Prospettive della mente

In che modo la morte cambia la tua prospettiva?

Avendo cambiato piattaforma, da un po’ mi compaiono domande a cui rispondere come suggerimento per i miei post. E lì per lì mi è sembrata una sciocchezza, ma mercoledì, purtroppo, è mancata improvvisamente la mia amatissima bimbona Pipisita . E io, attualmente, non sto davvero bene

Pipisita

Vedete, non è solo la compagnia che mi (ci) ha fatto per i suoi diciassette anni di vita. Era stata una buffa parte delle lezioni che tenevo a scuola ( e infatti un po’ di studenti l’hanno ricordata sui social), aveva conosciuto mia mamma, aveva tenuto compagnia a Francesco e spesso lo aveva fatto ammattire – specie quando si nascondeva in qualche posto inaccessibile o ci faceva chiamare i pompieri a ore improbabili, o faceva arrampicare la sottoscritta sulle impalcature dei lavori del tetto. Ci aveva fatto fare nuove amicizie ( me lo ha ricordato un’amica giusto ieri sera), e un’intero studio veterinario ricordava di quando aveva morso l’infermiera dopo l’operazione di piometra. Non a caso, ha avuto la forza di tirare un’ultima zampata alla veterinaria e a me. Sino alla fine.

Adesso è con me. Mi sono stati offerti diversi giardini per seppellire le sue ceneri , e persino cuccioli bellissimi per ri-completare il trio. Ma al momento non credo che lo farò. Al momento giusto arriverà il terzo gatto: tutti i miei gatti hanno scelto me , a un certo punto, e sarà così anche questa volta. Per la verità Pipisita aveva scelto Francesco. Per questo era il “nostro” gatto. Cinorosino era sbucato da una fotografia, anche se all’inizio volevamo un altro dei suoi fratellini, e Fanny mi si è proprio arrampicata addosso.

Adesso Pippi è over the rainbow con Francesco, e io non mi sento proprio benissimo. Un gatto (cane, gufo, pure criceto) è sempre una parte della nostra vita. Una parte purtroppo corta. Come anche la nostra vita in tutto e per tutto.

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Arte ancora, e non smetteremo per un po’

www.bfmtv.com/cote-d-azur/replay-emissions/bonjour-cote-d-azur/menton-le-ticket-de-bus-passe-desormais-a-2-euros_VN-202301060097.html Questo è l’articolo in cui vi spiegano tutta la faccenda del rincaro dei biglietti e anche il diffuso malcontento dei locali. Del resto, la stessa cosa sta accadendo anche qui, in città grandi e piccole, forse anche in Mandrognistan Ville, ma non lo posso sapere perché qui non prendo mai l’autobus. Anche qui, il malcontento è palpabile, e anche abbastanza esplicito (o almeno alcuni miei amici sono stati molto espliciti nei confronti dei loro rispettivi sindaci.

Anyway. Il secondo museo che mi mancava è il museo Picasso di Antibes. La prima volta avevo preferito visitare la città e ora ho deciso di colmare questa lacuna.

Lo ammetto, io non sono una Picasso girl, o almeno ci sono pittori che amo di più, ma le ceramiche sono davvero belle e sono la cosa migliore di questo museo.

La sala delle ceramiche

Come dice la mia amica Lia, che è una storica dell’arte, non è il meglio di Picasso ( io che non sono una storica dell’arte ho pensato che un po’ ci marciasse – vedete voi). La parte delle ceramiche , dicevo , è magnifica, così pure il parco esterno delle sculture.

Una delle sculture che a me è sembrata un gatto ( sorry se non lo è)

E naturalmente la vista dalla terrazza e la location del palazzo è fantastica. E anche Antibes invernale ( ma non ho trovato vicino al porto una pasticceria per sedermi e prendere qualcosa di caldo – bere sì ma talvolta preferisco altro e che diamine)

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Chirotteri!

