Che dire… auguri

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Alle grotte

Una delle più note attrattive della Slovenia sono le grotte di Postumia e pensare che la loro attrattiva turistica è nata negli anni Venti, nel non lunghissimo periodo in cui questa parte dell’ex impero è stata italiana (non è revanchismo, è un fatto, e te lo raccontano anche durante la visita). E’ un posto super turistico? Assolutamente. È da visitare? Assolutamente. I 29 euro meglio spesi della mia vita. È organizzato benissimo. Noi siamo andati di domenica, quindi in un momento sicuramente di maggior affluenza, gli addetti – che davano l’impressione di essere studenti del luogo- ci hanno indirizzato subito alla parte di parcheggio con posti disponibili .

Siamo arrivati alla biglietteria, e l’impiegata ci ha spiegato le modalità della visita in italiano, che molte addette parlavano, avvertendoci che la visita era regolamentata e ad un orario preciso; consiglio di pagare il parcheggio- 6 euro per l’intera giornata- alla biglietteria delle grotte così si evitano code alla cassa automatica in uscita.

Dieci minuti prima dell’orario previsto siamo arrivati ai cancelli, e controllati i biglietti ci hanno diviso per lingua. E ci hanno fatto salire sul trenino, che percorre tre km e scarica all’inizio dell’itinerario di visita. Che dura un ‘ora e sono altri tre km . Nel nostro caso fatti abbastanza a passo di carica dalla nostra guida in puro stile istruttore del cai. Ma noi siamo stai bravissimi, non ci siamo persi e i bambini non sono usciti dal seminato -anche perchè cadere in un pozzo di ottanta metri non è il massimo. Abbiamo anche visto il proteo, la straordinaria creatura che vive nelle grotte.

Mi sarebbe piaciuto fermarmi di più a osservare le straordinarie formazioni di roccia, che assumono colori differenti a seconda delle componenti che determinano l’erosione. Uno spettacolo assolutamente affascinante, che fa pensare a quale fosse lo spettacolo che hanno visto i primi che le hanno esplorate (adesso sospetto che per i visitatori siano state “addomesticate”).

Consiglio vivamente scarpe comode, direi da trekking , perché all’interno si sale e soprattutto si scivola. Quando siamo andati noi la temperatura interna e quella esterna erano pressoché equivalenti, ma in estate il divario termico è importante. Ci vuole almeno una felpa e una giacca impermeabile perché l’acqua gocciola ovunque.

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Natalizio

Come tutti gli anni arriva la consueta sintesi del cosa fare da qui a Natale, diviso, più o meno, per regioni.

Partiemo da casa, ossia dal Piemonte.

1 dicembre, a Caraglio, Vinadio e Valle Pesio che diventa un paese incantato, con gli gnomi, i giochi e anche il mercatino. A Cuneo, luci natalizie e mercatini in centro per tutti i week end di dicembre e la mostra sul Canaletto, se vi interessa anche qualcosa di diverso. Ma in Piemonte non è finita qui e in questo ultimo week end Natalizio e anche dopo ci sono molte possibilità (e d’accordo qualcuna me la sono anche persa, tipo Sordevolo)

Magico Paese di Natale di Govone: 16-17, 23-24, 30 Novembre 2024; 1, 7-8, 14-15, 21-22 Dicembre 2024 a Govone (Asti) Mercatino di Natale di Asti: dal 16 novembre al 22 dicembre – Novembre: Dicembre: apertura dal giovedì alla domenica ad Asti in piazza Alfieri, Mercatini di Natale: dal 30 novembre al 22 dicembre 2024, il sabato e la domenica, a Pinerolo (Torino) Natale è Reale 2024: 30 novembre e 1, 7, 8, 14, 15, 21 e 22 dicembre 2024 a Stupinigi – Nichelino (Torino) Villaggio di Natale in Piazza Solferino: dal 7 Dicembre 2024 al 7 Gennaio 2025 a Torino Natale InCantato 2024: i weekend dal 7 al 22 dicembre 2024 a Viverone (Biella) Presepi sull’Acqua 2024: dal 7 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025 a Crodo (Verbano-Cusio-Ossola), che non è un mercato, ma è una iniziativa turistico tradizionale, di cui ho già parlato e che trovo comunque molto simpatica, dato che impegna i bambini del paese.

