Il libro del mese

Mi ha sempre interessato l’alpinismo al femminile e quindi questo mese recupero un libro che era nella mia pila dei non letti.

Linda Cottino in varie occasioni si è occupata di alpinismo al femminile e questo Nina devi tornare al Viso , storia della prima ascensione al femminile della nostra montagna simbolo, tocca un po’ tutte le caselle, compresa la mia attuale ossessione per il Monviso, che non si fa mai vedere quando lo vorrei.

In ogni caso, Alessandra Re Boarelli già nel 1863 tentò con altri la scalata alla nostra montagna simbolo, prima di Quintino Sella; tentativo che andò male, ma l’anno dopo riusciva a salire in vetta anche lei, giovane donna di buona famiglia, sposata e madre, che superata la delusione decide di riprovarci, per amore della montagna (in fondo in famiglia si giocava al gioco dell’oca della salita al Monte Bianco), per ambizione e soprattutto per fedeltà a se stessa. Bel viatico per le ragazze di oggi. Tra l’altro, conosco bene Lida Cottino avendo lavorato con lei ai tempi e i suoi libri li leggo sempre con immenso piacere.

(E’ Samhein, per noi che battiamo la fisica, ma niente dolcetto o scherzetto, e nemmeno gatti, che non hanno bisogno della festa per fare il diavolo a quattro. Il Monviso dal cimitero di Montaldeo – allargate la foto, che è lontano lontano)

Pubblicato in #librodelmese, #sponsorizzato, libri, Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Dove altro andare

In questo finto autunno sono andata abbastanza in giro, a camminare a cercare il foliage, quindi vi lascio alcuni suggerimenti, per qualche giro fuori porta, e poi per un’escursione ad anello, compresa di vista e castagne.

Vediamo i suggerimenti. Sono stata al Castello di Masino, vicino ad Ivrea . Una meta che in effetti mi era stata consigliata da molti e che avevo trascurato, perché come sapete quella amante dei giardini è Lulu e io sono allergica (alle piante, alle punture d’insetto, a tante cose, e no non è uno scherzo perché in passato sono già finita al Pronto soccorso e mi è stato detto in entrambe le occasioni di andarci molto molto piano).

Dato che sono una befana, per dirla con Lulu al castello di Masino ci sono stata per la Tre giorni di piante e giardini, appunto, trascinata da Amica giovane, che l’orto e il giardino li prende molto sul serio, e che voleva ritrovare un particolare tipo di melo antico, che sua nonna coltivava e che abbiamo trovato in stato semiselvatico durante l’incurs- l’escursione (è più o meno un lapsus, sì) di prima. Non so quante volte l’anno facciano questa iniziativa a Masino, credo almeno due, e ne vale la pena, perché anche una che come me le piante talvolta le uccide con lo sguardo – i ciclamini, ad esempio, mi odiano proprio- ha potuto trovare qualcosa che può sopravvivere in due terrazzi abbastanza ventosi, e a prezzi più convenienti che in altre simili occasioni.

Il castello, come prezzo, non è convenientissimo, se non siete soci del Fai, ma è assolutamente consigliabile: feudo della potente famiglia Valperga, trasformato in dimora signorile e perfettamente conservato, ha interni molto interessanti se come me siete amanti di ceramiche e mobili (e i giovani volontari del Fai che abbiamo incontrato hanno raccontato molte storie interessanti) e dalle terrazze il panorama è davvero mozzafiato, specie se siete baciati da una giornata limpida. I giardini sono assai ben curati, e dal labirinto, un po’ grazie a Vale un po’ a caso siamo usciti rapidamente (c’è una chiave per uscire molto semplice da individuare se ci sono arrivata anch’io). Dato che c’era il mondo, abbiamo parcheggiato a casa del diavolo (il tutto gestito militarmente dai volontari della protezione civile, tanto di cappello) e a forza di saliscendi diecimila passi e otto km li abbiamo fatti. In coda per quasi tutto, abbiamo intrecciato interessanti relazioni…e sì Amica Giovane ha trovato il suo melo (si chiama mela Carla, che anche per me come chi mi conosce sa è una bella coincidenza)

Pubblicato in architettura, camminare, foliage, Piemonte, Piemonteinsolito, Uncategorized | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Autunno a Bressanone

Gli amici di Bressanone mi hanno già mandato il programma natalizio, ma io mi rifiuto di pensare al Natale prima di Ognissanti (o Samhein, per noi neopagani), anche se nei supermercati ci sono già i panettoni e ovunque, dai siti internet all’Ikea, ti propongono decorazioni natalizie.

