Una sintesi, adesso

Ieri sera ho iniziato a buttar giù alcune considerazioni sulla due giorni della Alpinmesse.

  • Cifre. ovviamente niente numeri ancora, ma tuti quelli con cui ho parlato sono stati concordi nel parlare di una notevole affluenza per il primo giorno, dato c’erano anche alcuni eventi per la stampa a cui io ovviamente non ho potuto partecipare perché ero per strada. Domenica di gente ce n’era, e alcuni incontri, come quello con Gerlinde Kaltenbrunner, erano ben pieni, con la gente in piedi e stravaccata qui e là (è quello penso che ha ucciso il mio ginocchio per metà pomeriggio, ma ci sta assolutamente). Tra l’altro Gerlinde è una delle mie atlete preferite con Nives Meroi e con la buonanima di Chantal Mauduit, e mi ha fatto piacere sentirla parlare, e capivo abbastanza anche quel che diceva. Meno piacere ovviamente sentire dire che le donne atlete in montagna hanno ancora difficoltà a trovare sponsor per finanziare le spedizioni. D’altro canto, programma alla mano, quello era anche l’unico incontro che avesse come protagoniste atlete donne.
  • Ho assistito ad altri due talk, e quello di Lukas Wörle era sicuramente il più interessante, non solo per il magnifico documentario che lo accompagnava. Panorami mozzafiato.
  • La fiera in sè: come sempre non grandissima e un po’ caotica (raggruppare tutti insieme gli istituzionali no?). Spazi stampa non pervenuti – ho chiesto. eccellente idea il guardaroba, che non ricordo se ci fosse nelle altre edizioni, ma le mie risalgono a prima del Covid. In ogni caso utilissimo: fuori si era a -5, dentro a +30 almeno. E non ho dovuto trascinarmi dietro il cappotto pesante. Era enorme: SalTo prendi nota. Ristorante un po’meh, l’ultima volta avevo peso un piatto caldo vero e proprio, questa volta la cosa migliore davvero erano i pokè di pollo riso avocado e chutney. In compenso tutti ti offrivano il caffè, quello che ho preso da Haglöf era particolarmente buono.
  • Come sempre gli spazi bambino numerosi e simpatici – gli unici con sedie e poltroncine in cui stravaccarsi, per genitori e nonni tra l’altro. In ogni caso, complimenti alla queen bionda di cinque anni – non di più di direi – che si arrampicava come un gatto con un vestitino di paillettes.
  • Gli italiani: Karpos, che aveva un paio di giacche antivento con l’esterno in pile davvero carine; Ferrino e Grivel (che però, confesso, non ho trovato). Lato turismo, l’Alpe Adria trail, che è un progetto interreg, la provincia di Cuneo, e le valli Maira e Lanzo. Tutti e due lamentavano di essere in un corridoio un po’ defilato, ma di avere comunque avuto, specie nella giornata di sabato, parecchi contatti. Gli ambienti della provincia di Cuneo penso siano apprezzabili dagli austriaci che amano i luoghi un po’defilati e selvaggi. E bene ha fatto la provincia di Cuneo a venire. Sicuramente la regione Piemonte dovrebbe allargare i suoi orizzonti , lo pensavano un po’ tutti gli operatori con cui ho parlato. Ah e Salewa è sempre il main sponsor dell’evento.
  • Una delle cose che in generale mi interessa approfondire è la fotografia con i droni. Al primo piano c’era un affare con almeno sei rotori, grande quanto il letto della stanza superior in cui sono alloggiata: oggettivamente dava l’impressione di poter abbattere una intera squadra di carriarmati. E forse, chissà, veniva da lì – non mi stupirei affatto. La versione piccola, grande come un IPad, costava 5000 e rotti euro, ridotti a 4200 dal prezzo fiera. Forse se me lo paga il National Geografic.
  • Per la roba più tecnica, vi faccio un post di consigli per gli acquisti, cioè di quello che mi è piaciuto, che tanto non mi paga nessuno, per Natale. Io il regalo di Natale me lo sono già fatto (a meno che non vogliamo chiamare regalo di natale il passaggio dall’ortopedico.
Salomon, ma non sciando non posso dirvi niente
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About alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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