Soffioni

Una caratteristica costante delle nostre campagne e giardini, al di là dei campi e dei fiori sono le erbe spontanee e selvatiche. In questa stagione i più frequenti sono questi

I soffioni.

Per la botanica, il tarassaco o dente di leone. Per noi il dent ad can ( il motto mandrognistano dell’esageruma nên si applica anche alle piante, d’altra parte di leoni qui non se ne vedono tanti). Di soffioni sì (non solo perché la pianta è infestante), che sono puntini bianchi nel mar della terra

Uno dei nostri giochi preferiti, anche per una cittadina come me, era soffiare i soffioni. Calibrare il respiro in modo che tutti i semi si distaccassero nello stesso momento, così il desiderio formulato precedentemente si potesse avverare.

La scorsa domenica ho soffiato tutti i soffioni che erano nel giardino di Luisa. In questo momento specifico aiuta anche a valutare la saturazione. Passeggiando Luisa mi chiedeva, ma secondo te i bambini di adesso, sanno quanto è bello giocare con i soffioni? Ne dubito, ma giocare anche da adulti è bello lo stesso (poi agli adulti il tarassaco fa bene anche per altre ragioni, combatte il colesterolo ed è diuretico, ma questo toglie un po’ la poesia)

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Partigiani per sempre

“Il giorno in cui non sarete attaccati, attaccherete voi il nemico sul far della sera, ma dovrete preparare accuratamente le vostre imboscate in anticipo. Sarà necessario attaccarli di sera, affinché la notte vi isa favorevole in caso di bisogno.”*

“Ma vi prego ancora di novo di lasciarvi venire l’enemico tanto prosimo che si potrà, dinansi che entrar nel combat, l’uno per scovrir li ofisiali, l’altra per non mancare li vostri colpi. Provato che abi una volta, dico gli piglarete con piasere incomparabile”**

“Nessuno sparerà alcun colpo di fucile se non necessario per non sprecare le munizioni di guerra. I trasgressori pagheranno una lira alla compagnia”***

Il ricordo del 25 aprile quest’anno risale in realtà agli anni 1685 -1689, prima del Glorioso rimpatrio: sono le Instructions pour attaquer les vallées avec les armes di Giosuè Janavel (Gianavello in Italiano), pubblicate integralmente da Claudiana a cura di Luca Perrone e Bruna Peyrot. Il testo originale si trova in Archivio di Stato a Torino, e solo alcuni anni fa fu esposto alla Fondazione Valdese a Torre Pellice. Un testo dimenticato per secoli, ma molto attuale e utile. Janavel guidò la resistenza dei valdesi in valle Angrogna dopo le Pasque piemontesi, lui che era un (presumibilmente) agiato contadino di Rorà.

Una resistenza efficace: in valle Angrogna, dove sono stata negli scorsi mesi per vedere come erano i nostri tumpi in veste invernale, i valdesi riuscirono a ricacciare i piemontesi ben due volte , e ottennero una tregua, grazie anche al “sacrificio” di Janavel che accettò l’esilio a Ginevra, dove morì. Non partecipò al Glorioso rimpatrio, perché troppo anziano, ma ne fu l’ispirazione. E scrisse i consigli per i giovani che sarebbero tornati indietro in armi

Secondo Bruna Peyrot le Istruzioni sono un testo totale, che riguarda un’intera comunità sia dal punto di vista morale e politico (non tutti condividevano il radicalismo di Janavel e del pastore Léger ed erano più disposti, come poi accadde, al compromesso). E tuttavia la figura di Janavel (e i suoi banditi , eh sì) resta un esempio di coerenza, un anello di memoria per un’intera comunità (e sì anche l’autore del primo manuale di guerriglia della storia)

*1685

** 1686

*** Réglement à observer dans le corps de garde (1686)

Partigiani loro, certo. Partigiani noi? certo.

