Prima di tirare le fila di questa edizione dell’Alpinmesse, che vi posterò domani con tutta calma, vi lascio un bella galleria di immagini (bella perchè sono le immagini che ho scattato io, va da sè)
Dall’alto, in senso orario: il colpo d’occhio del Messe Innsbruck, Gerlinde Kaltenbrunner, una delle pochissime donne che hanno scalato tutti i 14 ottomila , lei è stata la prima a farlo senza ossigeno supplementare, mentre la prima in assoluto, Edurne Pasaban, ha usato ossigeno in due occasioni , la terza è Nives Meroi con il marito, la prima coppia in assoluto e potrei continuare; Lukas Wörle che ha parlato della prima scalata al Cherieen Saar in Karakoram, i fratelli Weger, che sciano in famiglia, novità da Häglof, una panoramica di scarpe da La Sportiva (anch’io ho preso un loro paio di scarpe, sempre per migliorare la tenuta del mio ginocchio), lo stand della Val Maira e della Valle di Lanzo, a cui va il mio sentito grazie (alle persone, non allo stand in sé)
Sono tornata a Innsbruck, dopo parecchi anni, per partecipare alla Alpinmesse, che si tiene oggi, sabato 22 novembre e domani. L’ultima volta a Innsbruck è stato, ci pensavo guidando sin qui, nel 2021 dopo il corso a Bolzano, ma erano i santi, troppo presto per la Alpinmesse, che di solito si svolgeva dopo il 10. Quest’anno finalmente il lavoro mi ha lasciato relativamente in pace – non del tutto, perché per varie ragioni sono partita oggi e non ieri e mi sono persa in questo modo la visita riservata alla stampa (buffo che possa definirmi come stampa). A me in ogni caso piace molto vedere l’effetto sui visitatori, quindi mi va bene egualmente..
Domani vi racconterò, anche perché tra la mia ultima visita e adesso c’è stato il covid, che ha radicalmente cambiato la prospettiva generale dell’andare in montagna.
Siccome sono una persona abitudinaria, sono andata a fare un giro sino a Wattens allo Swarovski Kristallwelten. E indovinate un po’? Renne conigli e alberi di Natale dappertutto. Mentre vagavo tra le vetrine piene di ariane grandi e di collier grandi come uova pensavo “ragà, diamoci una calmata”, che valeva per entrambe le cose .
Sono uscita in un tramonto limpido e freddo e ben sotto zero con l’idea di fare ancora un giro a Hall in Tirol e poi andare in albergo. Decorazioni natalizie ovunque . Nell’incrocio all’ingresso, un enorme albero di Natale di neon, abbastanza orrendo. Amen, non si può sfuggire, tra l’altro ci sono già i mercatini natalizi in città.
Una delle cose migliori che si possono fare, soldi e soprattutto salute permettendo (se volete saperlo la zampa va decentemente è il ginocchio che sta sopra che mi sta uccidendo) è andare in luoghi che in estate sarebbero inavvicinabili per il caldo e la folla. Come la Provenza. Così sono , questa mattina almeno in Camargue, nell’Etang de Vaccares , a vedere centinaia di fenicotteri rosa che passeggiavano indisturbati . La nostra meta era il faro di Gacholles, cui si arriva a piedi dopo un certo andirivieni di stradine tra gli stagni, e quattro km di sterrato con molti buchi (d’altra parte per cosa ho comprato la macchina che fa beep che è un Suv?). Comunque arrivate al parcheggino ci siamo fatte lietamente km3,2 ar per arrivare al faro, abbiamo salutato la simpatica signora dell’accueuil che stava giustamente andando a pranzo, e fatto pipì nel più strano dei bagni chimici. E siamo tornate alla macchina, io Amica giovane e i miei problemi muscolari. Poi siamo andati a pranzo a Les Saint Maries de la Mèr con l’idea di vedere poi il santuario. Il pranzo era eccellente. In chiesa c’era un funerale. Abbiamo fatto un giro, siamo tornate e abbiamo giocherellato con l’idea di chiedere ai cassamortari quando finiva (stavamo intraudendo una pessima versione dell’Ave Maria di Schubert. Poi ha attaccato la chitarra manouche e abbiamo capito che era un funerale vip. Alla fine siamo riuscite a vedere la chiesa, ma siamo arrivate ad Aigues Mortes con il buio – anche perché siamo rimaste a guardare il tramonto in spiaggia a Les Saintes Maries ( che ci fosse una spiaggia proprio non lo ricordavo). Comunque abbiamo dribblato la pioggia
Non so voi, ma è un periodo in cui siamo più o meno tutti non in formissima, almeno intorno a me. Io poi ho sempre la faccenda anatra zoppa, anche se ormai dovrei chiamarla la parte di me che è anatra zoppa e ovviamente adattarmi o abbozzare. Va beh smetto e vado a fare lezione di pilates.