Già iniziato (e molto migliorato) il mercato di Aosta, nella nuova collocazione di piazza Chanoux, in pieno centro. Le casette hanno a disposizione tutta la piazza, e il mercato è molto più compatto. E comunque ricco di proposte ( e le frittelle di mele che sono la mia passione sono buonissime)

C’è anche l’alberone

A Trento ci si può divertire sulla pista da pattinaggio in ghiaccio, allestita in piazza Battisti o sulla grande ruota panoramica di Piazza Dante e poi visitare le oltre 70 casette allestite tra piazza Fiera e piazza Mostra (tutti i giorni fino al 6 gennaio). E quest’anno, mi dicono le mie spie, il mercato è tornato ad essere quello di prima. A Rovereto, alle casette già aperte in Largo Foibe, in via Roma e nel Cortile Urbano si aggiunge anche la «Bolla di Sapore», spazio dedicato ai prodotti del territorio e l’omaggio alla storia dell’arte con il Presepe Plastico Futurista in via Don Rossaro (inaugurazione il 30 novembre ore 17.30, mercatino ed eventi tutti i giorni fino al 6 gennaio ). Fino al 22 dicembre 2024 il borgo di Ala torna a vestirsi di magia con il «Natale nei Palazzi Barocchi», evento quest’anno ispirato al tema del «Bosco Incantato».

In Mandrognistan Ville (sorry signor sindaco) non c’è nulla da fare, però sempre il 1 dicembre ad Avolasca, terra di tartufi, c’è il mercatino natalizio con cioccolata calda e Babbo Natale. Sabato e domenica 14 e 15 dicembre, però potete andare a Pietra Marazzi, Cassano Spinola e Ovada, ci sono mercatini natalizi, molto street food, e anche Babbo Natale. Almeno sino a Natale, i nostri vicini di Asti hanno il mercatino natalizio in centro città (piazza del Palio), con tanto di ruota panoramica. Quella c’è anche qui a Mandrognistan Ville, in mezzo al mugugno generale (ve l’ho detto, che qui siamo parenti stretti del mugugno genovese)

In Liguria , ci sono le bancarelle di Brignole, e poi dietro Palazzo Reale a Genova, ma pure ad Alassio ci sono le casette in una della piazzole sul lungomare . Un po’ tristine se devo dire. Ma la luna sulla passeggiata fa dimenticare tutto…

La luna (quasi piena)

Se vi siete persi gli Obei obei a Milano, in piazza Gae Aulenti, metro Garibaldi, mercatino natalizio a tema francese, con i profumi di Grasse e tanti formaggi

A partire da venerdì 6 dicembre e sino all’8, il mercatino natalizio di Santa Maria Maggiore accoglie artigiani e turisti da tutto il Piemonte e la Svizzera.

Il più noto dei mercati dell’ Alto Adige è sicuramente quello di Bressanone, che non è solo bancarelle, ma attività e lavoro artigianale. Il 4 dicembre è dedicato a Santa Barbara e tradizionalmente si distribuiscono rami di Barbara per una buona causa. Il 6 dicembre, come vuole la tradizione, arrivaSan Nicola accompagnato dai suoi angeli natalizi, mentre il 6 gennaio la Befana e i Re Magi sono i protagonisti e i punti di contatto tra la cultura italiana e quella altoatesina. Contadini e cuochi mostrano come si preparano i prodotti da forno tradizionali, che vengono poi venduti per donazioni in beneficenza: Apfelkiachln e biscotti (7 dicembre) e krapfen (14 dicembre). Le mani abili vengono utilizzate anche per realizzare tante cose da sé: cibo per uccelli (29 novembre), decorazioni natalizie in carta riciclata (30 novembre), lettura ad alta voce e costruzione di barchette (6 dicembre), scatole regalo e libri illustrati (13 novembre dicembre),cartoline di Natale realizzate con materiali di scarto (14 dicembre), consigli per l’upcycling quando si scambiano i vestiti (2-4 gennaio) e laboratorio di rammendo (4 gennaio). Le storie di Natale accanto al focolare (lunedì e mercoledì in date diverse) e il teatro di Natale (20 dicembre) vi invitano ad ascoltare e assaporare. L’atmosfera festosa e i momenti di piacere non sono disponibili solo all’apertura ufficiale del mercatino di Natale il 28 novembre, ma anche il 28 dicembre al Fair Brunch per concludere l’anno, poco prima del Capodanno della città di Bressanone, dal 31 dicembre al 1° gennaio. Naturalmente ci sono anche gli altri quattro mercati di tradizione: Bolzano, Merano, Brunico e Vipiteno (che sono tutti in bellissime località)

