Il mio, inizio alla grande

Anch’io ho iniziato l’anno con un’escursione, non di così grande respiro come Amica Giovane, ma ho messo il punto, da quella persona tignosa che sono su una cosa che non avevo fatto nel 2021 (avete presente le seconde possibilità, vero? questo significa che questa primavera al rifugio Bagnour con o senza ciaspole ci arrivo di sicuro).

A dicembre del 2021 ero andata alle Gorges de Daluis ma grazie a google mi ero fatta un giro panoramico in mezzo al nulla ed ero arrivata sul posto troppo tardi per fare un’escursione: mi ero limitata a guardarle dal basso e poi ero andata a Entrevaux a vedere la fortezza. Adesso, sapendo esattamente che strada fare, ho abbandonato google e sono arrivata in circa un’ora e mezza di auto alla base del mio itinerario per il Point sublime. Di mattina e con la frontale che in ogni caso non fa male. Sapevo che l’itinerario era di circa un’ora, ho controllato cosa mi serviva (ho sempre l’attrezzatura in auto e avevo buttato dentro anche un cento grammi non particolarmente tecnico, ma poteva sempre andar bene).

Anche qui, il sentiero non presenta particolari difficoltà, intagliato com’è a mezza costa nelle rocce rosse delle gole – a meno che non soffriate proprio di vertigini, ma non si avvicina veramente mai allo strapiombo. Il primo tratto sale in un bosco di querce e castagni, poi emerge su un primo ripiano che resta proprio sopra al parcheggio presso al ponte de Boréon. Lì ho incontrato la coppia che avevo visto salire con un pastore australiano quando ero arrivata. Per quanto veloci non potevano essere arrivati sino in cima e ho il sospetto che molti si fermino lì, perché in effetti rimane al termine della salita. Invece i segnavia gialli proseguono in saliscendi a mezza costa, accompagnati da cartelli che spiegano la composizione geologica del luogo e gli animali che lo abitano. Si raggiungono così tre piattaforme successive; la seconda è una vera cabane molto utile perché riparata dal vento – dato che a seconda del punto in cui ci si trova il vento può essere forte o calmarsi del tutto. Era un posto talmente piacevole che mi sono fermata a bere e a mangiare la mia barretta energetica e poi mi sono diretta verso l’ultimo punto panoramico.

Devo essere sincera? Bello ma non straordinario: in effetti rimane nella prima parte delle gole (le cascate e il ponte de la mariée non si vedono, perché sono parecchio più avanti). E sublime, nel senso kantiano del termine no (lo so sono snob, ci metto la filosofia ovunque). La cosa che ho trovato più bella in effetti è essere sulle gole, su quella roccia meravigliosa.

Alla fine ho fatto tutto il percorso in auto e mi sono pure fermata a Guillaume. Nella deserta Guillaume. Dove i locali mi hanno salutata con entusiasmo.

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Cominciare alla grande

Ma alla grande non ho cominciato io, bensì Amica Giovane che ha terminato il 2023 in Val Maira mentre io tenevo compagnia a Lulù e al Giulio e poi tornavo a casa in tempo per salvare i gatti dalla paura dei botti: i gatti, tutti, dormivano della quarta e sono andata a dormire con loro.

Il suo itinerario parte dalla borgata Canosio ed è il bellissimo percorso che porta all’altopiano della Gardetta al cospetto di Rocca la Meja. D’estate è possibile arrivare in auto sino oltre la borgata Preit, ma la strada per il colle in inverno ( e anche nei week end estivi) è chiusa da in ordinanza del sindaco di Canosio. Questo vuol dire cento metri di dislivello e un tre km in più da Preit al passo. Da lì si dipartono diversi itinerari, il più noto dei quali porta al Piano della Gardetta che è un geo sito dove si trovano tracce di animali antichi ( verso destra); verso sinistra si arriva al cospetto della rocca e volendo si può ridiscendere verso Canosio e Marmora attraverso il colle del Mulo. Entrambe queste escursioni possono essere compiute con le ciaspole, i ramponi o gli sci o senza niente in estate. Quando ci sono state Amica Giovane e Dandyfunky ( il nick è proprio il suo, io non c’entro) faceva freddissimo, ma non c’era quasi neve. Adesso deve essere abbondantemente nevicato ( ho visto che a Pian Munè riapriranno le piste a breve) e per cortesia attenzione al pericolo valanghe che per adesso ( metà settimana ) è a livello 2 (debole) nella zona, ma bisognerà vedere come evolverà nel week end. Quindi Controllate il bollettino Aineva che è sempre affidabile e soprattutto date retta a quello che leggete, e non uscite con pericolo da 3 in su ( che ci sono già stati incidenti mortali)

