Mandrognistan

il Mandrognistan che non c'è più

il Mandrognistan che non c'è più

Tra il londostan, il kazakhistan e l’absurdistan c’è il Mandrognistan.
Più vicino all’absurdistan, però.

Caratteristiche geografiche e (parzialmente) storiche

Il Mandrognistan si colloca in una piana quasi del tutto priva di rilievi, pressoché, anzi, al di sotto del livello del mare, e tuttavia circondata da rilievi di vario genere, colline, verso Valenza, colline, sul tortonese, gli Appennini Liguri verso Serravalle, che culminano nell’acrocoro del Monte Antola, che domina la Val Borbera.
La capitale di questo variegato mondo è Alessandria, che si erge fiera in mezzo alla pianura coperta di nebbia anche in estate, come la sua omonima sul delta del Nilo.
Molte leggende si conoscono sulla fondazione di Alessandria, che non è così antica come la sua omonima di cui si parlava, né può vantare un tanto illustre fondatore. Questo Alessandro (III) è un papa divenuto famoso come protettore dei comuni italiani contro il Federico Barbarossa tedesco. Il luogo era ideale per la fondazione di una città: c’erano già villaggi abitati nei dintorni, c’era la confluenza di due fiumi, un ottimo guado, forse il clima non era così salubre per le paludi che proprio quelle confluenze circondavano, ma gli abitanti del luogo erano robusti, in grado di sopportare la probabile malaria prima,  le nebbie sempre, le esalazioni cancerogene di varie industrie chimiche poi.

Caratteristiche antropologiche
Per il bene della veridicità, soprattutto antropologica, è bene non affidare la storia di questo luogo al suo concittadino più mondialmente conosciuto, e cioè Umberto Eco. Il quale, per diventare mondialmente conosciuto, si è ben guardato dal rimanere ad Alessandria ed ora vi torna saltuariamente per qualche celebrazione ed un piatto di  non metaforici agnolotti.
Per catturare lo spirito del luogo e i suoi comportamenti, molto spesso ci vuole il witz, per dirla con Freud, della saggezza popolare.
“ Vicino a Castelceriolo c’è un laghetto dove si pescano le trote. Un abitante del luogo è lì con la sua canna quando arriva un altro tale con un cagnetto. Prende un ramo, lo lancia al cagnetto che corre a riprenderlo festante e abbaiante, poi lo ritira, lo manda nel laghetto, il cane corre, trac trac trac, camminando sulle acque va riprenderlo e lo riporta al suo padrone, che lo lancia anche più lontano nel laghetto e il cagnetto corre, sempre camminando sulle acque, a riprenderlo. L’uomo che pesca si volta verso il padrone del cane e gli chiede “O Mûnsû, quanc’ani c’l’ha ‘l so can?” “Non saprei, un anno, un anno e mezzo” “Ah, alura, l’anpara pû a nuer”.  (da pronunciarsi con la “e”bella larga – Allora, non impara più a nuotare).
Questa storiella mette in evidenza molto bene la caratteristica fondamentale dell’alessandrino medio, e cioè il suo disincanto, che lo rende sempre avanti, rispetto ad altri, meno fortunati luoghi della bassa o semibassa. Come Montesquieu con la Persia di tanto in tanto vi proporrò qualche storiella dal Mandrognistan in questa sezione e nelle pagine a seguire

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