Andando all’ estero, i miei informatori suggeriscono Bruxelles, dove il mercato si tiene nella Grand Place, e Zagabria in Croazia, da sempre una meta dello shopping natalizio. E poi la Slovenia. Noi siamo andate a Ljubliana, che è una graziosissima città, dove chiese e monumenti si concentrano nella zona del fiume Liublianica, sotto al castello, dove c’è anche la navigazione fluviale, e pure la movida. Nella stessa zona, come tuttti gli anni, ci sono particolari installazioni luminose (un po’ come il festival che si tiene a Bressanone). C’è anche un presepe installazione di paglia, e tutta la città è addobbata. Più che le bancarelle, in tutta la Slovenia, anche sulla costa a Pirano e Capodistria, dove samo stati noi, ci sono le città addobbate di luci. (immagine dal sito turistico della città)

(Come si è detto il post rimarrà qui in aggiornamento man mano che mi arrivano notizie. Se vi chiedete perché ci sono alcuni mercatini e non altri, è perché vi do notizie di prima mano con i miei informatori che li frequentano – oppure vado io, poco, quest’anno, che sono in modalità superGrinch. E infatti nessuno quest’anno è andato a Napoli e a Montreux, per dire. So anche che in centro e sud Italia ci sono moltissime iniziative, e se mi arrivano notizie ve le giro)

Dimenticavo- ho scoperto che quest’anno avremo un mercatino natalizio dal 22 dicembre ai primi di gennaio, quindi nel pieno della stagione sciistica, anche a Chamonix. Ci sono come sempre anche in Costa Azzurra, Menton Nice e Antibes su tutti.

E per finire, il Natale consumistico di tutti noi

Il giorno della vigilia, se siete sopravvissuti alla calca degli ultimi giorni , potete andare ai presepi viventi. In Mandrognistan Ville, o meglio nei dintorni, è noto quello di Capriata d’ Orba. Ma ci sono possibilità ovunque in Piemonte e altrove.

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In Slovenia c’è il mare, comunque

(spoiler, sta per arrivare il solito post in aggiornamento sui mercatini di Natale, perché anche quest’anno mi-ci-vi tocca, e c’è la coppa Davis, che mi sembra un secolo fa che sono andata a Torino, e invece era nemmeno una settimana)

Torniamo in Slovenia che è meglio, che così avete un suggerimento su dove andare a Natale (immaginate il lago di Bled con le decorazioni natalizie e la neve). Senza contare che in Sloveni si scia tanto e benissimo , e non solo nel comprensorio olimpico di Kraniska Gora.

Il mare, comunque.

Il mare della Slovenia è quello del golfo di Trieste, perché il crollo dell’ex Jugoslavia ha tagliato l’Istria più o meno a metà, con la parte settentrionale alla Slovenia, e quella più meridionale con Pola e Fiume alla Croazia.

Sino a poco tempo prima avevo visto solo Capodistria, che è un piacevole borgo veneziano. Ci siamo passate, ma la nostra meta era Izola (Isola), un altro piacevole borgo di stradine e viuzze, una chiesa dedicata a San Giorgio con – guess what- un campanile veneziano. La piazza centrale è dedicata a Tartini (pensate a quanta gente è nata in Istria, da Mario Andretti- questo è un omaggio al Grande Longo che è un fan) e ha una forma elicoidale. Davanti il porticciolo turistico, con le barche dei pescatori.

Se Izola è un po’ come Varazze , la vicina Portoroz è come Cogoleto un po’ più posh, con i grandi alberghi di epoca liberty e quelli moderni molto più brutti. Ma il vero tesoro è a pochi km da lì e sono le saline, una oasi naturalistica meravigliosa, in cui è facile incontrare aironi e altri uccelli. Le saline sono in esercizio dal medioevo e ora non si parla più di sfruttamento, ma di mantenere una piccola produzione “storica “. L’ingresso costa sette euro e sono davvero ben spesi : ho trascorso qualche ora di pura e totale contemplazione.