Per ogni altra informazione, l’ultimo numero di “Meridiani Montagne” è dedicato alla Val Maira ed è bellissimo – e parla proprio di questi itinerari (e mi ha fatto scoprire cose che avrei dovuto fare quest’estate, tipo andare all’Espaci occitan, e che farò appena posso)

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Rieccoci

Ecco un breve riassunto di quanto accaduto e poi siamo pronti per ripartire ( io Lulù Amica Giovane i gatti i cani e l’anno bisesto anno funesto che sarà pure l’anno del Dragone ecc ecc). Intanto è iniziato con una operazione e con me a mezzo servizio e poi si vedrà.

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Buon anno

Verso Pian Preit- Foto di Irene Martini

Speriamo anche noi di salire sopra le nostre nuvole (quali che siano).

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Last minute

Come sapete, io di solito faccio i regali di Natali presto, almeno alle persone cui voglio bene. Quest’anno ho fatto più fatica del solito a fare tutti gli altri – ma ovviamente, quest’anno è più grinch del solito e il mio amore per l’umanità (a parte poche eccezioni) è, credo, ai suoi minimi storici.

Ora vi lascio qualche suggerimento #adv (tranquilli, su amazon sinora ho guadagnato esattamente 36 centesimi, per cui, contribuite a comperare il cibo ai miei gatti, please, che Pepita mangia assai)

i miei nuovi ramponi – ricordate, ho comperato i ramponcini per andare su ghiaccio. Attenzione, sono ramponi da escursionismo, non da alpinismo, sebbene non ne veda la differenza sostanziale (e vi assicuro non sto cercando polemica). Ebbene, provati a Pian Munè dove il ghiaccio c’era, vanno benissimo. Non costano molto, e sono state una scelta giusta per chi li usa in maniera saltuaria. Sono solidi, si infilano e tolgono con facilità anche per una foca come me (in piedi appoggiata a un albero, per dire ) e non si sfilano. Quindi, promossi a pieni voti.

un ottimo paio di ciaspole Ferrino – qui l’endorsement viene da un’amica (non Amica Giovane), che le ha comperate, testate e approvate. Costano, ovviamente, ma le mie ormai vetuste Tubbs costavano di più. Ricordo che le ciaspole si scelgono in base al peso, non alla lunghezza del piede /scarpa. Queste vanno sino a cento kg di peso. Il modello Ferrino Lys Special (le altre sono le Castor) è il più venduto. C’è anche La pagina delle Tubbs nel caso voleste provarle, anche un modello in alluminio

Il vero problema, per le ciaspole, è che non c’è neve quasi da nessuna parte, e sabato ad Aosta e dintorni c’erano 20°…e il foehn. Quindi fare #adv su per altro ottime ciaspole sa più di wishful thinking: l’ultima volta che ho ciaspolato su neve vera è stato a febbraio 2020 a Cervinia (chi mi segue dovrebbe ricordarlo) subito prima di voi sapete cosa.

I bastoncini invece dovreste poterli usare tutto l’anno (da trekking, non da nordic che sono un’altra cosa) . Ci sono questi Bastoncini TreKking Ferrino di ottima qualità (io consiglio un modello che si adatti all’escursionismo estivo e invernale) e se volete la Ferrari dei bastoncini da trekking, i Salewa

Sabato e foehn.

