Due donne, due cani, un Giulio, d’autunno

“Perché oggi non ci sono matrimoni in cascina? La gente a settembre non si sposa? Uhm…forse perché è ottobre inoltrato?

Ah…

Già , facile dimenticare che è ottobre inoltrato, se sei uscita alle cinque con i cani e dopo un quarto d’ora di sterrato,cominci ad avere caldo e non è colpa dei cani, che dopo una settimana di giardino sono come al solito preda di impazzimento olfattivo. C’è proprio una specie di afa e ci sono ancora le dannatissime zanzare. In più, ti fermi un attimo a fotografare un tramonto strepitoso, e Tobia si precipita giù per la scarpata.

La nostra passeggiata domenicale ci ha portato sui sentieri di Pellizza, in l’articolare il sentiero 153, che dai dintorni di Casalnoceto risale la collina e conduce al santuario della Fogliata, il luogo di preghiera preferito da don Orione, in origine una cappelletti in mezzo alle vigne che è diventato una piccola chiesa con un altare moderno nelle vicinanze. È un luogo raccolto e se ci si arriva come noi al tramonto si ha a disposizione una vista che spazia dalle colline tortonesi alla pianura alle Alpi nei giorni limpidi. Due belle orette lontani da tutto ( non dai cacciatori che si sentivano in lontananza, al punto che ci siamo messe a parlare forte: non si sa mai). Faccio notare che il Giulio a 86 anni ha camminato senza fiatare per due ore e si è seduto come tutti noi, cani compresi, solo alla cappella prima di scendere ( e sì, ha preso un grappolo d’uva dalla vigna che abbiamo costeggiato…) in un modo o nell’altro, una situazione d’altri tempi.

Pubblicato in Appennini, Autunno, camminare, cani, foliage | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Muto

L’ultimo è il labrador felice. Lago d’Arpy. Una meraviglia.

Pubblicato in foliage | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Terme ad usum Delphini

Avevo un voucher per le Terme di Pré, e l’ho usato. Intendiamoci, l’unica frequentazione che ho avuto con le Terme, adesso si dice Spa, è stato per curarmi la sinusite a Salice Terme da bambina, e dovrei tornarci, perché la sinusite col tempo non se n’è andata, ma è ancora lì viva e vegeta. Non ci sono più le Terme a Salice Terme, però, e la QC terme che gestisce, oltre a Pré Saint Didier, San Pellegrino, Dolomiti Val di Fassa, Bormio vecchie e nuove, Milano, Torino, Roma e ora anche Chamonix, non si è avvicinata nemmeno alla voragine di debiti dello stabilimento di Salice. Almeno così mi hanno riferito i bene informati del posto.

Così sono andata, senza saper bene cosa aspettarmi, e portandomi dietro il mio costume da bagno – che al resto ci pensavano loro, almeno così recitava la prenotazione , che mi dava appuntamento tra le nove e le nove e mezza. Insomma una levataccia, ma , ed era l’unica nota minacciosa del foglio, l’ingresso era consentito solo nell’orario specificato. I ritardatari fuori. Poi, a tutti gli effetti, puoi restare lì sino all’ora di chiusura, alle 23. Volevo andare prima che la temperatura esterna rendesse certe “attrazioni” agibili sono al prezzo di una broncopolmonite, e grazie al calor bianco di questo settembre sino alle 16 potevi stare tranquillamente al sole in costume da bagno senza ulteriori orpelli.

Comunque sono arrivata alle nove e un quarto già bella stressata, e ho fatto la coda. L’addetto distribuiva caffè e biscotti, ma il mio turno di entrata è arrivato prima di loro. Primo check in nome e numero di prenotazione, e una scheda magnetica “che servirà per l’armadietto”, secondo check in, dopo altra coda, la cassa, dove paghi l’ingresso e tutte le prestazioni (e quando dico tutte, dico proprio tutte ). Io ho prenotato un massaggio corto da 25 minuti al modico prezzo di 44€ – tutti i prezzi si trovano chiari ed elencati sul sito QC Terme , quindi niente sorprese. L’addetta mi ha dato il voucher per l’accappatoio e un braccialetto per il massaggio, che naturalmente non sono poi riuscita ad allacciare (e non c’è riuscita nemmeno la signora volonterosa che negli spogliatoi si è offerta di aiutarmi, quindi non nutro particolari sensi di colpa).

Comunque sono scesa negli spogliatoi, ho trovato a fatica un armadietto libero, sono miracolosamente riuscita a capire come si apriva e chiudeva (ho visto signore più ganze e truccate di me che dicevano parolacce davanti alla serratura). Mi sono cambiata, e mi sono resa conto che l’accappatoio non aveva tasche. Fortunatamente ho incrociato una signora che la chiave dell’armadietto l’aveva allacciata al polso, e ho capito perché la chiave suddetta era allacciata ad un braccialetto con chiusura a scatto. Così sono andata a cercare il luogo dove dovevo essere massaggiata. E mi sono persa. All’ingresso avevo detto scherzando che ci voleva una piantina, e credetemi ci vuole: i massaggi, per esempio, si fanno in due luoghi diversi in due parti opposte del “sistema”. Insomma un po’ di tempo ad orientarti lo perdi. Il massaggio è stato davvero rilassante. Il mio massaggiatore (Gabriele – in quel settore sopra il buffet ho visto solo uomini) si è dedicato a collo spalle e schiena – perché il massaggio corto è concentrato su una o più parti a richiesta. E io sono stata benone. Poi mi ha detto di rilassarmi ancora, cioè di sdraiarmi da qualche parte per una decina di minuti , perché ogni massaggio può avere un effetto destabilizzante. Io sono scesa , mi sono imbattuta nella sala della pietra e mi sono sdraiata in uno dei letti. Durante la giornata ho visto gente beatamente addormentata su letti amache sdraio grossi pouf. Beati loro. Siccome non c’è un ordine preciso , un percorso prestabilito , ma si può fare quel che si vuole quando si vuole, sono uscita nel giardino delle terme. Che tipo di giornata fosse, lo si vede dalla foto in alto, dove ci sono anche la veranda dell’Ancient Casino e la cascata.

Nel giardino ci sono due costruzioni in legno che contengono tre saune finlandesi due da sessanta gradi e una da novanta, che hanno diverse indicazioni. Lo confesso, prima di sabato non ero mai stata in una sauna. Io ho la pressione bassa, e il calore unito all’umidità una volta mi ha fatto quasi svenire. Ora ho scoperto che la sauna finlandese fa per me, è calda e secca e quella apposita mi ha aperto le vie respiratorie molto bene – il baio di coraggio, cioè la vasca con l’acqua a temperatura della Dora , 15° , no, grazie. Ho scoperto strada facendo che ci sono saune in tutti e due gli edifici e mi sono lanciata – o meglio, ho provato il bagno di vapore profumato e purificante della fonte bianca, che è la fonte termale calda originaria, e un’altra sauna adatta ai reumatismi con un grande braciere al centro. Non sono morta, non sono svenuta, ma sono stata dentro sempre dieci minuti, se non meno. Il bello sono le vasche, che erano un vanto anche delle terme originarie di Giovanna Battista di Nemours, fondatrice del termalismo in Valle, anno 1680. Hanno tutte l’acqua a 35°e gli idromassaggi, dall’interno puoi scivolare nella grande piscina centrale, farlo e trovarsi in mezzo alla neve deve essere molto suggestivo (ma la broncopolmonite è sempre in agguato) la più panoramica è quella della veranda dell’Ancient Casino, che ha una vista su tutta la catena del MonteBianco.

Devo dire la verità. Dopo due ore non sapevo più che fare. Ho fatto una pausa , ho mandato un whatsapp ad una delle mie chat e un’amica mi ha risposto con molte faccine dicendomi, non sai nemmeno rilassarti. In realtà c’è voluto un po’ di tempo perché il cervello finalmente si svuotasse, e io cominciassi a godermela, a rientrare negli spogliatoi, prendere il telefono, fare qualche foto. Ho superato persino il percorso Kneipp, la versione meno dura della vasca di coraggio dove l’acqua passa da 35 a 15° ed è un vero toccasana per la circolazione.

È stata una bella esperienza? Sì ma con qualche accorgimento.

– non è un’esperienza che consiglio a tutti. Ci sono persone, e ne conosco, che sarebbero a disagio in mezzo a decine di corpi sommariamente vestiti, ancorché coperti da asciugamani. Bisogna star bene con se stessi e il proprio corpo, il che non significa essere giovani belli o esibizionisti ( e sì c’erano ragazze con bikini davvero minuscoli, ma c’erano anche due simpatiche coppie di ultrasessantenni che si sono davvero divertiti ed erano assolutamente a loro agio). Per non parlare dello spogliatoio, dove le cabine per cambiarsi sono quattro e tutte ci siamo vestite/svestite davanti all’armadietto, come in palestra o in piscina.

– memorizzate il numero dell’accappatoio: è l’unica cosa che vi permetterà di ritrovarlo in mezzo a decine di altri tutti uguali. Idem per le ciabatte. Gli habituè se le portano da casa, non penso soltanto come misura igienica, ma perché le possono riconoscere . L’ingresso dà diritto ad un accappatoio e a una salvietta su cui dovete sedervi in sauna e ovunque ci sia da sedersi. Dopo un’ora l’accappatoio è zuppo, e infilarsi dopo una serie di getti d’acqua calda in un accappatoio bagnato e freddo non è il massimo. Ergo, bisogna cambiarlo. Costa due euro. Io l’ho cambiato quantomeno, e così molti altri

– Io non ho mangiato niente. E sono stata benone. Vedete voi se riuscite a stare a mollo in una vasca a stomaco pieno. O semi pieno.

– Nei week end c’è gente e fatalmente talvolta si deve aspettare. Con pazienza.

– Ci sono solo due situazioni:o si sussurra, o si tace. Ci sono cartelli dappertutto. C’era silenzio persino in giardino. L’unico che ho sentito parlare con un tono di voce abbastanza normale, pareva che urlasse. In pochissimo tempo , intorno al suo gruppetto c’era un vasto spazio vuoto. C’erano tre ragazze che parlavano di uomini in una delle vasche interne e riuscivo a sentirle perché la vasca era un metro quadro. Questo per me è meraviglioso (siamo in Italia, ci pensate?).

-Non è un’esperienza per single. Eravamo credo in due in tutte le terme. A me non ha dato fastidio e credo neanche all’altro single , un ragazzo del luogo, da come lo hanno salutato alla porta; l’ ho ritrovato nella vasca e in una sauna. Ma io sono una persona che sta molto bene con gli altri, ma a cui fa molto piacere stare con se stessa e che certe cose preferisce farle a modo suo. La tipologia prevalente (e più felice) erano coppie di giovani innamorati che si sbaciucchiavano tutto il tempo dappertutto senza il minimo imbarazzo , beati loro, gruppetti di tre o quattro persone , tipo tre amici o amiche, due sorelle con una figlia, due coppie, due amici o due amiche; ho osservato coppie che erano insieme ma nemmeno si guardavano tra di loro. In questi casi , le terme non fanno granché. Soprattutto non trascinateci una persona riluttante, specie se uomo. Penso con terrore a come avrebbe reagito mio marito, nel caso assai improbabile fossi riuscito a portarlo sin lì (avevo buttato lì l’idea una volta, e la risposta era stata “vacci tu”.)

Prima di uscire meglio fare la doccia. E poi cospargersi per bene di crema per il corpo. A disposizione, almeno delle signore, c’erano i prodotti del Dottor Nicola, che come sapete io amo molto; poi c’era chi aveva il suo arsenale di fiducia. Io che dopo la crema mi sono passata la terra e un filo di mascara, sono uscita praticamente a faccia nuda. Del resto sono andata a fotografare il ponte di pietra sull’orrido che è lì a due passi e a far e un pezzo di sentiero panoramico, quindi non c’era bisogno di un grande apparato.

Pubblicato in Courmayeur, Foto, Monte Bianco, Val d'Aosta, viaggi | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Neverending summer

Non finisce davvero mai… e mentre nella piana le temperature stanno stabili sopra i 25*, il vento della notte non abbassa le temperature, e alle sette di sera è buio, ma tu sei in maglietta che ceni sul terrazzo (intanto i ghiacciai scompaiono poco a poco), sabato che volevo fare i classici due passi del bosco ( e vedere se vivaddio le foglie si decidono a cadere), mi sono precipitata col passo lento della vecchia megane – sì è un ossimoro – al passo del Faiallo. Allora, il Faiallo è uno dei posti che, in un modo o nell’altro, ce l’ha con me. Ci sono andata tre volte compreso sabato, e tutte tre le volte c’erano le nuvole a livello strada. La seconda volta in inverno tirava un tale vento gelido che ero scappata. Letteralmente. Sabato, mentre dappertutto come è noto eravamo allegramente sui trenta gradi, su non si vedeva niente. Con lo scoramento, ho parcheggiato vicino al rifugio La nuvola sul Mare, un nome assai appropriato, e ho preso l’inizio dell’Alta Via dei monti Liguri, senz’altra intenzione che farmi un pezzo di strada, oltre il tratto che avevo già percorso (dal Turchino al Bric del dente, un giorno di qualche anno fa dove camminavi a picco sul mare – il Faiallo è cinque km in linea d’aria da Arenzano e c’era la vista mozzafiato che di solito l’alta via garantisce).

Per farla breve, vista zero, ma le nuvole andavano e venivano, temperatura gradevole con giacchetta impermeabile, umidità al cento per cento dentro e fuori il bosco, bosco per altro affollato di cercatori di funghi tutti di ritorno con il loro bottino -intatti io ho fotografato soltanto vari tipi di Amanita muscaria che parevano le casette dei Puffi, ma che sono letali solo a guardarle. Ho camminato per un paio d’ore senza meta seguendo uno dopo l’altro i segnavia biancorossi dell’Alta via alla ricerca di un punto panoramico che avevo individuato sulle carte di Maps.me, ma niente, nel senso che con le nuvole che andavano e venivano il panorama anche lui è andato e non venuto.

Però nel bosco era, più o meno, autunno.

Tips. Meridiani Montagna ha fatto un numero sull’Alta via dei Monti Liguri, il n.80. Il passo del Faiallo è all’interno del Parco Regionale Naturale del Monte Beigua e a Sassello si possono trovare tutte le informazioni necessarie, comprese carte e itinerari . Se no c’è il sito Parco del Beigua. In inverno l’itinerario in bosco che ho fatto io è percorribile con le ciaspole (ci sono i cartelli sugli alberi). La signora del Rifugio non mi ha assicurato l’apertura annuale dello stesso, asserendo di essere ormai anziana – a vederla non pareva affatto, comunque meglio telefonare al 3488829978.

Pubblicato in Appennini, Autunno, camminare, Mare | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Sul pezzo (qualche volta)

Stamattina, leggendo i quotidiani  e pensando che avevo saltato un’intera settimana di lavoro sul sito, mi chiedevo come affrontare la questione d’attualità con un minimo di senso comune e senza cadere nel qualunquismo. Il problema è che la questione stessa, come si dice, oscilla tra la tragedia e la farsa (in cui tragedia è decisamente esagerato, mentre farsa, al contrario rende la cosa assolutamente reale). Sto ovviamente parlando delle Olimpiadi invernali. Quelle stesse per cui, comunque vada a finire, abbiamo già rimediata la solita figuraccia internazionale.

Io sono in generale favorevole ai grandi eventi (grandi, appunto, non le solite sagre provinciali), pur sapendo che in Italia, che è un paese di cialtroni eccetera , l’ho già detto più volte, di solito le cose non vanno a finire benissimo: non nell’organizzazione dell’evento in sé (vedi Torino 2006), ma in quello che graziosamente viene definito follow up (vedi Torino 2006). Possiamo sorvolare sull’incapacità dei grillini di gestire qualcosa di più grande di una sagra paesana, possiamo sorvolare sui legittimi dubbi in ambito economico ed ecologico, ma l’incapacità di fare sistema del Piemonte ci condanna alla marginalità economica e politica. Nemmeno all’Ottocento, ci condanna, perché il traforo del Frejus, quello ferroviario, è nato da un fare sistema di pubblico e privato, quindi nell’Ottocento erano, pare, più moderni di noi. Ma allora, certo certo, c’era gente come Cavour…Quanto alla valle d’Aosta, si è cancellata dalla carta delle Alpi, a quanto pare, iniziando dalla dissennata politica sui trasporti. A chi invoca il turismo d’élite in Valle ricordo a bassa voce che le prossime , forse , Olimpiadi invernali le organizzerà Cortina, non esattamente un luogo che può definirsi popolare.

Quindi, a noi  basso Mandrognistan alla periferia dell’Impero Torinese non resta che domandarci, seriamente questa volta, se non ci convenga chiedere (sì anche noi) un bel referendum per tornare in Lombardia, cui storicamente e geograficamente apparteniamo. La proposta non è mia, ma siccome non so se la persona con cui parlavo ieri ha piacere che lo menzioni, non lo menziono. Voglio vivere in un mondo moderno. A quanto pare in Italia c’è rimasto solo Milano.  Per il resto , devo rifare il passaporto.

Pubblicato in #postserio, Olimpiadi, Uncategorized | Contrassegnato , | Lascia un commento

Festival

Il mese di ottobre sarà decisamente affollato di occasioni importanti per parlare di montagna e per fare anche altro, ovvio:una bella camminata, un film, e magari anche qualche gustoso piatto (per me i primi due, grazie, sono a dieta , e funziona…). E siccome lo sport mi fa bene, correrò metaforicamente parlando un po’dappertutto. E spero di fare un salto anche nell’alta Val Tanaro, dove domenica scorsa, per la precisione a Garessio, è stata presentata in modo molto piacevole una nuova iniziativa, il progetto PROFILI D’AUTORI, L’alta Val Tanaro tra Montagna , Cultura e sport, che nasce all’interno di un’altra esperienza di valorizzazione culturale e turistica del territorio, e con sponsor importanti come la Compagnia di San Paolo. L’idea è quella di riunire e rivitalizzare esperienze preesistenti in qualcosa di nuovo. L’anteprima , in piazza Marconi è stata davvero piacevolissima, con un aperitivo offerto dai commercianti di Garessio, quindi un live-set di musica elettronica a cura del collettivo Amargine (Francesco Torelli, Alessio Dutto e Simone Sims Longo). Alle 20.30 circa, con il buio, sempre in Piazza Marconi, era in programma la proiezione di “MAKHNO” di Sandro Bozzolo (miglior cortometraggio documentario al gLocal Film Festival 2018 di Torino). Ma lì, considerato il vagabondaggio che siamo stati costretti a fare per arrivare, abbiamo desistito. Nelle colline patrimonio Unesco, si è perso anche Google, e peggio per lui, perché il panorama é di una bellezza sconfinata (come già dicevo il due giugno, siamo un paese di cialtroni governato da cialtroni -il perché già lo aveva capito Talete, il simile può essere solo associato al simile – ma siamo il paese più bello del mondo). Bellezza che non si perde in montagna. Bellezza che però perdi se per arrivarci ti sei perso (Coelho vatti a nascondere). La battuta cerca di alleggerire una situazione seria. Garessio e l’alta val Tanaro scontano la carenza di infrastrutture e il relativo isolamento del luogo, che invece si trova proprio alle spalle della luminosa piana di Albenga. Tra prelibatezze gastronomiche e sagre poco note come quella della rapa di Caprauna il 21 ottobre prossimo ( qui il sito del comune ), per altro presidio Slow Food, c’è tempo anche per la presentazione di opere interessanti come il libro il pastore dii stambecchi di Irene Borgna e Lois Oreiller. E poi escursioni, bike , sport in generale.

Tra serio e faceto, il problema che la provincia di Cuneo sta cercando di superare, turisticamente parlando, credo sia la frammentazione del territorio, e come già per la Garessio, la relativa …remotezza? Anche a non voler parlare di politica, e come sapete cerco di farlo il meno possibile qui, il completamento dell’autostrada da Alba credo sia una condizione indispensabile ( poi ben venga l’utilizzo a scopo tutistico delle reti ferroviarie minori – la Centovalli di Domodossola è un esempio Piemontese virtuosissimo).

Alcune foto per mostrare la varietà di questo grazioso paese a metà tra la Liguria e il Piemonte e più info su Ideawb.tv e su https://www.alpicuneesi.it/ per trovare trekking ed escursioni su Garessio e su tutte le Alpi cuneesi.

Io che mi ri – cimento come intervistatrice

Pubblicato in #postserio, attualità, camminare, gastronomia, montagna, Uncategorized | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Due donne, una Giulietta, per non parlar del cane, il ritorno: A caccia di marmotte

(Tranquilli, nessuna marmotta ha subito violenze durante la scrittura di questo post).

Camminare nei dintorni di Bormio è una meraviglia, c’è solo l’imbarazzo della scelta e delle valli da percorrere . In Valfurva, dopo Santa Caterina, lungo,la strada del Gavia (appena meno affollata dello Stelvio, abbiamo anche trovato un cagnolino nel trasportino della bici). Tobia non ci consentiva escursioni troppo pericolose – avete presente, il cane dà uno strattone e si precipita tutti e due nel dirupo?. Però la valle dell’Alpe ci ha fornito una bella e comoda passeggiata di un’oretta, che ci ha portato ad affacciarci sino al passo dell’Alpe e dalla parte opposta dove si scende fino a Frontale.

Il primo fischio di marmotta lo abbiamo sentito praticamente al ponte sulla strada del Gavia . Poi uno ogni cinquanta metri . Nel mentre Tobia passava da un orgasmo olfattivo all’altro. E cercava di infilarsi in ogni dannato buco di marmotta che vedeva. Come si vede dalla foto, lo abbiamo tirato fuori con fatica in due. Quasi al passo, si sono fatte vedere, dopo un ultimo fortissimo fischio che ci ha fatto sobbalzare.

Siamo tornate che si stava rannuvolando (una fortuna, perchè lì con il sole pieno si cuoce) e abbiamo fatto tutta la strada sino al passo . La pioggia ci ha sorpreso in auto che scendevamo al consigliabilissimo rifugio Berni per …rifocillarci, e la pioggia sulle tagliatelle al ragù di capriolo non è poi così male. Sulla stessa direzione, se preferite camminare un po’ più a lungo, oltre all’attraversamento sino a Frontale – dovete prevedere due auto- potete risalire sino al Rifugio Sunny Valley alla stazione della Funivia che anche in estate è in funzione a Santa Caterina.

Il Gavia è per fachiri ciclisti, e quelli che abbiamo visto non erano dopati.

Aggiornamento: avrò venti lettori, ma quelli forti commentano di persona, per così dire (bonariamente- è solo sui social che si prendono a male parole gli sconosciuti, io appartengo ad una generazione che ha ancora piacere a raccontare storie e a commentare). Il sunto della cosa è stato ma no, il capriolo no…in realtà c’è dietro una faccenda molto più complicata. Il rifugio era affollato , fuori pioveva a secchiate, e nei rifugi del CAI non ti cacciano anche se non hai prenotato (almeno non in tutti). Quindi tra le persone che erano in piedi a ripararsi dall’acqua, il sovraffollamento, il cameriere giovanissimo che ha biascicato qualcosa che io non ho capito, io volevo tutt’altro , e sono capitate le tagliatelle. La proprietaria voleva cambiarle ma mi è dispiaciuto fare casino date le circostanze… ok, erano anche buonissime, le torte fatte in casa di più. Cosa mangiare e cosa no ormai è una questione politica, se è come in val d’Aosta dove le regole sono rigorosissime e la selezione quasi chirurgica ( non come in altre regioni a statuto speciale dove vogliono sparare a orsi e lupi …) ci si può “rassegnare”…

Pubblicato in Bormio, camminare, escursioni, Valtellina | Contrassegnato , , | Lascia un commento