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Momento memento

Interrompo un attimo la serie sulla Slovenia perché questo week end a Torino ci sono le Nitto ATP Finals, e la vostra umile amanuense si è presa una pausa dalla solita bronchite autunnale ( che non è colpa della Slovenia e nemmeno del weekend di lavoro a Bologna – sempre bella Bologna ma un po’cambiata dall’ultima volta- ma probabilmente dei treni che ho preso) ed è andata a vedersi un incontro . E che incontro, l’ultimo del round robin del gruppo Nastase tra Sinner e Medvedev.

Se volete vedere le semifinali di oggi e la finale, se e dico SE trovate ancora qualcosa, preparatevi a lasciarci la tredicesima che non avete ancora ricevuto. In sei mesi i prezzi sono quintuplicati. Sì perché noi i biglietti li abbiamo presi quando sono usciti, ossia totalmente al buio ( i round robin sono sorteggiati sul momento) e potevamo beccarci Pinko Pallino contro Pincopallo E SAREBBE ANDATA BENE LO STESSO. Tra l’altro Sinner non era ancora il n.1. Lo scorso anno per dire il giovedì era stato Djokovic Sinner e dato che Amica Giovane aveva in cameretta il poster del Djoker anziché quello della boyband di riferimento potete immaginare l’entusiasmo (spoiler: io avevo quello di Piero e Raimondo D’Inzeo, e per me entrambe le passioni, tennis ed equitazione voglio dire, sono finite quando un ortopedico ha detto che con la scoliosi che si ritrova questa bambina è meglio che faccia del nuoto . Posto naturalmente che su un cavallo riuscirei ancora a starci, probabilmente: naturalmente se i tendini mi permettono di arrampicarmici sopra, al cavallo).

Il tennista preferito di mio padre era Ilie Nastase, e di Nastase deve essere il primo incontro di tennis che ho visto, in tv. Perché quando ero bambina la dannata tv generalista ti faceva vedere tutto, i Wimbledon , i Borg, McEnroe, Nastase, per non dire Panatta e Bertolucci (Panatta tra l’altro uno dei pochi commentatori ascoltabili su qualunque piattaforma). Più o meno diciamo sino a Lendl (uno simpatico quanto il Djoker se non di più-è ironico, neh, per dirla con mio padre cme na brancà ad ciò, come un mucchio di chiodi). Poi boh è diventata una faccenda privata.

Quindi devo dire che sono stata molto contenta di vedere Nastase dal vivo e ieri sera si è innescata una discussione con il Cugino Piacione che sosteneva che Nastase non fosse proprio così in forma come io sostenevo. Comunque, armati della nostra buona fortuna siamo arrivati alla Inalpi Arena alla spicciolata: l’amico che ci aveva procurato i biglietti, è entrato a vedersi il doppio, Amica giovane è uscita dalla banca e ha aspettato il tram, io ho lasciato a metà un evento al lavoro con i presenti che dicevano “va a vedere il tennis” e mi sono scapicollata un’ora di strada e un’auto in fiamme sull’autostrada con relativo patema, e con il secondo patema dell’oddio,e se non trovo parcheggio? Che è il vero problema della Inalpi Arena (per intenderci è il vecchio stadio del Toro) e di tutta quella zona. Invece ho avuto un notevole lato B e ho trovato un comodo stallo in corso Unione Sovietica esattamente a 5 minuti a piedi certificati da Google dai tornelli (ma è sul marciapiede, mi è stato detto poi. Perché, le altre auto dove sono parcheggiate?)

Devo dire che il colpo d’occhio era impressionante e il boato dei tifosi faceva veramente Colosseo con i gladiatori. Non essendoci mai stata sapevo solo che era il lato nord, ma gli steward sono stati tutti gentilissimi e io ho trovato i posti subitissimo. Devo dire che è come il balletto: dalla platea vedi bene il gesto, dalla galleria il gioco. Poi sono arrivati gli altri con il cibo e finalmente è cominciata. Devo dire, una bella divertente partita, specie nel secondo set dove Medvedev ha venduto cara la pelle.

Le Finals sono un grandissimo affare per Torino, e i prezzi in generale esorbitanti, ma l’organizzazione è stata perfetta e con l’ingresso a dieci euro al Fan Village e il maxischermo c’era moltissima gente. Security molto presente, ma non particolarmente asfissiante: essendo un’anziana signora nemmeno il metal detector.

E quindi, stasera e domani- forza

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La Slovenia non è solo montagna (quantunque…)

Pur avendo non tantissimi giorni a disposizione, come nostro costume abbiamo infilato un giorno di escursioni (abbiamo vuol dire che qualcuno cammina io a un certo punto faccio la faccia contrita e lascio Amica giovane andare che è inutile che stia dietro a me). In Slovenia dire che c’è l’imbarazzo della scelta è un eufemismo: già solo intorno al lago di Bled (in questo week end affollato e trafficatissimo) c’è un reticolo di sentieri e piste ciclabili; intorno al lago stesso c’è un sentiero, anche quelli ciclopedonale, che lo circonda ed è di circa sei km.

Per l’escursione abbiamo scelto una valle, non proprio a caso, ma perché in diverse persone ce ne avevano parlato (a quanto sembra, io e Amica Giovane siamo state le ultime ad aver scoperto la Slovenia, un’amica sua ci ha consigliato la torta di Bled, e aveva ragione, e ben due amici maschi hanno magnificato le foreste e i laghi, soprattutto il marito di Ornella, pescatore per passione, che ha una foto incorniciata del lago in salotto, e in effetti, almeno a Bled , il numero dei pescatori era decisamente alto). La Logarska Dolina non è lontanissima da Bled, dato che si trova a nord di Liubljana ma per arrivarci Maps ci ha fatto risalire verso il confine austriaco, attraversarlo, scendere e poi risalire a riattraversare il confine; in più abbiamo visto un cartello che indicava panoramiki o qualcosa del genere Cesta (la prima parola che abbiamo imparato in sloveno è appunto cesta, strada) e vuoi non fare una strada panoramica? che lo era davvvero, e infatti avviamo avuto magnifici scorci sulle montagne della Logarska dolina dall’altro versante, panorami mozzafiato e tutto il foliage che riuscite a immaginare, ma era larga un metro, e dopo un po’ diventava sterrata – per la verità con un fondo decisamente più compatto di certe nostre strade asfaltate piene di buchi. E siamo state abbastanza fortunate da non incrociare nessun veicolo che arrivava in senso opposto nei punti più stretti.

E in ogni caso , in ogni versante pareva sempre di stare in Carinzia, appunto quel che era la Slovenia sotto Cecco Beppe (se non ci credete vi consiglio due libri di Martin Pollak, tutti e due editi da Keller, Il morto nel bunker e La donna senza tomba che raccontano proprio il complicato puzzle di questi territori e di chi ci ha abitato.)

Comunque se dio vuole siamo arrivate a Solčava che è il capoluogo del distretto, e finalmente abbiamo visto Logarska dolina, e siccome non avevamo idea di quanto fosse lunga, la valle prima è piatta e verde poi comincia a salire e si restringe, a un certo punto abbiamo lasciato l’auto nel primo spazio disponibile e abbiamo deciso di prendere il sentiero a fianco della strada (uno dei molti). E abbiamo iniziato a vedere ampi tratti del tracciato franati, al punto che in alcuni punti abbiamo camminato sul greto asciutto del torrente Savinja. A un certo punto abbiamo trovato le indicazioni per una cascata e siccome immaginavo che Amica Giovane avesse più voglia di me di inerpicarsi (gli scarponi sono ancora in fase di rodaggio per me e il giorno prima avevo capito che un altro paio di scarpe da walking potevo metterle giusto in ufficio, quindi non ero felicissima). Per cui mi sono seduta sulla prima panchina disponibile, l’ho salutata: lei ha detto, ok se non ti trovo più qui, proseguo lungo la strada asfaltata. Perché stanca e zoppicante ok, ma proprio morta anche no.