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Hyggebukser

Confort – maglietta

Se non sapete cosa significa la parola del titolo (io per altro non credo di saperla pronunciare), c’è un simpatico libro che lo spiega e che si intitola appunto Hygge: sono pantaloni che non vi sognereste mai più di mettere per via, ma che in casa indossate e come, e che sottosotto non buttereste mai via (con buona pace delle Marie Kondo di tutto il mondo). Io che in casa non metto comunque cose che porterei fuori (se le mettessi arriverebbe la neuro) ho però l’equivalente (probabilmente in danese ci sarò anche la parola)

La mia vecchia maglietta capilene di Patagonia, degli anni Ottanta, con qualche macchia che ormai non andrà più via o se preferite con un ingiallimento strutturale, rigorosamente da uomo, perché allora per Patagonia le donne non erano contemplate, e neanche adesso, dato che le taglie non rispecchiano più le donne normopeso, e figuratevi la mia, che è appena al di sopra, in effetti, ma come dire, la tartaruga di una volta è tornata a nuotare negli oceani, e non avendo, anche prima, la corporatura a forma di rettangolo de rigueur per le sportive, c’è sempre qualche parte che tira (di solito sul davanti), la mia vecchia maglietta Patagonia, dicevo, è quanto di meglio l’apparel da outdoor abbia prodotto nel corso degli anni: non sembra plastica, o se preferite non ha quell’aspetto così sintetico che altre hanno, anche della stessa marca, si asciuga in un secondo, non ti si appiccica addosso come il cotone, la appallottoli da qualunque parte – anche in un cassetto strapieno- e va sempre bene. Un mito. Infatti dovendo andare su in montagna con tempo improvvisamente mite, ho infilato la mano nel cassetto, senza guardare (c’era la gatta che ha pessime abitudini urinarie) e lei è venuta magicamente fuori.

Per la cronaca, il paese in cui si è più felici secondo le statistiche è la Finlandia, nel caso la barriera della lingua non vi spaventasse. Per me la Finlandia è il paese di Kaurismaki, e nei suoi film di solito non c’è tutta quella felicità, anche se negli ultimi tempi di è ammorbidito anche lui.

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Più vicino, più lontano (clandestini in Lombardia) #viaggimentali 8

Ormai vi ho parlato delle terre di Pelizza in tutte le combinazioni possibili, ma devo dire che io e Lulu non abbiamo ancora smesso di esplorare i dintorni (dintorni in cui lei abita ormai da vent’anni, ma va bene così): la verità è che anche lei, al di fuori delle circostanze in cui stiamo insieme, non ha molte possibilità di esplorarli, quei dintorni. Esattamente come me, che i dintorni collinosi di Mandrognistan Ville non li conosco come vorrei: si arriva a casa sempre troppo tardi dal lavoro e spesso, più che di camminare, si ha voglia di spiaggiarsi davanti alla tv (o davanti a un libro insieme ai gatti, nel mio caso, o davanti al computer a scrivere eccetera.) Tranquilli, i suoi cani non sono costretti in alcun modo: hanno un enorme giardino davanti e dietro casa. Insieme però, se non ci sono io, non escono quasi mai, perché da soli non è possibile portar fuori due cani che tirano, uno dei quali è indiscutibilmente un cane da caccia. Così quando arrivo, non ho ancora spento il motore che già ululano per la felicità (anche se per me vuol dire un giorno di mal di schiena assicurato, perché Mirta, anche se non sembra dalle foto, è davvero un grosso cane e io non ho ancora imparato a tendere qualcos’altro che non siano i muscoli della schiena per farla andare al passo).

Comunque, il giorno di Pasquetta, forte del poter andare a trovare il mio prossimo, abbiamo lasciato il Giulio a digerire il sartù ( e vi assicuro che ha digerito prima di me di sicuro), abbiamo preso i cani e siamo andati a seguire una stradina che parte dalla provinciale dopo il deposito del Gulliver. La stradina sterrata, che Mapsme indica come via Casalnoceto, subito sembra voler rientrare sulla provinciale, in realtà piega a novanta gradi e si inoltra nei campi. Dopo trenta metri ci attraversa la strada una lepre, di cui per fortuna né Tobia, né Mirta che hanno il naso per terra si accorgono. Se no, non saremmo qui a raccontare con tanta disinvoltura. Subito dopo ci sorpassano in bicicletta due aspiranti Nibali di una dozzina d’anni, che scompaiono in una nuvola di polvere. Dopo un po’ arriva un altro ciclista arrancante, che a occhio e croce parrebbe imparentato con gli aspiranti Nibali. Poi più niente.