Ho trovato nella posta dell’ufficio la nl delle Aree protette dell’Appennino Piemontese, che è molto interessante e informativa (per cui iscrivetevi) e c’era questo articolo molto interessante. Sui pipistrelli

Lo so, i pipistrelli non sono il massimo della popolarità, ma in realtà sono animali molto utili ( mangiano le zanzare, tra l’altro). In questo periodo sono in letargo, ed è il momento migliore per contarli ( senza disturbarli ovviamente). E i primi risultati della “conta” effettuata dai guardiaparco non sono incoraggianti: sono diminuiti ( i pipistrelli sono una specie protetta in tutta Europa). Probabilmente è anche colpa della siccità prolungata. Che non è ancora finita.

Ieri mattina mentre andavo al lavoro fuori Mandrognistan Ville ( in questo periodo vado spesso nelle scuole) in radio è passato un servizio su come la presenza dell’uomo abbia cambiato i comportamenti degli animali , anche di quelli che vivono nei parchi naturali.

Diventano cioè più notturni, perché di giorno sono disturbati da noi umani camminanti racchettanti biciclettanti più o meno assistiti. Questo è stato già studiato in Trentino, che è una regione ad alta densità turistica. Ma al parco nazionale d’Abruzzo hanno appena messo tutta una serie di restrizioni ( che i frequentatori abituali non amano, ovviamente, ma in un parco naturale la mission è ben quello di preservare e proteggere)

Alla fine di questo pippone serio e senza foto ( sorry) una buona notizia il gatto selvatico è tornato nel territorio delle Quattro Province ed è lì per restare a quanto pare.

Gatto selvatico su asciugatrice ( Minni di Lulu)

Dimenticavo, oggi Phil la marmotta ha visto la sua ombra, quindi six more weeks ( Phil ti capisco, che tu voglia startene in santa pace un altro mese e mezzo senza gente avvinazzata che strepita intorno a te, ma qui ci sono dai 15 ai 20 gradi ora di pranzo, vedi tu)

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Ancora dalla Fiera di Sant’Orso

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E’ iniziata la Saint – Ours!

Eh sì, il mondo gira e io sono al lavoro, ma ho, naturalmente, le mie spie che mi informano su come sta andando la Fiera della Montagna più nota del nostro nord Ovest, che quest’anno è tornata nelle sue date tradizionali.

Intanto qui il video promozionale di quest’anno.

Mi dicono che c’è molta gente, probabilmente alcuni turisti sono riusciti a ritagliarsi il lunedì a ridosso del week end, e questo è, per i valdostani, un bene.

E poi, le giornate belle e fredde di questo periodo, se non siete adoratori del clima tropicale, sono perfette per un giro fuori porta

Come forse ho già detto, in questo tipo di fiere, mi piace osservare come vengono trasformati dal legno oggetti di uso comune ( piatti ciotole posate calamite decorazioni e contenitori). Avete ancora oggi dunque…

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Giusto per ricordarvelo

Già da domani iniziano gli eventi legati alla Fiera di Sant’Orso ad Aosta: la veillà, l’apertura dei padiglioni dedicati alle specialità gastronomiche del territorio, e il padiglione delle eccellenze artigiane in piazza Chanoux.

La città diventerà affollata e imbandierata, anche se la fiera, essendo in due giorni feriali dovrebbe essere più tranquilla e vivibile

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Arte

(E’ morto Juan Carrito, gnoccone di un orso. E abbiamo fallito anche questa volta)

In questo ultimo viaggio, e anche in una circostanza successiva, mi sono dedicata nuovamente ad esplorare mondi artistici sconosciuti. La Costa azzurra è stata da subito una musa per tanti pittori , non solo a Saint Paul de Vence, ma in tutta la costa da Marsiglia al confine. A Nizza ho scoperto il blue Klein, una rivelazione, e mi mancano ancora i musei Matisse e Chagall.

