Molte delle escursioni possibili in Liguria sono prettamente primaverili- nel senso che tra due mesi il caldo, il sole e la scarsità di acqua (sotto forma di fontane) renderanno le cose un po’ più difficili . Questa che vi propongo in particolare è sconsigliata nel periodo estivo, e questo è scritto chiaramente nei cartelli esplicativi all’inizio dell’ itinerario.
Vi propongo il sentiero che da Sestri Levante porta a Punta Manara, attraverso una serie di punti panoramici sia sulla baia del silenzio, sia verso il Tigullio. Da fare proprio in questo periodo primaverile per la mancanza di acqua sul percorso , cosa chiaramente spiegata all’inizio del percorso, che inizia con una scalinata in vico del Bottone, sotto un arco ben visibile dall’isola pedonale.
Il sentiero sale subito bello dritto e intanto si aprono panorami inattesi. Siccome siamo partite con la Wanderlust e senza scarpe adatte non abbiamo fatto tutta la strada, io e Amica giovane: abbastanza da farci una bella sudata però (indizio del calore che può fare in estate) e da farci tornare a una meritata focaccia. Dall’inizio alla cima dicono un’ora e mezza ma onestamente non saprei.
Considerando che la mia caviglia (ed è già buono che ci siamo ridotti a una caviglia) è leggerissimamente in via di miglioramento avevo deciso di andare un week end in montagna. La mia idea è leggo scrivo mi riposo faccio un paio di passeggiate geriatriche. Poi ho pensato alle ragazze (Lulu in questo periodo fa i banchetti per i cani della sua associazione ma non ha i miei orari di lavoro). E ho detto loro, io sono a Caraglio dal al, feel free to come, quando volete (così venerdì sera c’erano tre auto nel cortile del posto dove avevo affittato perché avendo orari diversi siamo arrivate alla spicciolata e io avevo comunque il compito della cena).
Però ovviamente addio passeggiate geriatriche. In particolare domenica quando sulla val Grana splendevano sette soli. L’idea era di andare al santuario di San Magno di cui io avevo un ricordo non felicissimo dato che su quella non bellissima strada Meggie aveva avuto il cedimento del turbo (Meggie la mia ormai defunta macchina) e in più non avevo potuto vedere la cappella antica che è una meraviglia del XV secolo. Per cui ok . Arrivati al santuario c’era una folla enorme e fortunatamente abbiamo parcheggiato l’auto nel primo buco disponibile perché il parcheggio era tutto pieno. E no non per ragioni religiose, abbiamo scoperto, e infatti abbiamo potuto ammirare la cappella e gli affreschi in pace.
Non avevamo particolari intenzioni, ma anche le intenzioni più semplici si sono infrante contro il fatto che bisognava andare nella neve.E l’anatra dopo cinquanta metri nella neve molle ha pensato alle sue caviglie e ha dato forfeit. Così amica giovane si è offerta di tornare alla macchina a prendere le mie ciaspole che sono rimaste nella sua auto da quando è andata al rifugio Maria Luisa nel whiteout appunto con le mie Tubbs. E così dopo un mucchio di tempo, in parte perché mancava la materia prima, cioè la neve, in parte perché poi sono mancati i miei tendini, ho rimesso le racchette, con molto piacere. Ho anche una foto a provarlo ma oggettivamente sembro la befana con i bastoncini e quindi no. Abbiamo preso la strada per il colle di Esischie. Le ragazze sono arrivate sin sotto al Parvetto dove c’è il cippo (sepolto nella neve) e dato che lì non c’erano più tracce hanno preferito ritornare.
Il sole, e la neve poco assestata perché caduta negli ultimi giorni rendevano proseguire anche sul versante meno esposto a distacchi abbastanza problematico. Io mi sono fermata dopo un’oretta e poi le ho aspettate al rifugio.