Infatti ho ripreso la strada, scoperto che il sentiero che amica giovane aveva imboccato era giusto una scorciatoia che tagliava il tornante, ritrovato il sentiero principale su cui campeggiava un bel cartello di divieto, che comunque non impediva di oltrepassarlo, trovato una radura con una splendida vista sulle montagne e poi passo dopo passo sono arrivata alla fine della strada (che poi scendendo il dislivello fatto si vedeva benissimo) al bar pod slapom (sotto la cascata) che si vedeva in alto. Dove un cartello del gestore spiegava che in luglio erano stati inondati due volte dalla piena del torrente e se l’ambiente intorno pareva un cantiere non era colpa loro. Ho mandato un sms ad Amica Giovane dicendole che ero arrivata in fondo alla strada e mi avrebbe trovato lì. E poco dopo ci siamo prese la birra (e il caffè, perché io di tanto in tanto ne ho bisogno), che lei soprattutto si meritava. Tra il fondovalle e la cascata ci sono circa 200 m di dislivello belli secchi. e sotto la cascata medesima c’è un piccolo rifugio proprio a picco.

Poi abbiamo dovuto scendere, e soprattutto cercarci un posto in cui cenare prima di tornare a Bled, senza più rifare la trafila dell’andata. Vi dirò, non è stato facilissimo: alcuni ragazzi in un bar ci hanno detto ch non c’era nulla per km , ma se trovavamo qualcosa da mangiare poi potevamo tornare a bere con loro… finalmente in un paesino di nome Luče, grazie al solito maps, abbiamo trovato un ristorante/pizzeria aperto, e con buone recensioni. Era pieno di gente del posto che mangiava, prendeva un the, e poi, abbiamo scoperto dopo, andava alla funzione religiosa, al cimitero, che era proprio di fronte (era la sera di ognissanti) a lasciare candele e lumini accesi che riempivano di luce tutto il luogo.

Noi abbiamo cenato benissimo, speso molto poco in rapporto ai prezzi di qualunque posto e poi abbiamo fatto come i locali (una full immersion insomma, memori, Amica Giovane soprattutto, di quanto detto dai ragazzi nell’altro bar, ossia che la gente va a bere portandosi dietro qualcosa da mangiare, magari la pizza presa di fronte. ) Non vi dico come è finita ma comunque siamo tornate a Bled alla tardissima ora delle 21, e io ho guidato giù per un sacco di tornanti e avendo sbagliato una svolta abbiamo fatto un giro turistico per la periferia di Liubljiana.

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Vi avevo promesso un lago e lago sia

Un lago nuovo, visto che i soliti (Mergozzo o Garda che sia ) li frequentiamo da sempre e comunque ho trovato qualcosa di nuovo da fare anche lì.

Per il ponte lungo di Ognissanti siamo espatriati in Slovenia, il che ci ha concesso si contenere i costi e di combinare escursioni e arte (abbiamo previsto una puntata anchea Liubljana che da dove siamo è a mezz’ora di strada)

Il lago di Bled con Kraniska Gora è uno dei luoghi più turistici della Slovenia e per molte buone ragioni: è un paradiso per chi pesca (tutti i miei amici pescatori ci sono stati), puoi nuotare nel lago e navigare per lo più a remi (la prima non proprio in questa stagione) ha una ciclopedonale che lo percorre interamente, un Castello (biglietti di accesso una quindicina di euro) e innumerevoli bar e ristoranti. E il panorama è incantevole

(Prima foto di Irene Martini, le altre mie)

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Escursioni e Foliage in Alto Adige

Sempre se riusciamo ad evitare alluvioni e altri malanni, l’autunno è una stagione meravigliosa per andare in giro in montagna, anche con le mie instabili caviglie, a vedere lo splendore dei boschi – o foliage se siete alla moda. Ho sperimentato anni fa quanto può essere bello l’autunno di Bressanone (purtroopo l’ultim volta è stato nel 2021, ma non demordo, chissà)

L’autunno nei dintorni di Bressanone è una stagione di meraviglie cromatiche e sensoriali. È un’esplosione di colori e attività che celebra la natura, la cultura e la tradizione del territorio. Questo periodo dell’anno offre una tavolozza di sfumature straordinarie, con i rossi vibranti e i gialli dorati degli alberi decidui che contrastano con il verde intenso dei pini e degli abeti. È il momento ideale per immergersi nella bellezza del paesaggio e vivere esperienze indimenticabili sia all’aperto sia al chiuso.