Aaah allora dicevamo. Cosa si può fare in questa domenica con la nebbia che copre la camera a gas più grande d’Europa, ossia la Pianura Padana tm?
Prima di tutto, si può restare in Mandrognistan Ville, dove c’è la non millenaria Fiera di San Baudolino. Che è esistito, forse – sì siamo una solida terra di miscredenti, e il nostro santo patrono era un eremita longobardo, di cui parla Paolo Diacono che certo come fonte è da prendere con le molle. Vi ricordo per altro che l’unico papa della zona è San Pio V, noto ai più per la battaglia di Lepanto, e certo non per le sue doti teologiche. (un salto a Boscomarengo a vedere il complesso fatto da lui costruire, e di cui ho già anche parlato vale sempre la pena). Comunque il clou della fiera è domani (la festa è lunedì, e sì non lavoro). Ci sono i negozi aperti le bancarelle di prelibatezze piemontesi varie musica in vari lughi della città, un’esposizione di vini a Palazzo Monferrato, e già che ci siete se non lo avete mai visto il Museo ACDB (anche se andare in giro in bici ora è freddino e il sanpietrino traditore). Insomma, la classica occasione per girellare nella città, flaner, e pure trovare il foliage senza fare km. Sugli spalti potete pure tuffarvi in mezzo alle foglie e se avete un cane sarà felicissimo, a meno che non passi l’amiu stanotte a soffiarle via. Stamattina in giro c’erano persino turisti stranieri
Se vi chiedete il perché, il sindaco e soprattutto il vicesindaco vogliono rebrandizzare la città. Sono di Mandrognistan Ville, quindi Disincanto è il mio secondo nome, quindi il mio commento è : boh
Altrimenti. C’è la Fiera a Casteggio, me lo ha detto Lulu, ma io non so cos’è, e forse nemmeno lei, ma anche lì sono Longobardi. C’è un mercato antiquario ad Aosta, tra l’altro in zona St Martin de Corleans , così potete vedere il nuovo museo dedicato all’area megalitica, che nemmeno io ho ancora visto, quindi sarebbe un’ottima idea. C’è il mercato antiquario di Chiavari, che a me piace sempre, ma dato che lo scorso mese ci ho lasciato una cifra meglio di no.
Oppure potete andare all’opera. A Piacenza danno la trilogia popolare di Verdi (Rigoletto, Il Trovatore, La traviata), che sono davvero pop, trucissime nella trama (omicidi, duelli, fratelli perduti, zingari roba davvero da grand guignol) e molto come dire orecchiabili. Io ho visto Il Trovatore, domani c’è La traviata, (“Libiamo libiamo nei lieti calici ecc.) è una pomeridiana che comincia alle 15.30, a seguire il link per acquistare i biglietti. https://www.biglietteriateatripiacenza.it/home.aspx
Partono da 22 euro, ossia costi davvero popolari. Il teatro Comunale di Piacenza è bellissimo e ha un’ottima acustica, siamo nel triangolo verdiano, ossia nei luoghi in cui Verdi lo cantano i ragazzini delle elementari (c’è un magnifico documetario di Marco Bellocchio che racconta della passione popolare di Piacenza per Verdi), c’è un eccellente baritono, Ernesto Petti, da tener d’occhio. Venerdì sera era pieno di ventenni tappati da opera, paillettes e tacco 12 incluso.
Mandrognistan Ville stamattina, local Foliage, mar Ligure generico, collegiata di St.Orso, il teatro comunale di Piacenza ( i palchi del loggione valgono come ultratrail)
Mentre mi crogiolo al sole di fronte a una stupenda mareggiata (quando leggerete miei venti lettori starò in ufficio con le luci accese e spero anche il riscaldamento- ma non sarà sicuro così tiepido) vi suggerisco una cosa da fare, come il trenino delle Centovalli, un po’ tutto l’anno: il trenino rosso del Bernina.
Che era una delle cose da un po’ sulla mia bullet list e finalmente questa estate ci sono riuscita (abbiamo prenotato un monolocale nell’unico posto disponibile e relativamente a buon mercato dei dintorni. In Svizzera, ed è tutto dire).