Invece, vi propongo di andare per castagne nel periodo del Torgelen (che finisce giusto i primi di novembre) con qualche escursione sui versanti meno praticati di Bressanone

[…] l’altro versante di Bressanone, il Monteponente offre numerose passeggiate per godere di un panorama incomparabile. Grazie al nuovo Sentiero dei masi di Caredo, lungo 5,3 chilometri, è possibile conoscere i diversi stili di vita dei contadini di montagna locali. Numerose fontane e punti panoramici invitano i visitatori a fare un picnic e a soffermarsi. Un’ulteriore escursione ad anello al Monteponente porta alle sette chiesette, erette secoli fa e nel frattempo magnificamente restaurate. I sette edifici sacri sono, oggi come in passato, testimonianze di fede cristiana. Ogni anno, la terza domenica di settembre, il Decanato di Bressanone organizza una processione di pellegrinaggio alle sette chiese.

 

Oltre al Monte Ponente, anche l’area intorno a Spelonca, sopra Varna, offre un paesaggio culturale variegato. Qui prosperano numerose piante, che nell’antichità sono state utilizzate come rimedio per l’uomo e gli animali. Sul sentiero circolare panoramico è possibile scoprire le piante medicinali più importanti e le loro applicazioni. E ci sono anche molte cose emozionanti da scoprire: un vecchio mulino per il grano, un vecchio forno, prati fioriti e bellissimi luoghi di riposo in un paesaggio incontaminato. Poco prima della fine del giro vi aspetta un’attrazione speciale: sulla «Spilucker Platte» (Piana di Spelonca) si apre un’ampia vista panoramica che abbraccia l’intera conca di Bressanone con la Plose, il Gruppo delle Odle e perfino il Catinaccio.

 

Uno dei sentieri tematici più famosi dell’Alto Adige è il cosiddetto Sentiero delle Castagne in Valle Isarco, «Keschtnweg» in sudtirolese. Il sentiero parte da Varna, nei pressi dell’Abbazia di Novacella e corre per oltre 90 km oltre al Castel Roncolo presso Bolzano fino alla Valle d’Adige, a Terlano e Vilpiano. Un percorso particolarmente amato nella stagione autunnale.

 

Il frutto a forma di cuore arricchisce la scena culinaria della Valle Isarco. Raffinato in una purea cremosa, come farina o ripieno, arrostito, cotto o trasformato in una delicata zuppa. La castagna, in qualsiasi forma, è una delizia. Non perdetevi le Settimane culinarie delle castagne della Valle Isarco. I padroni di casa e gli osti delle strutture aderenti all’iniziativa (a Bressanone e dintorni: Hotel Ristorante Pacher, Ristorante Der Traubenwirt, Ristorante Finsterwirt, Locanda altoatesina Sunnegg, Restaurant Fink, Alpenrose’s Dining & Living) proporranno una serie di ricette durante le Settimane delle castagne della Valle Isarco dal 14 al 29 ottobre 2023.

Foto Brixen Tourism
Pubblicato in #postserio, #sponsorizzato, #viaggimentali, Bressanone, Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Adatto ai bambini

Dovevo andare a fare la solita escursione autunnale con la cuginanza, ma mi è venuta l’influenzina che gira (influenzina, non covid, l’ho scampata anche stavolta) e non siamo andati. Ma io leggevo la descrizione dell’itinerario ad anello che volevamo fare a Issime e dopo aver letto che era una piacevole passeggiata “adatta i bambini” leggo di catene, tratti aerei e “tenete per mano i bambini”.

Allora, cosa è o non è adatto ai bambini italiani – ma direi ai bambini in generale. Escludendo naturalmente quelli il cui sport nazionale è il lancio dei tronchi ecc. I bambini che conosco in giro per l’Europa in genere hanno genitori meno apprensivi; al lac di Lauzanier c’erano bambini e ragazzi anche piccoli (quelli più piccoli nello zaino apposito) che hanno camminato un bel po’, e qualcuno sembrava anche contento (ma le marmotte fanno felice ogni bambino dai sei ai novant’anni).

