L’altra visita che volevo fare in Francia, come alternativa alla contemplazione del mondo – e l’ho contemplato, comunque – era alla presqu’ile de Giens, vicino a Hyères. Dove avevo avuto la promessa di di vedere i fenicotteri. Ancora.

In realtà ho sbagliato strada, perché sono rimasta sulla via principale che percorre la penisola (D197) mentre il punto di osservazione ornitologico si trova dall’altro lato, lungo la Route du Sel. In ogni caso anche se le foto non sono così chiare, i fenicotteri c’erano e anche tanti. E contemplarli – non facevano nulla di spettacolare, stavano lì e mangiavano – è comunque parte del mondo.
Poi ho deciso, fra le varie possibilità che avevo, di salire a vedere il tramonto a Giens, e ho scoperto che contemplare il tramonto dalle rovine del Castello è un’attività piuttosto gettonata, e che tutto sommato le mie ginocchia e ossicini vari parevano tutto sommato ben disposti verso un centinaio di scalini, salitelle e gente che nel frattempo giocava alla pétanque ( una delle cose che da sempre mi stupisce in Francia è come il gioco delle bocce sia assolutamente trasversale, interrazziale, intergenerazionale e non sessista. Nel campetto di Giens, nel giardino pubblico giocavano un ragazzo e una ragazza sui trent’anni, e giocavano ancora quando sono tornata al parcheggio, alla luce dei lampioni). A Giens non c’era un bar aperto.

Sia Giens sia Hyères davano davvero l’impressione di vivere solo d’estate. A Hyères, che ha un centro storico pittoresco e una torre dei templari, in giro non c’era assolutamente nessuno, e quelli che c’erano non davano l’impressione di essere tanto affidabili, ma magari è un’impressione sbagliata

