Adventures in…

Lo so, cari 650 lettori (Manzoni scansate), che state aspettando con ansia il consueto #streamofsfiga e chi sono io per non accontentarvi? Ormai ho l’impressione che le cose capitino perché io possa scriverne, presto o tardi.

Ma dato che ho passato la settimana a scrivere di cose serie, mi riposo con un post molto meno serio.

Sono andata al Pian della Mussa, decidendo, per una volta, di dar retta alla mia bullet list, e partita a congrua ora, me ne sono andata sino al pianoro in un giorno in cui sulle montagne si vedevano diverse nubi. Devo dire che salendo da Ceres sino a Balme vedevo cose interessanti, quei bei palazzi dell’Ottocento quando nelle valli di Lanzo iniziava la villeggiatura in montagna, la stagione invernale dello ski (il cui uso in Italia è stato importato da quelle parti prima ancora che al Sestriere), insomma mi sentivo pronta per una nuova esplorazione. Quando vado in un posto nuovo di solito mi limito ad un giro senza meta, per vedere gli imbocchi dei sentieri, insomma per mettere i piedi nel luogo e familiarizzare.

C’erano tantissimi fiori, il panorama era quello che era (cioè non c’era per via delle nuvole), me ne sono andata sino alle baite del Giasset, mi sono seduta a guardare il panorama, poi sono scesa per godermi un po’ il pianoro e poi andare giù a Balme a comprare la toma ed eventualmente fare una passeggiata anche a Ceres (che non ho mai visto): insomma una giornata rilassante e senza pensieri.

Torno all’auto, faccio il giro sino al lato passeggero per lasciare lo zaino sul sedile e oplà, gomma a terra. O meglio non solo a terra, ma probabilmente sciupaia (non si legge sh, ma proprio s -c dolce), scoppiata, con il cerchione poggiato direttamente sulle pietre.

Tranquillizzatevi, al Pian della Mussa non circolano pericolosi teppisti (sia mai che mandi in crisi il turismo): la spiegazione più probabile me la sono data da sola, cioè che il fattaccio è avvenuto o strada facendo o addirittura il giorno prima, e la gomma ha retto sin lì e poi ha esalato l’ultimo respiro.

Tuttavia ero in capo al mondo nel tardo pomeriggio di sabato. Valutando il da farsi, la prima cosa che ho fatto è stata di chiamare il mio meccanico (la guida alpina) sperando che magari fosse non troppo lontano da venire a salvarmi – vi ho già detto che il mio meccanico ha il brevetto di guida alpina e accompagna gente a tempo perso? Ditelo, che poteva capitare solo a me…

Comunque la mia scelta ha dato il via a questo dialogo surreale:

  • Pronto?
  • Buongiorno M… sono la prof.ssa… la cugina di Alberto, ha tempo un momento? Mi dispiace disturbarla di sabato pomeriggio. (dico sempre che sono “la prof.ssa”, ho scoperto che al mio prossimo è più facile identificarmi – poi per carità per il mio elettrauto sono “la figlia della maestra”, la sua, eccetera)
  • No, no si figuri, ma sono fuori casa…
  • Ehm anch’io, sono al Pian della Mussa e ho una gomma bucata.
  • Ah che bello il Pian della Mussa, però noi siamo in Sardegna, sa abbiamo degli amici e abbiamo pensato di fare un po’ di vacanza (noi qui significa lui e la sua consorte, a meno che non abbia portato anche sua mamma plurinovantenne).
  • Ah no, ma beato lei , tranquillo cerco di arrangiarmi in ogni caso.
  • Se vuole la guido a distanza così può cambiarla lei (sì ciao, come no, se sapevo cambiare la gomma da sola che ti telefonavo a fare?)

Comunque mi dà diversi consigli (uno almeno l’ho rivenduto al carro attrezzi). Metto giù, perché nel tardo pomeriggio la batteria del telefono si sta scaricando e io NON HO PORTATO IL CAVO DI RICARICA (aggiungete parolacce assortite, ma era una giornata tranquilla alle sette di sera sono a casa a cenare i gatti). Alternativa: o l’ACI o il soccorso stradale dell’Assicurazione della Giulietta, che non ho mai chiamato (vi ricordo che ho due automobili, Meggie ha un’assicurazione veramente basica, così ha senso essere socia Aci).

Così chiamo l’Aci, faccio lo spelling di Balme (la gentile signorina continua a capire Valme anche se dico B come Bologna), frazione Pian della Mussa, città metropolitana di Torino, sono nel primo parcheggio sulla destra, di fronte a me c’è l’agriturismo la Masinà, mi faccio un selfie e te lo mando? Comunque mi dice, una mezz’oretta e sono lì. Non ci credo, ovviamente, e vado a fare una passeggiata sino alla panchina gigante di Pian della Mussa – poi di questa epidemia di panchine giganti dobbiamo parlare. Intanto che sono lì arriva un sms in cui mi dicono che il mio numero di pratica è lungo sei cifre e saranno lì alle 21 – cioè dopo quattro ore e mezza. Per fortuna siamo in estate e c’è luce. Così vado a bere un caffè e intanto mi informo sulla cena. Prenoto, poi vado a prendere il pile perché comincia a fare freschetto, e intanto squilla il telefono:

  • Buonasera sono il soccorso stradale. Ha fatto?
  • Ehm no…
  • Ah … ma non l’ha aiutata nessuno (caro, in giro ci sono sono vecchietti – ossia persone più anziane di me – a cui sinceramente meglio non fare altri incidenti)?
  • No, in effetti.
  • Ah no era per sapere. Sono a Usseglio, sa dov’è?
  • Certo, eh le ci vorrà almeno un’ora e mezza ad arrivare sin qui.
  • Ah conosce questa zona…bene. Arrivo per le otto.
  • Benissimo, se non mi vede sono all’Agriturismo la Masinà a cenare.

Così vado a cenare (e si mangia bene, tra l’altro, sala pienissima). All’improvviso entra una famigliola con due cani , e parte il cane che comincia ad abbaiare (ho capito che non le piaceva il mio zaino verde Technique Extrème – una volta tolto di vista si è calmata istantaneamente. Boh), lui dice: scusate, nel parcheggio c’è una Giulietta con una gomma a terra…

  • Eccomi! E’ la mia.
  • Ha chiamato un carro attrezzi?
  • Sì, ceno intanto che aspetto.
  • Eh meno male, perché poi se viene buio è più difficile cambiarla (Eh già, figlio caro, dare una mano?)

Comunque alle otto spaccate è arrivato il carro attrezzi, di San Maurizio Canavese (Cari amici dell’Aci, ma uno di Torino no?, cintura?, zona Lanzo? Ma povero lui). E’ saltato sui bulloni per riuscire a smontarli, mentre dalle sue tasche volavano il telefono, un braccialetto, il portafoglio. Comunque mettiamo il ruotino (consiglio, anche suo: meglio il ruotino che il kit gonfiabile, se la gomma è tagliata addio), compiliamo le scartoffie, mi dice mi raccomando, vada a non più di 8o all’ora e se ne va sferragliando giù dalla non larghissima strada del Pian della Mussa.

Sono tornata a ottanta all’ora a casa mettendoci una vita, e che fatica non pestare sull’acceleratore…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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