Due ragazze a zonzo su una macchina rossa (2): forestiere a Orvieto

Amica Giovane parte presto: molto presto. Quando ero giovane come lei anch’io facevo notte, ma poi il giorno dopo ero una zombie a prescindere, lei invece no. Siamo partite alle sette del mattino . Ricordatevelo per quando Lulù mi dirà, ma possiamo partire anche noi presto. Come no.

Siamo partite presto , io mi sono abbioccata, abbiamo preso la Variante di Valico (il primo giorno del week end scordatevi di passare dalla Liguria) e più o meno alle 11 e mezzo eravamo parcheggiate semi al sole in un parcheggio gratuito ai piedi della cremagliera per salire in città. Trenino che si paga, come un biglietto di autobus urbano, valido per un ‘ora e mezza. Il tabaccaio che vende i biglietti parla inglese. Al nostro no no siamo italiane pare stupito. Ora Amica Giovane non solo ha un Fidanzato Scozzese, ha un ‘armocromia (dico bene?) decisamente anglosassone (merito degli antenati di Rossiglione, probabilmente), per cui la scambiano per un’Inglese/scozzese abbastanza regolarmente – risulta utile quando va a trovare il Fidanzato Scozzese a casa sua.

Ma lo stupore del tabaccaio aveva un perché: arrivati in cima alla rocca, abbiamo scoperto, più o meno, di essere gli unici turisti italiani a Orvieto. E non scherzo: un’invasione (per lo più di americani, di ogni parte degli States). Se ci sono prelibatezze gastronomiche a Orvieto non saprei, perché abbiamo mangiato i nostri panini nel parcheggio. Il centro storico di Orvieto è bellissimo, una rocca di tufo che gli etruschi hanno scavato e poi i romani, il Medioevo. Di stradina in salita di stradina in salita si arriva alla piazza del Duomo, una delle bellezze per cui Orvieto è giustamente famoso. Progettato forse da Arnolfo di Cambio in forme romaniche , è stato completato in forme gotiche nel Trecento da altri. La facciata, alla fine è stata completata solo nel Seicento.

Sulla facciata sono bellissimi i bassorilievi che illustrano il destino dell’uomo dalla Creazione al Giudizio Universale; il magnifico rosone dell’Orcagna, e i mosaici, che sono iniziati nel Trecento e poi pesantemente restaurati nei secoli successivi. Se la visione d’insieme è uniforme e armonica, è molto interessante avvicinarsi e osservare i particolari delle decorazioni e delle cornici.

L’interno è lineare e liscio come accade nelle basiliche gotiche, e naturalmente nasconde un capolavoro pittorico, che è la cappella di San Brizio, il santo patrono di Orvieto, affrescata in più riprese tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Hanno iniziato Beato Angelico e Benozzo Gozzoli, che partirono dalle volte a crociera; poi intervenne Luca Signorelli (che costava meno di Gozzoli, letteralmente), che terminò le volte e fece anche parte della decorazione inferiore dei poeti dell’antichità e Dante. E naturalmente dipinse anche le grandiose scene apocalittiche dedicate alla Venuta dell’Anticristo, alla Fine del mondo, alla Resurrezione della carne e al Giudizio universale (ok, i titoli li ho cercati sulla guida)

La fine del mondo

(Pro tip: il Duomo è a pagamento. La biglietteria si trova sulla piazza, di fronte all’ingresso principale: sul sito orari, costo dei biglietti e anche biglietteria online. Nonostante l’orda di turisti, forse perché ora di pranzo non abbiamo trovato molta gente. L’ingresso alla cappella dedicata al miracolo di Bolsena, che ho dovuto cercare su Wikipedia perchè non ricordavo più cosa fosse, è esterno, perché è considerata unicamente un luogo di culto)

Ma Orvieto non è solo il Duomo, e nemmeno la porchetta – non è un posto per vegani e rimpiango di non aver comperato il pelouche del cinghiale alla bigliettria. Passeggiare per la città è piacevolissimo, anche se in un modo o nell’altro siamo finite per tre volte di fronte al locale liceo. Un modo molto bello e panoramico è quello di percorrere, almeno per un pezzo, le mura. Da via Filippelli, un prolungamento della via principale che è corso Cavour si arriva alla bellissima chiesetta di San Giovenale, che in origine era il duomo di Orvieto, un edificio romanico che conserva al suo interno tracce di bellissimi affreschi, ed è proprio ai margini della rupe di Orvieto: dal piazzale si gode una vista molto ampia ed è possibile farsi un’idea di come sia la rocca di tufo su cui è costruita la città. Da lì si scende lungo le mura sino alla Porta maggiore, e poi si risale per via della Cava sino al Pozzo della Cava (hanno anche un sito ufficiale con tutte le informazioni e le tariffe) Il pozzo è profondo 36 metri e ha una storia lunga e complicata. Gli scavi originari risalgono agli etruschi, la struttura è rinascimentale (serviva come sorgente d’acqua e poi come cantina e struttura di rinforazo per la produzione di ceramica), fu chiuso per secoli (e divenne anche un posto dalla fama sinistra) poi è stato riscoperto per caso durante lavori di ristrutturazione e riportato alla profondità originaria. La visita è molto divertente (e fresca, date le temperature esterne) e vale davvero la pena di spendere 5 euro: Non è la sola grotta visitabile: c’è il cosiddetto pozzo di San Patrizio, vicino alla stazione della funicolare e poi Orvieto Underground (qui) una vera e propria città sotterranea, scoperta negli anni Settanta da un gruppo di speleologi locali quando una grossa frana nei pressi del Duomo fece preoccupare il mondo intero

La leggenda diceva che Orvieto è “vuota, sotto”, e in effetti è vero: la ricerca ha portato alla luce una vera città sotterranea, in alcuni casi risalente al periodo etrusco, e un frantoio medievale per le olive proprio vicino al Duomo. In entrambi i casi, valgono una visita.

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camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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