Noi abbiamo fatto tutta la tratta da Tirano a St Moritz, dove abbiamo comprato una cosa deliziosa da asporto da Hanselmann e l’abbiamo mangiata sulle panchine antistanti la piazza. Perché come sempre spesso con Amica giovane si saltano i pasti o quasi. E per altro pranzare da Hanselmann guardando il menu è pure relativamente abbordabile se non volete lo champagne millesimato. In generale in effetti i prezzi di St Moritz non sono stratosferici: ovviamente le scarpe di Prada costano come a Milano, e immagino anche i Rolex, o gli Eberhart che a me piacciono di più. Ma guardando ad esempio articoli sportivi di marche conosciute , al netto del cambio i prezzi erano quelli reperibili sul sito.
Il viaggio in sé è la cosa più interessante perché sino alla fermata dell’ospizio Bernina i cambiamenti di paesaggio sono particolari, dato che la linea sale di quota rapidamente (le due più interessanti secondo me sono Cavaglia e Alpe Grün, quando si aprono i panorami sul massiccio del Bernina)
La discesa verso St Moritz è molto più rapida e dolce.
Qualche informazione pratica. La linea Tirano – St Moritz delle Ferrovie Retiche svolge servizio viaggiatori regolari; solo alcune corse sono quelle turistiche, dotate di ampie vetrate. I posti sono di solito pochi e si prenotano anche tramite agenzie online. Ecco, non ne vale la pena . Sul Sito della Ferrovia Retica c’è la possibilità di prenotare sia le carrozze panoramiche sia i biglietti ordinari (nemmeno loro molto a buon mercato- siamo in Svizzera): bisogna fare qualche giro sul sito, che non è navigabilissimo, ma è possibile acquistare i biglietti ordinari (ricordate : due biglietti, uno per il viaggio di andata uno per il viaggio di ritorno ) In realtà le carrozze ordinarie, con i pendolari, e i viaggiatori ordinari , permettono di ammirare il panorama con eguale ampiezza . A differenza di altri treni il lato in cui ci si siede non ha molta importanza: all’andata il lato destro consente di apprezzare il tragitto e il lato sinistro le montagne (e il viadotto elicoidale di Brusio che è il piece de resistance della linea)
Naturalmente il controllore è arrivato mentre stavo fotografando il viadotto. Sì i controllori passano sempre . Quindi niente scherzi siamo in Svizzera (in cinque giorni abbiamo preso due multe una per superato i limiti di velocità sulla strada dell’Umbreil dove i ciclisti andavano più veloci di noi).
Noi siamo state in estate, ora c’è il foliage, in inverno la neve.
Sempre per andarci a cercare del foliage (ossia i colori dell’autunno che in Mandrognistan ville e dintorni di solito deprimono) sono in Liguria. Niente montagna? No o meglio, sono qui per studiare la montagna. Bello vero? Perché essere un amante della montagna vuol dire anche studiarla, comprenderla, capire le sue trasformazioni.
Perché il paesaggio di montagna ha una storia, e quello che chiamiamo “Natura” o ambiente storicamente è definibile attraverso il rapporto con l’uomo. Aveva ragione mio marito, caro, quando mi diceva che la natura non esiste se non in relazione all’artificiale (sì io allora camminavo, lui stava sotto un albero a legge re dopo facevamo della filosofia, che è comunque una cosa che ancora faccio benissimo. ) Camminare ehm…comunque anche il direttore di Cuneo è arrivato con le stampelle (cioè, lui ha le stampelle perché guess what si è fatto uno strappo facendo una escursione: io non ho le stampelle però il ginocchio mi cede lo stesso). E dopo aver parlato di montagne e animali e paesaggio abbiamo parlato molto anche di ginocchia.
Se poi volete dei suggerimenti per le vostre gite fuori porta:
Il piccolo ma interessante museo di Carpasio -sì sembra il nome di un pesce ma è un posto sopra Badalucco in mezzo ai boschi e ai casoni
Cosa sono i casoni lo scoprirete andando ecc.
