Ancora ripartenze (5)

Ho scelto uno scorcio meno noto, la scorsa settimana, per parlare del mio fine settimana in Val d’Aosta; proprio per rimarcare come una delle più montuose tra le nostre regioni non sia solo Cervinia o Courmayeur, ma una miriade di piccoli borghi deliziosamente pittoreschi (e difficilissimi da vivere per i pochi abitanti, però). Per chi come me non si assembra nemmeno con se stessa, ritornare in luoghi che non aveva più visto da quando a Courmayeur ci andava in corriera (non pullman, non autobus, proprio in corriera) è fare un tuffo nel passato. In realtà, un po’ più per caso che scelta deliberata, sono andata tre giorni a Courmayeur … senza passare nemmeno una volta dal paese. Vuoi perchè più invecchio e meno lo riconosco , o almeno lo riconosco come “il mio paese” e vi assicuro che lo è, o almeno lo è stato, vuoi perché in effetti, il mio andare a Courmayeur è diventato andare un po’ in tutta la Valdigne, anche cercando scorci che ancora non conosco – e ce ne sono; vuoi perché ormai da qualche anno facciamo base a Dolonne, nel delizioso Hotel Dolonne, e io sono diventata troppo pigra per andare a prendere l’aperitivo al caffè della Posta dopo. Parlando con Barbara e con suo marito delle difficoltà di gestire un’attività a carattere “familiare” in era Covid sono venute fuori alcune cose interessanti, almeno di come stanno andando le cose sulle Alpi Occidentali. In val d’Aosta hanno perso tutta la stagione invernale, con una perdita di ricavi di centinaia di migliaia di euro, che Barbara in realtà mi ha quantificato con la consueta precisione. I “ristori” (accidenti a chi si è inventato questa espressione) o meglio i giusti risarcimenti, sono stati legati ad una burocrazia sovente assai complessa e sicuramente giunti in modo ridotto e tardi: questo tra l’altro ha creato anche ritardi nella programmazione della stagione estiva, rendendo difficile a volte reperire personale adatto (in sala ad esempio, c’erano un ragazzo sardo – probabilmente uno studente di scuola alberghiera- e la figlia del cuoco, una studentessa liceale intelligente e sveglia, e una cameriera più “anziana”, non si offenda, ma sotto i trent’anni, necessaria per la turnazione del personale); il personale “fisso” sono in realtà le signore delle pulizie e il portiere di notte, che hanno un contratto a tempo indeterminato. L’avvenire dell’industria dell’ospitalità pende però dalle parte delle grandi strutture, gestite da società che permettono di assumere più personale da spalmare su diversi alberghi, sempre per la questioni dei turni e dei riposi. I più “piccoli” hanno molte più difficoltà. Nei week end l’hotel era pieno, e sicuramente in paese c’erano molte più persone. Sui sentieri, assembramenti nemmeno a cercarli: nemmeno in un luogo solitamente frequentatissimo come il lago d’Arpy.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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