Tanta neve
C’erano almeno ottanta cm di neve molle e moltissimi cani. Uno ha deciso che meritavo un abbraccio ed è venuto a salutarmi (il suo padrone ottantenne che scivolava con eleganza sugli sci non mi ha nemmeno considerata) Pala e artva necessari e obbligatori, racchette o sci da scialpinismo raccomandati a seconda delle escursioni, attenzione sempre
Lo confesso, se sopravvivo alla Pasqua con la fedina penale pulita, con il fegato intatto e con ancora un lavoro, sono una donna fortunata.. Gli anni degli anniversari – e quest’anno cade un anniversario pesante, per chi lavora negli istituti culturali- sono sempre stressanti. E ora con quello che accade fuori dalla nostra confort zone (ossia una possibile guerra mondiale, i dazi, le bollette e tante belle amenità, compreso l’inquilino della Casa Bianca che se siamo fortunati non sa da che parte è girato come molti anziani, se non siamo fortunati è un pazzo pericoloso e no, se starlink mi spia non conto di andare negli USA in un prossimo futuro) tutti vogliono fare qualcosa, mostre, orazioni, eventi e in più ci sono tutti gli impegni istituzionali. Quindi se non scrivo qui, è perchè ho passato la giornata a scrivere altrove e il mio cervello poveretto si è surriscaldato.
Quindi anche le mie scappate domenicali, anitra più o meno zoppa che io sia, tendono a compensare lo stress con l’essere il più possibile rilassanti e non faticose. E poi, questa è la stagione migliore per andare in Liguria senza stressarsi troppo, e persino trovare parcheggio ( va beh, quasi sempre).
Domenica scorsa io e Lulu avevamo organizzato una visita a Genova, alla Genova ebraica. Per tutta una serie di ragioni non siamo arrivate in tempo – c’entra il parcheggio, ovviamente, e mi scuso pubblicamente con la guida di Arte e Musei che mi ha chiamato, e io avevo dimenticato il telefono. E poi si sa sono un’anatra zoppa.
L’appuntamento era in piazza della Nunziata, e già che eravamo lì abbiamo visitato la chiesa, dove io non ricordavo di essere stata e in effetti dopo averla vista posso affermare di non esserci mai stata prima di domenica scorsa. È una bellissima chiesa barocca che contiene un dipinto dell’ultima cena opera di un allievo di Guido Reni.
Poi volevamo salire al castelletto per vedere i giardini invece ci siamo sbagliate di nuovo e abbiamo preso la funicolare Zecca Righi. C’è un biglietto a due euro che vale 110 minuti. È stata in realtà un’ottima decisione : il panorama dalla terrazza è veramente spettacolare anche se domenica scorsa c’era un po’ di maccaja, la tipica foschia genovese. Credo che in una bella giornata si possa vedere tranquillamente la Corsica.
Dalla stazione della funicolare si può proseguire lungo la strada che tocca tutti i forti di Genova: torre Specola, forte Castellaccio, forte Sperone, forte Puin , forte Diamante. Tra il primo e l’ultimo stando alle indicazioni ci vuole un’ora e mezza. Noi siamo arrivate sotto la torre Specola, osservando le persone più o meno Cane munite che passeggiavano. Oltre alle biciclette abbiamo incontrato anche i rappresentanti dell’associazione italiana monocicli . Come sempre a Genova in questa stagione la temperatura era piacevolissima.
La prossima volta, probabilmente, proveremo a fare tutto l’itinerario, arrivando più presto la mattina. In questa stagione è assolutamente consigliabile, perché in estate essendo tutto al sole, l’insolazione è garantita.
Le foto sono di Lulu perché io appunto avevo dimenticato il telefono
Il regalo vero (come se tutto il resto fosse falso) è stato il giro sulla ferrovia Vigezzina.
Anche qui, qualcosa che un po’ tutte volevamo fare, anche se il sito giustamente magnifica il periodo del foliage , quando fanno treni panoramici speciali e il mercatino natalizio di Santa Maria Maggiore, dove non riesco mai ad andare ( o forse, dato il mio amore per le folle non voglio andare). Il panorama, invece, vale la pena di essere visto in qualunque stagione (nel caso, meglio il lato destro in direzione Locarno, il sinistro in direzione Domodossola), anche in inverno con la neve sulle cime . Il tratto svizzero delle Centovalli presenta alcuni viadotti molto aerei, e alcuni canyon sul torrente. L’arrivo a Locarno è nella parte sotterranea della stazione, che è idealmente collocata tra il lungolago (è il lago Maggiore, anche se all’estero) e la piazza Grande, dove in estate si svolge il festival, e la città vecchia che si arrampica sulla collina.