Oppure seguendo le tracce di Felice Cascione, U megu andando da Imperia verso Armo (già che ci siete potete comprare l’aglio di Vessalico perché si va verso Pieve di Teco – anche a piedi) Felice Cascione è l’autore di Fischia il vento
E quella era la canzone di mio padre
Oppure a Sanremo a cercare le tracce, attraverso le lapidi messe in città, del partigiano Santiago, Italo Calvino. Che era di Sanremo e la descrive spogliata di ogni risvolto turistico ne Il sentiero dei nidi di ragno
Sono al mare piove e sto dicendo mentalmente parolacce al mio ginocchio. In realtà la faccenda è un po’ più complicata di così e ho il vago sospetto che forse dovrei farmi una bomba dí antinfiammatori e tanti saluti (All’ortopedico, i saluti e non solo a lui)
In ogni caso, mi aspettano altre analisi e altre decisioni, sempre nell’ottica di ricominciare a camminare, cosa che non posso programmare perché non so cosa mi aspetta. Rant numero 8 credo. Ho di recente incontrato un vecchio compagno di scuola e abbiamo praticamente passato il tempo comparando i nostri ortopedici, come in un film di Verdone. Lui ha deciso per il bisturi, tra l’altro.
Comunque ora che il New York Times salvare sancito che il trenino delle Centovalli è il place to be di quest’autunno, mi rimando a quando ne avevo scritto a marzo. Ora sarà anche più difficile procurarsi i biglietti, dato che è diventato così popolare, ma potrete sempre controllare le disponibilità sul sito, qui. Si comincia l’ 11 ottobre, domani, per un mese circa. Poi arrivano i mercatini natalizi, le festività, oddio…Tra l’altro mi è venuto il ghiribizzo di cercare qualcosa per l’8 dicembre ma ho immediatamente lasciato perdere. In ogni caso mi toccano ancora dei viaggetti per lavoro, quindi non posso davvero lamentarmi. Uno è per un convegno in Liguria, e belin, da veri liguri non ci rimborsano un centesimo, ci invitano a pranzo e via. Ripeto, imparare dai siciliani, l’ospitalità.
Potendo, avendo soldi, avendo le ginocchia…. La materia prima ce l’ho. Ossia la barca. Non nel senso che mi comprerei una barca, nel senso che comunque con il TFR che ancora non ho (in questo paese te lo danno subito se muori, e se lo godono i tuoi eredi. Io con quello di mio marito ho comprato un garage.), con il mio TFR dicevo non mi posso comperare una barca, non un camper, forse mi rifaccio l’altro bagno. Però ho conosciuto uno skipper e si può navigare, trombe marine permettendo, sino ad autunno inoltrato.
Lo rifarei, ossia mi è piaciuto? Sì, ma. Tenete conto che il problema più importante io lo avevo risolto in partenza. Ho navigato con persone che conoscevo e apprezzavo. Se no, la barca è uno spazio ristretto, e se non vai d’accordo con i naviganti, può scapparci il morto . Pure se sei sullo yacht da seicento metri di Zuckerberg, quello che da solo inquina come la pianura Padana; figuriamoci se sei su un 15 metri a vela.
In barca si sta stretti e avendo dovuto la prima sera dividere la cuccetta con una persona alta come me, la nottata è stata un incubo per me e per lei. In più il giorno dopo la mia compagna ha scoperto di soffrire di mal di mare. Io no. E nonostante le caviglie, in barca sono stata benissimo. Però la prossima volta cercherò una barca provvista di passerella, perché saltare dal ponte al molo e dal molo al ponte, veramente ecco no. Per un breve, brevissimo momento sono stata tentata di salutare la felice compagnia ( due persone almeno so che in quello stesso breve attimo avrebbero voluto sotterrarsi) . Ma ho resistito alla tentazione. Poi skipper n.2 il giorno dopo mi ha insegnato come fare su e giù senza ammazzarmi al punto che l’ ultimo giorno quasi non avevo bisogno di aiuto. Quasi.
Altro caveat. Se non c’è vento ti tagli le vene. Certo le barche hanno il motore e infatti abbiamo bordeggiato sino alla meta in sei ore. A fare lo stesso percorso con il vento ci abbiamo messo un’ora e mezza ed è stato entusiasmante. Mare grosso, onde alte, non muovetevi dal pozzetto, una meraviglia. Nemmeno la prospettiva del bagno ai balzi rossi ha reso la giornata meno noiosa. Qualcuno si è buttato , io e la ragazza che con il fidanzato completava i passeggeri ci siamo guardate e all’ unisono abbiamo detto ma chi ce lo fa fare…c’erano un po’ troppe moto d’acqua in giro. Tra l’altro ho avuto davanti il VERO AMORE un intero week end. Che lei preferisse essere ovunque piuttosto che in barca era palese, probabilmente pure a fare la maglia in cortile ( glielo si leggeva in faccia la prima mattina quando si è trascinata fuori dal suo loculo…cuccetta – il suo fidanzato, oltre che attraente e simpatico era altissimo, quindi anche la sua nottata non doveva essere stata delle più felici. Inoltre lui era intenzionato a prendere la patente nautica). Non si è mai lamentata, è stata gentile con tutti , disponibile, una favola. Massima stima.
