Per cui, dato che abbiamo avuto una campagna elettorale balneare, elezioni semibalneari e un governo autunnale, parliamo di spiagge.

Ho scoperto a mie spese che il ciottolo non piace al mio ginocchio, specie a quella parte cartilaginosa che è lì attaccata un po’ posticcia (al mio istruttore di pilates è appena partita proprio quella parte cartilaginosa lì e non era proprio felicissimo, a lezione, figuratevi se non sto attenta ora che ho il preventivo del dentista che aleggia forse su di me. Forse, perché anch’io devo fare ancora la TAC).

Comunque avevo l’intenzione di nuotare e ho nuotato pochissimo, perché il mare era sempre molto mosso, ho camminato poco sul bagnasciuga, perché mi dava fastidio il ciottolo, e mi ritrovavo alla sera con i dolori al ginocchio e non poteva che essere la spiaggia, perché camminando in altri contesti il ginocchio stava benissimo – due domeniche fa ho passato un’intera domenica sui tacchi senza fare un plissé. Quindi ho iniziato a notare le spiagge di Mentone.

Una delle cose che mi aveva attirato di Mentone originariamente era proprio la prevalenza di ciottoli, che la rende molto simile a Chiavari: tutte e due con i ciottoli grossi, i pietroni, li chiamava opportunamente mia madre. La spiaggia di sabbia che c’è a Mentone, in parte libera (Sablettes) in parte tutta attrezzata (il resto di Garavan) in realtà non mi piace, non per la sabbia, ma per il mare, che è il mare chiuso del porto, sempre tranquillissimo, certo, ma con il tempo ho imparato ad apprezzare il mare aperto e a non amare troppo il recinto degli scogli. Mentre facevo su e giù ho cominciato a notare le differenze. La plage du Fossan, che è quella vicina al museo Cocteau, ha sassi grossi, grossi gradini , ma l’acqua è più tranquilla perché dentro un’ansa, poi c’è la lunga plage du Casino, che è quella ho più frequentemente utilizzato, perché alla fine è in mezzo a tutto, e poi c’è quella Borrigo, subito dopo il Casino, che è misto sabbia e ciottoli, e ha un mare splendido, pulito, senza meduse (quelle le avevo beccate a suo tempo) e di solito con una grossa corrente.

Per carità, non si può avere tutto.

Appunto

Da sapere: alle cinque cala il sipario, ossia il parapetto della passeggiata a mare mette in ombra la spiaggia. Lo sapevo? non lo sapevo (tecnicamente è la seconda volta che vado al mare a Mentone negli ultimi anni. Al mare non vuol dire in pieno inverno, vuol dire in spiaggia , a fare il bagno, insomma andare al mare). Però fare il bagno al tramonto non ha davvero prezzo.

Ah, l’acqua era ancora abbastanza calda, e in giro di gente ce n’era pochissima: da quel che ho capito la stagione finisce il 31 agosto o giù di lì, il che rafforza la mia convinzione che al mare bisogna andarci fuori stagione. Ho riscoperto il piacere di leggere, scrivere e fissare il vuoto facendo nulla: un vero relax

Ah, tutte queste spiagge sono assolutamente gratis, libere e belle sempre. Ma pure sulla Promenate a Nizza i tre quarti sono spiaggia libera, anche dalle parti del Negresco (infatti milioni di anni fa ho fatto il bagno anche a Nizza)

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Quello che non si vede

Non volutamente messo immagini, se non due, che sono su Instagram, ma in mezzo al lavoro e con la prospettiva di parecchie rogne varie da affrontare- e le tasse da pagare- ho deciso, potendo, di staccare.

L’idea era di fare qualche giorno di mare e una bella escursione. Ho in corso d’opera deciso di cambiare destinazione di escursione e risalire la vallée de la Vesubie con le sue gole, che a detta della guida sono molto belle – ed è vero- e camminare lì.

Maps me dava strade e sentieri che finivano nel nulla, ma ho dato la colpa al wifi del Residence Chateuneuf ( il mio Résidence, che ormai considero una sorta di seconda casa permanente, perché, santi subito, che un buco me lo trovano sempre, ed è bello, in centro e con il parcheggio privato)

Come sempre to cut a long story short aveva ragione Maps me e non era il wifi (purtroppo)

Le strade interrotte e il paesaggio sempre più lunare che incontravo man mano si univano alle case sventrate, a pezzi di asfalto e di pavimenti penzolanti a e ai manifesti di protesta dopo Roquebillière e avevano un unico denominatore: la tempesta Alex del 2020

Se la terribile tempesta, che vi ricordo ha portato via anche la strada a ridosso del colle di Tenda, che è ancora non transitabile, passata l’emergenza è scomparsa dai titoli dei giornali, come da noi Vaia d’altro canto, è ben presente nelle necessità del territorio. E’ ancora lì.

Una parte delle strade e dei ponti sono già transitabili, ma i sentieri sono sicuramente non in cima alle priorità. Soprattutto, dappertutto si vedevano, letteralmente, pezzi di montagna franati a valle – se siete mai stati nei pressi della diga del Vajont e avete visto la frana del Monte Toc, capite cosa intendo: è la prima cosa che letteralmente mi è venuta in mente.

Comunque è vero che Saint Martin Vesubie è un piacevole paesino di montagna con una chiara impronta medievale: in quaranta km passi dal livello del mare a 1000 metri e la differenza si vede. Il paese è arroccato lungo la rue Cagnoli, tutta in pendenza, con il suo canalino scavato per convogliare le acque in caso d’incendio. Ci sono diverse belle chiese, ma più che la parrocchiale settecentesca mi è piaciuto l’Oratorio dei Pénitents Blancs, che ha uno splendido altare del Seicento. E la natura intonrno è davvero splendida. Il mio itinerario parte (partiva?) dal lago artificiale di Boréon, a qualche km dal paese, dove c’è anche un centro di documentazione sul lupo e un parco zoologico, e risaliva il vallon des Erps, ma boh, ho camminato nel bosco per un po’ senza meta, e c’era un totale silenzio, che se paragonato alla folla di escursionisti che ho trovato a Finale, giusto un giorno prima, era ancora più inquietante. Così non mi è rimasto che tornare al lago che ha acque davvero cristalline e stare a guardare i pescatori (uno ha anche acchiappato una trota)

il pescatore fortunato

L’altra ragione per cui ho scelto la Vésubie, dicevo, sta nelle sue gole, attraversate da una strada sinuosa che a volte scompare sotto le rocce, tanto belle da far dimenticare le curve della strada (la guida Michelin, sempre poetica). Uno scenario perfetto per un film di 007, se resuscita.

manca solo la Aston martin
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