Magia dei colori e fotografia del paesaggio

Le foreste, le colline e le montagne di Bressanone si vestono di colori spettacolari in autunno, creando scenari perfetti per gli appassionati di fotografia. Gli alberi che cambiano colore e le vedute panoramiche offrono infinite opportunità per catturare immagini mozzafiato. Le escursioni al tramonto, come quelle organizzate da Bressanone Turismo, permettono di godere di paesaggi incantati sotto la luce dorata del sole calante.

Tradizioni e sapori d’autunno

L’autunno è anche la stagione del Törggelen, un’antica tradizione sudtirolese che celebra la fine della vendemmia. Durante questo periodo, le taverne locali offrono gustosi piatti altoatesini e il delizioso profumo delle caldarroste riempie l’aria. Partecipare a una delle escursioni del Törggelen, che si svolgono ogni martedì e giovedì dal 1º ottobre al 7 novembre, è un modo perfetto per vivere questa tradizione e gustare le specialità locali accompagnate da un bicchiere di vino novello, nonché scoprire come preparare i famosi canederli.

Escursioni e attività outdoor

Bressanone offre numerose opportunità per escursioni autunnali. Il mercoledì, dal 25 settembre al 16 ottobre, è possibile partecipare a un’escursione sulla Plose, la montagna di Bressanone, che offre panorami spettacolari delle cime delle Odle e del Sass de Putia. Il Sentiero dei masi di Caredo, lungo 5,3 chilometri, è un’altra opzione ideale per chi desidera esplorare la vita dei contadini di montagna e godere di viste panoramiche. Il percorso delle sette chiesette sul Monteponente offre un viaggio nella fede cristiana con una processione annuale organizzata dal Decanato di Bressanone. L’area di Spelonca, sopra Varna, è un altro luogo affascinante da esplorare, con un antico mulino, un vecchio forno e numerose piante medicinali.

Offerta ciclistica a Bressanone

Oltre alle escursioni, Bressanone è un vero paradiso per gli appassionati di ciclismo. Con una rete estesa di piste ciclabili ben segnalate, la zona offre percorsi adatti a tutti i livelli, dai principianti ai ciclisti più esperti. I percorsi si snodano attraverso paesaggi mozzafiato, attraversando vigneti, boschi e pittoreschi villaggi alpini.

Il Brixen Bikepark sulla Plose è un’attrazione particolare. Con i suoi diversi percorsi, offre una sfida perfetta sia ai principianti che ai biker più esperti. I percorsi variano per difficoltà e terreno, in modo che ogni ciclista abbia il suo tornaconto. Per chi preferisce qualcosa di meno impegnativo, la pista ciclabile della Valle Isarco è perfetta, offrendo un tragitto più dolce lungo il fiume, ideale per famiglie e ciclisti occasionali.

Per i più avventurosi, i tour guidati in mountain bike offrono l’opportunità di esplorare sentieri nascosti e imparare di più sulla flora e la fauna locali. Inoltre, numerosi noleggi di biciclette e punti di assistenza sono disponibili in città, rendendo facile e conveniente godersi una giornata sulle due ruote. Da non perdere il MOUNTAINBIKE TESTIVAL, appuntamento dal 19 al 22 settembre con i più rinomati produttori di bici e un ricco programma di tour, discussioni e percorsi per testare i nuovi modelli gratuitamente.

(Foto Brixen Tourism)

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Fa tanto Costa Azzurra, invece no

Sperando che nel week end l’ennesima perturbazione sia passata (qui a Mandrognistan Ville e in tutto il Piemonte siamo alle porte di un anniversario “pesante”, quello dell’alluvione del 1994), vi suggerisco altri tre villaggi particolarmente pittoreschi e anche un po’ più turistici, che pare di essere in Costa Azzurra, ma no, si è ben al di qua del confine. Dolceacqua, Bussana Vecchia e Triora, andando verso est.

La più vicina al confine è Dolceacqua, nelle immediate vicinanze di Ventimiglia: già feudo dei Doria, con un ponte medievale ritratto da Monet (e da innumerevoli pittori molto meno bravi). Il villaggio al di là del ponte con i suoi negozietti e ristorantini restituisce un’atmosfera antica, e vi fa fare tanti scalini. noi abbiamo trovato un micio molto cordiale che dormiva in un vaso e ho faticato a non portarmelo via.

In realtà, anche la parte “moderna” ottocentesca lungo la strada è molto graziosa.

Il mio preferito è Bussana Vecchia, il sobborgo di Sanremo disabitato a causa di un terremoto che aveva devastato Diano Marina e tutti i dintorni. E’ una comunità di artisti, che hanno colonizzato le case rimaste abbandonate dando vita ad un esperimento che, anche se ormai molto diverso dalle idee libertarie dei suoi fondatori, rimane vivo e soprattutto mantiene in vita gli edifici che hanno resistito a ogni tentativo di abbattimento da parte delle autorità (più recentemente, dal demanio) E sono le rovine a dare al luogo un innegabile fascino.

Anche qui ci sono gatti dappertutto, e cartelli che invitano a lasciarli in pace, che sono amati e nutriti

Se volete sapere la storia, la trovate sul sito

L’ultimo borgo è Triora, il paese delle streghe, dove si ricorda che tra il 1587 -89 alcune donne del posto furono accusate di stregoneria e processate

Ma Triora non è solo un luogo di antiche mura e case addossate le une alle altre (e sì c’è anche la statua del gatto nero che campeggia un po’ ovunque): fa parte del parco delle Alpi liguri, l’area protetta più a ovest della regione, che arriva a lambire l’imperiese (il territorio di Borghetto d’Arroscia da dove siamo partite). Devo dire che è proprio quella parte ad avermi colpito particolarmente, specie per la presenza di grandi boschi – che ora in aututnno saranno particolarmente suggestivi.

Bussana, Triora, il parco, Dolceacqua
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È storia

Questa mattina mentre ero in pausa caffè è arrivata questa notizia che linko: http://buff.ly/4eCB0sU ( se non leggerete il National Geographic in Inglese, vi sintetizzo)

Il cineasta Jimmy Chin (è quello che ha filmato Free solo per capirci) stava lavorando nella parte inferiore del ghiacciaio di Rongbook, sul versante settentrionale dell’Everest, quello tibetano, quando ha notato alcuni resti che si sono rivelati elementi di vestiario con un’etichetta, A..D Irvine. Sandy Irvine è il compagno di strada di George Mallory, visto l’ultima volta dai compagni di spedizione Sommerville e Odell poco oltre il Second step. Prima di scomparire definitivamente.

Per un secolo questo è stato il mistero dell’alpinismo. Se Mallory e Irvine sono morti, sono caduti prima o dopo essere arrivati in cima ( non cambia in realtà nulla, per la storia, Hillary e Tenzing Norgay sono comunque i primi salitori che sono tornati per raccontarlo).

Nel 1999 Conrad Anker con una spedizione inglese aveva trovato il corpo di Mallory sulla parete nord e lo aveva seppellito sulla montagna come richiesto dalla famiglia. Ma alcuni particolari lasciavano aperto il mistero. Prima di tutto, Mallory aveva in tasca gli occhiali da ghiacciaio, segno che al momento della caduta la luce non era così forte. Poi nelle tasche non c’era la foto della moglie che aveva promesso di lasciare in cima, e soprattutto non c’era la macchina fotografica che aveva con sè. L’unica cosa che potrebbe davvero provare se sono arrivati in cima. La Kodak all’epoca aveva detto di essere in grado di sviluppare il film.

Chin ha recuperato una parte del corpo di Irvine (dove esattamente non lo ha specificato per evitare gli sciacalli) e l’ha consegnato alle autorità competenti cinesi. Ma grazie al consolato è stato anche prelevato un campione di DNA, per avere la certezza dell’identificazione grazie ai suoi discendenti. Irvine era l’ingegnere, lo specialista dell’ossigeno, un bellissimo giovane atleta, anche se forse meno esperto dei suoi più famosi compagni.

Dopo un secolo forse riusciremo a chiarire il mistero ( o meglio ci riuscirà Chin che è uno scalatore formidabile, tra l’altro).

È una storia che mi appassiona tantissimo, e quindi sto aspettando ( e sì, ho sempre sperato che siano arrivati in cima, dopo tutto)

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