Comunque appena arrivati a Mentone, ho salutato tutti e mi sono buttata nel primo mare disponibile. Poi con le mie amiche sono andata a bere. Alla salute di quelli che navigavano con la bonaccia senza motori. Immobili in mezzo all’oceano pregando Dio o chi per esso che mandasse un po’ di vento. Noi almeno vedevamo la costa. Ho imparato tra l’altro che il Mar Ligure è un mare infido, specie per i venti che vengono dalle montagne. Una situazione abbastanza unica al mondo.
E quindi sì, dato che non ho ucciso nessuno, non ho fatto brutte figure, non ho sbattuto contro il boma, né contro altre parti in legno o metallo, e, mi è stato detto, ho sopportato benissimo la situazione (appunto, non ho ucciso nessuno), lo rifarei.
Ho visto e pubblicato anche nelle storie, la partenza del Tor des Géants. Quando ho avuto tempo di rialzare la testa, Collè si era già ritirato e i due che avevo iniziato a seguire alla fine sono arrivati secondi exaequo
La mia impressione, quest’anno che comunque sto lavorando lo stesso a pieno ritmo di prima (con meno ansia tuttavia) è che abbiamo corso più in fretta del solito- ma forse mi sbaglio, chissà.
Oggi è sabato, stanno arrivando gli ultimi dei Tor più lunghi (330 e 450) che hanno la ghigliottina del tempo alle 18. E intanto arrivano quelli del Tor 30, il passage au Malatra, che però adesso-quest’anno è cambiato il percorso- non vanno su al col d’Entre deux Sauts, ma scendono subito al Bonatti. E stavolta ha vinto un atleta di casa, Emile Chenaz. Ha fatto comunque un tempo e, tre ore e qualcosa, che a me servivano per salire dal Bonatti al Malatra più o meno. Tutto video compresi si trovano qui sul sito ufficiale del Tor.
Come anatra zoppa non ho molto da dire.
Foto di altro ultratrail che ormai non si sa che può succedere
Ebbene in questa estate in cui ho fatto un sacco di cose nuove, sono andata più a sud del sud di quanto non sia mai stata- ossia Paestum, in Italia ( nel mondo direi che se la giocano Malaga e Adalia, con la Sicilia, ma in una pigra domenica mattina non ho voglia di confrontare le latitudini). Quindi ok sono andata in Sicilia per lavoro e come chiunque credo nel mondo mi sono innamorata. Del luogo, intanto. Sono a Ortigia, in una via laterale della Giudecca, molto tranquilla, con solo i gatti e gli abitanti, che sì chiacchierano seduti nel vicolo, ma la maggior parte delle vecchie abitazioni a pianterreno come sola luce hanno la porta d’ingresso. Ieri pomeriggio ci siamo fatti tutti i fatti della vicina che chiacchierava con un’altra signora e ormai vorremmo sapere come è finita la storia della lastra di marmo, ma pareva brutto chiedere ( per non parlare dei figli del carrozziere: mi pareva di sentire la mia prozia Ernestina che iniziava i discorsi chiedendo “ti ricordi di…” e tu ovviamente non avevi idea di chi stesse parlando. Solo con accento ligure appenninico e non siculo).
A Ortigia c’è un Duomo spettacolare costruito sul tempio greco di Atena, un altro tempio dorico dedicato ad Apollo, una fortezza costruita da Federico II, chiese e palazzi (nella chiesa di Santa Lucia extra muros c’è un Caravaggio), e se sapete dove cercare una famiglia di architetti cui si deve il volto moderno di Ortigia che firmavano i loro edifici con un geco (e qui gratitudine enorme per la prof.ssa Lavinia Gazzè dell’università di Catania e alla sua enorme conoscenza della città- e alla passione con cui ce l’ha raccontata portandoci in giro, solo per il piacere di condividere).
Cerca il geco
C’è anche una piccola spiaggia (anche se la zona balneare di Siracusa è più in là) e poi (ma sono due cambi di autobus da Ortigia) tutta la zona archeologica e le latomie.
E la luce
Full moon over Ortigia
Dimenticavo, le mie amiche hanno fatto su ogni tipo di signori di ogni età, io ho fatto su dei gatti (ovviamente).
(Ps. Con moderno si intende l’età moderna…quella dopo il Rinascimento)