Ma per tornare a Matisse, non ero andata alla cappella del Rosario, che Matisse considerava uno dei suoi capolavori, per mancanza di tempo, la volta scorsa; questa volta, ho deciso di dedicare il pomeriggio solo a lei. E ci sono andata in auto, quando forse avrei potuto farmi una passeggiata da uno dei parcheggi in paese (il parcheggio davanti alla piccola chiesa nei momenti di maggior traffico turistico è impossibile, perché ci sono uno o due stalli, ma come ho detto, il bello del viaggiare fuori stagione è che non trovi folla e trovi parcheggio).

La cappella

Ah, scusate, a Vence. La cappella è alla periferia del paese, in una strada che poi si inoltra sulle colline (non provate a fare inversione a u, apposita rotonda ve lo lascia fare a circa un km dalla cappella, e non parcheggiate sulle strisce – vedete che il discorso del fuori stagione ci sta e lo sanno pure loro) Nella cappella non si possono fare foto, assolutamente. Come ad Assisi, vi ringhiano se ci provate, dato che un custode è sempre presente nella sala. E’ possibile, o almeno nessuno ha avuto niente da ridire, nelle sale del museo dove sono esposti i lavori preparatori fatti dal pittore, che secondo me sono ancora più interessanti del risultato finale. La cappella è un’opera totale, perché è stata concepita architettorincamente, negli interni e nell’arredamento, compresi i paramenti sacerdotali (altri si trovano al museo di Vence). Io ho trovato, nei disegni, fantastica la suggestione delle linee che suggeriscono le immagini della via Crucis.

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Nel caso…

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Secondo entr’act (gatti e sfiga)

Siccome già una volta ho notato che offro ai miei vicini di casa un notevole divertimento (se smettessi di pagare le spese di condominio sono certa che questa entente cordiale finirebbe subito), vi offro l’ultima puntata delle vicissitudini feline.

Questa volta con Fanny come protagonista, che è la più piccina e proprio per non sentirsi da meno compie gesti solitamente eclatanti (come chiudermi fuori il giorno di Santo Stefano, che è il modo con cui si è presentata al mondo. Il pompiere che accarezzandola ha detto “Sei pericolosissima” è stato facile profeta)

Sabato avevo un invito a cena, e siccome sto diventando paranoica (ed era un invito al buio) ho iniziato presto a prepararmi – al fatidico “come mi vesto?” mi è stato risposto “come vuoi”. Come faccio di solito ho fatto il giro dei gatti e lì per lì non ho visto Fanny. Mi sono vestita (e ho azzeccato la mise, tra l’altro) e sempre niente Fanny. Comincio a preoccuparmi, e come un lampo mi ricordo che sono andata in cantina – sì ho finalmente smontato le decorazioni natalizie. Mi butto fuori, e batto tutte le scale. Niente Fanny. Comincio a a tranquillizzarmi (va beh, si è nascosta/l’ho chiusa nell’armadio- anche questo è già successo, porastella).

Arrivo a pianterreno e c’è un foglio a quadretti attaccato all’ascensore: “trovata oggi gattina bianca rossa e nera…” firmato M.V. la nuova inquilina del primo piano. Divisa tra lo sconcerto l’incazzatura e il sollievo, suono e mi lancio in varie scuse spiegando come avevo fatto a perderla di vista (per ipotesi)

“Oooh ma è bellissima, era qui , si è fatta accarezzare”. Si gira. Atrio deserto. Giriamo per casa (la signora ha appena traslocato e ci sono ancora scatoloni in giro che figurati (il gatto in scatola, un must).

E’ finita che ci siamo sdraiate tutte e due a fianco del frigorifero (un altro must) per convincerla a uscire.