Certo, se in una guida scrivete “adatto ai bambini”, poi ci sono scale scalette e corde fisse, un qualche dubbio sulla correttezza della guida che sto leggendo mi viene, e questo vale per le “vecchie” guide cartacee, come per quelle online: non ce ne sono due uguali. Nelle mie vecchie guide di Chamonix, lo stesso itinerario Flegère, Lac Blanc, Lacs de Cheserys e ritorno a Flegère (che fa parte del Tour du Pays du Mont Blanc), è descritto in due modi diversi, classificato in modo diverso per difficoltà, e in nessun caso si menziona il fatto che ci sono due tratti attrezzati con corde e scalette, o almeno c’erano quando l’ho fatto io nel 2000, convalescente per la rottura di gomito e capitello radiale, così quando sono arrivata alla prima delle due scalette mi è venuto un’ accidente perché non sapevo se il mio gomito appena uscito da due mesi di fisioterapia tosta era in grado di reggermi.

Il top è stato il primo anno della nostra permanenza a San Martino di Castrozza. C’era anche mio marito, che camminava ancora volentieri, e decidemmo di fare un’escursione breve e classica, quella ai laghi di Colbricon da Passo Rolle descritta nell’unica guida disponibile allora come facile e con un sentiero percorribile anche dai passeggini. Bene, incontrammo una giovane coppia con bimbo piccolo e passeggino e il padre infuriato era pronto ad aspettare sotto casa l’autore della guida, che abitava a Belluno. Il sentiero era un insieme di massi sconnessi scomodissimo pure a piedi, peggio ancora per il papà che a un certo punto dovette sollevare il passeggino (negli anni Novanta non c’erano quegli aggeggi sportivi che si chiudono come un ombrello come ha adesso mia nipote) Arrivarono al rifugio e ai laghi abbastanza stremati. Di per sè non era una cosa difficile, ma la descrizione fornita non era neanche lontanamente paragonabile alla realtà.

Io ovviamente non ho pretese di fare da guida a nessuno, ma se scrivo adatto ai bambini è perché su un certo itinerario li ho incontrati (e sono sopravvissuti – magari mugugnando)

Il rifugio Elena in Val Ferret dove potete portarci pure le carrozzine dei bambini
Pubblicato in bambini, camminare, Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Mentre il mondo

Mentre la mia idea di mondo muore ogni giorno un po’, mentre sto irrobustendo i miei addominali scarpinando qui e là, ben sapendo che non posso fare molto per entrambe le cose, per non parlare di un mucchio di altre questioni irrisolte, ho preso un altro gatto (gatta)

Pepita, quasi due chili di preziosità

L’ho vista in foto (me l’ha girata Lulù dicendo che carina somiglia a Pipisita- se vi suona cringe la cosa avete probabilmente ragione, ma è andata così). E ci ho messo tutto il week end trascorso nell’Ubaye a decidermi – quanto sono paranoica da zero a infinito lo so solo io.

Così la mia amica ha contattato l’associazione Pandora che ha contattato me e ha mandato una volontaria a verificare casa mia: dove ha verificato che non ho la rete di protezione a soffitto e anche che mettercela sarebbe probabilmente impossibile oltre che molto pericoloso per l’umano operaio. D’altro canto sono competente, informata e soprattutto ho due splendidi altri gatti che hanno fatto i compagnoni senza sapere bene cosa li aspettava.

I compagnoni

Al di là di voler salvare un gatto (avessi i soldi di Keanu Reeves, che è un noto gattaro, farei come lui, che ha credo comperato un ranch per tenere i randagi che adotta) ho pensato che se i due compagnoni invecchiavano troppo, poi non avrebbero accettato un altro gatto esattamente come Pipisita non aveva accettato loro.

Come vedete Pepita non somiglia affatto a Pipisita (lei è European SH brown tabby- cioè un gatto europeo tigrato marrone, ma in inglese pare di sicuro più nobile), ma dalla sua espressione già si deduce che sa quello che vuole. In altre parole, è una piccola teppista, che pianta le zampe nel piatto per rubarmi il pollo, e ringhia pure (ecco, questo ce lo ha in comune con Pipisita) e ieri mattina facevva ekekekek ai piccioni sul tetto: ai. piccioni. sul tetto.