L’anatra zoppa, letteralmente
La visita di Locarno e dei suoi palazzi storici prende poco più di un ‘oretta, poi ci siamo seduti in un bar di quartiere (ossia non quelli turistici della piazza) dove abbiamo avuto un assaggio dei pensionati locali (tenete presente che di domenica è praticamente tutto chiuso o quasi – leggi tranne la piazza). Simpaticissimi.
Al ritorno, senza la signora che all’andata aveva tenuto giù ostinatamente la tendina (anche te cara, che fastidio ti dà il sole?) ci siamo godute il paesaggio, le vedute, l’orrendo santuario della madonna del sangue di Re , che racchiude una deliziosa chiesina secentesca.
Tra l’altro lavorare alla Vigezzina deve essere molto poco stressante: ci siamo imbattuti in personale viaggiante di una gentilezza squisita, che hanno risolto un nostro problema (data sbagliata al ritorno), rapidamente e senza fiatare. Abbiamo avuto l’impressione, tra l’altro, che sia una linea viva, che serve il trasporto locale, studenti lavoratori frontalieri, non solo un espediente turistico. Attenzione, sino al 14 marzo ci sono lavori tra Domodossola e Masera, con pullman sostitutivi: imperativo consultare il sito per orari e prenotazioni (in qualche caso obbligatorie)
In effetti no, non amo le sorprese. Devo dire che dall’infanzia alla diciamo età matura chi tutto contento ha millantato di mirabolanti sorprese di solito ha toppato. Colpa mia ovviamente che essendo una persona fantasiosa mi faccio sempre un sacco di film, e poi vengo delusa (mio marito alle feste comandate di solito chiedeva cosa ti farebbe piacere, all’anniversario di solito eravamo in giro ed era facile).
Però quando le mie amiche mi hanno detto ti facciamo una sorpresa per il tuo compleanno, che ormai comincia a essere pesante, mi è preso lo stress- che già è il periodo. E loro sono state sempre abbottonatissime, dicendo solo speriamo che nevichi, e infatti è nevicato. A me è stato chiesto di portare la torta- e il vino che va con la torta. Ho provveduto (pasticceria Voltaggio, se interessa che per carnevale fa delle bugie/chiacchere/come le chiamate che Massari può tranquillamente sotterrarsi -due etti e mezzo circa otto euro e dieci). Poi Amica giovane è venuta a prendermi e solo girando per Gravellona ho capito che andavamo di là, in Val Vigezzo, che loro non conoscono ma io sì.
Ma il pezzo forte ce lo siamo riservati il sabato.
Complice la neve che cadeva copiosa sul Sempione spianata dagli spartineve svizzeri siamo scese a Briga dove splendeva il sole (sul versante italiano è nevicato decisamente di più) e siamo arrivati a Täsch dove come è noto la strada si interrompe e bisogna prendere l’ultima porzione di trenino navetta per salire a Zermatt, lasciando l’auto nei parcheggi. Non spaventatevi, il prezzo è tutto sommato conveniente, da mezzogiorno più o meno alle 5 abbiamo pagato una dozzina di franchi svizzeri (molto meno che ad Antibes che detiene un all time record dei parcheggi). Anche il prezzo ar della navetta (17 fr) si può fare (anche perché l’alternativa è salire a piedi e come i turisti vips avrete almeno due valigie. A testa). Nel caso vogliate poi buttare i soldi alla stazione di Täsch poté già prendere il biglietto per il Görnergrat (99fr- che è più o meno quel che costa lo Skyway). Da quota 3100 si può vedere un panorama dal Rosa al Cervino a 180• anche se anche questo, come tutti i ghiacciai delle Alpi , è in sofferenza.