In ogni caso, questo blog va in ferie ufficialmente sino all’8 gennaio prossimo. Potete cercarmi sui social (sono anche su Threads adesso), ma cercherò di darmi il più possibile al digital detox… Ad maiora

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Buone feste

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Una splendida occasione (aka cosa ho fatto lo scorso week end)

Come avete capito, dalle storie di Ig e dai post, sono andata al prepepe vivente di Maire Pian Croesio, alpeggio ancora in uso estivo sopra Paesana in Valle Po. Come ho fatto a rotolarmi fin là? Semplice è stato descritto con entusiasmo ad Amica Giovane da una collega che lo ha frequentato regolarmente. E così mi sono lasciata contagiare anch’io dall’entusiasmo – e ho passato tre giorni a chiedermi, oddio ce la farò? E’, definitivamente, la cosa peggiore dell’invecchiare, quello di diventare insicuri dei propri mezzi, anche su cose che razionalmente, sai benissimo di poter fare. E infatti, spoiler, ce l’ho fatta benissimo.

Abbiamo scelto di salire presto, per goderci il panorama e il tramonto sul Monviso, finalmente in tutta la sua gloria e scattare qualche foto. Siamo partite, seguendo le indicazioni sul sito, con le racchette da neve aka ciaspole (ne ho due , quindi le ho portarte anche per Amica Giovane che non le ha), i ramponi, gli scaldotti – che sono tornati utilissimi, e un cambio più pesante. Alle corte: neve zero (il barista del rifugio basso, cioè il rifugio Pian Muné, ha detto che “su ce n’era un po’”, ma era proprio wishful thinking, c’erano due bei tratti ghiacciati su cui i ramponi mordevano benissimo, ovviamente esposti a nord, ma niente neve.) Che il cambiamento climatico sia la morte per le piccole stazioni sciistiche è un dato di fatto: e qui non stiamo nemmeno parlando di quelle di mezza montagna: la baita in quota è a quasi 2000 metri, ma il foehn sta facendo barriera, e quindi nevica sui versanti a nord e da noi c’è il sole (e in Mandrognistan Ville, per merito dell’inversione termica, si gela ed è tornato il nebbiun). Quindi bravi loro che hanno un programma di attività alternative per tutto l’inverno, e le due baite aperte per cena e per il lunch (sul sito https://www.pianmune.it/ trovate tutte le informazioni) e anche la seggiovia è aperta durante le vacanze. In estate, escursionismo e mtb. E sempre, o almeno se è sereno, la possibilità di ammirare un mirabile cielo stellato lontano dall’inquinamento visivo. Tra l’altro al Rifugio in Quota abbiamo prenotato la cena e mangiato benissimo – unico neo all’interno faceva caldissimo, ci siamo (tutti) ritrovati a un passo dal restare in mutande.

Usciti a vedere il presepe (quest’anno, non sappiamo perché, anziché la strada che aggira Meire Pian Croesio e sale al rifugio, che si vede benissimo da ogni lato, ci han fatto salire da un rivone accanto alla defunta pista da sci), ci siamo resi conto della processione di frontali che saliva dalla strada. C’era un sacco di gente probabilmente nell’ordine, davvero, delle mille persone, perché siamo scese dopo le 23 e c’erano ancora persone che stavano salendo. Impressionante. C’erano assembramenti ovunque, a tal punto che abbiamo deciso di evitare la coda davanti alla Capanna della Natività e in perfetto mood grinch siamo scese. La specificità del presepe (nel caso vi steste chiedendo che diamine siamo salite sin lassù a fare) sta nel ricreare la vita della montagna nel passato – c’era anche, in pieno mood natalizio, anche un soldato romano. Così non sapremo mai se c’era davvero un pargolo nella mangiatoria (data la folla, nessun bisogno del bue e dell’asinello – credo che in toto sia la cosa più pericolosa io abbia fatto in tre anni di covid sul piano dell’affollamento) a meno di non tornare il prossimo anno – intorno a noi, al ristorante c’erano più o meno degli abitué, i nostri vicini venivano da Alba, felicissimi di scoprire che il presepe ha fatto proseliti. Al parcheggio, che nel pomeriggio era deserto, c’erano auto sin sugli alberi – tipo/a che a momenti ci hai parcheggiato dietro speriamo che le maledizioni congiunte abbiano fatto effetto. Scendendo abbiamo visto auto precariamente sistemate a bordo strada sino a due frazioni più sotto (un altro paio di km a salire/scendere) e una volpe che osservava perplessa tutto quel passaggio.

Tempo di salita effettivo 1h 50′, ma ci siamo fermate a ogni svolta per fotografare. Senza soste, i novanta minuti scritti ovunque ci stanno.