La nostra stradella si inoltra diritto, e leggendo la mappa immaginiamo che possa finire in una strada oltre Rivanazzano che porta direttamente a Voghera. Superiamo una roggia del tutto asciutta, un bivio a sinistra verso la cascina Spagnola, dove la strada è di nuovo asfaltata e continuiamo. Un cartello scrostato attira la mia attenzione: Provincia di Pavia, Divieto di caccia, zona di ripopolamento. Ops. A un certo punto, chissà dove, siamo diventati clandestini in Lombardia ( e in due, abbiamo due mascherine, due telefoni, due cani, e nessun documento). Forse la lepre a sua volta era clandestina in Piemonte. Alla fine arriviamo ad un quadrivio, dove c’è gente che corre e auto, e capiamo di essere sulla strada che porta dirittto a Rivanazzano.

Tra una cosa e l’altra, abbiamo inanellato qualche chilometrino, e avendo prontamente girato le terga dinanzi alla gente (un corridore e due signore che facevano nordic), il tasso di assembramento è rimasto basso. Mi hanno detto oggi che in Mandrognistan Ville c’era un affollamento mai visto (di solito a Pasquetta in città non ci sono nemmeno i fantasmi).

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I viaggi degli altri (mentali e non) #viaggimentali n.7

In questi anni di frequentazione di WordPress e oltre ho incontrato molti autori, di montagna e non solo, che mi hanno incuriosito. Non sono, lo devo ammettere, una che mette molti like, perchè spesso leggo dal telefono, non sono connessa alla piattaforma (giusto per quel minimo di sicurezza) perchè magari come adesso, scrivo intorno a una coda, e per quanto la mia scrivania sia un pezzo tedesco degli anni Trenta riportato da mia zia, mettici un Imac, una grossa gatta e due o tre cosette da ufficio ed è finita li.

Proprio perché non metto molti Like mi fa piacere segnalare un po’ di persone i cui articoli leggo sempre con piacere: wwayne, Briciolanellatte, La sottile linea d’ombra, il sito di montagna “I camosci bianchi”, dedicato alle valli di Lanzo e dintorni, e il sito del fotografo Manuel Chiacchiararelli (https://manuelchiacchiararelli.com/) dove ci sono meravigliose foto di animali (le ultime sono dedicate alle cicogne, che per la prima volta in vita mia ho visto anche qui, ma ero in macchina e non ho potuto fermarmi , e no non era un airone, era proprio una cicogna)

Terzo e ultimo like a voi miei fedeli lettori, che siete ormai un po’ più di venti, e che mi vedete scrivere cose random dal lontano 2008 (settembre per la precisione, quindi tranquilli, non c’è dietro nessun anniversario particolare): nella serie delle cose duratura della mia vita, la più duratura è la mia amicizia con Lulu, che dura dal 74, e che ritroverete nel prossimo articolo (si chiama programmazione), la mia collaborazione con l’Istituto Storico , l’Isral (1991), il mio matrimonio (1992-2017) e questo blog.

Mirta non ne vuol sapere di andare diritta
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Podcast

Intanto, zitti zitti, si prosegue con il podcast : https://anchor.fm/alpslover/episodes/Il-mio-rifugio-euca5n

Tutti gli altri episodi sono nella pagina dedicata.

Wandern am Meraner Höhenweg
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Viaggi artistici (#viaggimentali n. 6)

“Nei giorni scorsi una rappresentanza ridotta, causa covid, del Comitato Smart Land è stata ospitata in sala consiliare in Comune a Volpedo per un incontro conoscitivo finalizzato alla realizzazione del percorso ciclabile protetto da Viguzzolo a Volpedo, che raddoppierebbe la lunghezza del tratto in realizzazione tra Tortona e Viguzzolo.

Presenti per il comitato Enrico Pertusi, Martina Lo Jacono e Claudio Cheirasco. Per il Comune di Volpedo la sindaca Elisa Giardini, il vice sindaco Antonio Lugano, il consigliere Claudio Gnoli. All’incontro era presente anche Pierluigi Pernigotti, direttore dei Musei Pellizza da Volpedo. La nuova ciclabile potrebbe infatti rivalutare alcuni luoghi legati alla memoria del pittore del quadro “Il Quarto Stato“.

Ora che il tratto Tortona-Viguzzolo è cantierato è tempo di pensare a come raggiungere Volpedo e di conseguenza Monleale. Il Comitato Smart Land aveva già avuto incontri informali con il compianto sindaco Giancarlo Caldone. Incontri che si erano conclusi con la promessa di rivedersi quando fossero cominciati i lavori sul tratto Tortona Viguzzolo.

