Sabato sono andata a camminare, ma mentre Amica Giovane in due giorni faceva due delle cose che stanno sulla mia bullet list, io ho fatto sei km in piano e mi è tornato male al ginocchio. Colpa mia, che devo rendermi conto che devo mettermi sempre le scarpe giuste quando cammino e non le sneakers fighe anche se apparentemente comode (seguitemi per altri saggi consigli, mannaggia a me). In ogni caso ho tamponato con il solito brufen (ok andrò da un ortopedico, prima che le mie lastre siano da buttare, probabilmente lo sono già ma amen), e oggi sono uscita di nuovo, con qualche sospetto, ma HO SCELTO LE SCARPE GIUSTE (olè)
Da un po’ volevamo vedere la mostra di Artemisia Gentileschi a Genova, quella delle polemiche, per intenderci, e mi sono aggregato a un gruppo di amici di Lulù, tutti giudici (i laici, per così dire, eravamo io e il marito di uno di loro – devo anche dire che conoscendoli quasi tutti un po’ mi è tornata la fiducia nella nostra disastrata giustizia).
Allora la mostra: diciamo meh. O meglio. Il titolo Artemisia Gentileschi, coraggio e passione, in effetti è un po’ fuorviante. Di una cinquantina di quadri, una ventina sono di Artemisia, compresi quelli di recente attribuzione, alcuni del padre (pochi per la verità) cinque o sei dei caravaggeschi liguri di cui sinceramente potevamo fare a meno, il resto sono di contemporanei che hanno trattato gli stessi temi. L’altro punto debole è l’allestimento: oscilla tra il criterio cronologico e quello tematico, li usa tutti e due e tu pensi ah questo è del periodo toscano, poi leggi le didascalie (tutte interessanti e ben argomentate, o l’app, ben fatta) e scopri che lo ha dipinto a Napoli. Di Giuditte e Oloferni ce ne sono almeno quattro. C’è da dire però che i quadri di Artemisia sono per la maggior parte davvero splendidi.
Dopo il lauto pasto all’Archivolto Mongiardino (nel vico omonimo – buonissimo, ma ovviamente gli amici genovesi avevano prenotato un ristorante tipico) ci hanno portato in giro per i vicoli, al Duomo, a San Luca e a San Sisto, ai giardini Luzzati, a vedere la vista sul porto preda della caligo, alla facoltà di architettura che è in una splendida chiesa sconsacrata, a occhieggiare palazzi che non avevamo potuto vedere durante la visita ai Rolli, e la deliziosa chiesa di San Pietro in banchi.
Ho fatto più strada del giorno prima e nemmeno ero stanca (già da Mandrognistan Ville si sente il mare come dice la canzone- in effetti, il nostro mugugno è molto più genovese che lombardo)




Artemisia, la caligo, e il leone del duomo, che mi fa morire con la faccia triste