Comunque, dopo una settimana, ha già imparato a far filare tutti quanti, da vera piccola teppista di strada qual’ è – è stata trovata nel cofano di un’auto a Codevilla – casa mia è abbastanza un disastro e lei mangia a quattro palmenti. Commento della veterinaria mentre mentre lei si preparava a vendere cara la pelle: dì sarai mica come la Pipisita tu? A dimostrazione che l’altra, almeno nello studio associato più famoso della città se la ricordano tutti.

Pubblicato in gatti, Uncategorized | Contrassegnato | Lascia un commento

Non intendo

Non scriverò niente su quello che sta accadendo in Israele attualmente. Non solo perché ero decisamente preoccupata per i parenti di mio marito che vivono lì, ma perché, pur essendo questo il mio lavoro, questo non è il luogo adatto per farlo.

Ma come sempre ci sono molti modi per mostrare solidarietà e supporto e io lo faccio nei termini propri di questo sito, ossia consigliandovi un itinerario della memoria che è stato recentemente inaugurato grazie anche all’apporto dei colleghi dell’ISRN di Novara -VCO per gli Ottant’anni dalla strage di Meina. L’itinerario si intitola Zakhor (ricorda, in ebraico) percorsi della memoria sulla prima strage di ebrei in Italia tra novarese e Verbano Cusio Ossola., e collega mediante totem multimediali i luoghi, sul lago Maggiore, teatro di stragi di ebrei all’indomani dell’ 8 settembre.

“Ogni totem contiene le informazioni essenziali e corrette dal punto di vista storiografico relative alla strage con riferimento agli ultimi studi condotti in materia della vicenda storica nel suo complesso, che si ripetono identiche in ciascuna località nella parte superiore del pannello, mentre nella porzione inferiore si descrive brevemente il fatto locale. Seguono dei QR che rimandano a contenuti multimediali: la mappa che permette di raggiungere attraverso percorsi che si vogliono proporre come veri e propri itinerari della memoria gli altri totem, approfondimenti sulla vicenda locale, con riferimento a siti istituzionali, la traduzione nelle principali lingue straniere del contenuto del pannello. Con il tempo i contenuti multimediali potranno essere ampliati ed aggiornati oltre che essere calibrati per diversi tipi di utenze, ad esempio attraverso dei file audio.

Le celebrazioni, che si svolgeranno il più possibile seguendo le tappe con cui si consumarono arresti, eccidi e deportazioni, [sono iniziate] il 14 settembre a Stresa e Baveno e si concluderanno il 13 ottobre a Fondotoce. Ci saranno due ulteriori eventi il 14 e il 28 ottobre a Meina, data conclusiva del progetto nel suo complesso.” (dal sito https://www.isrn.it/)

( la cerimonia religiosa a Meina, con l’Associazione per l’ebraismo progressivo Lev Cadash di Milano, lo scorso 26 settembre)

Pubblicato in Laghi, Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

E’ ottobre, andiamo al mare!

Comincio a leggere articoli, sulle riviste specializzate, il foliage le castagne ecc.Io ho in effetti in programma un’escursione per castagne)/=i’8zl09 a k ( scrivere con un soldo di gatto pervicacemente appallottolata sullo sterno non è facilissimo, specie se allo stesso tempo cerca di succhiarti il dito, ma come vedete ha lasciato già la sua impronta- anche su di me , mi ha fatto a strisce le gambe) Ho in programma dicevo un’escursione per raccogliere castagne, perché diceva stasera Amica Giovane, questo è in effetti il momento migliore, la metà di ottobre .

Ed è vero, perché con mia mamma andavamo in questo periodo in Valchiusella o a Arnad a raccogliere le castagne, perché l’ultima settimana di ottobre è tutto finito. E comunque, è venuta a portarmi, zucche zucchini pak choy e udite udite , melanzane. A metà ottobre.

Se possiamo mangiare melanzane a ottobre, possiamo andare al mare. Che è quello che ha fatto Amica Giovane con Fidanzato Scozzese, salvo rendersi conto che la temperatura era quella di agosto.