Se non volete sciare (e qui non posso aiutare, non ho idea di quando sia lo skipass), comprare un rolex – lo shopping è davvero di livello, mangiare e bere, e fare après ski, potete camminare quanto volete, noi abbiamo preso lo Zmuttweg , cioè abbiamo continuato dritto dopo il ponticello da selfie da dove si vede il Cervino/Matterhorn, che ovviamente era sotto le nuvole e bon abbiamo camminato; dopo 40 minuti ho pensato di riposarmi un po’ perché c’erano delle graziose mangiatoie per uccelli, e tanti uccelli (cinciallegre e pettirossi )
Amica Giovane e Dandyfunky salivano e dopo un po’ anch’io mi sono avviata. A un bivio mentre stavo pensando che strada prendere mi arriva una raffica di messaggi (abbiamo disabilitato il roaming perché per un giorno in Svizzera non è conveniente prendere una e-sim e nemmeno pagare il roaming) prendi per Blatten, après ski, c’è il wifi. Così ho preso per Blatten dove gli sciatori arrivavano direttamente, bevevano e ballavano e poi scendevano a Zermatt e dove abbiamo fatto un classico après ski in mezzo a un mucchio di gente e davanti al Matterhorn /Cervino in tutta la sua magnificenza . Contate un’ora e mezza ar di buon sentiero sgombro di neve.
Abbiamo capito che in Svizzera si fa carnevale anche sugli sci
D’accordo, ci vuole ancora un mesetto prima del solstizio, ma se uscite dalla nostre smoggose cittò (per chi di noi ovviamente vive nella camera a gas più grande d’Europa) i colori sono diversi, il cielo comincia a essere un po’ più azzurro, e in Liguria, santo cielo, sono già fiorite le mimose.
Quindi pensiamo a cosa fare in quest’anno, sempre se la terza guerra mondiale che aleggia su di noi ce lo consente (e qui, no, non scherzo, purtroppo).
Sentite le proposte degli amici di Bressanone :
Bressanone in Alto Adige 2025:
un’avventura indimenticabile da aggiungere alla tua lista dei desideri
(foto dell’Ufficio Turistico di Bressanone – BrixenTourism)
Come ben si sa, l’attesa è la gioia più grande, e questo vale soprattutto per le vacanze in arrivo. Il 2025 si prospetta come un anno entusiasmante per gli amanti dei viaggi e dell’avventura. Grazie a un calendario particolarmente favorevole, con numerose festività nazionali e patronali che cadono in prossimità del weekend, si aprono infinite possibilità per organizzare ponti e vacanze prolungate. Sarà l’occasione perfetta per scoprire nuove destinazioni, immergersi in esperienze culturali uniche, rilassarsi in angoli di paradiso o dedicarsi ad attività outdoor. Sognate una natura spettacolare, una storia affascinante ed eventi impareggiabili? Allora Bressanone in Alto Adige dovrebbe essere in cima alla vostra bucketlist! Ecco 10 motivi convincenti per cui questa incantevole cittadina dovrebbe essere la vostra prossima meta di vacanza:
1. Le maestose Dolomiti
Bressanone è immersa nel suggestivo paesaggio delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Questo imponente scenario offre innumerevoli opportunità di avventure all’aria aperta: escursioni a piedi e in mountain bike in estate, oppure sci e slittino in inverno: qui ogni amante della natura si troverà a suo agio. La Plose, in particolare, a soli 7 km dalla città, è un paradiso per gli escursionisti e offre oltre 400 chilometri di sentieri segnalati con viste impareggiabili sulle Dolomiti.
2. Il centro storico della città
Passeggiare per le strade acciottolate di Bressanone è come fare un viaggio nel tempo. La piazza del Duomo, fiancheggiata da caffè e boutique, è il cuore del centro storico. A partire da giugno, Bressanone arricchisce la sua offerta turistica con un’esperienza imperdibile: oltre alle classiche visite guidate del centro storico, sarà possibile partecipare a speciali visite guidate serali. Questi tour esclusivi accompagneranno i visitatori alla scoperta di storie e aneddoti affascinanti dei tempi passati, svelando il volto più suggestivo e misterioso della città. Un’occasione unica per immergersi in un mix perfetto di tradizione e modernità, vivendo Bressanone in un’atmosfera del tutto nuova. Non perdete questa straordinaria opportunità di esplorare la città sotto una luce diversa!