L’interesse del Comune di Volpedo alla realizzazione dell’opera è molto forte. Come già successo per i 5 chilometri che verranno inaugurati a fine estate, anche qui sarà determinante fare rete con gli altri comuni attraversati dal percorso e con la Provincia di Alessandria e poi andare alla ricerca di bandi che possano finanziare i lavori.

Volpedo è raggiungibile da Viguzzolo passando da Castellar Guidobono, poi la strada si biforca: a destra si prosegue dritto per Monleale lungo la Strada del vino e dei sapori dei Colli tortonesi; a sinistra si attraversa il Curone sul Ponte della Diletta e si raggiunge Volpedo da strada Rosano attraverso i comuni di Volpeglino e Casalnoceto.

Se il primo tratto consentirebbe di raccordarsi alle poche centinaia di metri di pista ciclabile già realizzati lungo il Curone in prossimità dell’abitato di Monleale, il secondo tratto è quello più interessato alla memoria dei nostri luoghi. Storia antica, antichissima, e storia recente. Rosano fu un centro importante in epoca romana, situato lungo uno dei tracciati della Via Postumia, la via consolare fatta costruire nel 148 a.C. dal console romano Postumio Albino per unire via terra Aquileia a Genova, ma non solo. Il parco di Rosano è stato frequentato da molti pittori a cavallo tra Otto e Novecento: è rappresentato in un famoso quadro di Cesare Saccaggi ed esistono molte foto di Giuseppe Pellizza ritratto insieme ad altri in prossimità del vascone di Rosano (oggi perduto). In tempi ancora più recenti il Ponte della Diletta sul Curone è diventato famoso per via di quello che veniva chiamato “L’uomo del bosco“, un eremita che negli anni Sessanta del Novecento si era edificato una casupola sulla riva del torrente, suscitando tra gli abitanti dell’epoca timore e curiosità.

Riguardo alla “ciclabile per Volpedo“, Comitato Smart Land, Comune di Volpedo e Associazione Pellizza da Volpedo si sono dati appuntamento dopo Pasqua per un sopralluogo al fine di farsi un’idea del possibile tracciato da seguire. Poi sarà il momento, anche per il Comune di Volpedo come già fu per quello di Tortona, di farsi capofila di altri comuni per proporre alla Provincia la realizzazione del secondo tratto della ciclopedonale delle Terre Derthona.”

Ho ricevuto questo interessante comunicato stampa proprio da Claudio Cherasco, che è anche un giornalista, e ho deciso di riprodurlo, perché come sapete la zona del tortonese mi interessa e perché la valorizzazione del turismo lento in quella zona potrebbe essere una chance interessante. A Volpedo e dintorni ci sono già diversi itinerari che valorizzano i luoghi frequentati da Pellizza, come in Monferrato per Morbelli e Carrà. Tra l’altro, un itinerario come quello della Fogliata è percorribilissimo a piedi in bici a cavallo pure in monopattino. Certo, andare in bicicletta sulla provinciale da Totona a Salice è abbastanza un suicidio, per questo una rete sia di piste ciclabili, sia di strade secondarie può favorire un turismo slow, una soluzione che è da auspicare anche nelle nostre terre alte, che tra non molto avranno difficoltà ad avere la neve tutti gli anni…

un paesaggio che potrebbe aver dipinto Pellizza (il paese sullo sfondo è Monleale)

In ogni caso, auguri ( e lasciate stare gli agnellini)

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Gattini

Mi rendo conto che da quando ho iniziato a trasformare questo blog da cosa strettamente personale a magazine “serio” due cose sono scivolate via dai riflettori: la sfiga e i gatti.

Per la prima, considerando il livello globale, direi che siamo a posto per qualche secolo. Qualsiasi cosa possa andar male, e che non sia legata alla salute, o ai soldi, o a entrambi, non è poi così sfortunata. Inoltre, a prescindere dal COVID, solo in settimana abbiamo avuto la porta container incagliata a Suez, e un gigantesco ingorgo, e quello che s’è venduto i nostri segreti militari per un po’ di crocchette per cani. Che si può aggiungere?

Quindi restano i gattini.