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Professione assaggiatore di mercatini

(questo era il post programmato per domenica)

Quest’anno, pur attraverso lo slalom tra gli impegni lavorativi, ho visitato ben tre mercatini natalizi, e quindi come succede con Tripadvisor, vi lascio una recensione di tutti e tre, partendo dalla più lontana da Mandrognistan Ville. Comunque sono raggiungibili in giornata. Io abito in Mandrognistan Ville e da qui si parte (o si scappa – siamo terzi nella classifica del Sole 24 per il clima peggiore, dopo Belluno e Pavia- che a Pavia stessero peggio avevo avuto esperienza diretta, ma di Belluno non avrei detto, perché ho sperimentato posti molto peggiori).

Trento. Da un paio d’anni volevo tornare, perché anni fa avevo passato una giornata bellissima a Trento. Voto: che delusione. Non di Trento, che è sempre bellissima, e dove abbiamo mangiato anche bene. Del mercatino. Ha cambiato in parte location, in piazza di Fiera, come sempre, e ora presso il castello del Buonconsiglio, dove c’è anche il giardino di Natale. La maggior parte delle bancarelle è dedicata al cibo, gli ornamenti natalizi sono tutto sommato pochi, come pochi gli artigiani, un paio di produttori di pantofole, un pellettiere fiorentino e un gioielliere di Trento che aveva collane bellissime e prezzi adeguati alla bellezza. La pallina più venduta aveva scritto Che palle! L’ho comprata. Il venditore stesso era stupito, ma è un segno dei tempi come si dice. Il resto di Trento, come dicevo, è bellissimo e ben curato come sempre, con gradevoli luminarie, e la giornata ben riuscita.

Aosta. Aver perso la location di fronte a casa di Rocco Schiavone ha un po’ tolto a questo mercato il suo fascino principale. Non so se sia per questo ma mi è sembrato un po’ sottotono: tanta roba da mangiare, pochi artigiani, i soliti. Ho comprato i formaggi della Poiana e questo già è paradossale. Voto: boh

Piazza Cattedrale

Asti. Alla fine le casette più simpatiche stanno in piazza Alfieri super visionate da, appunto, Alfieri. E dalla ruota panoramica, che probabilmente resterà anche dopo la fine del mercato natalizio (questo era l’ultimo week end). 130 casette, molto ben assortite, con, anche qui, un intero settore di street food, ma moltissimi artigiani e produttori piemontesi, di eccellenze gastronomiche, ma anche di molti e vari settori. Amici di Asti, il top, siete stati – e infatti ho comperato un cappello- di una ragazza che ha un atelier a Nizza Monferrato, ed ho scoperto, pure, amica di un amico. Il mondo è piccolo, certo.

Cosa ho fatto io questo week end lo potete scoprire andando sul profilo Instagram di Pian Muné C’ero anch’io e vi racconterò.

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L’irrompere della realtà

Come sapete ho deciso tempo fa di concentrarmi su alcuni temi, e di lasciar perdere la politica e l’attualità, ma ci sono dei cortocircuiti in cui non sempre è possibile. Alcuni giorni fa sono state scoperte delle stelle di David sulle porte di due anziani abitanti del Comune di Bosio, due persone le cui famiglie già avevano sopportato la tragedia della Shoah. Bosio è un piccolo paese, di poche centinaia di abitanti sul nostro Appennino, al confine tra Liguria e Piemonte. E’ il paese in cui si trova il Sacrario della Benedicta, ricordo dell’eccidio di Pasqua 1944 e diverse decine dei suoi abitanti, partigiani alla Benedicta, sono morti in deportazione a Mauthausen, quando non direttamente fucilati sul posto.

Quindi che uno o più abitanti abbiano fatto un gesto del genere stranisce (e in più qualcuno minimizza l’accaduto derubricandolo a ragazzata – cosa che personalmente giudico anche più grave).

Come Isral, la nostra direttrice Luciana Ziruolo ha stilato un Comunicato, che mi sempra giusto e doveroso riprodurre anche qui, perché questa è casa nostra, e se sto lavorando per quanto succede lontano da noi – e comunque ci tocca – a maggior ragione non posso che farlo quando siamo toccati nel nostro profondo.