3. Anniversario delle Rivolte dei Contadini – mostre speciali in occasione del 500° anniversario
Il 2025 a Bressanone sarà caratterizzato dal 500° anniversario delle rivolte dei contadini tirolesi. Dal 29 marzo, l‘Hofburg presenterà la mostra dell’Euregio “1525-2025 – IRRUZIONE – SOVVERSIONE – RINNOVAMENTO”, incentrata su questo importante evento storico. Dal 10 maggio la mostra “Ribellione! L’Abbazia di Novacella e la rivolta dei contadini nel 1525”, allestita nella sede originale del monastero di Novacella, racconta il saccheggio del monastero e la prima apparizione del leader contadino Michael Gaismair, oltre a dare uno sguardo alle sfide che i contadini devono affrontare oggi. Queste due mostre di grande impatto offrono una visione emozionante di un’epoca turbolenta e piena di sconvolgimenti sociali.
4. Specialità culinarie
A Bressanone, l’autentica tradizione alpina si fonde armoniosamente con i sapori della cucina mediterranea, dando vita a un’esperienza culinaria unica. Assaporate delizie fatte in casa come i canederli, gli Schlutzkrapfen (mezzelune ripiene) o la raffinata zuppa di vino, preparati con ingredienti freschi, stagionali e rigorosamente locali. Molti ristoranti e rifugi alpini si affidano a prodotti del territorio, spesso raccolti direttamente dai loro orti. Da non perdere, nei cinque weekend di marzo, lo SpeckAperitivo al Rifugio Rossalm sulla Plose: raffinati momenti di gusto con lo Speck Alto Adige IGP, protagonisti di piatti innovativi per l’aperitivo, accompagnati dal tradizionale pane Schüttelbrot altoatesino. Lasciatevi conquistare dalla creatività degli chef di Bressanone e immergetevi in un viaggio sensoriale alla scoperta di nuovi orizzonti di gusto.
Io ho già l’acquolina in bocca e ancora un mucchio di ferie (e non un fiume di denaro, ma hèlas, qui a parte pochi siamo tutti sulla stessa barca, temo – o appesi alla stessa corda, dato che siamo in montagna)
Mi riconosco, naturalmente e ho sempre seguito il lavoro di Emanuela Provera con molto interesse.
Perché naturalmente, andare in montagna da ragazze, da sole o insieme, fa ancora girare la testa (lo hanno ben visto le mie amiche che questa estate hanno fatto il tour del Monviso, che nei rifugi le guardavano esterrefatti)
Se proprio devo continuare a lamentarmi, almeno posso farlo per una buona ragione: ho preso l’influenza che gira e l’ho presa brutta , con la febbre a 39 e annessi e connessi. Considerato che l’ultima influenza risale al 2017, cioè a prima del Covid, e io mi faccio il vaccino tutti gli anni, prima perché a scuola con la complicità dei ragazzi, poveri untorelli, potevo raccattare pure la peste bubbonica, poi perché sono diventata vecchia.
Intanto che io guarisco, se no l’ufficio va a catafascio voi avete l’ultima occasione per vedere due mostre bellissime.
La prima è quella di Elliot Erwitt a Saluzzo, nella Castiglia qui tutte le info. Allievo di Cartier Bresson – cui sarà dedicata la prossima mostra alla Fondazione Camera a Torino, fotografo industriale e dí pubblicità, ha avuto un occhio molto particolare per la composizione surreale , e lo strano /weird che fa capolino nella nostra vita quotidiana.