In questo anno di tutto a distanza o quasi, mi sono resa conto che ci sono molti gattari che non ti aspetti, e che quasi tutti i gatti adorano, per restare in metafora, le luci della ribalta. Dei miei, la più presenzialista è Pipisita, e non ci si poteva aspettare di meno dalla Principessa della casa. L’ha vista chiunque, e più il consesso è di alto livello ( leggi professori universitari, politici, alti funzionari del ministero) e più lei guarda con sussiego. In un paio di occasioni ( una mentre stavo tenendo una relazione) ho dovuto prenderla, mostrarla al consesso e farla gentilmente scendere. Chiudere la porta dello studio significa o registrare i belati, o trovarsi la porta a strisce e con quello che costano gli infissi non è un’opzione praticabile. I gatti sono animali territoriali e non puoi lasciare le porte chiuse.

Questa settimana mi è andata benissimo perché la temperatura mite ha favorito il generale spiaggiamento in terrazza lato cortile. In compenso abbiamo visto tutti il certosino del vicesindaco di Volpedo.

Fanny e soprattutto Cinorosino, che è famoso sui social, non si palesano quasi mai. Di solito si addormentano nei dintorni o si strusciano sui miei piedi, lontano da occhi indiscreti. Ho parlato dei miei gatti ( e di catbombing) con due docenti universitarie ( una ha uno splendido gattone bianco ed è appena stata nominata in una prestigiosa commissione ministeriale) e con la vicepresidente della nostra rete nazionale ( Antonella non c’è il gatto rosso? No, la bella del video è Pipisita, ormai la conoscono tutti, docenti, studenti dei laboratori, ora anche la rete. Ah anche i miei studenti, adesso dorme su …divano poltrona terrazzo si è perso nel ting tong degli ingressi su zoom… non si possono tenere le porte chiuse)

Appunto

Quindi come doveroso annunzio di Pasqua, sui vostri schermi, e non è detto tanto per dire, gattini

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Indiani metropolitani (#viaggimentali n. 5)

(foto di Ornella Giacobone)

Indiani nel senso di scout: siamo diventati esperti, tutti più o meno, di itinerari metropolitani – tutti intendendo coloro i quali non rimpiangono soltanto la folla del bar . Intendiamoci, anche a me piacerebbe ritornare a vedere gli amici (mi sto ripetendo? direi di sì), farmi una buona cena, ridere e scherzare, viaggiare, andare in montagna senza dover coprirmi con l’autocertificazione del lavoro ( e io svolgo un lavoro di ricerca che ha maglie larghe, per fortuna). Però la scorsa settimana sono uscita esattamente quattro volte: casa lavoro e ritorno per tre volte, uscita di ricerca la quarta, con un mazzetto di autocertificazioni (compresa la locandina del corso per cui stavo lavorando) per le quali ci ha di sicuro rimesso le penne un tronco d’albero e che naturalmente non mi ha richiesto nessuno. Anche così, evito accuratamente di passare nelle zone più normalmente affollate della mia picccola città, per evitare l’inevitabile incazzatura. In ogni caso, quasi tutti coloro che come me camminano e come me sono chiusi in casa (cioè nei confini del proprio comune), si ingegnano e mi condividono itinerari “da provare”. In questa settimana pasquale ho ben due itinerari “da provare” e ben due giorni di ferie in cui provarli…

Quello che vedete, invece è l’itinerio “da provare” di Milano, le cui foto mi sono state mandate da un’amica come me in crisi di astinenza (che per di più ha la seconda casa a Ceresole). Siamo in zona Niguarda, e le foto si riferiscon alla grande area del Parco Nord, vicino a dove abita la mia amica (il quartiere ovviamente è più noto per l’ ospedale). A me, per ovvie ragioni, piace molto il murale della partigiana Lia, cui il vicino Teatro della Cooperativa aveva dedicato uno spettacolo (altra cosa che ci manca, ma a casa mia, con la chiusura del teatro, ci manca da ormai dieci anni, quasi undici); anche i fiori sugli alberi sono bellissimi. Per restare a Milano, l’ultima volta che ci sono stata risale, appunto a poco più di un anno fa, a villa Necchi Campiglio aperta dal FAI. Milano sembra diventata lontanissima.

E’ primavera, di nuovo, e di cantare sui balconi non ha più voglia nessuno. Una cosa è certa, se già prima tendevo ad evitare le folle oceaniche, adesso direi che la prospettiva di invecchiare in un faro insieme alle foche mi sembra parecchio allettante

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Giornata dell’acqua

Acqua
Opera dell’uomo (centrale elettrica di Molare , di Piero Portaluppi)

Sto studiando da un po’ il rapporto tra l’architetto milanese e la montagna e questo è un assaggio (il resto è come sempre un felice connubio tra lavoro e passione- sono una persona fortunata)

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