“Stelle di David sui muri di casa, è accaduto in questo triste tempo in Italia e non solo. E’ una ferita profonda che l’atto vile e intimidatorio si sia materializzato anche a Bosio, in una terra che ha lottato per la Resistenza al fascismo e al nazismo e che ha vissuto la tragedia dell’eccidio della Benedicta. L’Isral alla condanna unisce la sua vicinanza e solidarietà alla comunità e alle famiglie colpite. Il nostro lavoro continuerà. Continueremo a interrogarci e a riflettere con i cittadini e con la scuola e chissà che proprio le ragazze e i ragazzi non possano aiutarci a individuare qualche filo – che sfugge al nostro sguardo – per dipanare questa pesante matassa.”

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Prima che venga la neve (e se viene, ci sono le ciaspole)

Per il prossimo lungo week end di Sant’Ambrogio vi lascio due itinerari, uno fatto da Amica Giovane e uno fatto da me – in realtà due escursioni piuttosto “classiche” e molto remunerative, nel caso non vogliate intrupparvi nella folla degli sciatori (non per far la guastafeste ma di Covid in giro ce n’è ancora parecchio, due amiche sono appena uscite dalla seconda o terza tornata, quindi, vaccinatevi e siate asociali come me, sino a un certo punto, naturalmente).

L’tinerario di Amica Giovane, che nel week end si farà il tour del Marguereis con o senza neve, è il giro del Pis del Pesio. Trovate la descrizione di tutto l’anello sul sito Cuneotrekking, che è una vera bibbia di informazioni, ed è anche la fonte che Amica Giovane, e il suo Amico Avvocato hanno usato, non completando tutto il giro perché dopo il Pis del Pesio si sono persi nei boschi – come vedete il perdersi nei boschi è un topos ed è tra l’altro un’attività consigliabilissima per tante ragioni – non quelle a cui state sicuramente pensando, che vi conosco. E poi volevano giustamente godersi il pranzo in rifugio al Pian delle Gorre.

Tra l’altro sono stati fortunatissimi, perché il Pis del Pesio, che è un fenomeno carsico, si ammira solo in alcuni periodi dell’anno, ma quando sono saliti era appena piovuto e la cascata era visibile e “piena”

Il Pis del Pesio (foto Irene Martini)

Il mio itinerario è invece un’altra classicissima, cioè il rifugio Bagnour attraverso il bosco dell’Alevè (qui una descrizione con ritorno dalla Vallanta) in Val Varaita, che non avevo mai visto, così ho potuto fare un giro a Pontechianale e carezzare i suoi gatti. Ammetto di aver trovato subito posto nel parcheggio presso il rifugio Alevè, cosa che in estate non deve essere facilissimo – ho trovato anche la neve. In ogni caso, restando sul sentiero principale non c’è praticamente possibilità di perdersi, in salita. In discesa occorre prestare attenzione ai cartelli che segnalano differenti deviazioni. Sono 500 metri di dislivello (sui tempi di percorrenza i cartelli non sono affidabilissimi – in compenso io non avevo altro scopo che ammirare i pini cembri in tutto il loro splendore e gli scoiattoli e il picchio) e si sale abbastanza ripidamente e a gradini, con larghi spruzzi di nevi qua e là nei punti più in ombra. Problema: dopo il rifugio Grongios Martre la neve ha cominciato a ricoprire tutto il sentiero, e io non avevo né ciaspole né ramponi. In realtà non c’era neve sufficiente per le ciaspole e i ramponi non li avevo ancora comperati (adesso li ho e vi dirò), però c’era abbastanza fondo ghiacciato da essere un problema…scendendo. Sono arrivata ad una radura con vari cartelli e ho deciso di tornare indietro avendo comunque passato una bella giornata. Quando ho descritto il posto ad Amica Giovane mi ha confermato che ero arrivata a Pian Caval e che mi mancava giusto un quanto d’ora venti minuti di bella rampa liscia per arrivare al rifugio, e che quella era la strada fatta per i quad che portavano i rifornimenti al rifugio (che notoriamente non fanno le curve senza ribaltarsi). Ha anche detto che avevo fatto benissimo a tornare indietro, essendo da sola. Appunto. Ci tornerò al disgelo.

Nel bosco dell’Alevè

Ps l’articolo sui mercatini è modificato continuamente…

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