La seconda mostra è al Filatoio di Caraglio, ed è dedicata al più noto, almeno al grande pubblico, Robert Doisneau, che non è solo il fotografo degli innamorati dell’ Hotel de Ville, i due che si baciano con trasporto immortalati su innumerevoli cartoline. Il suo autore invece è stato uno degli ultimi a indagare la realtà della fabbrica e del mondo industriale, e la trasformazione delle periferie. Una attitudine storica che adesso ci fa riscoprire un modo di vivere le periferie ormai scomparso. (Qui il sito)
Alla Castiglia salite a piedi, che fate una bella passeggiata, a Caraglio c’è anche il parcheggio, tanto questo week arriva la neve, la pioggia gelificante e tante altre amenità, almeno nel nord ovest.
Sono alla fiera di Sant’Orso da esattamente un’ora, compresa la sosta trifolette alla pro loco di Arvier? O Arnad? (Mi scuso con quelli che ho menzionato a sproposito e con gli autori della suddetta che è stata criticata dalla persona con cui sono venuta- le patate dovevano essere più morbide. A me è molto piaciuta anche se forse era una giornata più da favò. Che la digerisca prima di domenica è un’altra questione, che ha più a che fare con il mio lungo mese di gennaio, in cui è accaduto veramente di tutto).
Comunque sono già scappata. Mi sono rifugiata in duomo a scrivere – tranquilli c’è molta gente pure qui e nessuno intenzionato a pregare direi. Per la cronaca il duomo non è la collegiata di Sant’Orso, ed è una chiesa molto antica tranne la facciata ottocentesca. E nemmeno in duomo c’è pace, ma una folla di gente lo stesso.
La massa, e io che sono sensibile alla massa ho già dato forfeit (e per fortuna ho detto alla mia amica di andarsene per i fatti suoi e ci vediamo davanti alla trifolette, prima di tornarcene a casa di dio dove abbiamo lasciato l’auto. I parcheggi sono per fortuna gratuiti). L’anno prossimo sarà a ridosso del week end e dovrò inventarmi una scusa . Ho visto già alcuni banchi di artisti noti (a certi livelli il termine artigiano è riduttivo), molti banchi di tradizione, un salumaio delle mie parti e una massa compatta di gente (quelli che sopporto di meno sono i cani di piccola taglia che si calpestano benissimo e i genitori con carrozzina al seguito e bimbo/a piangente – non quelli con bimbo dormiente che ovviamente non se ne cale, ma quelli il cui bimbo vorrebbe evidentemente essere altrove: portatecelo, altrove).
Saranno tutti felici ( artigiani, ristoratori, assessori e sindaci): sono felice anch’io per loro. Io sono asociale, sorry.
C’è il sole per fortuna (e anche La trifolette nelle foto)
Edit- finale aspetto la persona. Ora comincia a calare la temperatura e io ho speso soldi ma non più del necessario. Per la casa.
Ho scoperto un altro uso dei pargoli incarrozzinati: come ariete per fendere la folla. Il pargolo pareva divertirsi. E come sempre la libreria A la page è stata un’oasi di silenzio e pace.
Ricordate quanto ho scritto a proposito di Digne? C’è stato tra l’altro un momento in cui abbiamo pensato, km per km di andare sino a Sisteron. Poi si è messo a piovere.
Abbiamo fatto un giro nell’entroterra in cui siamo andate alla scoperta di varie località menzionate dalla mappa, e tutte quelle che abbiamo incontrato rientravano in due categorie: o città dormitorio per residenti, non particolarmente attraente ma probabilmente comoda, e con prezzi abbordabili, o località pittoresca, che fonda la sua piacevolezza su attrazioni o paesaggio legato al passato : Max Ernst e Ivanoff a Seillans, la vista di Fayence. Un grazioso paese come La Colle s/r Loup, l’ultimo Loup che mi mancava, era assolutamente deserto a parte qualche residente. E la Colle evidentemente non rientrava nei circuiti dei turisti anche se ha un panorama notevole su Saint Paul de Vence, che è il paese turistico per eccellenza.
Così, se volete prepararvi un itinerario in giornata con partenza dalla costa, potete partire da La Colle, ammirare il panorama su Saint Paul de Vence, visitare il paese e la Fondation Maeght, e poi passare a Vence e alla cappella Matisse.