Questo in pratica (Piani d’Invrea)

Mi è capitato di fare il bagno in ottobre, consigliata da amici, che mi avevano ingiunto di portarmi il costume per un convegno a Paestum. E avevano pure ragione, nel senso che nei tempi morti mi fiondavo in spiaggia a fare il bagno e a prendere il sole. Solo che da qui eravamo partiti in soprabito. Ma , ecco, mai north of Rome, per così dire. Ma siccome siamo un popolo di naviganti. Andiamo al mare, come ho intenzione di fare anch’io.

In tutto ciò Fidanzato Scozzese ha detto vado a fare una nuotata ed è sparito per due ore, nuotando da Noli spiaggia sino a Bergeggi per vedere una caletta. Nel frattempo Amica Giovane ha seriamente pensato di chiamare polizia carabinieri guardia costiera. E lui non è un grandissimo nuotatore: gli scozzesi fanno ottimi himalaysti, ma in generale nuotano poco (però tirano per aria tronchi in kilt, vi ricordo, quindi il suo unico commento è stato what?)

Edit: ho fatto il bagno. A Chiavari. L’8 ottobre. Acqua fresca, spiaggia semi deserta, niente meduse, temperatura da fine agosto (nel natio Mandrognistan, oltre i trenta gradi)

Pubblicato in Autunno, Mare, Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Leggete che fa bene

Come ho detto, ho avuto una influenzina la scorsa settimana e quindi ho letto.

E ho letto l’ultimo Rocco Schiavone. Lo so è uscito mesi fa ed è rimasto sulla pila dei non letti sino adesso, ossia a far bella mostra di sè nell’atrio di casa. Perché non è un obbligo leggere i libri quando escono, e io di solito – ma non è una cosa tanto strana neh – compro e impilo. Il passaggio dalla pila a un posto nella libreria avviene secondo un tempo variabile che può essere di pochi mesi (come nel caso di Rocco) un anno (Il nome della Rosa, ai suoi bei tempi), dieci anni : il recordman per così dire è Philosophical explanations di Robert Nozick che a onor del vero è un libro complessissimo e forse dovrei rileggerlo. Forse.

Ma nella pila c’è un romanzo che è lì già da qualche anno, chissà che quel record non sia battuto.

Dunque. Schiavone. Ci sono almeno tre sottotrame connesse: le vicende di un gruppo di giovani ecologisti, con cui Schiavone sottosotto solidarizza, l’omicidio di un industriale in odore di inquinamento, che non è quello che sembra, le consuete storie personali dell’eterogeneo gruppetto di poliziotti che circondano Schiavone (questa volta, in particolare, d’Intino ) e lo stesso Schiavone, che si scaglia contro un marito violento salvo poi ritrovarselo morto poco dopo.

Rispetto al penultimo è strutturato in maniera molto più armonica, più “narrativa” per così dire . Il personaggio di Schiavone, poi, invecchiando diventa sempre più disincantato e malinconico. (E poi stavolta c’è pure Courmayeur.

Lo potete trovare qui

Questa è la pila…E non necessariamente quel che vedete sarà il prossimo

Pubblicato in #adv, #librodelmese, libri, Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Quanta pioggia si può prendere?

Credo di aver aggiunto un nuovo tassello alla mia lista di “quanta pioggia si può prendere in una botta sola”: una lista per la verità non troppo nutrita ( devo dire che sono più le volte in cui ho rischiato l’ insolazione)

La prima volta in cui ho preso un temporale avrò avuto cinque/sei anni (più probabilmente sei, perché mi ricordo che abitavamo già nel secondo monolocale dei Salluard, quello con il balcone. Monolocale è il termine che useremmo ora, allora erano stanze con uso cucina in mansarda: in ogni caso, sono stata in monolocali molto più piccoli di quelli, in anni recenti). Non so bene cosa dovesse fare mia madre da aver deciso di sbolognare la pargola a mio padre che era normalmente slacker, a quel tempo, sui suoi doveri paterni (poi man mano che io crescevo le proporzioni si sono invertite, mia madre mi lasciava – abbastanza – andare mentre mio padre diventava apprensivo). Il temporale ci ha sorpreso a metà della circonvallazione di Courmayeur e nel tempo in cui siamo tornati in via Roma eravamo zuppi, perché mio padre non prendeva mai l’ombrello e se lo aveva, finiva per dimenticarselo da qualche parte. Le urla di mia madre probabilmente si sentono ancora dall’aldilà.

