The bare minimum

Sono sempre un’anatra zoppa (certificata) e da come si mettono le cose ci vorranno forse più delle trenta sedute di fisioterapia che hanno rimesso in piedi il mio pres. lo scorso anno. Ma io rispetto a lui ho il vantaggio di essere (oddio, forse “stata”) una sportiva che al di là del tirarsela per questo con le amiche ha imparato ad ascoltare il suo fisico. Ora per alcuni versi mi trovo spiazzata ( e devo dire lo è anche in parte il mio fisioterapista dott. Massa che di solito tratta gente ben più e diversamente sportiva di me- cioè atleti professionisti, gente da Tor per dire). Nel senso che sto oggettivamente meglio rispetto alla tarda primavera ma non sto bene. Soprattutto i dolori non sono scomparsi e passo da giorni in cui tutto sommato si va a giorni in cui il dolore è lancinante, come domenica scorsa, in cui i 500m da casa mia a casa di cugina sono stati un tormento. Il giorno prima tutto bene, lieve fastidio, nuotatina e passeggiata per comprare la focaccia (non puoi andartene da Finale senza focaccia, lo dice anche la mia dietista). Boh le stiamo provando tutte e niente di quel tutte è particolarmente piacevole. Non vi dico cosa faccio perché ciascuno è un caso a sé.

In ogni caso sto seguendo le prescrizioni del mio fisioterapista di iniziare con tratti in falso piano-leggera salita per vedere l’effetto che fa. Così ho sperimentato il mio bare minimum: come chiunque vada in montagna sa c’è una soglia che ci colloca tra l’essere ok e l’essere proprio fuori forma, quale che siano le ragioni.

Il mio minimo è il primo tratto dell’itinerario che sale al rifugio Elena dall’Arnouva in fondo alla val Ferret, seguendo la vecchia strada poderale e non il nuovo tracciato più corto che permette di vedere la cascata. L’ho fatto sia in salita sia in discesa ed è abbastanza scivoloso. Ho fatto il mio bare minimum e sono sopravvissuta. Al dolore, non alla strada anche se dopo mesi di inattività avevo all’inizio un po’ di fiatone, ma ciò che sta al di sotto mi ha consentito di non fare accelerare troppo il ritmo cardiaco. Poi mi sono fermata per testimoniare al mondo che il mio lo avevo fatto ho alzato la testa e ops la solita nuvoletta che stava scendendo dal mont Dolent. Sono tornata più velocemente possibile date le mie condizioni, ma come sempre non è stato sufficiente- nemmeno ad Amica Giovane che è venuta giù dall’Elena di corsa (letteralmente) .

È finita con un classicone: in mutande all’Arnouva a cambiarci io i pantaloni e Amica giovane praticamente quasi tutto. Davanti alla roulotte del pastore che era sceso subito dopo di noi ma signorilmente con l’ombrello.

Contate un’oretta dall’Arnouva al rifugio Elena e due ore e mezza sino al col Ferret. Dopo la neve dei giorni scorsi , almeno ramponcini assolutamente necessari a meno che nelle prossime settimane le temperature non si alzino drasticamente. All’Elena è aperto il dortoir per chi fa il TMB, altrimenti in valle non potete prendere nemmeno il caffè. Bonatti ancora aperto oggi, nei prossimi giorni occorre informarsi.

Il minimo prima del diluvio
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camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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