E’ uscita piena di polvere (non oso spostare il mio di frigo, che dietro può esserci qualsiasi cosa). Io l’ho presa in braccio e l’ho ricacciata dentro casa. Poi sono andata a cena togliendomi la polvere di dosso strada facendo. Alla fine conoscevo tutti, di una persona ho anche un quadro (Greta Penacca) e ho lavorato con la mamma di suo marito negli anni Novanta quando lui era bambino. Siamo scesi dai colli tortonesi con un livello alcolico da ritiro della patente (era una festa di compleanno, alla fin fine), ma senza incontrare cinghiali – stranamente.

Ragazze che si guardano
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Da qualche parte bisogna cominciare

Ricordate che a settembre avevo comperato una guida ai sentieri di Mentone e dintorni all’ufficio Turistico di Mentone? Bene sono riuscita a non dimenticarmela a casa. E poi una volta a Mentone, ho studiato.

Lo ammetto, sono partita facile: a differenza del mio medico, che parte dal bombardamento di farmaci per uccidere il mio colesterolo e poi abbassare, io preferisco il percorso graduale. Poi avevo voglia di vedere un panorama.

Così la prima escursione che ho scelto è stata quella alla Tête de Chien a La Turbie. La Turbie è piacevolmente vicina a Mentone, la giornata era fresca (quest’anno fa fatto decisamente più fresco rispetto allo scorso anno), la descrizione chiara, e io ho mollato l’auto nel primo stallo gratuito che ho trovato, salvo scoprire che in quel periodo tutti i parcheggi erano gratuiti.

L’itinerario inizia nella piazza del Municipio, da cui si scende, a sinistra, in una via a doppio senso di circolazione (attenzione) piuttosto stretta, sino a incontrare le indicazioni per la Tête de Chien (la via si chiama, assai opportunamente, rue de la Tête de Chien). La via sale regolarmente ma piacevolmente e passa accanto a diversi impianti sportivi, tra cui una piscina dedicata alla principessa Charlene di Monaco ( personalmente troppo un po’ inquietante dedicare cose ai vivi, e pure un po’ jettatorio, ma fate voi).

Quando la strada asfaltata finisce si entra nella riserva naturale della Tête de Chien, dove si trova una flora e fauna mediterranea che non si trova altrove ( se siete proprio degli sfaticati accanto alla piscina e subito prima ci sono diversi parcheggi, che riducono l’escursione a una passeggiatina) Al di sopra della strada si comincia a vedere un edificio con una cupola rotonda e bianca.

La cupola

Dalla media corniche, più in basso, si vede benissimo, e io ho sempre creduto che fosse l’ osservatorio astronomico di Monaco ( ci sono tante cose, a Monaco…). E invece no. Tutto il complesso è un forte ora dismesso ( quindi nella cupola ci stavano, a occhio e croce dei cannoni…)

Davanti al forte c’è il primo punto panoramico, che è proprio sopra agli yacht di Montecarlo. Sulla destra, un sentiero gradinato porta alla testa vera e propria dov’è si vede sino al golfo di Nizza, e dove la luce faceva strani giochi sull’acqua.

No non sono gli alieni

Per il ritorno, si può scegliere l’aereo sentiero che parte dal belvedere della Tête, oppure, come ho fatto io, tornare sulla strada dell’andata, prendere il sentiero 608 e ritrovarsi dopo qualche metro di salita sulla cresta del monte. Tutti e due i sentieri si ricongiungono e direttamente entrano nella parte vecchia di La Turbie a fianco del Monumento.

Nel complesso piacevolissimo, molto frequentato dai locali che portano a spasso il cane ( e a giudicare dai graffiti, direi che vanno anche in camporella o a fare altro). Ero proprio in forma e ho superato e lasciato indietro due sgarzoncelle che potevano essere le mie nipoti. (nota di costume. ma le cose non si dedicano ai morti? perché scomodare la povera Charlene che ha i suoi a quanto pare – a meno che non ci abbia messo i quattrini, nel qual caso, tout se tient)

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