Seconda volta, quello che un giorno racconterò alla mia pronipotina, quando con un nutrito gruppo di gente ci prendemmo un grosso temporale al fondo della Val Ferret, in quel tempo felice in cui potevi salire a toccare la lingua terminale del ghiacciaio di Pré de bar, che era la cose che facevi se avevi un mezzo pomeriggio di passeggiata. Finimmo in mutande nelle auto parcheggiate all’Arnouva. Molto pericoloso, questo, perché lampi e terreno scoperto non vanno necessarimente d’accordo, ma tant’è. Quella è stata la prima delle diverse volte in cui il mio non ancora marito mi accusò di volerlo assassinare.

Terza volta Bregenz sul lago di Costanza. Dalle nove del mattino sino a sera, quando miracolosamente ero riuscita a evitare un deficiente polacco in testacoda con l’auto all’uscita del tunnel dell’Arlberg. Un diluvio costante: sul lago, in centro, alla chiesa parrocchiale, solo dentro al Museo di arte moderna non pioveva. Il giorno dopo ci fu un’alluvione. Dopo dieci gioni in cui era piovuto tutti i giorni, tranne che a Ferragosto a Salisburgo e a Kietzbuhel avevamo incontrato un signore in loden.

La Provenza di settembre. Se a Digne, dove siamo andate per il piacere congiunto di Jean Giono e Victor Hugo (il monsignor Myriel dell’inizio de I Miserabili , ispirato a un prelato in odore di santità realmente esistito), il sole facevo capolino tra le pozze, a Sisteron, di gran lunga la più bella delle due, non siamo riuscite a vedere nulla tanto eravamo zuppe e io per fortuna avevo la mia ultrafidata Patagonia che ha retto a un intera giornata di pioggia senza farmi bagnare, per lo meno dalle cosce in su, perché i pantaloni si sono bagnati eccome. A Sisteron rimangono ampie tracce delle mura e delle torri, una bella chiesa romanica (la cattedrale di Nôtre Dame des Pommiers) e la cittadella, che è raggiungibile e visitabile, peccato che le nuvole fossero talmente basse che nemmeno si vedeva. Abbiamo raggiunto un punto panoramico, in auto perché eravamo stufe di tutta quell’acqua, e per fare una sola foto decente ne ho buttate moltissime, perché non si vedeva nulla. In compenso c’erano molte lumache, e le abbiamo tolte dalla strada per non fare una strage.

In entrambi i casi abbiamo constatato come le piccole città o riescono a vivere di turismo, se non hanno una vocazione industriale , o sono destinate alla decadenza e alla morte, qui come là.

La cittadella nella nebbia.

Ah, abbiamo trovato un ristorante favoloso, Il était une fois… dove abbiamo mangiato benissimo, all’asciutto (era pieno di gente più o meno bagnata e/o intirizzita)

Pubblicato in camminare in città, Courmayeur, Francia, meteo, sfiga, Uncategorized, viaggi | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Amore (per la montagna) e acido lattico

Con grande sprezzo del pericolo (per le mie giunture) sono andata in montagna con Amica Giovane. Con grande sprezzo del pericolo perché Amica Giovane, essendo giovane, si spara 1200 metri di dislivello in una botta e poi vien giù con le ginocchia doloranti ma felice. Io ehm, meglio che non ci provi. Avevamo fatto delle prove di escursione, andando in giro senza scopo di raggiungimento di una meta (nel caso del Penice, la meta proprio aveva deciso di non farsi vedere), ma non avevamo mai pianificato una vera e propria escursione sino allo scorso week end.

