Settimana bianca for dummies, ma la notte no

Mentre parte dell’hotel è più o meno un lazzaretto, e nella parte rimanente abbiamo fatto la ronda ( ma benedetti ragazzi/e il buon senso lo lasciate a casa ? E questo almeno è unisex), oggi siamo stati finalmente gratificati da un sole così accecante che anche passare tre ore con i rottamati ( ginocchio, polso, stomaco sottosopra uno e due, influenza) è stato piacevolissimo. Ma la notte no ( musichetta)

(L’ultima possiamo intitolarla “la solitudine dell’uomo moderno “)

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Settimana bianca for dummies, anche gli accompagnatori non scianti hanno il loro perché.

Oggettivamente, sciare è pericoloso, anche se ti chiami Sofia Goggia. E l’infortunio è sempre in agguato. Per carità sino ad oggi non abbiamo avuto incidenti gravi, ma capitomboli sì ( diciamocelo, sulle piste ci sono gli Alpini del Settimo che fanno servizio di soccorso e sono anche bei ragazzoni – scherzo, sono gentilissimi ed efficienti) e oggi mi sono traformata in un distributore di ghiaccio…in un coadiuvante soccorritore…poi c’ è anche chi si becca l’influenza, chi ha mangiato troppo, chi ha bisogno del ghiaccio perché si è rifatta il menisco, ma questo rientra nell’ordine generale. Ciaspolare sulle montagne è molto meno stressante. Certo che se gli studenti sono tutti come i miei accompagnarli è quasi una pacchia ( quasi…), anche se i cuscini camminano,da soli, e i materassi spariscono…Lo so di questo dovrei scrivere anche la versione politicamente scorrettissima, ma ci tengo al mio lavoro, a meno che non aboliscano in tempi brevi la maledetta Fornero e io possa andare in pensione in tempi ragionevoli , cioè prima di morire. Per la febbre ho distribuito tachipirina, per gli altri the e pacche sulle spalle e il trafugatore di materassi è stato, adeguatamente, stigmatizzato.

Però tutti, non io che ero la cocca dei prof, ma tutti gli altri ad un certo punto della loro vita hanno trafugato materassi in gita scolastica e noi eravamo certamente meno compressi di loro e schiacciati dalle aspettative di famiglia e di tutti. Ora si debbono accompagnare anche se sono maggiorenni. Intanto la neve sta a guardare

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Settimana bianca for dummies, l’unico ciaspolato re del comprensorio

Stamattina (ieri sera in realtà), è arrivata la neve. L’itinerario su ciaspole che Gianni, il coordinatore dei maestri della Scuola di sci del Civetta, ieri mi ha suggerito, oggi era pieno di neve fresca e pressoché intonsa. Con la traccia da fare. A proposito, niente impronte, se non vecchissime, sia lì, sia ieri pomeriggio verso Palafavera. Devo essere l’unico ciaspolatore folle

Ma , sostanzialmente, sono felicissima di aver qualche momento fuori dalle piste ( non temete, non vengo meno alla vigilanza dei miei quindici- ormai li riconosco tutti: solo che non sciando non posso rincorrerli a piedi e sono affidati a me solo in particolari momenti. Questo perché non si sa mai chi ti può leggere. ) I maestri di sci qui sono davvero super e lo dice una che appunto non scia. Gentilissimi, efficienti , molto bravi. I principianti di ieri , oggi stavamo in piedi sugli sci senza cadere e senza aiuto ( e qui si vede l’utilità dell’accompagnatore non sciante).

Scrivere ora questo post in mezzo alla neve, il top . Come si dice, sempre meglio che lavorare.

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Settimana bianca per Dummies, dove siamo

Non poteva mancare la gatta zoldana

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Settimana bianca for dummies, la partenza


Eccoci qui, pneumatici controllati, alcooltest fatto – agli autisti – caricato tutte le valigie e le attrezzature , controllato gli studenti, indottrinati i medesimi a dovere, fatto il censimento di attrezzature da affittare e armadietti da richiedere, e siamo partiti, con solo una mezz’ora di ritardo rispetto all’orario previsto, e comunque non ad un’ora così antelucana da impedirci di votare. Il viaggio è lungo e solo alla fine l’adrenalina si fa sentire , e alle 11 un gruppetto di disgraziati giocava a calcetto in corridoio. Si sono presi un mega cazziatone e ora tutto tace. Fuori.

Ingredienti: un docente accompagnatore non sciante, studenti 15 che ha incontrato per la prima volta stamattina, il monte Pelmo sotto la cui ombra andiamo (vanno) a sciare, un delizioso paesino a 1600 m. con tanta neve e zero mondanità. Speriamo di sopravvivere.

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Prossimamente

Prossimamente, guida per dummies alla settimana bianca… stay tuned. Naturalmente se sopravvivo io (l’accompagnatrice non sciante)

Se c’è la neve in Val di Zoldo non fa danno a nessuno

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Ho incontrato Marcel Hirscher e non l’ho riconosciuto ( di uomini e superuomini)

Ecco qui, Adam Ondra che ha presentato ieri a Riva del Garda il film sul suo 9c, perchè o qui o a Brno, dice. Cioè casa sua e il suo luogo del cuore. La foto ovviamente viene dall’Alpine Messe di Innsbruck di novembre, dove lui gentilissimo e disponibile ha fatto un pubblico da rockstar. Lui lo conoscevo, o meglio ero andata sin lassù per conoscerlo. Quest’estate , mentre me ne andavo in giro per il Tirolo con Luisa, abbiamo incontrato un tipo che si allenava con gli ski roller. Niente di trascendentale, al Piccolo San Bernardo avevo incontrato la squadra dell’Esercito che faceva la stessa cosa, senza che nessuno importunasse nessuno. Il tipo con la barba aveva un’ aria vagamente familiare e che non fosse uno convinto, ma un atleta top era evidente ad occhio nudo, io da dov’era lo vedevo di profilo, Luisa gli ha fatto una foto, poi sono arrivati due bambinetti con la mamma, e un telefono e lui ha fatto un selfie, ha sorriso e poi ha telato a velocità supersonica, ribadendo in noi il concetto che stessimo davanti a una star e non avessimo la più pallida idea di chi fosse. Ora c’è l’ho anzi l’ho scoperto iniziando a guardare la coppa del mondo di sci. Avevo davanti Marcel Hirscher e non lo sapevo. Francesco…no per certe cose era peggio di me. La sera che a Veruno ha incontrato il suo idolo Sonia Kristina, simpatica signora inglese con cui stavo chiacchierando da mezz’ora in attesa che finisse il diluvio universale ( un ‘icona del prog che negli anni Settanta spesso finiva i concerti a seno nudo di cui ovviamente tutto ignoravo prima che Francesco mi facesse ascoltare la sua voce spettacolare), e insomma glie l’avevo portata davanti perché la sua leggendaria chutzpa, grazie Erica Jong, una volta tanto l’aveva lasciato a piedi e senza parole.

Questo pippone per parlare delle Olimpiadi invernali in Corea, che ho visto sempre in differita, quando il resto dei nottambuli sapeva già come era andata a finire. Bene ma non benissimo, per usare una frase di moda. Oddio nemmeno Marcel ha vinto tutto ( bene ma non benissimo, del resto le cinque, sei Coppe del mondo che si è vinto in questi anni le ho recuperate un mese fa), nemmeno la Vonn, che non ha vinto niente. Noi però siamo un paese alpino, quando ce ne ricordiamo, e dovremmo avere un piano, come la Norvegia, l’Austria, il Canada. L’avevamo, dicono. Le ragazze in larga parte ci sono state, ma una Ledecka cioè una con la preparazione atletica e la testa per vincere in due diverse specialità, no non ce l’abbiamo. O se l’abbiamo ci regge una gara. Vogliamo una squadra di Fontana. Che la testa c’è l’ha. Se no che paghiamo le tasse a fare.

Ps. Mi dicono che la squadra di hockey femminile degli Usa che ha vinto la medaglia d’oro abbia chiesto più soldi. Alla Federazione. Chapeau.

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