A me piacciono i laghi, a lei piacciono i laghi, e così da un po’ mi diceva di voler andare al lac du Lauzanier, che è subito dopo la frontiera del colle della Maddalena, Col de Larche, in una valle laterale. Ho cercato online la descrizione ne ho trovato due o tre, il dislivello era accettabile, circa 500m . Tutte dicevano, adatto ai bambini, e questo avrebbe dovuto mettermi sull’avviso, perché già una volta mi ero presa per così dire una fregatura (ci farò un post, sull’ “adatto ai bambini”). Va bene che all’estero i figli sono di solito gettati nel mondo con meno paracadute rispetto all’italico suolo, ma direi che c’è un limite a tutto (non in Scozia dove i bimbi si arrampicano felici ovunque, ma dove lo sport nazionale è pur sempre lanciare in aria tronchi d’albero in kilt)

Anyway. Siamo partiti con una logistica minimale: ho stoppato un tentativo di dormire due notti in due posti diversi e venerdì pomeriggio per tempo sono partita per Leinì per lasciare l’auto sottocasa di Amica Numero tre ed evitarmi così la ricerca di un costoso parcheggio a Torino di venerdì sera. Sono partita con il patema e lo stomaco in subbuglio (non per il patema, ma perché girano dei germi strani): quello che Google mi facesse girare nella ridente cintura industriale di Torino. Invece no. Mi ha portato, quasi logicamente, davanti a casa di Dany persino in arrivo sull’ora prevista (perché ormai, battere il tempo di Google è un punto d’onore) e da lì Dany mi ha portato armi e bagagli davanti all’Irenemobile, giro turistico nei peggiori bassifondi di Torino compreso (Corso Vercelli era un ghetto negli anni ’80 e lo è ancora adesso). Io non lavoro il venerdì pomeriggio, ma la Banca di Amica Giovane sì, quindi siamo arrivate al colle della Maddalena che era buio pesto, e parecchi ridenti paesini avevano una illuminazione degna di Incontri ravvicinati del terzo tipo (per la cronaca, 20 tornanti a salire, e altri dieci a scendere dall’altra parte, e per fortuna essendo venerdì non transitavano i tir – i tir ).

Abbiamo dormito in un castello a Jausiers, sì è su Airbnb, non abbiamo trovato le chiavi, poi le abbiamo trovate e sì siamo andate a letto senza cena, perché era troppo tardi per tutto. In più qualcuno sparava tecnazza al piano di sopra (io ho dormito lo stesso, devo dire, ma il giorno dopo Amica Giovane ha chiamato la nostra host e forse li hanno fisicamente rimossi perché a sera non volava una mosca). Il sabato comunque diluviava e ha diluviato praticamente tutto il giorno.

Domenica mattina era ancora nuvoloso. Io avevo qualche dubbio relativo al meteo, ma boh, proviamo. Per arrivare al punto d’inizio del sentiero occorre percorrere una stradina larga un palmo che però porta alla base dell’itinerario , se no ai 19/15/16 km – non c’è un descrizione che concordi- bisogna aggiungere altri tre km o più.

E poi si va, prima in falsopiano, poi in salita , poi decisamente in salita.

E io ho avuto un momento di crisi (capita eh, avendo una certa, probabilmente mi sarebbe bastato fermarmi una decina di minuti, invece volevo fare bella figura. Ve l’ho detto, ce l’ho nel dna) In realtà è successo proprio così. Abbiamo incrociato un po’ di gente fatto due parole scoperto che mancavano una ventina di minuti al lago – ed era così. E io sono salita molto meglio.

E poi c’erano le marmotte (non date cibo alle marmotte diceva il cartello): che vengono a rubarti i panini di mano. Si fanno accarezzare se siete accorti ( e no non cercate di prenderle in braccio) Mentre Irene correva al lago Derrière la croix (un ‘altra oretta) io ho fraternizzato.

Ne vale la pena? Assolutamente. Mi sono gasata molto? Moltissimo.

Il lago

Un’unica strada, ben segnalata, che abbiamo percorso in due ore e quaranta ( Amica giovane ha calcolato che comunque non ci avrebbe messo meno di due ore/ due ore e un quarto)

I bambini, che c’erano, sono arrivati una ora e mezza dopo. Fate i vostri conti.

Due ore a scendere.

Il tempo era nuvoloso e per fortuna perché è tutto al sole tutto il giorno. Ustione assicurata

Acido lattico sparito dopo una doccia calda e un buon massaggio (ve l’ho detto, gasatissima. Sto cercando altri laghi)

Pubblicato in camminare, escursioni, Francia, Piemonte, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento